tradimenti
Il poker col capo
12.01.2026 |
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"Avrei dovuto prepararmi anche un minimo di bagaglio e questo non l'avevo previsto..."
Mi sono sposata giovane, giovane. Mio marito ha qualche anno più di me, ma di poco. Lui era (è) di una importante famiglia della città, ricca, molto ricca e io ai tempi, invece, ero una ragazzina molto carina e vivace e niente più.I miei erano operai, o, meglio, mio padre. Figuratevi come vivevamo e cosa si diceva a cena. Niente, niente di più del necessario.
Poi incontrai Marcello, così si chiama mio marito, ci fidanzammo e la mia vita cambiò.
Lui fin da fidanzati mi passava i soldi per i vestiti, scarpe, trucco, tutto insomma e dopo poco ci sposammo.
Potete immaginare le facce dei miei suoceri e dei loro parenti. Poi mi apprezzarono, non tanto certo per la mia bellezza, ma per la mia intelligenza e carattere. Sono sempre stata ferma nelle mie opinioni, ma ho sempre saputo tacere quando serve e mediare quando è opportuno.
Marcello, invece, è un paciarone, sempre allegro, con la testa tra le nuvole e probabilmente se non fosse stato ricco di famiglia oggi saremmo ridotti male.
Meno male che le finanze le fa gestire a me. Lui ha il suo lavoro, che non gli basta, dico come soldi, anche perché gli piace giocare a poker e come tutti a volte vince e a volte perde.
Quando perde torna a casa come un cucciolone e a me tocca coccolarlo e tirarlo su di morale.
Essendo ancora relativamente giovani il sesso è uno dei modi che lui apprezza di più come metodo per ristabilire l'umore dopo una sconfitta e a me non pesa più di tanto. Non sono mai stata una assatanata del sesso, ma mio marito è bravo, mi ha fatto scoprire lui l'amore e l'intesa ancora oggi funziona bene, direi, abbastanza bene, per una coppia che ormai sta insieme da poco meno di trent'anni.
Poi è successo.
Cosa è successo? E' successo che è tornato a casa davvero come un cane bastonato, quasi piangendo e confessandomi che aveva perso al gioco con il suo capo un ammontare tale che avremmo dovuto vendere una proprietà.
Ero incredula. Aveva già perso in passato somme importanti, ma come ho detto la sua famiglia ha le spalle grosse e adesso che i suoi se ne sono andati e lui era figlio unico tutto quello che c'era è nostro. Però stavolta la cifra era davvero esorbitante. Rimetterci un appartamento di più di 200 metri quadri in centro a Milano non aveva senso.
Gli chiesi se aveva chiesto al suo capo se poteva pagare un po' per volta.
Mi disse che non ci aveva pensato e che l'indomani glielo avrebbe chiesto.
Quella sera dovetti superarmi per tirargli su il morale, non so se mi capite. La mia bellezza che non era più integra, ma che era ancora cospicua, su di lui dopo trent'anni non aveva più grande effetto. Tutta tecnica. Sono brava e ce la feci.
La sera successiva si presentò a casa con il suo capo, un bell'uomo più o meno della nostra età, di poche parole, ma certamente non maleducato. Quando parlava, di qualsiasi cosa parlasse, capivi che aveva una intelligenza decisamente superiore a Marcello. Povero patatone.
Si sedettero a cena e la servitù ci servì quel che era stato preparato. Meno male che stanno sempre un po' abbondanti con le porzioni e quindi anche la sorpresa dell'ospite inatteso fu assorbita.
Dopo cena ci accomodammo in salotto dove fu servito del Ruhm di ottima annata.
Fu a quel punto che con i domestici ben ritirati nelle loro stanze mio marito se ne uscì con la proposta.
Il capo accettava di non essere pagato per la vincita al gioco se io mi fossi concessa.
A sentire quelle parole gli occhi quasi mi uscirono dalle orbite. "Come?" riuscii solo a dire.
Mio marito me la ripetè. Il capo guardava nel vuoto, come se fosse stato rapito da un profondo pensiero proprio in quel momento.
"Ma voi siete pazzi!" mi venne di cuore.
Non avevo mai tradito Marcello e non mi era mai neanche venuto in mente, nonostante, data la mia bellezza, come potrete facilmente capire spasimanti e potenziali amanti non mi fossero mancati. Per me il sesso era Marcello e anche solo l'idea di mettermi nuda di fronte ad un altro, ad un estraneo mi faceva accapponare la pelle.
Marcello mi venne vicino, mi mise una mano su un ginocchio e come faceva sempre quando non sapeva cosa dire iniziò a piagnucolare. Insopportabile.
Mi alzai di scatto e tutti e due si alzarono anche loro.
Guardai dritto in faccia il suo capo e gli dissi solo: "La prego, mi segua"
A quel punto mollai lì mio marito che si accasciò sul divano come sgonfiato da ogni energia.
Io mi diressi verso lo studio seguita dal nostro ospite e quando fummo dentro tutti e due, chiusi la porta alle mie spalle.
