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La quarantenne


di poeta57
16.12.2025    |    7.876    |    6 9.7
""Ma ti sembra il momento di fare i convenevoli??" Penso dentro di me e bofonchio, quasi soffocata dal cuscino un "Piacere" così flebile che dubito l'abbia sentito..."
Niente, è andata così. Non che io non sia contenta, anzi. Erano anni che non mi succedeva niente di così, diciamo, esaltante.
Insomma, io ero lì, al solito bar sotto l’ufficio, pieno di gente come un uovo. Le amiche e le colleghe se ne erano andate da poco ed io stavo ancora traccheggiando un po’ prima di decidermi ad andare a casa.
Sapete: ultimamente con Andrea le cose non vanno proprio bene. Litighiamo per un nonnulla. La notte nel letto ognuno dorme rigidamente dalla propria parte del letto e guai se ti scappa un piede o una gamba oltre la metà del materasso.
Insomma, non un bel periodo. In più, per sovrammercato, quello stronzo, mio marito, intendo, durante i litigi se ne era anche uscito che fisicamente mi ero lasciata andare, che ero ingrassata e che non ero più quella di prima. Bella forza! Che cazzate! Dopo vent’anni e due figli secondo lui una dovrebbe avere ancora la 38!
Tutti mi dicono invece che sono un bel bocconcino e quando dico tutti intendo proprio tutti, anche le amiche quelle che sono amiche per sbaglio, quelle che quando fanno un complimento se non fosse vero te ne accorgi dalle fiamme degli occhi, quelle che quando ti dicono “come stai bene” tu le guardi e capisci che c’è qualcosa di sbagliato nel tuo outfit. Ecco anche quelle a mezza bocca avevano dovuto ammettere che per i miei quarant’anni non me la cavavo per niente male. Per non parlare dei maschi in ufficio. Spesso mi accorgevo che mi guardavano il culo o le tette, cosa che alle racchie non succede, neanche se hanno la metà dei miei anni.
Insomma, dai, mio marito aveva detto una cazzata solo per ferirmi e continuare a far finta che non facevamo più niente perché io non ero più la stessa. Secondo me aveva un’altra, oppure andava a troie, ma a me quello interessava fino ad un certo punto. Sarei stata molto più contenta di avere un clima più sereno in casa, anche per i ragazzi, che ormai erano grandi, abitavano da soli, ma capivano tutto e ne soffrivano. Ma insomma, cosa potevo farci? Niente.
Fatto sta che ero lì bella meditabonda col mio drink mezzo vuoto in mano che mi si è avvicinato uno che avrà avuto la metà dei miei anni. Forse la metà no, ma insomma.
Mi guarda e mi fa: “posso offrirtene un altro?”
Già sta cosa che mi dà del tu mi fa girare un po’ i coglioni, però lo guardo meglio e vedo questa faccina da ragazzino che mi fa tenerezza e poi dopo due spritz forse non ragiono bene e insomma mi commuovo e gli rispondo “va bene”
Sparisce e torna con due bicchieri colmi fino all’orlo.
Intanto che cammina verso il mio tavolo lo osservo. Al di là della faccia un po’ da bambino, che poi una potrebbe dire che sono dei lineamenti fini e delicati, il resto è quello di un uomo fatto. Alto, ben messo, la camicia gli tira sui pettorali, le maniche contengono a fatica i bicipiti e quando si è girato per andare verso il bancone ho notato una schiena larga e muscolosa e un culetto che quando ero ragazza ricordo definivamo “da mordere”.
Si siede e attacca una solfa insopportabile.
Mi ero appena rilassata gustandomelo bene con gli occhi che tutte quelle parole mi rifanno solo girare di nuovo i cabasisi, come diceva Montalbano.
È chiaro cosa vuole e da quel punto di vista sono assolutamente contenta. Quegli occhi su di me, quel suo nervosismo e insicurezza che dicono solo “ti scoperei qui davanti a tutti, ma va a finire che mi mandi a cagare perché non sono capace” mi lusingano e non poco. Il bar è pieno di belle ragazze anche se è vero, per essere onesta con me stessa, che guardandomi in giro sono tutte già accompagnate e io ero l’unica preda solitaria.
Insomma, dopo aver bevuto un lungo sorso e posato il bicchiere sul tavolo, alzo una mano verso di lui, gli mostro le mie belle unghie laccate e gli dico: “Zitto, paga e andiamo”
Stava bevendo e lo spritz gli va di traverso e si bagna la camicia. Spero che più in là non sia così impacciato. Forse ho fatto male, fatto sta che ho già scritto un messaggio a mio marito di non aspettarmi per cena che farò tardi con le amiche. Dubito che mi richiami. Comunque, se andrà come deve andare al momento giusto spegnerò il cellulare.
Il ragazzo si alza e va verso il bancone e io di nuovo gli guardo il culo. Mi sento un po’ come Willy il coyote quando guarda Beep Beep e già pregusta di mangiarselo. Spero che non mi capiti lo stesso e soprattutto lui non sia così veloce.
