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tradimenti

la fotografa quarta puntata


di poeta57
15.04.2026    |    1.679    |    5 8.7
"Secondo me, pensai dopo, è una cosa che tutte le donne si sono dette almeno una volta nella vita..."
Il mattino dopo, rimasta sola come al solito, ero piena di sensi di colpa. Ero sempre stata una moglie fedele e adesso mi sentivo una sgualdrina. Mi veniva da piangere. Non sapevo con chi parlarne. Certo non con Lucia, la mia migliore amica che però, ahimè, era una cattolica praticante. Non avrebbe mai capito. Mi avrebbe solo detto di pentirmi (cosa già fatta) e di andare a confessarmi. Confessarmi non ci pensavo neanche. Da tempo non ero credente e quel suo fervore religioso l’avevo sempre perdonato come una cosa bizzarra.
Giravo per casa come un’anima in pena, finché verso mezzogiorno non comparve di nuovo Massimo, ma, facendomi forza, lo buttai fuori con violenza.
Ero esausta, trafitta, piegata. La mia coscienza bruciava. Continuavo a dirmi che dovevo parlarne con qualcuno, meglio, qualcuna e alla fine, tra mille dubbi, chiamai Lucia, la quale, con mia grande sorpresa quando le accennai alla cosa e ai miei sensi di colpa si fece una grossa risata e se ne uscì con qualcosa come “dobbiamo imparare dagli uomini che i sensi di colpa non sanno neanche cosa sono!”
Al sentirla così leggera, lei così cattolica, mi si sollevò l’animo. Cosa che si completò quando anche lei, la dolce e pura Lucia, mi confessò che qualche scappatella l’aveva avuta anche lei e non mi aveva mai detto niente perché mi vedeva così innamorata di mio marito che temeva le facessi una piazzata. Hai capito la suora! Pensai. Quando le dissi che da una così credente non me lo aspettavo lei rispose ridendo (come era carina nei miei confronti) (quanto mi voleva bene) che nelle sacre scritture era previsto “non desiderare la donna d’altri” non gli uomini. “Non vogliamo prenderci uno dei pochi nostri vantaggi?” Risposi ridendo anche io. Il senso di cupezza era rotto. Lei mi sentì più distesa e iniziò a farmi domande e più le descrivevo la cosa e l’uomo (ovviamente non parlai della nuova esperienza in termini di tecnica sessuale che avevo provato), più di là dal cellulare erano urletti di approvazione.
“Quindi è più giovane?”
“Una cifra”
“Ma bono, bono?”
“Un figo pazzesco”
“Bravo?”
“Scusa?”
“Ma sei proprio tonta: a letto come è?”
Qui la voglia del raccontarle che era riuscito a coinvolgermi in quella nuova esperienza si fece fortissima, ma resistetti e dissi solo: “Sì, bravo, bravo”
“Dotato?”
“Vuoi una foto?”
“Mandamela subito” Cosa che feci mentre la conversazione continuava. Quando l’ebbe ricevuta se ne uscì con un ululato: “Ma cazzo, amica mia, complimenti. Io gli avrei dato anche il buchetto!” Hai capito la fervente credente!
“Io no” mentii e poi dopo poco terminai con una scusa la conversazione.
Non so a Lucia, ma a me quelle parole, quei ricordi, oltre ad aver spazzato via ogni rimorso e senso di colpa, avevano anche messo appetito e mi misi lì, su una sdraio ad attendere con ansia il ritorno del maritino.
Quando arrivò, lo invitai a fare la doccia insieme e sotto l’acqua iniziai strani discorsi che Aldo, conoscendomi, riconobbe subito.
“Insomma è tutto il giorno che ci pensi!” Come negare, ma tra un sospiro e l'altro negai. Più complicato rispondere alla successiva. “Hai riguardato le foto?” In effetti dopo aver messo giù con Lucia le avevo guardate e ci avevo ricamato anche un poco sopra. “Fammele vedere”
“No andiamo a letto, ti prego”
“Prima fammele vedere. Almeno una, quella che ti piace di più”
Smanettando mentre lui era un cucina a dissetarsi dopo la giornata in mare, ne tirai fuori una presa con il teleobiettivo di Massimo e Cristina che stavano per dedicarsi a ciò che poi avevano fatto.
