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Prime Esperienze

Sono single, divorziata, ma..


di poeta57
23.09.2025    |    3.734    |    4 9.5
"Il lunedì quando me li sono trovati di nuovo davanti al desk ho resistito cinque minuti prima di accettare..."
Sono single, quarantenne, divorziata ormai da quasi dieci anni, senza figli, sola come un cane.
Non che io non abbia avuto amanti e anche qualche relazione seria, ma dopo qualche mese non so perché ma non funziona. Sarò troppo possessiva? O semplicemente una rompi coglioni bestiale come diceva mio marito? non so e alla fin fine non mi interessa.
Ho la mia casa (che peraltro è quella che avevamo comprato con Luciano, il mio ex), le mie amiche, i figli di mia sorella e, per fortuna, ancora mia madre, che anche lei è una rompi coglioni di prima classe, ma almeno sta bene e ci sta con la testa.
Di tanto in tanto mi concedo qualche scappatella. Rimorchio, o, meglio, vengo rimorchiata dove capita. Al bar, in libreria, a teatro. Al cinema no, perché mi fa tristezza andarci da sola. Vengo rimorchiata perché sono ancora una bella donna, abbastanza alta, ma non troppo, con delle belle gambe. dei bei occhi, un bel sorriso e il resto normale (anche se i miei amanti e anche mio marito insistevano sul mio culo, che a me sembra del tutto normale)
Nel grande magazzino dove lavoro è un via vai di gente, ma di norma non rimorchio lì. Non fosse altro perché ci sono le telecamere che controllano come lavoriamo e il tempo di approccio con la clientela è troppo poco. E' capitato una sola volta ed anzi è stata la relazione più lunga che ho avuto. E' durata quasi otto mesi. Poi lui mi ha fatto una scenata da bambino delle elementari (era geloso, figuratevi) ed è sparito. Meno male perché avevo la netta sensazione che avesse già iniziato a cornificarmi. E glielo avevo detto. Meglio così.
Con le colleghe sul lavoro quando siamo in pausa è un continuo chiacchierare del più e del meno. I loro figli, la politica, le multe ai parcheggi che rifilano a qualcuna di noi quasi ogni giorno, quasi che noi fossimo qui a fare shopping e non a lavorare. E di tanto in tanto qualche bel commento pepato su un cliente dal culetto particolarmente stuzzicante o da quello sguardo che dice "vieni qui che ti trapano".
Quel tipo di commenti diventano più frequenti quando ci si ritrova per sbaglio alla macchinetta del caffé tra colleghe solo single. Quelle più giovani sono le più disinibite. Probabilmente guardano internet più spesso di quanto non faccia io. Beh, insomma quando ci si ritrova tra zitelle, diciamo così, beh lì i commenti si sprecano. Spesso sono anche indirizzati ai pochi colleghi maschi presenti nel palazzo. Degli sfigati. Quelli che si salvano dal disprezzo generale sono i ragazzi di colore della sicurezza.
Ora, io mi chiedo, ma perché quelli della sicurezza sono tutti neri? Non so. Forse una ricerca ha deciso che incutono maggiore timore. Fanno più paura.
A giudicare dai commenti di qualche ragazzina nostra collega in realtà sono tutti bravi ragazzi. Qualcuna ci è finita anche a letto e tutte quelle che l'hanno fatto hanno confermato la voce che li vuole più dotati della media. A me sembra impossibile che sia davvero così. Poi però qualcuna è arrivata anche con qualche foto e, se è vero che non c'erano dubbi che fossero i nostri colleghi della sicurezza (il viso spesso era ben riconoscibile), non c'erano altrettanti dubbi che quella voce fosse vera. "Caspiterina" commentò una collega divorziata da anni e madre di due figli "e come hai fatto?" ha chiesto. "Ti giuro che non c'è stato problema" ha risposto la collega più giovane.
Fatto sta che il tarlo mi era entrato in testa. Si vive una volta sola e non ha senso se non hai legami e non combini casini vivere di sogni e di curiosità.
Il problema era che quei ragazzi erano tutti più giovani di me di un bel pezzo e la concorrenza delle colleghe single giovani era spietata, specie dopo che avevano iniziato a girare quelle voci e quelle foto.
Poi ne hanno assunto uno nuovo, un nigeriano, leggermente più anziano (ma sempre più giovane di me di almeno dieci anni) e grosso da far paura. Doveva essere almeno un metro e novanta abbondanti e pesare centoventi chili o più. Enorme. Ha mani che sembrano badili, un sorriso contagioso (le poche volte che sorride) e un fisico palestrato da far paura.
