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Prime Esperienze

Le vacanze segrete


di poeta57
01.09.2025    |    1.910    |    2 9.6
"Quella cosa dura e calda tra le cosce mentre dietro lui entrava e usciva la faceva impazzire..."
Ogni anno, da quando si erano sposate, Anna, Lucia, Federica e Marta si regalavano una settimana tutta per loro. “Vacanza terapeutica”, la chiamavano con i mariti.

In realtà era il loro spazio di libertà, fatto di costumi sgargianti, cocktail colorati e serate di chiacchiere che spesso sfociavano in confessioni mezze serie e mezze inventate.

Quell’estate, però, le regole cambiarono.

Marta, una biondina dal fisico asciutto con un culetto a mandolino, pur essendo la più riservata del gruppo, la meno sospetta, fu la prima a rompere il copione.

Una sera sparì dall’hotel.

Tornò a notte fonda, spettinata, il vestito stropicciato e un odore di dopobarba sulla pelle che non lasciava spazio a dubbi. “Ho fatto due passi,” disse, tentando un’aria innocente.
Federica rise: “Due passi? E cosa hai incontrato, un ciclone che ti ha baciata dappertutto?”

Nei giorni seguenti, Marta si assentava sempre più spesso. Una notte, Lucia la vide al porto, stretta contro un uomo alto, abbronzato, con la camicia aperta sul petto. Nikos, lo chiamavano tutti. Le mani di lui sollevavano piano l’orlo del vestito di Marta, le labbra che scivolavano sul suo collo mentre lei gemeva a mezza voce. Poi salirono sulla sua barca, che cominciò a ondeggiare più delle onde. Lucia non resistette e si avvicinò alla barca.

Da un oblò si vedeva Marta alle prese con un cazzo che non poteva essere vero. E quando il marinaio la girò e la penetrò con un colpo secco e Marta inarcò la schiena emettendo un sospiro così forte e profondo che si sentì anche sulla banchina, Lucia sentì un calore inconfondibile tra le gambe e tornata in albergo si chiuse in bagno a darsi pace. Poi, quando incontrò le altre, Lucia sconvolta disse: “Ragazze, Marta sta girando un film vietato ai minori! E non avete idea di quanto sia dotato l'attore"”

Anna s’indignò, Lucia arrossì, Federica rise fino alle lacrime. Ma il tarlo era piantato: se Marta poteva, perché non loro?

La vacanza finì, ma quel pensiero bollente le seguì fino in città.

In città la prima a cedere fu Federica.

Una sera, dopo un aperitivo, un giovane collega la spinse contro lo specchio dell’ascensore. Sulle prime fu sorpresa e anche un po' contrariata. Come si permetteva? Poi, mentre le sue mani cercavano le sue cosce, si sentì lusingata. Quello era più giovane di lei di almeno dieci anni se non di più.

Sapeva, ovviamente, di non essere per niente male. Suo marito glielo ripeteva continuamente, un po' col sorriso sulle labbra e un po' sul serio.

Quando avevano qualche cena importante e lei usciva dalla camera tutta truccata e con qualche vestitino un po' attillato, il marito le fischiava: "che gnocca!" Non le servivano neanche i tacchi alti (anche se spesso li metteva, come quella sera), dato che aveva lunghe gambe snelle con uno stacco coscia notevole.

Fatto sta che adesso la bocca del giovane collega era sul suo collo: lei avrebbe dovuto fermarlo, ma rise imbarazzata e lo lasciò fare. Quella sera era troppo tardi, ma il giorno dopo quando il collega passò dalla sua scrivanie e le disse che avevano una riunione urgente, lei non capì bene, ma si alzò per seguirlo.

Chiusa la sala archivio a chiave, tra faldoni e scaffali, lui la baciò con foga, scivolando sotto la sua gonna.

“Qui?” sussurrò lei, a metà tra paura e desiderio.
“Qui,” confermò lui, spostando pile di pratiche come fossero cuscini.

Quando lui le infilò una mano tra le gambe, Federica gemette piano, mordendosi il labbro per non urlare, mentre il tavolo delle riunioni diventava teatro di tutt’altro genere di esercizi.

