trio
La fotografa: una nuova cena
17.04.2026 |
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"O forse ero solo innamorata di Massimo?
Forse proprio per quello non riuscii a venire o forse perché continuavo a rivedere Massimo che si inculava Cristina..."
Quella sera i due, mio marito e Aurelio, tornarono ancora una volta con una caterva di pesce. Mi riproposero la stessa cosa della sera prima e io, di malavoglia, accettai. Nuova telefonata a Massimo, ma fortunatamente quella sera Cristina poteva.All’ora convenuta quella, Cristina, si presentò mezza nuda. Ve bene che era estate, va bene che non hai un seno da Sofia Loren, ma un reggiseno mettitelo e la gonnellina se anche ti arriva a metà coscia e non proprio sotto il culo è meglio. Anche per rispetto a me, alla padrona di casa, che quelle cose non le ha mai messe in vita sua e adesso se anche volesse magari non sarebbe il caso.
Con questo non voglio buttarmi giù. Le mie tette, nonostante qualche anno, diciamo così, più della ventenne Cristina reggevano bene e Aldo, mio marito, quando uscivo dalla doccia nuda ancora applaudiva e fischiava come Mastroianni con la Loren. Anche per il resto non ero male, tanto che Massimo che poteva avere Cristina quando voleva era venuto a cercare me. Oddio, gli uomini, giovani e vecchi, non saprei dire se più giovani o vecchi, sono tutti dei maiali compreso Aldo e anche Aurelio, almeno a giudicare da guardava Cristina che era pur sempre la fidanzata di suo figlio (chissà come guardava me? Non mi ero mai accorta di niente, ma quello non vuol dire perché sono una tontolona).
Fatto sta che Cristina e le sue tettine e il suo culetto e il suo vestitino furono al centro dell’attenzione dei commensali maschi tutto il tempo. La cena prima ero stata io la regina. Adesso toccava a lei. Capivo, ma un po’ mi rodeva e forse per questo feci un po’ la cretina con Massimo e Aurelio. Niente di che. Qualche innocente smanceria per togliere un po’ di attenzione a quella sciacquetta. Niente di che, tanto che, salvo qualche minima galanteria nei miei confronti, gli occhi furono tutti e sempre per Cristina.
Ad un certo punto, lei, Cristina si alzò chiedendo dove era il bagno. Quel cretino di Massimo si alzò di colpo dicendo che l’avrebbe accompagnata lui. Io, terrorizzata, speravo che Aldo non si chiedesse come faceva Massimo a sapere con tanta sicurezza dove avessimo il bagno. I due sparirono, Aldo non mi lanciò nessuna occhiata sospetta e la conversazione tra noi tre rimasti riprese tranquilla. Adesso che ero rimasta senza concorrenti mi sentivo più rilassata e apprezzai molto quando Aurelio si sporse verso di me e mi versò del vino. Fin lì avevo dovuto fare da sola, quei cafoni!
Ve l’ho già detto che fisicamente Aurelio sembra un Massimo solo con qualche ruga in più. Dire che le rughe sono belle è eccessivo, ma certo non turbano una della mia età. Proprio un bell’uomo, con un accento sardo che Massimo aveva perso o forse non aveva mai avuto. Un marinaio. In un attimo pensai alla pelle indurita dal sale. Anche quello? Probabilmente sì. Che domanda sciocca!
Massimo e Cristina non tornavano più. Aurelio fece un cenno come per andare a vedere se c’erano problemi. Forse Cristina non aveva digerito il fritto che aveva mangiato in abbondanza, ma Aldo lo precedette e sparì in casa.
Il silenzio calò tra me e Aurelio. Io so a cosa stavo pensando. Lui non so. Fatto sta che era meglio da parte mia stare in silenzio. Diciamo che il vino aveva fatto il suo effetto.
Lui ad un certo punto, con ancora Aldo, Massimo e quell’altra spariti in casa, si alzò, venne dietro la mia sedia e scostandola un poco mi invitò a fare due passi in direzione della terrazza, pochi metri più in là. La luna era grande e splendente. L’aria fresca, ma non fredda. Solo umida, ovvio, visto che eravamo a cento metri dalla scogliera lì sotto. Fianco a fianco nel silenzio i nostri corpi si sfiorarono, ma subito lui, scusandosi, si fece un pochino più in là.
Dovevo smetterla di fantasticare. Non ero più una moglie fedele solo perché avevo avuto quei due incidenti? Tecnicamente, mi dissi, sì, non ero più la moglie fedele di prima, ma da questo a desiderare anche Aurelio, dopo aver posseduto quel giorno suo figlio, embé, era troppo. Chi ero diventata? Messalina? Però, però, che devo dirvi, il mondo non è così razionale e la nostra forza d’animo a volte traballa. Grazie a Dio, mio marito, Massimo e Cristina tornarono e quell’incanto pericoloso si ruppe, la serata finì, sbaraccammo tutto e finimmo a letto, io e il mio maritino, che appena sdraiato se ne uscì con un: “Cazzo, dovevi vederli! Erano di là, lei con le mani attaccate al muro del bagno e lui, Massimo, che la prendeva da dietro. Se dovessi dire credo la stesse anche inculando, quel porco.”
