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La padrona di casa


di poeta57
11.03.2026    |    4.552    |    4 9.8
"“Non credo” mormorai, mentre in cuor mio mi chiedevo: “domani è troppo presto?” Giù dalle scale, avvertii la passera aperta e dolorante..."
Mio marito ha sempre guadagnato bene. Come non so, ma non importa. Con i soldi ha comprato appartamenti che poi ha intestato a me, a mio figlio, mia figlia e anche al piccolino. Ora tutta sta roba gliela gestisco io. Dice che dei commercialisti non si fida e probabilmente fa bene. Comunque, di me si fida e qui sono sicura che fa bene. Mai preso un soldo dagli affitti che non finisse sul suo conto. Tanto io poi ho la carta di credito e lui, mio marito, non si è mai azzardato a dire un bè su quel che spendo. Anche perché spendo poco per essere una che cerca di mantenersi decente. E poi anche lui capisce che non può mica portarsi in giro una moglie con la ricrescita, depilata un po’ sì e un po’ no e molle come un fico maturo. Quindi palestra, estetista e boutique sono assicurate.
E dalle palpate al culo che ancora mi dà la sera quando rientra dal lavoro direi che anche lui apprezza i miei sforzi per rimanere quel che sono sempre stata: una bella manza da fottere, come diceva lui.
Oltre le palpate si va raramente, ma devo dire che anche a me la libido mi è caduta, anche se quando gliene ho parlato alla mia dottoressa, quella dopo avermi detto che alla nostra età è normale ha anche aggiunto: “poi prova a cambiare manovratore e vedi come l’ormone torna vivace”. Mi sono messa a ridere e le ho chiesto come faceva a dirlo, ma lei ha risposto solo con un prolungato ehhhh, un sorriso che era quasi una risata e gli occhi che guardavano su la Madonna. Abbiamo la stessa età, abbiamo fatto le stesse scuole fino ad un certo punto, conosco bene suo marito e poi in una piccola città come la nostra si sa tutto di tutti, ma di lei non avevo mai sentito niente. Forse perché la gente sa che siamo amiche anche con le famiglie e comunque chi se ne frega.
Da quel giorno ho iniziato a guardarmi in giro. Eh sì perché è vero che la libido ce l’ho sotto i tacchi e la passera è più secca del Brenta d’agosto, ma sta storia del cambio di manovratore mi intrigava. Era un po’ come se volessi controllare di essere ancora viva, non so se mi spiego. Guardarmi in giro? Intendo osservare meglio il parco maschile che avevo occasione di incontrare. Qualche bell’impiegato a ora di pranzo al super ogni tanto lo beccavo e gli guardavo, di nascosto, si intende, il culo o le spalle o d’estate con le magliette o le camicie con le maniche rialzate gli avambracci o il collo e quando li beccavo belli possenti, insomma, sempre di nascosto, con gli occhi ci tornavo su spesso e volentieri. Tornata a casa avevo anche provato a vedere se lì sotto capitava qualcosa applicando le stesse cure che ogni tanto applicavo da ragazza, anche se devo dire che allora non è che ne avessi così bisogno, dato che bella, alta e formosa come ero certo non mi sono mai mancati i divertimenti. Niente. Niente di nuovo dal fronte meridionale, neanche quando un giorno ho preso la macchina e sono andata nel capoluogo dove ho comprato una rivista porno. Niente. Solo una scorpacciata di cazzi che così grossi non sapevo neanche esistessero, ma neanche la loro vista ha smosso la montagnola di sabbia che mi sembrava di avere tra le cosce. Mi era solo rimasto un certo nervosismo che poi quella sera sfogai con mio marito, sorpreso, ma non dispiaciuto che io tornassi a mettere le mani tra le sue cose.
