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La fotografa e la cena perfetta


di poeta57
16.04.2026    |    882    |    1 8.5
"Uno spettacolo di giovane maschio con quel coso così eretto, scoperto, arrossato..."
Nei giorni seguenti tutto normale. Mi imponevo di non andare più alla baia presto e Massimo dopo che non l’avevo fatto entrare in preda ai sensi di colpa non si era più fatto vedere. A fotografare la mattina andavo da un’altra parte. D’altronde la Sardegna è piena di bellezze.
Dopo tre giorni nel tardo pomeriggio mi vedo arrivare in casa mio marito con Aurelio, il padre di Massimo con una caterva di pesci di ogni dimensione.
Già quella volta Massimo mi aveva detto che suo padre aveva accompagnato fuori Aldo per fargli conoscere banchi particolarmente fruttuosi, ma non avevo capito che fosse diventata una abitudine. Comunque quel giorno evidentemente avevano pescato insieme ed erano stati particolarmente fortunati.
Stavo iniziando a protestare contro tutta quella roba da pulire e cucinare, quando Aurelio mi bloccò dicendo che avrebbe fatto tutto lui, se gli permettevo l’uso della cucina. Figurarsi se glielo vietavo.
“Tu mettiti comoda che facciamo tutto noi” disse mio marito ed io obbedii tornando a sdraiarmi in giardino a prendere il sole del pomeriggio che peraltro è quello che preferisco. Dalla cucina li sentivo lavorare, parlottando del fatto che quel banco meritava assolutamente una nuova puntata.
Dopo una mezzora mi arrivarono vicino tutte e due, uno reggendo un vassoio con tre bicchieri di bianco ghiacciato e l’altro con una serie di stuzzichini così da non bere a stomaco vuoto. Dopo il brindisi, mio marito, quello stronzo, se ne uscì dicendo che il pescato era talmente tanto che avremmo potuto invitare anche il figlio di Aurelio, Massimo. Lui, Aurelio, mi guardò come a dire che non era una idea sua e io sollevai gli occhi al cielo rispondendo: “se il padrone vuole così…”
Tra parentesi: i giochi con i padroni e gli schiavi li avevamo visti qualche volte in televisione in film non porno, ma diciamo ad alto contenuto erotico (sapete quelle robe insulse del vorrei, ma non posso?) ed avevamo convenuto, io e mio marito, che a nessuno dei due piacevano. Io, poi, sentirmi la schiava di un uomo, ma neanche dipinta!
Avevo usato quella espressione per prenderlo un po’ per il culo e per fargli intendere, cosa che capì benissimo, che ero contraria, tanto che sempre lui, mio marito, Aldo, aggiunse rivolto ad Aurelio: “digli di portare anche Cristina, così mia moglie chiacchiera un po’”
Peccato che Cristina quella sera non potesse e quindi io mi ritrovai a cena con tre maschi, ovvero, un marito, un amante e il padre dell’amante. Tutto il tempo a chiedermi se Massimo avesse detto qualcosa ad Aurelio. A sentirli parlare non sembrava.
Insomma, mi ritrovai a fare la regina. Non lasciavano che muovessi neanche una forchetta. Avevo bisogno di vino? Subito uno me lo versava. Acqua? Lo stesso. Ancora linguine? Un altro po’ di orata al forno con le patate? Un poco di frittura?
All’inizio ero un pochino a disagio. Di solito sono io che spignatto e poi servo in tavola, ma presto mi abituai alla situazione. La serata era particolarmente calda e anche a causa del vino presti rimanemmo tutti in costume e devo dirvi che, a parte mio marito un pochino imbolsito, poverino, quegli altri due erano proprio un bel vedere. Mi rilassai e mi godetti cibo e spettacolo, particolarmente gustoso quando uno dei due, tra Aurelio e Massimo, dovevano andare in cucina a prendere qualcosa. Quando si alzavano e sculettavano, per dire così, verso la cucina quei due bei culi sodi meritavano attenzione. Mio marito, ovvio, se ne accorse e mi prese in giro, sfacciato, invitando ad un certo punto Aurelio e Massimo ad alzarsi e mostrarmi meglio il loro bel didietro. “Glielo vuoi anche tastare un po’?” Ormai mi conoscete e secondo voi cosa risposi? “Cretino” e poi “Non fateci caso, Deve avere bevuto”
La serata fu lunga, molto lunga. Ad una certa ora Aldo e Aurelio sembrarono addormentarsi sulle poltrone, stanchi per la giornata, il sole e la pesca.
Mi alzai ed andai in cucina a rassettare. Ovviamente Massimo mi seguì e iniziò ad allungare le mani. Era troppo per me. Mio marito era di là che forse dormiva o forse no. Lo allontanai, ma poi ad una sua successiva insistenza, mi lasciai baciare. Di corsa che le gambe mi cedevano. “Non adesso” gli dissi. “Quando?” rispose lui.