Quando ti passa di fianco o te lo trovi all'uscita inconsciamente ti scosti per non passargli vicino. E' talmente grosso che temi che anche solo una sua leggera spinta ti faccia male.
Tutte le volte che gli passavo di fianco sentivo un brivido. Non sono mai stata un'amante del masochismo. Qualche volta mio marito mi dava qualche schiaffo sul sedere mentre mi prendeva da dietro. A lui piaceva. A me faceva solo male, ma quando passavo di fianco a Marcel, così si chiama, sentivo un brivido fisico tra la paura e l'eccitazione.
La sera a casa continuo a pensarlo. A pensarlo nudo mi chiedo che arnese deve avere tra le gambe. Su internet li ho visti. Lunghi, spessi una cifra, con queste attrici porno che faticano a metterselo in bocca. Riapro il computer e inevitabilmente la mano corre alla passera. Le serate di una single.
Il problema è come fare ad approcciarlo. Poi mi è venuto in mente. Loro terminano il turno una mezzora dopo di noi. Bastava aspettarlo nel parcheggio. Sapevo che veniva in bicicletta e speravo accettasse un passaggio in auto. Già solo a quella proposta se non era scemo avrebbe già capito. E non era scemo.
A casa non ho aspettato neanche un minuto e ho iniziato a togliergli la maglietta e a slacciargli i pantaloni. Un fisico incredibile. Una statua. Perfetto. Guizzante in tutti quei muscoli. Anche mettendomi sulla punta dei piedi riuscivo a baciargli solo il collo.
Poi si è tolto le mutande e sono rimasta un po' così. Non che fosse piccolo, certo, ma normale, assolutamente normale. Unica qualità decisamente positiva è che è completamente nero, ma nero, nero e ha una cappella rosso scuro che invita già lei sola all'assaggio, cosa che nonostante la delusione ho fatto il prima possibile. Così mi sono un po' calmata con quel bel cazzo in bocca.
Erano mesi che non facevo niente e la figa inevitabilmente mi si era un po' chiusa. Lui è stato bravo e a forza di leccarmi mi ha aperto di nuovo completamente. Poi mi ha preso montandomi alla missionaria. E' così grosso che mentre mi prendeva potevo vedergli solo il collo. La sua testa era completamente sopra la mia. Ci siamo girati e mi ha preso da dietro. Non riuscivo a venire. Allora gli ho proposto di montargli sopra io e in quella posizione il suo cazzo mi è arrivato fino in fondo e il clitoride gli sfregava sui peli pubici ricci, insomma finalmente sono venuta cacciando un urlo che mi avranno sentito anche giù alla fermata dell'autobus.
Dopo, sdraiati sul letto gli ho raccontato delle colleghe giovani e delle meraviglie che dicevano sugli altri suoi colleghi della sicurezza. Ovviamente non gli ho detto che il suo non mi era sembrato granché e lui non credo l'abbia capito, ma comunque mi ha detto che per quel che ne sapeva lui ce ne era solo uno che chiamavano tra di loro cavallo per le dimensioni esagerate del suo cazzo. Devo aver sospirato a quella confidenza, fatto sta che lui si è messo a ridere e mi ha chiesto che volevo combinare anche con quello.
"Marcel - gli dico - ma per chi mi hai preso?"
Non devo essere stata convincente, perché il giorno dopo ad un certo punto me li vedo arrivare tutte e due al mio desk con Marcel che fa le presentazioni e propone di uscire quella sera a bere qualcosa.
Mi nego. Ho la passera ancora in fiamme dalla sera prima. Marcel non era gran cosa, ma io erano mesi che ero a riposo e mi ero irritata un poco.
Loro propongono la settimana successiva, visto che era venerdì e forse pensavano che io avessi impegni con la famiglia durante il week end. Rispondo che ne parleremo lunedì in giornata e quelli se ne vanno.
Il week end è stato un inferno. Non riuscivo a concentrarmi su niente, neanche la spesa al supermercato. Al banco della verdura vedevo solo zucchine e cetrioli, ovviamente tutti di dimensioni esagerate.
Tornata a casa ho cercato di darmi pace, ma non c'è stato verso. Le dita per quanto addestrate non sono riuscite ad ottenere l'effetto cercato.
Il lunedì quando me li sono trovati di nuovo davanti al desk ho resistito cinque minuti prima di accettare. Non volevo pensassero che tutte queste italiane sono delle zoccole, ma poi ho ceduto.
La sera e la notte è stato uno spettacolo.
