Lui & Lei
Vecchi amici
13.02.2026 |
769 |
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"Appena si riprese, avendo evidenza che lui non era ancora giunto a destinazione, lei si tirò su e gli ritornò il favore che lui le aveva prestato all’inizio, con un fervore e una dedizione..."
Lui era passata a trovarla dopo tanto tempo. Mesi. Tanti. Forse un anno o anche più. Erano stati amanti a lungo quando erano entrambi sposati.Poi, ognuno per motivi diversi, tutte e due si erano lasciati con i propri rispettivi coniugi e dopo poco si erano resi conto che anche la loro passione era svanita.
Si amavamo ancora, forse. Certamente non solo si rispettavano, ma ognuno dei due stimava l’altro, l’altra, enormemente, ma la passione quando era cessato il fuoco della fuga dai rispettivi tran tran coniugali era scemata e alla fine si era spenta del tutto.
Lui, quando ancora la vedeva regolarmente, ogni volta si sorprendeva ancora della sua bellezza, del suo sguardo limpido, della grazia con cui accavallava le gambe snelle, della prominenza del suo seno. Ricordava, certo, tutte le volte che glielo aveva baciato e succhiato, così come ricordava, e come avrebbe potuto scordarlo, il suo sedere illuminato dal sole quando si erano concessi una fuga sul mare adducendo entrambi impegni lavorativi fuori città. Bellissima.
E anche lei, osservandolo in quei lunghi mesi successivi alla interruzione del loro rapporto, riconosceva il vigore delle sue braccia, la mascella forte, il naso dritto e ben piantato sul viso, così come, se capitava che lui si alzasse di scatto e i pantaloni gli tirassero un poco sull’inguine, lei ancora inconsciamente sentiva un brivido al ricordo dell’amore che le aveva regalato.
Poi la vita li aveva allontanati del tutto e adesso lui si era risposato e lei aveva un nuovo compagno.
Ora erano seduti di fronte. Lei gli aveva offerto un tè che lui aveva rifiutato, accettando invece un caffè decaffeinato e intanto che chiacchieravano lei non poté non chiedersi perché così spesso gli uomini ricascano nel matrimonio.
Lei certo aveva un compagno, ma ognuno a casa propria. Mai avrebbe potuto pensare di avere un altro uomo per casa, mentre gli uomini, anche i più intelligenti, come certamente era il suo ex amante, ci ricascavano, ricascavano nelle stesse dinamiche, proprio quelle con le quali lui la annoiò per un poco. Poi dallo sguardo di lei che, mentre lui raccontava dei litigi domestici, si perdeva nel vuoto, lui capì e cambiò discorso e si mise a raccontarle di una nuova amante con cui aveva intrapreso da qualche mese una relazione. Anche lei sposata, come lui.
Lui era sempre stato un teorico delle relazioni amorose bilanciate, così le chiamava, e anche quel caso non faceva eccezione.
Passare dalle noiose difficoltà domestiche a quell’accenno di simil letteratura erotica risvegliò l’interesse della padrona di casa. Che lui, oltre la moglie, adesso avesse anche un’altra che gli scaldava il letto e non solo, un po’ la ingelosiva e involontariamente, nel ricomporsi e nel drizzare la schiena per prestare meglio attenzione lei inspirò anche più aria del necessario, gonfiando il torace e di conseguenza il seno.
“E come è?” gli chiese.
“Un signore non fa mai di queste confidenze ad un’altra signora” rispose lui.
“Non fare lo scemo, tra noi” sorrise lei.
“Soddisfacente. Pienamente soddisfacente” accondiscese lui.
“Che cretino che sei!” commentò lei sporgendosi ancora di più verso di lui.
“Comunque, in senso generale e prescindendo assolutamente da questa mia nuova storiella, notavo, mia cara, come la cultura, l’intelligenza, l’ironia e l’autoironia tutte queste qualità che ho sempre cercato in voi signore, o la loro mancanza, assoluta o relativa, insomma sia professioniste che sciacquette, ecco tutte, tutte, o, diciamo, almeno la stragrande maggioranza, alla faccia dei sentimenti, dell’amore, del romanticismo, delle candele e dei profumi che tanto vi piacciono…” e si interruppe un attimo per bere un sorso d’acqua.
