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Prime Esperienze

La vedova giovane


di poeta57
05.05.2026    |    4.473    |    4 8.4
"Per un attimo aveva pensato (sognato?) di sposarlo e tenersi Don Giovanni come amante..."
Liberamente tratto da un racconto di Maugham.

Lei era dannatamente bella. La considerava quasi la sua maledizione. Fin da ragazzina gli uomini impazzivano per lei, tanto che persino il miglior amico di suo padre l’amava, senza farne un mistero a nessuno, a lei stessa, a suo padre e a sua madre.
Ovviamente lei, che oltre ad essere di una bellezza disarmante, era anche molto giudiziosa si era sempre ben guardata dall’accettare la corte o le proposte di questo o di quello, compreso, soprattutto l’amico di suo padre. Con venticinque anni più di lei a sedici anni a lei sembrava un vecchio e bacucco.
Poi a vent’anni si innamorò perdutamente dell’unico che non sembrava essersi accorto della sua bellezza. Era bellissimo anche lui e tremendamente instabile. Dopo il matrimonio iniziò a bere e quando rientrava ubriaco le faceva fare cose che una ragazza per bene non avrebbe mai dovuto fare.
A parte essere presa con la forza (in quei casi lei stringeva le labbra per non urlare dal dolore), anche quando le dava il tempo di acclimatarsi un poco, era comunque sgarbato, le dava della troia e puzzava d’alcool tremendamente. Il peggio era quando rientrava con qualche suo amico altrettanto ubriaco. Una ragazza per bene, no, quelle cose non le avrebbe mai fatte, ma non c’era modo di sfuggire. Era pur sempre suo marito e lei, lei lo amava nonostante tutto perdutamente. Voleva aiutarlo in ogni maniera e anche concedersi così, in quelle maniere, era un modo per cercare di aiutarlo.
Deliziosi erano i pomeriggi e le serate con lui sobrio: era l’essere più dolce e sensibile che avesse mai conosciuto ed un amante passionale e instancabile. In quei casi suo marito mai ricordò quel che le aveva fatto fare, né mai le chiese se ci fossero state almeno delle volte in cui la cosa era stata piacevole anche per lei. Mai. Se lo chiedeva lei, ogni tanto, al ricordo di quella violenza e di quella possanza, del terrore che aveva provato e del sollievo, come chiamarlo altrimenti, nel sentirlo (nel sentirli) finalmente appagato dentro di sé. Se avesse ancora frequentato la Chiesa probabilmente avrebbe dovuto confessare al padre confessore che sì, c’erano state delle volte che anche lei aveva goduto ad essere così presa senza riguardi. Poche, certo, ma c’erano state e al ricordo, al ricordo del marito (e di quell’altro) che la prendeva, la strattonava, le strappava la gonna e le mutandine, la girava sotto sopra come fosse un cuscino, ecco a quel ricordo sentiva come una strana sensazione a metà tra lo stomaco e il pube.
Poi suo marito era morto. Un terribile incidente mentre guidava ubriaco.
A trent’anni si ritrovava vedova e, passato il lutto, di nuovo piena di spasimanti. La sua bellezza, infatti, lungi dall’essere sfiorita era mutata certo da quella adolescenziale, ma anche lei allo specchio vedeva quanto fosse piena, completa, perfetta.
Uno dei primi a farsi avanti fu l’amico di suo padre. Già al funerale del padre e poi a maggior ragione a quello di suo marito lui le era venuto vicino e le aveva sussurrato che poteva contare completamente su di lui. Il suo amore non era stato scalfito dagli anni di matrimonio e dalle voci che inevitabilmente si erano diffuse sulle pratiche che quel disgraziato di suo marito le aveva imposto.
Quell’uomo, ormai sulla cinquantina abbondante, era ricco sfondato, bello anche, volendo, ma noioso e pedante e preciso ed educato che lei non ci poteva vedere.
Fatto sta che un pomeriggio lui venne a casa sua e le propose di sposarlo. Doveva assumere per conto del governo un incarico di rappresentanza all’estero ed era bene (meglio) che fosse sposato. Chi meglio di lei che lui amava fin da quando era bambina e che rispettava e adorava sempre e a qualunque modo e costo?
Lei, giudiziosa, non lo rifiutò subito, ma chiese solo un paio di giorni per pensarci su meglio. Lui accettò: poteva fare diversamente?