Quando torna mi alzo e lo seguo.
Dopo un breve trasferimento in auto, siamo a casa sua ed io sono già intenta a leccargli il torace e a stringergli tra le dita quel culo che sembra marmo.
Quanto tempo! Quanto tempo sia in generale, intendo, che a leccare un torace maschile muscoloso senza un filo di grasso, tonico e scattante che se gli fai un po’ di solletico baciandolo quello fa un salto in una direzione sconosciuta che devi stare attenta alla tua lingua.
Mio marito farà lo stesso con qualche sciacquetta? Glielo auguro. Io me la sto godendo come, come… come una porca, non c’è altro termine.
Quando poi quello si spoglia e mi mostra quella meraviglia della natura che tiene tra le gambe io sono già tutta un lago. Anche qui, ragazze: una cosa è massaggiare e mangiare e leccare il coso di un quarantenne o giù di lì, duro, sì certo, duro per carità, ma se non ve lo ricordare rinfrescatevi qualche volta la memoria su cosa sia il cazzo di un ventenne che vuole solo scopare! Elastico, tosto, caldo, bollente, sugoso come pochi, roba da imbrattarsi le labbra solo a guardarlo e con quell’odore di maschio in calore che hanno solo i ragazzi a quella età.
Quante scopate con quello stronzo di mio marito quando ci siamo fidanzati! Ma non ci voglio pensare. Voglio solo questo. Ora. Adesso.
E lui lo capisce e mi prende.
Mentre me lo infila di colpo fino in fondo togliendomi il respiro (con la poca abitudine la passera mi si deve essere ristretta) quello scemo mi apostrofa: “tieni, zoccola”
Non mi ero accorta fosse di Napoli, ma chi se ne frega e poi se pensa che io sia una zoccola e questo lo eccita ancora di più, ecco, sì, io sono una zoccola.
E’ andato avanti un secolo a stantuffare ed io ad un certo punto ho iniziato a sentire le campane e vedere aerei che si alzavano in volo e spingendogli il culo con forza contro di me piantandogli le unghie nelle chiappe sono venuta in un urlo.
Lui mi ha lasciato gentilmente riposare un attimo. Poi con una manata mi ha girato sulla pancia e mi è salito sopra. Cazzo, quanto mi piace essere presa da dietro.
Ero lì, con la faccia affondata nel cuscino, con lui che mi trapanava, quasi non riuscisse a trovare il fondo, quando ho sentito un rumore e girandomi mi sono trovato di fronte un altro ragazzo che grazie a Dio era già nudo e pronto. Se no, sai che imbarazzo.
Oddio, per la verità, un po’ di imbarazzo l’ho sentito lo stesso, ma ormai ero in orbita e ho continuato a volare.
"Sono Antonio, il coinquilino di Marco." Mi dice quello. "Ma ti sembra il momento di fare i convenevoli??" Penso dentro di me e bofonchio, quasi soffocata dal cuscino un "Piacere" così flebile che dubito l'abbia sentito.
E proprio a quel punto è squillato il mio cellulare. Nella foga di baciargli e leccargli il torace mi ero dimenticata di spegnerlo.
Era mio marito. Non mi chiama mai e adesso mi chiama proprio mentre io sono in queste condizioni.
Ho chiesto a quello nuovo di cercare il cellulare nella borsa e di passarmelo, mentre l’altro dentro di me come un vero gentleman aveva ridotto il ritmo.
“Quando torni?”
Io scappellando il ragazzo gentile che mi aveva procurato il telefono rispondo: “Guarda, ne avrò ancora per un po’.” E gli do una leccatina, intanto che con la mano faccio segno a quell’altro di continuare a fare piano, piano.
“Ma quando?” insiste mio marito. Non capisco perché insista, ma quel che capisco è che non ho nessuna voglia di precipitarmi a casa. Ho ancora un sacco da fare qui.
“Scusami, ma siamo finite a casa di un amico di Giovanna che è mezza brilla. Non possiamo lasciarla sola. Appena smette di bere e si riprende la portiamo a casa e torno, ok?”
Silenzio. Ne approfitto per ingoiare quella bella cappella. Il cellulare ha fatto effetto sui cazzi dei due ragazzi: non sono mai stati così duri e gustosi.
“Fai presto!”
“Non posso. Ho bevuto anche io e non posso guidare. Appena mi passa, torno”
Finalmente mette giù e io vengo travolta da quello che si stava trattenendo e da quell’altro che me lo ficca in gola che quasi mi fa vomitare. Mi libero da quello in bocca e urlo: “scopatemi, ragazzi. Ce ne è per tutte e due!”
Tornata a casa, scopro mio marito ancora sveglio. Mi dice che mi aspettava per fare la pace. Non quella notte. Non quella notte. Se solo mettesse un dito o peggio la bocca sulle mie parti intime credo avrebbe delle belle sorprese. Meno male che non posso rimanere incinta.
Con i ragazzi vedrò. Bello che apprezzino una quarantenne, no?
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