Prime Esperienze
il trattamento - seconda parte
22.01.2025 |
918 |
1
"Lui se ne liberò e prese a tormentarle i capezzoli, prima uno e poi l’altro, in continuazione, alternando una pressione decisa a mano aperta a brevi e intensi piccole prese ai capezzoli tenuti..."
Quando quello si sfilò e sparì, lei rimase un po’ delusa, lì a gambe aperte sul letto. Le avevano annunciato la seconda parte del trattamento, ma quando iniziava? Per adesso era lì da sola. Ormai aveva fame, o come diceva lei, le si muoveva il pancino. Non potevano smetterla così. Era una donna normale e quel ragazzo di prima era stato volenteroso e anche abile tecnicamente, ma inadeguato. Quel suo pene così lungo, ma sottile, sottile non l'aveva soddisfatta, ma lasciata lì solo con un desiderio insodisfatto.Nel buio più assoluto sentì la tenda del letto aprirsi ed un altro uomo si sdraiò al suo fianco. Che fosse un altro le fu immediatamente chiaro, visto che doveva pesare un bel pezzo più del suo collega di prima. Il letto cigolò un poco. Al buio, contro la tenda, intravide una testa e un dorso. Doveva essere molto più alto del precedente e molto più grosso. Lei, curiosa, allungò subito una mano e sentì che anche questo era nudo. Allora sfiorando una coscia flessa (doveva essere in ginocchio) cercò il pene e lo trovò e lo strinse. Grazie a Dio era normale. Menomale. Normale. Non voleva niente di più. Normale.
Il suo nuovo compagno di letto le si sdraiò di fianco e carezzandole la testa le si offrì per un bacio. Lei si girò su un fianco nella sua direzione. Continuava a tenere il pene in mano. Era come una bussola al buio. Sentiva i suoi seni sfiorare le lenzuola calde e il capezzolo era grande e in rilievo. Non aveva per la verità molta voglia di assaggiarlo. Voleva scopare. Come Dio comanda. Ma pensò che forse quello se lo aspettava e così iniziò. Ma dopo poco smise. Leccarlo e succhiarlo le metteva ancora più voglia. Irresistibile. Si risdraiò supina sul letto. Notò allora che era cambiata la musica e anche il profumo. Questo era più forte. Muschio e cedro. Sembrava vagamente una acqua di colonia maschile. Allungò il collo avvicinandosi all’uomo. Non era lui che aveva quell’odore. Lui sapeva di cannella, dolce, sottilmente dolce. L’odore di muschio e cedro veniva dall’aria. E aveva preso completamente il posto dei precedenti odori orientali.
Sentì che lui si muoveva al buio. Gli lasciò libero il pene e gli carezzò la pancia, soda, piatta. Niente male, pensò lei. Una gamba di lui la superò sfiorandola, mentre l’altra le strinse una gamba. Capì che si era messo a cavalcioni su di lei. Una mano le sfiorò il monte di venere e le carezzò il clitoride, prendendo a massaggiarlo con due dita tese in senso rotatorio.
Prima di chiudere gli occhi guardò in avanti cercando ancora una volta di cogliere la figura di lui. L’ombra sembrava arrivare su fino al baldacchino. Doveva essere davvero molto alto. Un braccio le si posò di fianco ala spalla. Con l’altra mano lo carezzò. Era forte, teso, con i bicipiti gonfi nello sforzo di sostenere tutto il peso del torace, mentre l’altra mano era ancora là, giù, a ruotare lentamente sul suo clitoride. Era completamente bagnata. Lui smise ed entrò. Un sospiro. Finalmente. Prese a fotterla con grande energia. Le dava dei colpi potenti che la sbattevano quasi a capo del letto. Ogni volta le sue tette sobbalzavano e la gambe le si aprivano ancora di più.
Dopo lo sbigottimento inziale (non si aspettava dopo tanti riguardi un approccio, come dire, così diretto) doveva ammettere che era stupendo. E che cazzo, finalmente. Lui la portò all’orgasmo. Lui non venne. Un professionista, pensò. Poi la girò a pancia in giù con le sue braccia forti e la prese da dietro, mettendole un cuscino sotto la pancia. Andò avanti così finché non la sentì tramare ancora. Poi le si sdraiò di fianco e la invitò a salire su di lui.
Lei lo tastò. Era ancora perfettamente rigido, pronto. Una delizia. Era un po’ stanca, ma quella, quella era la posizione che preferiva, nettamente. Si tirò su, lo scavalcò e preso il suo cazzo tra le dita se lo infilò e iniziò a cavalcarlo con foga, alternando le cadute profonde a brevi sussulti. Lui allungò una mano verso il suo seno. Era una mano grande, nodosa. Lei la carezzò con le dita al buio. Lui se ne liberò e prese a tormentarle i capezzoli, prima uno e poi l’altro, in continuazione, alternando una pressione decisa a mano aperta a brevi e intensi piccole prese ai capezzoli tenuti con il pollice e l’indice. Le sembrava di avere delle tette enormi, bellissime, sode ed enormi, proprio quelle che gli uomini volevano, dure, con i capezzoli tesi, gonfi, grandi, e poi quando avvertì lo sforzo di lui che si tirò su (facendolo il pene quasi le sfuggiva e lei dovette premere ancora di più per riprenderlo dentro di lei) e iniziò a baciarle un seno, la sua bocca calda, la lingua grande, affamata, lei lì venne, di nuovo, con una serie di respiri profondi.
Lei scese e gli si sdraiò di fianco. Sfatta, stanca, sudata. Felice. Soddisfatta. Con una mano prese a carezzargli il torace. I peli, folti, erano morbidi, profumati, come un cuscino.
Fu in quel rilassamento che la voce annunciò l'inizio della terza parte del trattamento.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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