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Il feticista


di poeta57
05.12.2025    |    1.741    |    2 9.4
"Non c’è bisogno di dire che la signora amava anche molto suggere altro, ma la nostra unione trovò il suo apice e il cemento finale quando dopo averla preparata con olii e profumi orientali lei..."
Con lei tutto cominciò quel pomeriggio di inizio estate quando ero stranamente libero da impegni di lavoro e stavo passeggiando in piazzale Baracca.
Ero apparentemente distratto e stavo rimuginando dentro di me su un manifesto pubblicitario appena visto giù in metropolitana: una giovane donna (e come poteva essere diversamente?) leggermente scosciata faceva la reclame (si dice ancora così?) ad un qualche nuovo telefonino.
La figura era stata ritratta tutta, dai piedi al cielo sopra la modella, e ciò che aveva attirato la mia attenzione in particolare non era tanto che lei fosse particolarmente bella e prosperosa, né che avesse, pareva, uno stacco coscia da paura, ma, ahimè, che aveva dei piedini che la costringevano a portare almeno il quarantatré di scarpe se non di più. Doveva essere molto alta, evidentemente, ma, che ci volete fare, a me i piedi delle donne piacciono piccoli e aggraziati. E con le unghie laccate di rosso. La modella ce li aveva lunghi, con dita infinite e sembrava senza smalto, che era impossibile, ovviamente, ma che faceva propendere per uno smalto trasparente. Che orrore!
Sarà stato per quello, per quel pensiero che mi rincorreva, che, nonostante la distrazione pomeridiana, il mio sguardo fu attratto da una signora cui una cinese (o giù di lì) stava facendo i piedi. La tizia li aveva bellissimi. Piccoli, graziosi, con dita infinitesime, cui la cinese stava applicando un rosso lacca irresistibile.
Alzai lo sguardo e incrociai gli occhi della signora che gentilmente mi sorrise, cosa che, un poco imbarazzato, ricambiai immediatamente.
Poi tornai a guardarle i piedi e ne rimasi così turbato da fermare i miei passi, come imbambolato davanti alla vetrina.
La signora se ne accorse e dopo poco chiese alla cinese di invitarmi ad entrare, cosa che, ancora una volta molto imbarazzato, accettai.
“Le ho chiesto di entrare perché mi pare non stia bene. Si è imbambolato. Sta bene?” così mi accolse la signora al mio ingresso.
“No, no, sto benissimo, grazie e mi scusi” farfugliai e stavo per uscire, ma lei mi fermò: “e allora cosa le era preso?”
Il mio imbarazzo era alle stelle. Confessare? Inventarmi una palla? Ma quale? Quale poteva mai essere credibile? Che mi era parso di conoscerla? Debolissima e infantile. Non mi veniva in mente nulla di verosimile e allora: “Passando non ho potuto fare a meno di notare la sua bellezza e quindi…”
Lei, arrossendo un poco e scuotendo la testa in una risata nervosa: “non dica stupidaggini, su, la prego. Sono così bella che mi guardava i piedi”
“La bellezza è olistica” risposi, così, senza pensarci su neanche un po’.
“Scusi?” mi guardò lei allargando gli occhi in un moto di stupore. Mi resi conto solo in quel momento di quanto fossero belli e luminosi. E presi coraggio: “Intendo dire che secondo me la bellezza un tutt’uno con tutta la persona. Per esempio, lei ha occhi stupendi e luminosi, ma lo stesso può dirsi del suo viso e anche dei suoi piccoli piedi che la ragazza sta decorando con tanta cura”
“Ah, ho capito” rispose lei “le piacciono i piedi delle donne. Non è il solo, sa. Anche mio marito ha un po’ quella fissazione. In generale, io credo, ognuno di noi ha le proprie fissazioni. A me, per esempio, piacciono le mani degli uomini e lei, per esempio, tanto per dire, ha delle gran belle mani. Nodose, le definirei.”
Nel frattempo la cinese aveva finito il lavoro e la signora stava tornando ad indossare le scarpe con tacco leggero il cui colore era perfettamente in linea con quello del vestito che indossava.
“Se ha ancora un momento, propongo di brindare a questo fortunato incontro di fissazioni, come le ha chiamate lei” azzardai.
“Volentieri” accettò lei “ma, ahimè, ho poco tempo. Devo rientrare sul presto perché mio marito ha invitato a cena amici e devo preparare cena”
Fu così che iniziò.
Lei sapeva che io avevo altre donne, così come io sapevo bene che non solo era sposata, ma che non aveva nessuna intenzione, né desiderio di lasciare il marito.
I nostri erano incontri delicati e, direi, tematici: io le carezzavo e le baciavo i piedi e lei, lei si prendeva cura della mie mani.
In questo modo l’eccitazione reciproca si nutriva di quei piccoli particolari che ogni volta ci sembravano (e a volte erano) diversi. Il colore dello smalto, l’abbronzatura crescente, le scarpe e i tacchi con cui si presentava ai nostri incontri e poi, con l’arrivo della cattiva stagione, il leggero e persistente odore delle sue calze che le rimaneva, come dire, agganciato alla pelle.
Lei, una volta che io ero sazio dai suoi piedi, mi baciava e leccava e succhiava ogni dito, senza predilezioni particolari, anche se all’inizio (e per la verità ancora altre volte) mi era sembrato di cogliere una preferenza per il medio e il pollice, che, ripeto ogni tanto mi pareva, leccava e succhiava più a lungo e con maggiore dedizione.
Come potrete immaginare i nostri incontri non si limitavano solo a quello, ma quello era non tanto l’antipasto quanto la parte essenziale della nostra relazione.
Una volta arrivati a temperatura, se ancora non lo si era fatto, ci si spogliava anche se non completamente. Io tenevo di solito magliette aderenti di seta che profumavo la sera prima appositamente col profumo che lei mi aveva suggerito e avendo un fisico in ordine quelle magliette era come se fornissero ai miei pettorali e all’addome quel quid in più che lei di solito apprezzava (anche se alcune volte sollevava la maglietta e si perdeva a carezzarmi e baciarmi e leccare l’addome e l’inizio del torace).
Lei, lei di norma teneva il reggicalze e spesso anche le autoreggenti. Il reggicalze lo indossava solo per segnare il passaggio dai fianchi alla vita che nonostante gli anni manteneva leggera come una ragazzina. Il reggiseno, invece, era mio compito toglierlo solo quando era il momento e il momento era segnato dai suoi sospiri sempre più profondi.
La nostra posizione preferita era quella tradizionale, quando i suoi piedini erano appoggiati al mio viso e le mie mani, se lo desiderava, potevano ancora offrirsi per essere baciate e succhiate.
Non c’è bisogno di dire che la signora amava anche molto suggere altro, ma la nostra unione trovò il suo apice e il cemento finale quando dopo averla preparata con olii e profumi orientali lei mi permise anche il di dietro. Mi disse che ero il primo e dallo stato dei luoghi interessati le credetti.
I nostri incontri finivano sempre così, con me dentro di lei da dietro, nel silenzio più assoluto, alla ricerca di quel secondo (o terzo) orgasmo che poi ci lasciava sopraffatti l’uno vicino all’altra ansimanti con le mie mani vicino alle sue labbra e i miei piedi che carezzavano i suoi.
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