Il mio silenzio e il mio sguardo lo invitarono a proseguire: “Quando mi hanno sentito, lui è uscito da lei. Cazzo che cazzo che ha! Un palo di carne. Lei si è tirata giù quella specie di vestito che aveva, hanno tossito, io mi sono ritirato un attimo e dopo un poco mi hanno raggiunto nell’antibagno.”
“E perché ci hai messo tanto?”
“Beh, tanto. Il giusto. Non potevo mica interromperli così in un momento così delicato”
“Sei rimasto a guardarli di nascosto?”
“Solo qualche minuto. Solo fino a quando non ho sentito quel genere di sospiri”
“Ti era venuto duro?” Silenzio. "Sei venuto anche tu?"
“Così così”
“Bugiardo! Con me fai sempre fatica e poi quando guardi una sciacquetta che scopa ti ecciti come un mandrillo e vieni nelle mutande, porco. Non è come avermi tradito, ma quasi!"
“Ti saresti eccitata anche tu a vedere Massimo incularla e poi quando è uscito con il suo cazzo fiammeggiante sporco e lei si è girata, quella troietta, e glielo ha leccato.”
“O caspita, che troia, la piccola Cristina"
Silenzio tra noi. I miei ricordi. Il racconto. Non riuscivo a prendere sonno e quindi dopo cinque minuti dissi: "Fammi vedere il tuo, adesso. Caspita il ricordo ti fa ancora effetto.”
“Zitta e girati”
"Prima fammi assaggiare, che così ti diventa il massimo. Faceva così quella zoccoletta?" e con la lingua girai tutto intorno alla cappella. Bastava e avanzava. Era duro come non sentivo da tempo. Mi girai.
Sdraiata su un fianco e mostrandogli il sedere “Ma sei sicuro che la inculasse?”
“Da come le teneva aperte le chiappe non ho dubbi” rispose Aldo mettendomi le mani sui fianchi.
“Quel culetto da prugna secca. Non me la citare più!"
“Le arrivava fino in gola! Ce l'ha talmente grosso!”
“Smettila! Cretino!"
"Non tutte hanno un culo fa favola come il tuo" mi disse mio marito scendendo a baciarmi proprio lì, partendo da dietro. La sua lingua tra le mie grandi labbra era piacevole.
"Dai, fammi provare” me ne uscii all'improvviso.
“Ma cosa?” mi chiese Aldo interrompendo quel che stava facendo e mettendosi in ginocchio sul letto.
Lo guardai. Il mio amore, povero. “Quello” risposi.
“Ma se non hai mai voluto” protestò lui.
Questi uomini sono proprio cretini. Guarda un po' cosa mi toccò dire ad uno, mio marito, che per anni mi aveva chiesto di fare proprio quello: “Zitto, cretino, e scopa!” mi sdraiai sulla pancia e con la mani mi allargai un pochino il sedere.
"Che fai" mi chiese, il mio povero Aldo.
"Ti aiuto. Dai. Prendimi, cretino"
La strada era aperta e come dice Shakespeare, dove passa una lancia, passa tutto l’esercito. Affondò dentro di me con facilità. La saliva che aveva speso sulle grandi labbra era arrivata anche lì. Si muoveva su e giù, ma io ero tesa all’idea che lui si accorgesse in qualche maniera che per me non era la prima volta. Impossibile, mi dicevo, ma chi può dire. Già a cena quel cretino di Massimo che sapeva dove era il bagno. Adesso io che accettavo di fare una cosa che non avevo mai voluto fare, solo perché quel porco aveva inculato un'altra oltre me. Chissà quante altre aveva inculato quel porco. Me lo vidi davanti agli occhi. Quel fisico da urlo. Io e una marea di altre come me che gli leccavano quel bendiddio che aveva tra le cosce. Da una parte mi sentivo più che pronta, dall'altra ero talmente gelosa che non riuscivo a rilassarmi del tutto. Non che mi facesse male. D'altronde Aldo lo faceva, ma non sembrava neanche lui crederci molto e poi, diciamocelo, Aldo non era Massimo. Un peso piuma contro un massimo. Cassius Clay contro Gerry il piazzaiolo. Povero Aldo. E Povera me. La dimensione non conta, certo, ma fino ad un certo punto. O forse ero solo innamorata di Massimo?
Forse proprio per quello non riuscii a venire o forse perché continuavo a rivedere Massimo che si inculava Cristina. Aveva rifatto a lei, in casa mia, quel che aveva fatto con me. Uno stronzo. La libido cadde sotto il letto.
Ma Aldo era eccitato e io avevo solo bisogno di rilassarmi. Mio marito mi disse che ero troppo tesa e che avevo bisgno solo di rilassarmi. Di lasciare fare a lui. Finimmo con Aldo che mi dava una bella ripassata con la bocca lì davanti. Io nel silenzio, gelosissima, ripensavo a quello stronzo di Massimo. Tutti stronzi questi uomini. Hanno di buono solo quello. E lo sanno anche usare, gli stronzi, Massimo. Grosso. Dentro. Nel culo. Il mio.
Improvviso un pensiero: chissà Aurelio.
Il ricordo dello sfioramento sul terrazzo, quelle sue poche parole, la lingua di Aldo, finalmente venni e dopo poco mi addormentai.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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