Potrete ben capire la mia sorpresa il giorno di inizio mese dedicato a passare dagli inquilini a riscuotere la pigione quando lo stomaco, chiamiamolo così, improvvisamente mi si mosse quando l’inquilino dell’appartamento di mia figlia, uno studente appena fuori corso, sempre regolare nei pagamenti, di tutto un tratto se ne uscì dicendo che non ce la faceva più e che adesso che stava per lasciare l’appartamento doveva dirmelo per forza visto che poi non mi avrebbe più visto: mi desiderava da pazzi dal primo giorno in cui gli avevo fatto vedere l’appartamento. Scoppiai in una risata. Aveva l’età di mia figlia. Era sì certamente un bel ragazzo, ma io, appunto, potevo essere sua madre. Cosa gli saltava in mente? Se l’avessi detto a mio marito l’avrebbe buttato fuori senza neanche aspettare i tre mesi di contratto che restavano. Quando riuscii a smettere di ridere gli chiesi se era impazzito. Con tutte le belle ragazze che poteva avere. “Non mi interessano” rispose lui “io voglio lei. La voglio con tutta la mia forza e il mio desiderio”
Avevo una vaga idea, un vago ricordo cosa quelle parole potessero voler significare, ma, come la brava moglie che ero e sono sempre stata, tornando a ripetere che secondo me era impazzito lasciai l’appartamento, chiedendogli di preparare il fitto che sarei passata la settimana successiva a prenderlo. “Il fitto, dico. Solo il fitto” ripetei dandogli le spalle e abbandonando la casa.
L’appuntamento successivo era a casa di mio figlio che era affittato ad una coppia di meridionali, anche loro molto per bene e sempre regolari nei pagamenti. Di solito a quell’ora c’era la moglie, una moretta tutte curve, mentre il marito, meccanico d’auto presso un concessionario del posto, a quell’ora era sempre al lavoro. Era il giorno delle soprese, quello, perché ad aprirmi venne lui, il marito, un marcantonio ancora tutto sudato, a torso nudo, che si scusò, mi fece entrare e disse che stava per fare una doccia. Sua moglie era dovuta scappare dalla madre che si era sentita poco bene e quindi, sapendo che io sarei passata, lei, la moglie, aveva chiesto al marito di tornare prima dal lavoro. E adesso era lì, sorridente, a torso nudo, con tutti quei muscoli che schizzavano da sotto quella pelle leggermente scurita e quelle spalle gigantesche e le mani, le mani grandi e nodose. Non so se sapete cosa pensiamo inconsciamente noi donne quando vediamo delle belle mani grosse e nodose. Ve lo lascio immaginare.
Fatto sta che prima quell’altro che si dichiarava e il mio stomaco, chiamiamola così, che aveva dato segni di vita e adesso questo marcantonio, bello piantato, insomma mi vennero le scalmane e lui mi fece sedere e io accavallai le gambe scoprendo un poco le cosce belle toniche, ma giuro non lo feci apposta e lui si avvicinò per porgermi un bicchiere d’acqua e il suo odore di maschio si fece così pregnante che nell’allungare la mano per prendere il bicchiere sbagliai bersaglio e finii sul suo avambraccio e ritraendomi glielo accarezzai e adesso lo stomaco era davvero in subbuglio e mi vennero in mente alcune foto del giornale porno nelle quale c’era uno che gli assomigliava e che sotto, neanche a dirlo, aveva un ben di Dio che io non avevo mai neanche potuto immaginare esistesse.
“Si sente bene?” mi chiese. Aveva anche una voce maschia e bassa, di quelle che fanno tremare.
“Sì” risposi in un sospiro, dicendomi che quello stronzo aveva capito tutto. Improvvisamente ero molto stanca.
Lui mi porse una mano e disse: “Venga che le faccio vedere. E’ da due giorni che abbiamo una macchia di umidità sul soffitto in camera da letto”
Gliela afferrai e per un momento, un lungo momento, non gliela lasciai. Poi ci incamminammo verso la camera da letto del figlio. Accanto al letto ad una piazza e mezzo dove dormiva suo figlio osservammo una bella macchia umida e grossa in un angolo.