“Insomma, parli o devo assumere un investigatore privato?” esclamò lei, a metà tra lo spazientito e il curioso. Aveva sempre amato quella sua capacità di “farla su”, di parlare, parlare, senza perdere il filo, ma spiegandosi con grande chiarezza, tutte cose che ai tempi mancavano completamente a suo marito e per la verità mancavano anche al suo nuovo compagno.
Lui la guardò divertito e leziosamente osò soggiungere un “dicevamo…” al quale lei rispose lanciandogli un cuscino addosso.
“Ah, sì, certo, dicevo che a prescindere dalla intelligenza e dalla cultura o dalla loro mancanza, quando si arriva al dunque tutte, ma proprio tutte, o almeno diciamo la stragrande maggioranza, alla faccia dei sentimenti e dei baci, tutte preferiscono essere girate, afferrate per i fianchi e penetrate da dietro con un certo vigore, o, meglio, possiamo anche togliere quel ‘certo’: con vigore, così tenute saldamente per i fianchi, come giumente. L’immagine della pecorina l’ho sempre trovata ributtante, non credi?”
“Sì, sono d’accordo” concordò lei, alzandosi in piedi e porgendogli una mano che lui signorilmente prese tra le proprie.
“Adesso, se non ti dispiace” soggiunse lei “vieni di là che codesti tuoi discorsi mi hanno messo un po’ di appetito.”
“Perché il tuo compagno non ti sazia abbastanza?”
“Diciamo che a tratti è un po’ troppo romantico” rispose lei sorridendo.
Arrivata in camera, senza che lui dicesse più una parola, lei si spogliò completamente, lasciando oscillare i seni e sollevando le braccia come a farsi ammirare. Poi inginocchiatasi sul letto gli disse: “E’ il momento di mettere in pratica codeste tue teorie”
Lui si spogliò rapidamente e la raggiunse afferrandole i fianchi.
“Hai sempre un culo fantastico” disse cercando di penetrarla. Nonostante l’eccitazione era ancora abbastanza asciutta, al che lui si ritrasse, con un rapido colpo la fece sdraiare sul letto con la schiena (manovra che provocò un urletto di sorpresa e spavento in lei) e scese ad omaggiarle l’intimità.
“Sei sempre stato così premuroso” sospirò lei. Poi appena la giudicò pronta le ordinò secco “Ora girati” e lei ubbidì come una brava bambina. Lui la riafferrò saldamente ai fianchi e stavolta la penetrò di botto provocandole un sospiro profondo.
Dopo lunghi minuti, durante i quali lei aveva ripiegato la testa sul cuscino e inarcato la schiena per essere presa ancora meglio, ansimando lei gli chiese: “Cosa siamo noi?”
“Delle giumente da monta” rispose lui quasi ruggendo e affondando con forza il cazzo dentro di lei, facendo sbattere la pancia sul suo sedere con un suono quasi da applauso per poi ripetere e ripetere e ripetere la cosa, cosa che la fece sospirare forte. "Siete giumente da monta" ripeté lui al che rispose urlando un prolungato "sì".
Dopo dieci minuti di quella danza lei venne urlando. Appena si riprese, avendo evidenza che lui non era ancora giunto a destinazione, lei si tirò su e gli ritornò il favore che lui le aveva prestato all’inizio, con un fervore e una dedizione tali che nonostante lui cercasse di prolungare il piacere oltre il limite più estremo, dopo non molto anche lui venne inondandole il viso.
Dopo, sdraiati l’uno di fianco all’altra, lui constatò: “Che fame che avevi" "Maleducato" rispose lei sottovoce. E lui "Direi che il tuo signor compagno non ti dà abbastanza da mangiare, mia cara”
Lei tirandosi su un gomito lo guardò maliziosa. “Non è tanto quanto mangio diciamo in famiglia, è che come ricordi sono sempre stata una buona forchetta e anche tu, se non sbaglio”
“Non sbagli. Girati ancora”
“No, stavolta la tua teoria sbaglia. Fermo lì che faccio tutto io”
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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