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tradimenti

Ossessione


di poeta57
22.01.2026    |    2.462    |    2 9.3
"Mani che si intrecciano complici e poi ancora lei: “quanti ricordi!” sospirò..."
Ormai Matteo aveva due anni e mia moglie aveva ripreso a lavorare. Grazie a Dio, ci potevamo permettere un servizio di baby sitter che ci copriva tutte le necessità e poi c’era anche Diego, il primogenito, che di anni ne aveva ormai dodici e su cui potevamo fare qualche affidamento in momenti di estrema crisi, che fortunatamente fin lì non erano mai capitati, forse salvo una volta, nella quale, però, era intervenuta anche mia suocera e tutto era finito per il meglio.
Fatto sta che fin da quando è nato e tutte le volte che lo guardo in casa non sono sereno.
Ricordo la clinica, quella notte, quando me lo misero in braccio e io, sulle prime, dissi che doveva esserci un errore perché quel bimbo così scuro di pelle non poteva essere mio figlio, ma poi l’infermiera tornò e mi confermò che quello era proprio Matteo, il mio Matteo e io lo presi, lo guardai, lo annusai e lo baciai commosso, ma sempre con un che dentro di anormale. Non che fosse nero e neanche mulatto. Era con una pelle olivastra, come un siciliano, certi siciliani, oppure uno delle isole, certo non bianco latte come quelli della mia famiglia che, infatti, spesso a scuola da bimbi ci chiamavano “gli inglesi”.
È vero che in famiglia si diceva che uno dei bisnonni di mia moglie fosse proprio siciliano, ma quella parte genetica anche da parte loro, semmai ci fosse stata, nel tempo si era abbondantemente annacquata, tanto che mia moglie, e anche sua madre, è bionda e con gli occhi chiari, così come suo padre non biondo, scuro, ma con una carnagione, diciamo, normale e gli occhi chiari anche lui.
Matteo non ha gli occhi scuri, ma la pelle, la pelle è strana, scura, come appunto uno del sud, un siciliano, un marocchino o un algerino.
Che mia moglie mi avesse tradito e fosse stata così stupida da rimanere pure incinta mi sembrava impossibile, però gli incidenti capitano ed io, io sono sempre stato geloso, ma geloso, geloso e quel colore mi faceva impazzire.
Dovevo sapere.
Mi ricordai che anni prima c’erano stati dei lavori sulle scale del condominio e come sempre parte delle maestranze erano extracomunitari. Algerini? Marocchini? Boh. Quando? Quanto tempo prima? Boh.
Iniziai a fare degli strani discorsi e mia moglie che mi conosce come le proprie tasche mi guardava con tanto d’occhi e sorrideva. Che so, me ne uscivo commentando che certi marocchini non sono per niente brutti e lei, appunto, sorrideva e senza badarci molto mi diceva che sì, capita, come capita in tutte le razze.
Nel frattempo, avevamo ovviamente ripreso a fare l’amore e lì, nel buio della nostra stanza matrimoniale, iniziai con la scusa che avevo fatto un sogno a raccontare strane scene di sesso che ci coinvolgevano e coinvolgevano anche altri uomini. Donne, mi sembrava irrispettoso e poi non era lo scopo dell’esercizio.
Mi parve di notare che quando sognavo situazioni con dei neri e ne descrivevo muscolatura e attrezzatura mia moglie apprezzasse, mentre le volte che facevo lo stesso con nord africani il risultato non era apprezzabile.
Però il massimo lo raggiunsi quando evocai un uomo de sud, un siciliano, anzi meglio uno delle Eolie, isole dove avevamo passato molte estati da fidanzati, spesso in spiagge naturiste nelle quali uccelli e tette al vento erano la regola. Essendo già allora geloso ci avevo messo un bel pezzo ad acconsentire a quel desiderio di mia moglie, desiderio vestito della bellezza della spiaggia e dalla sua minore densità di bagnanti. Poi avevo accettato e dopo i primi giorni passati con l’emicrania a controllare che gli altri uomini non guardassero le zinne di mia moglie, insomma mi ero abituato. Contento, no, ma vagamente più rilassato.
Quel ricordo mi venne in soccorso per costruire storie con isolani, storie al sentire le quali mia moglie per la verità si eccitava abbastanza. Le prime volte quando le dicevo che la vedevo essere corteggiata da questa specie di marinaio che poi alla fine si dimostrava estremamente ben dotato, lei era un po’ riluttante, ma poi se insistevo nel proseguire il racconto e nel carezzarle la passera, ecco lei partiva di colpo e a quel punto se io dicevo che l’avrei voluta vedere baciarlo mentre io la prendevo (e proprio in quel momento entravo con forza in lei), ecco lei socchiudeva la bocca e, se gliele porgevo, mi leccava golosa le dita.