Quella sera lei accettò un invito a cena da parte di una vecchia signora risaputamente poco rispettosa delle tradizioni. Era molto divertente, quella anziana signora, e lei pensò che dopo tutto quel lungo periodo di lutto e dopo quella proposta così allettante da un punto di vista materiale, a così altrettanto noiosa da ogni altro punto di vista, una serata a mangiare bene e sentire stupidaggini le avrebbe fatto bene,
Alla cena era presente anche un noto Don Giovanni, uno che si era sposato, aveva tradito la moglie con la sua migliore amica sposata con il suo migliore amico, inducendola così al divorzio per poi mollare tutte e due, moglie e amante, per scappare con una terza, mollata anche lei dopo non molti mesi, per diventare l’amante di innumerevoli altre signore amiche e sconosciute. Il Don Giovanni appena la vide le si buttò addosso riempiendola di complimenti che, in alcuni casi, quando erano troppo osè, la fecero anche arrossire.
La cena fu deliziosa. Al termine la padrona di casa, che aveva allietato tutti con battute spesso a sfondo sessuale molto divertenti, pregò il Don Giovanni di accompagnarla a casa. Lei si schernì, dicendo che avrebbe chiamato un taxi e che non voleva dare incomodo, ma poi dovette accettare.
In macchina lui, Don Giovanni, dopo poco se ne partì con una filippica sul fatto che lei non poteva e non doveva assolutamente accettare di sposare quel mammalucco dell’amico di suo padre. “Sposi me” ad un certo punto se ne uscì. “Anche io ho una buona rendita, non dorata come quello, ma sufficiente a farci vivere allegramente e serenamente”.
In cuor suo, lei accolse quella inattesa proposta come un chiaro tentativo di portarsela a letto. Magari non quella sera, ma se avesse aperto uno spiraglio a quella idea, lui avrebbe iniziato a frequentare casa e dai e dai l’avrebbe vinta. “Assolutamente no. Non se ne parla nemmeno” “Perché?” chiese lui. “Perché io non l’amo”, rispose lei, girandosi per l’imbarazzo verso il finestrino dell’auto.
Dicendolo le tornarono in mente le parole del suo amico notaio che aveva seguito l’eredità del marito e le lasciandola le aveva detto: “Si rifarà presto una vita, ma mi raccomando, la prossima volta non si sposi per amore. Badi al suo futuro e alla compagnia”
Quel suo momento di incertezza fu interpretato dal Don Giovanni come una esitazione. Sporgendosi in macchina verso di lei ancora una volta lui disse “Io ti amo” e proprio in quel momento lei si girò verso di lui e lui le afferrò la nuca scoperta dalla bella acconciatura dei capelli, la tirò a sé e la baciò.
Il primo bacio da vedova. Quella leggera pressione sulla nuca, quella sottile violenza delle labbra sulle sue, quell’accenno di lingua. Lei lo abbracciò e si fece baciare. Si baciarono a lungo e più si baciavano più lei avvertiva con chiarezza il montare della passione di lui. Un anno che non toccava un uomo. La coscienza che da quel libertino non sarebbero sorti problemi, a dispetto delle sue parole, che era certa fossero state pronunciate solo per arrivare lì, dove ora erano, ecco, tutto fece sì che lei lo spingesse delicatamente più in là e scendesse a soddisfare la sua voglia e la propria. La mano di lui quasi subito si fece strada sotto la gonna sentendola pronta al piacere che venne per entrambi quasi all’unisono quando lui le donò del proprio e lei, a quel calore, e alle dita esperte di lui, venne sospirando e tremando.
Una volta ricomposti, lei gli chiese di essere portata a casa. “Ti vedrò domani?” le chiese lui. Lei non rispose. Il suo silenzio fu per lui un sì. Per lei una attesa.
A casa, i domestici dormivano. Aprì la portafinestra della camera da letto e lasciò entrare la frescura dell’umidità della notte. Andò in bagno, si lavò e tornò in camera ad indossare una leggera camicia da notte. Nello spogliarsi ebbe l’impressione che qualcuno di là dalla finestra la guardasse, ma non ci fece caso. Aveva i nervi ancora eccitati per l’accaduto (dopo tanto temppo) e questa fu la spiegazione che si diede.
Aveva torto. Un ragazzo della borgata vicina che da giorni la osservava di nascosto(non aveva mai visto una donna così bella) quella notte si era prima accucciato su una panchina del giardino in attesa che rientrasse e poi si era addormentato. Era stato svegliato dal rumore di lei che spalancava la porta finestra. Di lì l’aveva vista nuda ed era rimasto abbagliato dai suoi seni, dai suoi fianchi e dalla snellezza delle sue gambe e dalla leggerezza dei suoi piedi.
Così, finalmente lo vide lei, soffocando un urlo di paura.
