tradimenti
La fotografa: il giorno dopo
18.04.2026 |
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"Gentile lui accettò di aspettare che gli tornasse voglia (altre volte si addormentava di colpo) e quando fu di nuovo un uomo gli chiesi di prendermi da dietro tenendomi forte stretta sui fianchi con..."
Il giorno successivo fluttuavo in casa come fossi ubriaca. Distratta. Sognante. Con la testa leggera.Ricordavo poco della serata prima se non Massimo che mi ordinava di andare di là e prepararmi. Come in Sardegna. Ero certa di averlo fatto, sì, certo, ma non di essermi spogliata.
Qualcosa era successo, certo: i segni nell'interno coscia e sul sedere e un certo bruciore vaginale testimoniavano una serata diciamo turbolenta e, per dir la verità, il sapore e soprattutto l'odore, il profumo di Massimo lo ricordavo bene. Che poi ci fosse anche Aurelio era un particolare di cui dubitavo, anche se non potevano esserci dubbi.
Certo ricordavo bene che avevo pensato, mentre guidavo verso casa dopo aver riportato Lucia, che andare a letto con due uomini, belli e nerboruti, era il massimo, ma non ricordavo esattamente cosa fosse successo e cosa avessimo fatto.
Da quel punto di vista lì, non so se mi seguite, l'unica certezza è che la mia parte posteriore quella volta era rimasta illibata. Se no, il bruciore non sarebbe stato solo vaginale.
In ogni caso la leggerezza, pensai, era dovuto alla coscienza di essere risultata desiderabile per due uomini, per di più belli, indubitabilmente belli, di cui anche più giovane. Che botta di autostima, ragazze!
La botta arrivò il giorno ancora dopo, quando ad un certo punto mi squillò il cellulare ed era Aurelio che mi disse che stava partendo, mi voleva salutare, che sarebbe tornato il mese dopo e contava su una serata come quella che avevamo appena avuto.
Non ci pensavo neanche!
Tradire Aldo era successo. Anche quel passo in più era successo. Non potevo negarlo, ma da lì diventare l'amante fissa di un vedovo e di suo figlio per di più amici di mio marito era fuori discussione. Ma in che labirinto volevano portarmi?
Dopo quella telefonata, andai in crisi.
Appena chiusa la telefonata, corsi in bagno e mi buttai sotto la doccia. Ovviamente, come potrete facilmente immaginare, da quella sera ne avevo già fatte altre due se non tre, ma improvvisamente mi sentii sporca e mi buttai sotto l'acqua non lesinando con il sapone. Stetti minuti a testa in su girata verso la doccia ad essere schiaffeggiata dall'acqua. Poi passai a frizionare con forza tutto il corpo con particolare intensità sul monte di venere e sulle parti intime che già mi facevano ancora un po' male e con quel trattamento la cosa non migliorò.
Uscita dalla doccia mi buttai sul letto a piangere, dove mi trovò mio marito al rientro.
Mi scusai accusando una forte emicrania e alzandomi corsi in cucina a preparare un minimo di cena. Non si meritava quello che avevo fatto. Almeno la cena.
Quella sera Aldo mi abbracciò e io mi lasciai abbracciare, anche se dentro sentivo una angoscia e un mal di stomaco fortissimi.
Lucia il giorno dopo al telefono non riuscì a migliorare la situazione. Sminuiva. Ridacchiava, mi invitava a non buttare sul tragico quella che era stata solo una storiella. Ad un certo punto se ne uscì con un "prova a pensare: se qualcuno fra cento anni dovesse raccontare la tua vita citerebbe quella cazzata dell'altra sera? Tu, io, siamo altro. Anche e soprattutto altro. Un avventuretta non ha significato."
Misi giù, ma non ero convinta.
