Prime Esperienze
in vacanza con le amiche
27.01.2025 |
2.106 |
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"Cosicché quando poi lei venne un'ultima volta, dopo essersi ripresa, dopo qualche minuto in silenzio, quando il ritmo del cuore rallentò un poco, lei gli chiese: “Ancora?”
Come una..."
Non capiva come aveva fatto ad accettare una cosa simile. Una scommessa così stupida, avvilente. Certo lui era di una bellezza esagerata. Simpatico, aperto, con un sorriso contagioso. Sembrava un attore o un modello. Perfetto. Con quel suo accento straniero, ma con un italiano perfetto. Congiuntivi, condizionali e tanta, tanta ironia e simpatia.Certo lei s’era fatta tirare dalle altre, ma tant’è adesso erano tre ore che era lì in camera ad aspettare. Aspettare cosa, poi?
Bé, certo, d’essere trombata. C’era un tempo massimo però: l’ultima doveva iniziare prima delle tre del mattino. Avevano iniziato prima di cena. Saranno state le sette. Adesso era mezzanotte passata.
Dalla camera vicina provenivano dei lamenti inequivocabili. Quindi fino a quattro c’era arrivato. E già perché la scommessa era quella: farsele tutte e cinque, le amiche, in una notte, una dietro l’altra, a condizione che ogni volta fosse la fortunata a dire. “basta” “ti prego: basta”. Lei s’era messa ultima perché non credeva mai che ce l’avrebbe fatta. Specie a superare le prime due. Due singles impenitenti, a sentire loro a digiuno da anni, che prima se l’erano mangiato con gli occhi, poi avevano ideato la scommessa, poi avevano spinto anche le altre ad accettarla, poi, infine, s’erano prenotate per prime. E comunque ormai era fatta. Avvilente, non trovava un'altra parola. Quella attesa era avvilente. Lei che si era sempre rifiutata ad ogni lusinga, tentazione. Lei che era stata sempre fedele. Suo marito, quel brav'uomo.
Adesso era lì, sdraiata sul letto ad ascoltare stupefatta le continue urla di piacere che la sua amica, la quarta, continuava ad emettere dalla camera di fianco. Non riusciva neanche ad immaginare cosa sarebbe successo. Cosa stava facendole? Cosa aveva fatto alle altre? Certo con lei non sarebbe stato facile.
Dopo lunghi momenti, la porta si aprì e lui entrò. Profumava. S’era fatto una doccia. La quarta. Pensò che lui era una specie di puttana. Una di quelle che magari in una sera vanno con tre, quattro, cinque clienti. Doveva essere lo stesso andare a puttane. Certo qui c’era un evidente problema fisico.
Lui si spogliò lentamente e completamente. I pettorali guizzavano. Le anche sorreggevano un culetto nervoso. Il pene, lungo e molle, scodinzolava tra le gambe. Lui le sorrise e vedendola ostile le disse: “Io non voglio vincere per forza la scommessa. Non mi importa. Mi basta sapere che probabilmente l’avrei vinta, che fisicamente forse ce l’avrei fatta. Se vuoi, ti chiedo soltanto di rilassarti e lasciarmi fare piccole cose. Le cose importanti, se le vorrai, sarai tu a chiedermele.”
Lei assentì. Era in dubbio. Uno così l'aveva visto solo al cinema. Fisicamente perfetto. Come era suo marito all'inizio. Adesso la pancia e il sedere che sembrava una mozzarella. Quello no. Sembrava marmo.
Lui si sdraiò in fondo al letto e prese a massaggiarle le caviglie, la pianta dei piedi, le dita. Aveva un tocco leggero e preciso. Quando voleva, le dita pungevano. Lei chiuse gli occhi. Pensava che lui faceva lo stesso con tutte. Come se le avesse letto il pensiero, lui sussurrò: “Tu sei diversa. Si vedeva fin dall’inizio. Tu non volevi. Sei una donna serena, felice. Questo alle altre non l’ho fatto. Non avrebbe avuto senso. Solo per te. Solo per te.”
Lei sentì i propri muscoli delle gambe rilassarsi. Anche lui se ne accorse e proseguì il massaggio sempre più su. Arrivato all’inguine, le tolse le mutandine e prese a leccarle delicatamente il clitoride.
Quanto tempo che suo marito non lo faceva?!? Lei pensò: sono persa e si abbandonò completamente.
Lui le pose una mano su un fianco e la spinse a girarsi. Lei abbracciò il cuscino. Lui riprese a carezzarle le cosce. Una mano calda, grande le aprì il solco del sedere e subito la lingua prese a leccarle il buchetto. Nessuno l’aveva mai fatto. Non l’aveva mai permesso a nessuno. Le sembrava una cosa sporca, da animali. Lì, tutto era calma, tranquillità, pulizia. Un dito le sfiorò la peluria tra le gambe, quasi sfiorando le grandi labbra.
Improvvisamete lei sussurrò: “Dammelo. Dammi tutto.” Poi aprì gli occhi, quasi sorpresa dalla propria voce e lo vide in ginocchio sul letto, leggermente in controluce, il torace ampio, i capezzoli piccoli, scuri, ben segnati, gli addominali perfetti e il cazzo, che dio lo benedica, il cazzo perfettamente duro e elastico. Scapellato. In controluce. Irresistibile. Non aveva mai avuto altri uomini. Da quanto lo desiderava? Sentiva le amiche raccontare. E lei aveva solo suo marito. Impossibile resistere.
Quando glielo infilò, lei pensò che non ne aveva mai provato uno così dolce. Dolce è la parola che le venne alla mente. Un cazzo dolce, lungo, lungo, e dolce, dolce, dolce.
Lui, lui era perfetto: perfetto nel ritmo, perfetto nel silenzio, perfette le carezze, i baci, i sorrisi, il vigore, l’attesa e lo sfogo, l’alternarsi di pause e di riprese. Perfetto.
Nel prenderla con una mano le violava il buchetto. Un dito, dentro. Forse due. Non avrebbe saputo dirlo. Anche lì. Anche lì. No, lì, no. Ti prego lì no. La sua voce era debole, un canto, quasi.
Venne e venne ancora.
Cosicché quando poi lei venne un'ultima volta, dopo essersi ripresa, dopo qualche minuto in silenzio, quando il ritmo del cuore rallentò un poco, lei gli chiese: “Ancora?”
Come una bambina alle giostre.
E lui rispose semplicemente: “Sì” "Stavolta, lì"
Lei girò la testa sul cuscino, non disse niente e attese.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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