Lui le si fece incontro attraversando la porta finestra. Avrà avuto vent’anni o forse venticinque. Era alto, snello, di quella snellezza e con quei lineamenti asciutti che solo la fame può dare. Lei gli chiese cosa volesse. Lui rispose solo guardarla. “Hai fame?” gli chiese lei. Lui scosse la testa positivamente. “Vieni” gli disse e lo condusse così in camicia da notte in cucina dove gli preparò qualcosa. Lui mangiò voracemente senza toglierle un attimo gli occhi di dosso. Appena i suoi seni per un movimento, anche il più leggero, si scuotevano, ecco il ragazzo apriva la bocca per la meraviglia. Lei sorrise e quasi rise.
Finita quella magra cena, lei lo condusse in camera prendendolo per la mano e lui, lui si fece condurre docilmente solo abbassando, quando non visto, gli occhi ad ammirare quel sedere così sodo ed elastico.
Quando lei si sedette in camera ed accavallò le gambe lui rimase in piedi. La sua eccitazione era ormai del tutto visibile. Lei si sentì in colpa di quel suo stato. La sua eccitazione da quel rapporto in macchina ormai era scomparsa ed era subentrata alla vista di quel ragazzo una empatia che mirava solo a fargli del bene.
“Vieni qui” gli disse e lui si avvicinò. Lei lo spogliò. Il suo cazzo era scoperto e lucente. Lei lo guardò come si guarda un bell’animale che ha bisogno di cure. Allungò una mano e prese a masturbarlo.
Non aveva messo in conto l’esuberanza e la mancanza di educazione di un giovane di borgata. Quello le tolse la mano dal cazzo, le prese entrambi i polsi, la tirò su e la sbatté sul letto. La camicia da notte leggera si sollevò tutta scoprendo cosce, inguine e la pancia perfettamente piatta e, ciò nonostante, morbida.
Lui le fu addosso. Lei cercò di fermarlo dicendo di aspettare un minuto, ma la sua furia fu inesorabile e le allargò le gambe e la prese. Non era del tutto pronta e come altre volte col marito dovette stringere i denti per non urlare dal dolore. Poi man mano che affondava in lei, tutto si sciolse, lei gli afferrò i fianchi stretti e magri (mai in un uomo aveva sentito tutte quelle ossa appena sotto la pelle) e lo attirò a sé sussurrandogli solo “scopami”.
Il ragazzo venne come un fiume in pochi istanti buttandosi sul letto di fianco a lei.
Lo guardò. Era davvero molto bello nella sua magrezza. Il contrasto tra la potenza del suo inguine e la magrezza del suo costato era bellissimo. Allungò una mano e prese a carezzargli l’addome (non lì, era pur sempre una donna per bene), per poi salire alle costole, alle clavicole, alle spalle. Poi si chinò a baciargli le labbra giocando con la lingua sul contorno e, quando lui, fece apparire la propria, con la sua lingua..
Il suo vigore riprese subito e lei lì prese per un attimo il comando, scendendo a rendere omaggio a quel bendiddio che aveva tra le gambe. Lo leccava come una gattina, solo con la punta della lingua, senza mangiarlo. Lo voleva vedere tremare dal desiderio e quando le piccole gocce uscivano chiare e limpide lei subito le leccava. Poi lui si tirò su, allungò una mano e la spinse più in là, lei si abbandonò completamente ai suoi desideri. Quello era per lei essere femmina. La prese e la riprese. La fece venire e la rifece venire. Lei stessa si sentiva una fornace, come alcune volte era successo con suo marito e, a ben pensarsi, almeno un paio di volte anche con il suo amico. Quando alla fine lui le si offrì, lei anche in quel caso fece quello che lui desiderava: voleva venire sul suo viso, eccomi, pensò. Sono una femmina, disse, mentre lui la ricopriva, mettendosi una mano tra le cosce quasi a sincerarsi della sua femminilità. Era femmina, umida, aperta, soddisfatta e ronfava, mentre sentiva il calore sulle guance, come una gatta soddisfatta.
Il mattino lui sparì prestissimo. Disse che doveva andare a lavorare.
Lei si addormentò un poco. Poi fece un bel bagno aiutata dalla domestica e attese l’arrivo di Don Giovanni che non si fece attendere troppo.
Quando si presentò quell’altro, l’amico del padre, serissimamente rifiutò la sua proposta di matrimonio. Per un attimo aveva pensato (sognato?) di sposarlo e tenersi Don Giovanni come amante. Ma era una donna per bene e queste cose le donne per bene non le fanno.
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