"Ma come le è venuto in mente? So quanto ha perso mio marito e gli avevo detto di chiederle delle dilazioni di pagamento. Cosa è questa idea strampalata? Non capisco"
Il capo, chiedendomi il permesso di sedersi, cosa che ovviamente gli concessi, mi spiegò che per la verità mio marito aveva eseguito quanto io gli avevo suggerito, ma la somma era tale che non era stato capace di formulare un piano che permettesse la copertura della perdita in tempi ragionevoli.
"Eravamo nell'ufficio di suo marito e a quel punto io non sapendo cosa fare, per dargli tempo di ragionare meglio su quella sua proposta, distrattamente ho preso la sua foto che tiene sulla scrivania e devo essermene uscito con una frase che credevo innocente. Qualcosa del tipo "caspita che bella moglie che hai. Sei davvero fortunato" e l'ho rimessa giù. A quel punto Marcello si è illuminato e se ne è uscito con questa sua proposta indecente. Ho protestato, mi creda, sia per rispetto a lei, che pur non conoscevo, sia per la stramberia della cosa. Capirà: anche se tutti sanno quanto mi piacciono le donne, mi crederà se le dico che non ho mai pagato nessuna e certamente, con tutto il rispetto e l'educazione possibile, certamente non pagherei una somma come quella di cui stiamo parlando"
In effetti, pensai, è vero che mio marito mi aveva venduta, ma per una cifra che in qualche modo dimostrava un qualche rispetto. Era il solito stupidone. Come uscirne? La mia natura pratica uscì fuori.
"Ma lei sarebbe disposto a dimenticare questo increscioso incidente di gioco se io..." nel formulare questa frase non avevo mosso un muscolo. Ero accomodata in una poltrona di fronte alla sua, con le gambe signorilmente accavallate e nulla più. Alla luce della lampada mi resi conto dallo specchio difronte che i miei gioielli brillavano illuminando il mio viso. I miei occhi chiari aspettavano una risposta che venne, in un tono così basso, sussurrato quasi, che nonostante io sia dotata di un eccellente udito quasi non afferrai.
Accettava.
"O caspita" pensai "e adesso?"
Alzandomi gli dissi che per quella sera mi pareva avessimo già lavorato troppo, usai appositamente il verbo lavorare. Lo pregai di lasciarci e che l'indomani avrebbe avuto mie notizie sul come e quando. Un po' come i duelli dell'ottocento, pensai.
Tornata da Marcello lo trovai in uno stato di agitazione suprema e mi ci volle del bello e del buono per calmarlo e farlo addormentare.
Nel letto pensavo: "in fondo Marcello mi ha dato tutto quello che una donna può desiderare. Aveva fatto una stupidaggine, Come non aiutarlo?!"
Il giorno dopo chiamai in ufficio e chiesi al suo capo un appuntamento per pranzo in un ristorante talmente noto e costoso che nessuno avrebbe mai potuto immaginare le ragioni per quel nostro abboccamento.
A pranzo gli dissi che sarei stata pronta per l'indomani e che scegliesse lui pure ora e luogo del nostro incontro. Mi raccomandai solo della massima discrezione, sulla quale lui acconsentì completamente.
Quando il capo se ne uscì con la richiesta di vederci fuori città alle sei del pomeriggio per rientrare il mattino dopo, sulle prime rimasi un po' perplessa. Avrei dovuto prepararmi anche un minimo di bagaglio e questo non l'avevo previsto.
Quando gli feci notare che francamente mi aspettavo un impegno meno gravoso, un'ora o due, lui mi rispose che la cifra in gioco giustificava un mio maggiore coinvolgimento.
Coinvolgimento fu la parola che mi tornò in mente quando dopo quella notte mi riportò all'auto.
L'ho detto all'inizio, non sono mai stata una assatanata di sesso. Ho sempre fatto tutte le cose necessarie ad avere le mie soddisfazioni e a procurare quelle di Marcello e di conseguenza non avrei mai immaginato un coinvolgimento da parte mia così totalizzante.
D'altronde il capo, Emilio, era un bell'uomo e sapeva come muoversi in ogni occasione. In più per sua stessa ammissione le donne erano la sua passione e sempre a credergli non aveva mai dovuto pagarne nessuna, Dopo non faticavo a crederlo.
Mi prese e mi riprese come meglio gli piacque e il problema, chiamiamolo così, è che piacque molto anche a me.
Certamente con Marcello avevo sempre raggiunto l'orgasmo, ma Emilio era un tale forno che gli orgasmi si moltiplicarono in una misura e qualità che non avrei mai sospettato di poter avere.
L'idea di scoprire alla mia età il sesso e il piacere che un uomo poteva procurarmi mi faceva girare completamente la testa. Al termine della notte mi ritrovai, dopo averlo goduto in ogni modo, a chiedergli con voce lamentosa da gatta che non avevo mai avuti se me ne dava ancora un po'. Lui, come un vero signore, mi chiese solo un attimo e poi tornò in sella cavalcandomi e facendomi sobbalzare come mai prima. Sapeva dove toccare e cosa dire e anche quando mi carezzò quella parte che mai avrei pensato potesse essere interessata a quelle pratiche, ebbene trovai anche quello eccitante e mi limitai solo a sussurrare un educato "sì".
Adorabile.
Potete immaginare come andò a finire? Non è difficile, ma una signora come me non ve lo dirà mai.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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