In effetti il cazzo dell'altro è una specie di albero di natale neanche poi tanto in miniatura. Marcel è normale, ma quell'altro è una meraviglia della natura. Nel prenderli in mano tutte e due ho fatto fatica ad essere equanime, a dedicare le mie attenzioni sia a Marcel che a quell'altro. La tentazione continua è stata quella di sdraiarmi davanti e sotto quella bestia, quel totem e adorarlo con la lingua, le labbra, la bocca, le mani e le tette.
Marcel ad un certo punto ha capito e si è ritirato ad un metro da me.
In cuor mio l'ho ringraziato mentre, nel potermi dedicare completamente a quell'altro, la figa mi diventava un lago.
Meno male, mi dicevo, che ho fatto l'amore con Marcel. Se fossi arrivata a questo palo dopo mesi di astinenza mi avrebbe aperto in due come una noce di cocco.
Quando mi ha messo a pancia in giù con un bel cuscino sotto la pancia e ha iniziato a prendermi pian piano, mentre Marcel mi si avvicinava e me lo metteva davanti alla faccia, sentivo distintamente quel palo bollente entrare di centimetro in centimetro. Credo fosse più o meno a metà che ho sentito male e gli ho chiesto di fermarsi un attimo, cosa che ha fatto, senza uscire però. Si è messo a ruotarmi il cazzo dentro la figa. Quando era a sinistra il dolore spariva. Il mio rilassamento in quella posizione doveva essere evidente anche al suo enorme cazzone, perché riprese a prendermi così e in poco tempo fu dentro tutto. Almeno a me sembrava così. Tutto. Poi nel dubbio ho allungato una mano dietro e ho cercato di arrivare a toccarlo. In realtà non era dentro tutto. Fuori rimanevano almeno un paio di centimetri completamente bagnati dal suo e dal mio liquido.
"Spingi" soffiai. E lui non se lo fece ripetere due volte. Un tornado, una tempesta, un fulmine, una mareggiata forza nove. Urlai di nuovo come una pazza intanto che giù da basso l'autobus cacciò una frenata particolarmente rumorosa.
Marcel mi è venuto vicino e mi ha carezzato la testa.
Mi hanno lasciato sola sul letto a riprendermi dieci minuti.
Li sentivo di là in cucina che parlottavano e ridevano.
Quando il respiro mi è tornato normale li ho chiamati.
Sono entrati nella stanza e nel vedere i loro due cazzi ondeggiare tra le loro cosce mi sono sentita svenire.
Due insieme dentro ad una donna l'avevo visto solo su internet e non ne avevo nessuna voglia, ma di nuovo e di nuovo quel palo e anche anche il povero Marcel che non aveva avuto ancora niente, ecco il pensiero mi ha eccitato di nuovo spaventosamente.
Ho chiesto a Marcel di leccarmi e poi prendermi, cosa che ha fatto con la maggior foga possibile. Niente al confronto di quel che era successo e di quel che capitò dopo quando l'altro mi prese ancora e ancora.
Intanto che Marcel mi prendeva, io con la lingua a punta omaggiavo il cazzo delle mie brame e me lo guardavo e gli leccavo la base della cappella. Il cazzo era quasi asciutto, caldo e asciutto. Un godimento solo quel pompino.
Come avevo sempre sospettato, una si può dedicare a fare un pompino se non sente granché dentro di sé, anche se viene montata con arte e dedizione. Che è quello che faceva il povero Marcel, ma la mia testa era tutta per l'altro e una voce dentro mi diceva: "ma è enorme! Non ti è ancora bastato? Che troia che sei!"
Ma quando ti entra un cazzo vero, non hai voglia neanche per un attimo a fare pompini. Quello ti riempie completamente. Del tutto. Ti apre e ti riempie e tu godi, godi, godi e basta. Fino allo stremo.
Il giorno dopo sono rimasta in ferie a casa a farmi impacchi e quando sono tornata al lavoro non ho detto niente a nessuna, anche se ho avuto l'impressione che tutte sapessero.
Non importa. Il cavallo, Mark, adesso, è ospite fisso il martedì. Marcel lo accompagna solo quando Mark al lavoro viene e mi dice che Marcel sente la mia mancanza, poverino. La pubblicità dice che two is better than one. Sarà vero, quando gli attrezzi sono normali, non so. A me basta e avanza il palo di Mark che pian piano mi ha preso ovunque, anche dove prima di lui c'era il cartello "vietato l'accesso". Quando una si innamora. Del cazzo che fa per lei, intendo.
Io sono single, quarantenne, divorziata ormai da quasi dieci anni, senza figli, sempre sola come un cane, ma, ragazze, che scopate"
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