“E’ molto umida e grossa” osservai. Nel girarmi me lo trovai davanti ben oltre la distanza di sicurezza e potrete ben capire che in quella situazione quando lui allungò le labbra verso le mie io non mi tirai indietro.
Era esattamente quello che mi aspettavo. Un animale sudato, grosso, affamato tra le mie cosce e quando avvertii il mio calore tra le gambe mi ricordai della mia amica dottoressa e del manovratore. Caspita se manovrava bene quel ben di Dio che aveva tra le cosce.
Non avevo mai tradito mio marito, ma quando me lo sentii dentro e in fondo, così in fondo, tanto in fondo, mi dissi, prima di sparire nel delirio del desiderio, che ne era valsa la pena. Quando finii ed uscì, appena fui in grado di capire qualcosa, mi misi sdraiata su un fianco verso di lui e prima glielo osservai e poi glielo presi in mano. Era pesante, quasi fosse piombo. La cappella era ancora in parte scoperta e tenendolo in mano, al caldo, diede qualche segno di vita. Cercai di confrontarlo mentalmente. Con quello di mio marito non c'era partita. E con quei cazzoni che avevo visto nel giornale non avrei saputo dire, ma questo era decisamente meglio. Non per le dimensioni, che poi a memoria chissà, no, certo, ma questo era vivo, vispo, tosto, pesante, lucente e, dopo poco, duro e scolpito come nel legno.
Non avevo nessuna voglia di baciarglielo, non baciavo volentieri, ma di scopare di nuovo, quello sì e quando mi girò a pecora per un attimo pensai “una signora come me” poi il cervello mi tornò in pappa e non tornò normale fino a quando sentendo il suo calore dentro di me non cacciai un urlo che con mio marito non ricordavo di aver mai fatto. In quei momenti averlo caldo, grosso e fermo dentro di me era un piacere infinito. ”Che troia che sono” pensai.
Poi mi rivestii con calma. Presi l’affitto e cercai la porta di uscita. Sulla porta lui mi chiese se ci saremmo rivisti. “Non credo” mormorai, mentre in cuor mio mi chiedevo: “domani è troppo presto?”
Giù dalle scale, avvertii la passera aperta e dolorante. Erano anni che non capitava o forse non era mai neanche successo. Anzi no, una volta era successo, quella volta che ci eravamo chiusi in camera io e mio marito e avevamo scopato per due giorni a fila chiedendo all'albergo di portarci da mangiare in camera. Era il viaggio di nozze. Poi basta. Sempre e solo il regolare. Quel che serve a calmare i nervi. Oggi altro che nervi! Oggi mi ero tolta la fame per un pezzo. O forse no. Lui non aveva osato chiederlo e io, io sono una signora e quindi non potevo certo chiederlo io, ma mi mancava una cosa, adesso che ci pensavo. Al solo pensiero un brivido, di nuovo. Tornare su? Era tardi, magari tornava la moglie. E poi che fare, suonare e dire: scusami caro, ma non me lo hai dato lì dove non batte il sole che a me piace tanto? Non scherziamo. Ma come fare a farglielo capire? Mio marito aveva fatto tutto lui e mi era decisamente piaciuto. Ma prenderlo lì, magari a lui, all'inquilino non verrà mai neanche in mente. Peccato. “Che troia che sono” mi dissi di nuovo “Una bella manza da fottere” come mi dice sempre mio marito, che poi però ormai, e per fortuna, ha perso la voglia e poi mi dissi “Però ne valeva la pena” e ancora “Tanto non lo saprà mai nessuno” E subito mi venne l’idea di tornare l’indomani dalla dottoressa e confessarle tutto. “Sei pazza” mi dissi, ma non ero sicura che avrei resistito.
Al portone mi girai di scatto e suonai il campanello. Quando quello disse pronto, io dissi solo “Settimana prossima in via Trento 10 citofono Bianchi alle tre” Poi senza attendere risposta me ne andai.
Era l’appartamento del piccolino, in quel momento sfitto.
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