Aldo si avvicinò ed esclamò: “però anche la biondina! Niente male! Fammene vedere un’altra” e così dicendo toccò il mouse che aprì la successiva. C'era solo Massimo completamente nudo. Fortunatamente non in casa nostra, ma in spiaggia e con tutte le sue cose al vento, belle visibili e anche decisamente mature.
“Ah, la mia porcellina” disse Aldo, girandomi intorno. Alle mie spalle mi spinse verso la scrivania e scostò la mutandina del costume. “Che fai?” gli chiesi con tono da gatta in calore girando la testa verso di lui, ma non spostando il corpo. “Lo sai” rispose lui, iniziando a pendermi. Ero decisamente pronta e potrete capire che essere presa così da mio marito con il viso piegato verso lo schermo del computer dove campeggiava quel cazzo mezzo eretto, completamente scapellato, che mi aveva fatto scoprire l’altra faccia del cielo, beh, non ci misi molto a entrare in orbita e poggiate con forza le mani sulla scrivania e fissando il cazzo di Massimo sullo schermo gridai ad Aldo di darmelo, darmelo e darmelo ancora. Venni come una fontanella.
Dopo, nel separarci Aldo, con lo schermo ancora là, se ne uscì con “Secondo me, averlo così vicino agli occhi ti ha eccitato” Al solito sibilai un "Cretino!" Ma quando lui insistette e mi chiese se mi sarebbe piaciuto assaggiarlo io negai, certo, ma non in maniera convincente, tanto che Aldo eccitato da quelle mie diciamo mezze ammissioni mi trascinò in camera, mi spalancò le gambe come piaceva a lui e precipitò dentro di me, dicendomi “sì che ti sarebbe piaciuto!”
Venni anche in quel caso in quattro e quattro otto. Aldo non era ancora venuto. Pensai di chiedergli, di fargli capire, sì, insomma, che avevo cambiato idea sul didietro, ma avevo cambiato idea? No, quello era un ricordo bellissimo, ma di Massimo, solo di Massimo. Mi rividi sdraiata sul letto e risentii quel bellissimo cazzo che mi entrava dentro e mi riempiva. Grosso, caldo, grosso. Solo al pensiero mi si riaccese la lampadina. Mi spostai, spinsi Aldo sul letto e gli feci un pompino memorabile. Sapevo che era la cosa che apprezzava di più, anche perché mentre lo baciavo, lo mangiavo e lo leccavo lui guardandomi negli occhi continuava a darmi della porcella e a chiedermi quanto mi sarebbe piaciuto. Non sapeva quanto mi era piaciuto. Non mi sembrava il caso di dirglielo, anche se forse era il momento più opportuno. Certamente non credo proprio gli si sarebbe ammollato. Ma, dai, non era il momento. Mi limitai, inghiottendoglielo di nuovo a mugolare un qualcosa che poteva essere un sì. Era un sì, era proprio un sì e anche bello grosso. Almeno quanto il cazzo di Massimo. Per la prima volta, leccandolo ad Aldo, a mio marito, nel pieno del legittimo letto coniugale pensai: che troia che sono. Secondo me, pensai dopo, è una cosa che tutte le donne si sono dette almeno una volta nella vita. Lucia, per esempio.
Comunque quella sera continuai a prenderglielo tra le labbra con ancora più foga. Quando mi venne in bocca, non mi allontanai. Misi solo una mano tra le mie cosce e venni per la terza volta.
Quando dopo mi disse che mentre mi scopava e continuava a chiedermi se Massimo mi piaceva aveva sentito chiaramente che i miei umori aumentavano. Diciamo che era anche il mio ricordo. Mi conosce così bene, quel porcello di mio marito!
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