La sua domanda rimase senza risposta. Mi scostai un poco e iniziai, o, meglio, ripresi a mettere le cose in lavastoviglie. Massimo gentile mi aiutava. A volte le nostre mani si sfioravano e, non so lui, ma per me era un brivido continuo.
Quando finimmo, andammo a sederci di nuovo anche noi sulle poltrone su cui suo padre e mio marito dormivano. Probabilmente ci addormentammo anche noi perché l’unica cosa che ricordo bene è stata che ad una certa ora è squillata la sveglia di un cellulare. Quello di Aurelio, che stiracchiandosi svegliò Aldo e gli disse che era ora.
Io ancora nel sonno riuscii a chiedere quale fosse l’impegno che a quell’ora era così impellente. Guardai l’orologio. Erano le cinque del mattino. La risposta ovviamente fu il banco dei pesci e i due, Aldo e Aurelio, sparirono in un battibaleno.
Rimasti soli, io tutta storta dall’essermi addormentata sulla poltrona dissi ad alta voce che andavo a letto. Non vedevo l’ora di dormire come Dio comanda. Pensavo che Massimo capisse l’antifona e tornasse a casa sua, dove forse Cristina si stava chiedendo dove fosse finito. Ero stravolta e pensavo si vedesse bene, ma lui la vedeva diversamente e mi seguì in camera, dove si spogliò completamente rimanendo come mamma l’aveva fatto. Apprezzai da un punto di vista estetico, ma nulla più. Mi spogliai poco o punto (ero in costume), mi buttai sul letto e mi addormentai.
Solo che quando mi svegliai e Massimo ancora dormiva della grossa non potei fare a meno di notare che era in piena erezione. Chissà cosa stava sognando? Dovete sapere che baciare il pisello di un uomo, mio marito, intendo, in erezione mentre dorme mi era sempre piaciuto. Mi sembrava di dargli un buongiorno che poi uno se lo ricordava. Ma Massimo non era mio marito! Però aveva proprio un bel cazzone e io lo sapevo bene. E sapevo bene anche quanto era bravo ad usarlo.
Ma resistetti e andai in cucina a farmi un caffè. Poi con la tazza in mano tornai in camera. Quello dormiva ancora e il suo bel cazzo era ancora bello diritto e gonfio. Vi ricordare che Massimo ce l’ha scappellato come quello degli ebrei? Sono solo io che trovo che i piselli così scoperti sono particolarmente sexi? Irresistibile. Adesso irresistibile. Affetto e desiderio si mischiarono. Come fai a non volere bene a chi ti ha portato in estasi e poi, l'altro giorno, ha rispettato la tua volontà di rimanere sola? Comunque, per questo o per l'altro, il desiderio del sesso con lui tornò prepotente. Col sapore del caffè ancora sulle labbra e alternando una leccatina ad un sorso iniziai a fare quello che desideravo fare. Ovviamente lui si svegliò, ma ebbe l’accortezza di lasciarmi fare fino a quando non mi sono tolta la voglia, ben dopo aver bevuto l’ultimo sorso di caffè.
Quando mi rialzai per tornare in cucina a posare la tazza, lui mi seguì e mi abbracciò da dietro. Anche qui: solo l’unica al mondo che ama essere presa da dietro? Non credo. Io mi addattavo a spalancare le cosce come voleva mio marito per farlo contento, ma piegarmi un po’ in avanti, sentirmi raccogliere il seno e allo stesso tempo sentire una mano (l’altra) che mi apre il sedere e mi prende, cazzo, scusate, che libidine!
Finimmo in camera. Lo feci sdraiare sul letto. Uno spettacolo di giovane maschio con quel coso così eretto, scoperto, arrossato. Gli salii sopra. È la seconda posizione che preferisco. Con Aldo mai. Anche perché duro duro non è più da un pezzo. Questo era perfetto. Con due dita gli avvolsi la cappella e lo misi all'ingresso. Il resto lo fece lui e la natura. Che godere impalarsi mentre il monte sfrega sul suo inguine. Io andavo su e giù e lui mi seguiva. Mi sembrava che il cazzo diventasse ancora più duro e grosso. Venni poggiandogli le mani su quel bel torace senza uno straccio di adipe.
Lui allungò una mano verso il comodino, prese il cellulare e mi scattò una foto ancora a cavalcioni. Si vedeva solo me. Peccato che l'addome del maschio fosse così piatto che non poteva essere Aldo. Protestai. Gridai, ma Massimo mi disse che l'avrebbe tenuta solo lui come ricordo, come tu hai le mie. Logica perfetta. Come negarlo.
Dopo lo facemmo e lo rifacemmo. Solo gli vietai il culo. Una volta va bene, mi era anche piaciuto, ma la seconda no, almeno non quella mattina, dopo quella cena deliziosa con tre maschi tutti per me.
Venni e venni ancora e lo feci venire con le mie labbra (cosa che adoro). Poi lo pregai di sparire, mi feci una doccia e mi misi ad aspettare il rientro di Aldo e Aurelio, sperando che non avessero ancora di nuovo una montagna di pesce. La storia mi diede torto.
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