Dopo mesi di quel gioco, osai chiederle se avesse mai provato davvero desiderio di fare l’amore con un marinaio, che nel frattempo era diventato un ospite fisso dei nostri rapporti e lei, tutta seria, mi disse un mai che io dal tono della sua voce e dal fatto che dicenndolo abbassò gli occhi, sospettoso come il mio solito, interpretai con un sempre.
Un’altra volta, questa volta a cena, le domandai diretto se avesse mai fatto l’amore, prima di me, si intende, con un siciliano e giustificai questa domanda dicendo che correva voce che fossero molto focosi, ma lei, lei si mise a ridere e negò con forza e sincerità. Anche stavolta le credetti a metà, insomma non le credetti del tutto e non contento, dopo qualche altro mese, organizzai un incontro casuale tra lei e uno sconosciuto molto affascinante, almeno così mi pareva a vederne le foto e a leggere i commenti su un noto sito di incontri.
L’occasione fu il dover portare l’auto ad una breve riparazione, una di quelle menate dove il meccanico ti dice che ci vorrà “solo” due ore e che se vuoi puoi stare lì in una sala ad aspettare. L'officiba era dall'altra parte della città e io non potevo e quindi chiesi a lei. Lì nella sala c’era il mio tizio pagato che ovviamente sapeva da me come iniziare discorso con la mia signora. Io per la verità avevo chiesto ad un amico di essere presente e riferirmi tutto.
Il tizio prezzolato era uno con un colore della pelle non scurissima, ma neanche bianca, era un bel metro e ottanta di soli muscoli, un sorriso contagioso e una capacità di intavolare un discorso niente male.
Dopo il primo approccio che mia moglie rifiutò, così mi riferì il mio amico, al secondo lei cedette per la noia e anche perché il tizio azzeccò una battuta che la fece ridere e di lì in avanti iniziarono a parlare e parlare e parlare.
Dopo due ore la macchina era pronta e mia moglie abbandonò l’officina. Il mio amico mi disse che non aveva notato nessuno scambio di biglietti tra i due e anche i cellulari, durante tutto quel tempo erano comparsi e scomparsi velocemente.
Fatto sta che la sera le chiesi ovviamente come era andata e lei innocentemente mi confessò di essere stata abbordata da un bel ragazzo di colore con cui aveva chiacchierato un bel pezzo.
Quella notte montandola lo evocai e lei, lei non disse niente, ma quanto mi chiesi ad alta voce quanto mai potente quel tizio di colore dell’officina potesse essere, ecco, lei mi piantò le unghie nella schiena e nel sedere tirandomi a sé con forza e ansimando come non mai. “Non hai il suo cellulare? Chiesi affondando completamente in lei. Si irrigidì e mollandomi le chiappe mi disse solo “piantala e scopami” “Ma chissà come ce lo ha grosso!” dissi io e lei mi ripiantò le unghie nel culo, inarcò la schiena cercando di venirmi il più possibile vicina e mi ha ripetuto: “scopami, stronzo” cosa che io ovviamente feci.
Poi, dopo il suo primo orgasmo, con lei sdraiata sulla schiena, mi misi a cavalcioni vicino al suo viso e offrendole il mio cazzo ancora duro dissi ancora: “come lo leccheresti quel palo così grosso?” e lei senza dire una parola tirò fuori la lingua e mi coccolò la cappella completamente scoperta. “Così?” chiesi io e lei mi sorrise e ingoiò il cazzo completamente.
Poi continuando a menarmelo se lo portò davanti alle labbra e sussurrò sorridendomi e non smettendo: “sai che ci ho pensato a fargli un pompino lì all’officina…” e poi ancora “ti piacerebbe guardarmi?” e poi, dopo un momento “potrei fargli così” leccandomi la cappella.
Dopo non molto venni.
Un’oretta dopo, rilassati e sazi, lei se ne uscì con questa frase: “sai, alla fine mi piace quando mi racconti quelle porcate con quel siciliano” silenzio. Mani che si intrecciano complici e poi ancora lei: “quanti ricordi!” sospirò.
Non mi parve il caso di ricordarle in quel momento che aveva negato mesi prima ad una mia domanda diretta. Presi buona nota e continuai a chiedermi se Matteo fosse davvero figlio mio.
Ma tanto cosa importava? Stava con noi e anche solo per quello era figlio mio.
Lei, invece, era forse più zoccola di quel che pensavo?
Quel pensiero mi gonfiò ancora l’uccello e glielo misi in mano.
“Era grosso così?” domandai
“Di più” rispose iniziando a scoprirlo e ricoprirlo
“E poi era buono.”
“Stronza!”
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