Lui & Lei
in ufficio
17.01.2025 |
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"" "Bravo" "E adesso vieni qui che ho voglia"
Al che lei, invece d'andare verso di lui, si diresse alla finestra e appoggiò le mani al vetro..."
Quel giorno aveva una gonna lunga, nera, leggera, a due strati. quello esterno più leggero, pizzi neri, volteggiava appena un filo di vento spostava l'aria. sotto, appena più sotto, un tessuto coprente evitava che lei fosse esposta agli sguardi di tutti, di tutti coloro i quali, notando il tacco e la naturale complessità del sedere (e le spalle, e il portamento - dritta guardava dinanzi a sè, senza riverenze, diretta e sicura) si giravano al suo passaggio, inseguendo con la fantasia quel che non si poteva non notare: le gambe sode e ben disegnate, le caviglie sottili avvolte negli stivali neri e lucidi.Arrivata in piazza Cordusio svoltò nella prima viuzza a destra e di lì subito dentro al primo portone.
Al primo piano, la segretaria la riconobbe e la annunciò prontamente al direttore che la stava aspettando.
Chiusa la porta, lui la abbracciò con foga. La giacca, la cravatta e la camicia che gli stringevano il torace, grosso, le si premettero contro. Cercò di baciarla. Lei si ritrasse.
Con la forza delle braccia lo spinse un poco più in là. "Siedi"
Era una cosa che la eccitava. Essere lì, nell'ufficio del suo amante, in pieno centro a Milano, in quella società così nota e importante e comandare lei.
Lui si sedette, mormorando: "ti voglio" "Mi avrai" lo rassicurò lei "pazienta"
Poi con noncuranza si girò, dandogli le spalle e aprì l'armadio che faceva da guardaroba. Lì si tolse la giacchetta di pelle, rimanendo con una camicetta di seta scura.
Con calma si ravviò i capelli, buttandoli indietro e carezzandoli.
Pregustava, intanto, la sua eccitazione. Voleva portarlo allo spasimo, all'ennesima potenza, ad essere pronto, come nei film, a spaccare vetrine e rompere cancelli pur di averla.
Lui si mosse. Lei se ne accorse. Nervosismo. Stoffa tesa dei pantaloni. "Fermo" Passeggiando per l'ufficio e carezzando la libreria di mogano chiese: "Quanto tempo abbiamo?"
"Pochissimo" rispose lui. "Chiama la segretaria e annulla tutto fino alle quattro" "Sei pazza. Non posso"
"E allora niente" fece lei dirigendosi verso l'armadio. "Sai bene che non sono donna da sveltine." e ancora, dopo una pausa "Se non potevi bastava dirlo e non sarei venuta"
"Ma..."
"Niente ma. o hai tempo, o niente e ne riparliamo quando potremo. a proposito quando potremo? Un mese? Due?" Silenzio. Pausa. Lei lo guardò fisso negli occhi e sorrise "Sei sempre così occupato..."
Lui si alzò e andò alla scrivania. Prese il telefono e annullò tutti gli impegni del pomeriggio. Una emergenza, disse.
"Bene." "Bravo" "E adesso vieni qui che ho voglia"
Al che lei, invece d'andare verso di lui, si diresse alla finestra e appoggiò le mani al vetro. "Solleva la gonna e prendimi, se sei capace"
Lui si avvicinò lentamente, rassegnato, le sue stranezze, il divano comodo, perché? Le sollevò la gonna fino alla vita. Aveva un culo fantastico e lo sapeva bene. Le mutandine di pizzo sparivano in mezzo. Lui allungò una mano per carezzarla.
"Non ti preoccupare: sono pronta"
Lui se ne fregò e continuò a carezzarla. Gli piaceva carezzarle il culo. Era vero. Era pronta. Molto pronta.
lui si slacciò la patta, lo tirò fuori, glielo appoggiò per un attimo. poi con una leggerissima pressione entrò.
"finalmente, amore mio" gli sussurrò.
Fuori, la città si muoveva e un tram, enorme, giallo, passava proprio in quel momento sferragliando.
Alzando lo sguardo, lei vide di là dalla piazza gente fuori in un balconcino a fumare. Pensò a quel che potevano vedere. lei, con le mani appoggiate al vetro, e dietro, la sagoma scura del suo amante che si muoveva ritmicamente.
Potevano vederli insieme. Insieme. Ad un colpo più deciso lei venne per la prima volta. Tirandosi su e girandosi verso di lui, lei disse: "Come antipasto bene. mettiti sul divano. Nudo!"
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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