Quello che non mi perdonavo era l'obbedienza agli ordini di Massimo: perché? Perché aveva quel potere su di me? Perché era giovane e bello? Perché mi aveva fatto godere? Anche Aldo mi aveva portato spesso in paradiso, ma non per questo quando mi chiedeva qualcosa io obbedivo come una ragazzina. Cosa aveva Massimo di diverso?
Ovviamente pensai subito a quello a cui state pensando voi. Cassius Clay contro il fattorino della pizzeria. Certo, anche, ma ero una donna matura, sia per età che per esperienze e quindi perché lui poteva e Aldo no? Cosa aveva in più o di diverso? La voce? Il modo di muoversi? O il fatto che l'avevo fotografato così a lungo nudo e poi ci avevo lavorato su talmente tanto (e mi ero toccata), che l'ingrandire alcuni particolari, tagliarne via altri, illuminare alcune parti di quel corpo perfetto, alla fine, ecco, quel corpo, Massimo era anche, non so come dire, mio? Il suo corpo come l'avevo visto e toccato era anche frutto nella mia testa del mio desiderio, abilità, sensibilità? In qualche modo ero io? Per quello le sue parole erano le mie? Quando mi aveva detto spogliati e io l'avevo fatto era perché fin dalle foto volevo spogliarmi con quel corpo?
Passò un altro giorno in quella maniera.
Il giorno dopo decisi che non potevo andare avanti così. Dovevo chiarirmi le idee affrontandolo. Era pericoloso, ma era l'unica strada. Così lo chiamai e ci mettemmo d'accordo per vederci quella sera stessa.
Niente estetista sta volta. Così come ero. Così come ero davvero.
Ci vedemmo in un bar ad un'ora tale da permettermi di tornare a casa per cena da Aldo.
Parlammo a lungo. Gli confessai le mie paure e le mie insicurezza, insieme alla mia volontà di liberarmi la mente da tutta quella storia.
Lui fu gentile e comprensivo.
Per la verità ogni volta che apriva bocca e la sua voce arrivava alle mie orecchie sentivo le ginocchia tremare, ma eravamo comodamente seduti e quindi non si accorse di niente e tutto filò liscio. Rimanemmo d'accordo che non ci saremmo più rivisti e che ne avrebbe parlato anche a suo padre.
Tornata a casa per tempo, preparai ad Aldo il piatto che preferiva. Mi sentivo di nuovo leggera, ma stavolta liberata, non eccitata per autostima, solo io, vera, naturale.
A letto quella sera facemmo l'amore in molto molto dolce e gli concessi quello che a lui più piaceva, ovvero cavalcarmi a gambe completamente aperte. La passera un poco mi bruciava ancora per gli effetti combinati di Massimo e Aurelio (chissà chi dei due?), ma sopportai eroicamente. Lui mi venne dento in quella posizione. E sentirlo così caldo dentro di me fu il calmante definitivo. Gentile lui accettò di aspettare che gli tornasse voglia (altre volte si addormentava di colpo) e quando fu di nuovo un uomo gli chiesi di prendermi da dietro tenendomi forte stretta sui fianchi con le mani. Quando mi prese, girando leggermente la testa nella sua direzione, gli sussurrai "sono tua. sono la tua manza da scopare" sapevo che ogni tanto gradiva qualche espressione forte e infatti lo sentii farsi più grosso. Poi quando aumentò il ritmo, mettendomi una mano davanti (come mi conosceva bene mio marito) gridai: "quanto mi piace il tuo cazzo. quanto amo il tuo cazzo!" e venni.
Lui uscì, mi abbracciò e si addormentammo.
Giuro che mentre mi scopava così forte da dietro non avevo pensato neanche un attimo a quella volta con Massimo. Ecco, sì, quando avevo gridato il mio amore per quella cosa che gli uomini hanno tra le gambe, forse lì, per un attimo, mi pare, forse, il grosso cazzo di Massimo era tornato un attimo, un secondo, un niente tra le mie labbra. L'ho già chiesto una volta: ma una signora può sognare ogni tanto?
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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