Lui la girò spingendola sul tavolo, le tirò su la gonna, le sfilò le mutandine e la prese prepotente.

Lei non ricordava più esattamente quanto potesse essere vigoroso un giovane maschio. Altro che!

E che alternanza tra sospensioni e improvvise accelerazioni. Lei venne per prima.

Anche questa era una cosa che non ricordava più potesse accadere. Suo marito era sempre così di fretta, anche se poi, per la verità, poverino si dedicava tutto a lei, ma una cosa è venire con la lingua, un'altra perché te lo senti tutto in pancia e sei travolta dal desiderio.

Quando uscì, spettinata e raggiante, sapeva che non sarebbe più tornata indietro. Sul gruppo whatsapp con le amiche scrisse: “La riunione più produttiva della mia vita.”

Pochi giorni dopo, toccò a Lucia. Del gruppo lei era la più trascurata. Leggermente sovra peso, era l'intellettuale della compagnia e non capiva come le sue amiche avessero potuto lasciarsi andare solo per una parte fisica.

Via social un ex compagno di università la invitò a un caffè. A quei tempi le piaceva un sacco. Ai tempi era il più figo del suo corso, aveva uno stuolo di ragazze e ogni volta che apriva bocca dimostrava una intelligenza e una cultura da lasciare a bocca aperta. Adesso era ancora ben tenuto ed era elegante, forbito e con l'intelligenza vivace che lei ben ricordava.

Bastò poco: il ginocchio che sfiorava il suo sotto il tavolo, la mano che risaliva lungo la coscia. Lei arrossì ma non si ritrasse. Mezz’ora dopo erano in una camera d’albergo.

Lui le slacciò la camicetta con una rapidità sorprendente e il suo seno prorompente straripò.

Lucia si vide riflessa nello specchio: seno che traboccava, occhi brillanti, sorriso nuovo. Non si riconobbe quasi. Erano anni che non si guardava allo specchio, sempre indaffarata, sempre di corsa. “Sei bellissima,” le sussurrò Marco, mentre la stendeva sul letto.

Lei scoprì di avere una fame di carezze e di cazzo che credeva spenta da anni. Quando gemette forte, senza più paura di trattenersi, capì che stava rinascendo.

Lui la prese su un fianco, da sdraiati, con lui che una volta entrato, pian piano aveva ruotato fino a trovarsi quasi in posizione opposta uniti solo da quel ben di Iddio del suo cazzo, che continuava lentamente a prenderla e a mandarla fuori giri. Si sentiva bagnata come non ricordava di essere stata dopo il liceo, quando si trovava ai giardinetti con il suo primo fidanzato e glielo menava con dedizione. Fantastico.

Al gruppo WhatsApp scrisse: “Ho fatto un tuffo nel passato… e non solo metaforico.”

La moralista del gruppo, Anna, resisteva. “Io non cadrò in queste sciocchezze,” predicava.

Ma al circolo di tennis la sua resistenza crollò. Andrea, il maestro, giovane e muscoloso, la aiutava a correggere il rovescio posizionandosi dietro di lei, troppo vicino.
“Così va meglio,” le sussurrava, il respiro caldo sul collo. Anna sentiva chiaramente il suo corpo premuto contro la schiena, e la racchetta le scivolò di mano. Piegandosi in avanti per raccoglierla, quel disgraziato del maestro non si scostò e lei sentì nettamente il suo cazzo completamente in erezione sfregarsi tra le sue chiappe.

Il resto della lezione fu un disastro. Era confusa.

Aveva sempre protestato, disgustata, al racconto delle avventure delle altre. Erano donne sposate. Felicemente sposate. Almeno così dicevano loro, le amiche. E anche lei riteneva di avere un matrimonio solido e un marito carino, gentile, premuroso. Certo la passione che c'era all'inizio non c'era più, ma è normale, no? si chiedeva lei.

E adesso, perché quando il maestro le diceva di aprire di più il braccio per colpire la palla e di tenere più rigido l'avambraccio lei non riusciva a non pensare che al suo cazzo, rigido, che le si era poggiato sulle chiappe?

Non aveva mai fatto sesso anale. Suo marito non gliela aveva mai chiesto e lei, ovviamente, si era ben guardata dal proporlo, però era una cosa che tutte le volte che ne sentiva anche solo parlare, qualcosa le si muoveva sotto.

Intanto iniziava a fare buio e si accesero i fari.

Erano gli ultimi e il guardiano del centro fece un cenno a Andrea che dovevano sbrigarsi a chiudere.

Nello spogliatoio, bastò un bacio a far saltare ogni difesa. Gli armadietti divennero pareti contro cui si abbandonava, ridendo e gemendo a intermittenza. Ogni spinta, ogni carezza, le strappava un sospiro nuovo, così intenso da farle dimenticare anni di castità coniugale.

“Il tuo rovescio migliora,” le disse lui, sudato e sorridente. Anna rise: “Aspetta di vedere il mio dritto.” rispose lei inginocchiandosi davanti a lui.

Aveva un cazzo lungo e stretto con una cappella sproporzionata rispetto al resto. Lei lo mangiò con una certa calma.

Va bene tutto, si disse, ma non posso fare la figura di una affamata di cazzo, come se non lo vedessi da anni. In effetti, vederlo non è che lo vedesse spesso. Suo marito spegneva la luce.

Finirono in due e due quattro, ripromettendosi di vedersi il giorno dopo a casa di lui. Lei tornando a casa rideva tra sé come una bimba.

Il giorno dopo a casa di lui si spogliarono già in sala e inciampando nei loro stessi vestiti finirono in camera da letto.

Il matrimoniale era per metà occupato da una serie di racchette che lui usò quando lei era già abbondantemente partita, infilandole il manico tra le cosce per sfregarle il clitoride intanto che la prendeva da dietro. Quella cosa dura e calda tra le cosce mentre dietro lui entrava e usciva la faceva impazzire.

"Sembra quasi che tu ne abbia due, no?" le sussurrò lui in un orecchio. "ma cosa dici, scemo" rispose lei chiudendo ancora di più le cosce intorno a quella mazza. Sentendola ancora più calda, lui si sfilò da dentro e le si appoggiò al sedere.

"Ma cosa fai?" disse lei con una voce così roca che poteva avere un unico significato. "Ti inculo, amore mio" rispose lui, aprendendosi un varco e poi sprofondando.

Lei inarcò la schiena ed emise un urlo profondo di piacere. Vennero insieme e dopo, sdraiati sudati, lei gli disse che era un segno che la loro unione aveva un senso.

In realtà Andrea dopo poco si alzò di corsa e si precipitò a fare la doccia invitando Anna a fare lo stesso. Farfugliando inventò una scusa che Anna, nel suo innamoramento adolescenziale, capì poco e punto. Lui fra una mezzora aveva un'altra lezione con una altra signora lì a casa sua ed era bene che Anna tornasse presto dal suo maritino, mentre lui avrebbe areato bene le stanze e tolto ogni segno di presenza femminile.

Sapeva per esperienza che le donne adorano il pensiero che il loro amante abbia avuto o abbia molte donne, ma si incazzavano come bisce se trovavano in camera da letto qualche segno di un'altra.

In ogni caso, quella sera, Anna nel gruppo, scrisse: “Ragazze, il tennis fa miracoli… soprattutto per i glutei.”

Da quel momento il loro gruppo WhatsApp diventò un confessionale proibito.
Federica: “Tavolo riunioni. Due volte.”
Lucia: “In macchina davanti a casa. Ho tremato tutta la notte.”
Marta: “La barca è rimasta al mare, ma io ondeggio ancora. e come beccheggio!”
Anna: “Lezione di tennis intensiva. Domani non cammino.”

Ridevano, si confidavano, si stuzzicavano.

I mariti, ignari, si dicevano tra loro: “Hai notato come stanno bene le nostre mogli? Dev’essere merito della loro amicizia. Che fortuna averle così unite!”
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