tradimenti
No da dietro, basta
22.09.2025 |
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"Il giorno dopo in ufficio tra noi tutto come prima e le colleghe non saprebbero niente, se non fossi io, la troietta, a raccontare loro tutto, esattamente tutto, quello che è successo..."
Mio marito lo vuole fare sempre e solo da dietro. Ma non solo. Sempre in piedi e sempre e solo da dietro.All'inizio, le prime volte, piaceva anche a me e molto. Ma adesso dopo anni, insomma, gradirei anche altro. Non che non mi piaccia del tutto, ma qualche volta, o forse anche sempre, preferirei cambiare posizione, girarmi, davanti, sotto, sopra. Un po' di varietà insomma.
In generale funziona così.
La sera dopo cena, oppure il pomeriggio nei week end, lui inizia a sfiorarmi un braccio o una gamba. Oppure mi carezza il viso in un certo modo, con il palmo aperto e lentamente. E' il segnale che ha voglia.
Non sempre io rispondo di sì, ma quando sono ben disposta (di solito una volta alla settimana, più o meno), allungo una mano e gli carezzo la patta. Poi glielo tiro fuori e glielo faccio diventare duro, posto che non lo sia già.
A quel punto lui tutte le volte mi ordina: "girati" e io mi giro.
Lui mi solleva la gonna e mi abbassa le mutandine, oppure mi tira giù i pantaloni fino al ginocchio, insieme alle mutande.
Poi con una mano mi spinge in avanti. Io cerco un punto a cui aggrapparmi. Che so, la testiera del letto, un muro, una porta e lui mi si appoggia dietro, sente se sono pronta e se sì, inizia a cercare di infilarmelo.
Se non sono pronta, si inginocchia e inizia a leccarmi, tutto, il buchetto e la figa, mentre con la mano mi tempesta il clitoride.
Come immaginerete, dopo un po' sono pronta. La testa inizia a girarmi, le gambe a flettersi e in un sospiro lo incito a prendermi.
Lui si rialza e mi prende. Il suo cazzo entra che è una bellezza e inizia a sbattermi mentre mi dà della troia.
Questo fatto all'inizio mi bloccava completamente. Glielo avevo anche detto, rialzandomi e, quindi, sfilandomelo da dentro.
Lui aveva replicato che non lo pensava realmente. Che era solo un gioco. Che gli serviva per eccitarsi ancora di più. Insomma alla fin fine ho accettato, anche se continua a darmi fastidio e quando lo dice per un attimo mi irrigidisco e smetto di godere.
Ma lui continua smettendo per qualche minuto a ripetere quella parola e io torno in orbita come prima fino a quando non lo sento venire dentro di me. Quel calore mi manda definitivamente fuori e tra il suo cazzo caldo dentro e la sua mano davanti sul clitoride vengo anche io finalmente.
Adesso siamo al limite della settimana, anzi ora che ci penso, per la verità, dato che ha dovuto stare fuori per lavoro un bel pezzo, saranno anche dieci giorni che niente.
Fatto sta che il nuovo collega che ha iniziato a corteggiarmi mi sta facendo un certo effetto.
Sogno di fargli un lungo pompino prima di essere presa e ripresa.
Con gli altri della ditta non è mai capitato niente. Li conosco tutti da anni e anche se all'inizio tutti ci hanno provato io ho sempre resistito e adesso li vedo come fossero dei fratelli, porci, certo, ma come sono tutti gli uomini, in fondo.
Questo nuovo è diverso.
Intanto è un pezzo di figo da far paura. Quando arriva con la camicia mezza aperta sul petto, le braccia scoperte e i jeans che gli fasciano un culo piccolo, muscoloso e nervoso faccio (facciamo, anche le altre colleghe) fatica a rimanere concentrata sul lavoro.
Le altre colleghe che non hanno un uomo, quando tre giorni fa ho confessato l'effetto che mi faceva, hanno protestato ricordandomi che ho un marito e che anche mio marito è una gran bell'uomo. Ma io ho detto loro che anche le donne sposate hanno il diritto di sognare ogni tanto.
"Che zoccola che sei" mi ha detto poi in privato la collega con la quale sono più in confidenza. Tutto perché avevo confessato a tutte, ridendo, di aver una gran voglia di fargli un pompino come Dio comanda.
"Perché tu no?" le avevo risposto.
"No, io no. Io vorrei solo che mi montasse per due ore a fila, come quando romba via con la sua moto, a gambe larghe. Vorrei essere la sua sella!"
"E la zoccola sarei io?" conclusi ridendo e anche lei si fece una bella risata e ci abbracciammo.
Comunque mio marito deve stare fuori ancora un paio di giorni. Mi immagino quando rientrerà. Non mi lascerà neanche fiatare e mi ordinerà di girarmi. Che palle! Fino ad un certo punto, certo, ma che palle.
Adesso lui, il nuovo collega, è qui alla mia scrivania che cerca di intortarmi su. Complimenti. Giri di parole. Ammiccamenti.
E' single, dice, e ha spesso serate solitarie. Una noia, quando invece, dice, mi piacerebbe da morire uscire con una amica simpatica e bella come te e andare a ballare.
Ballare mi piace molto, come in generale a tutte le donne.
Tentenno. Stasera mio marito è via e io mi ero preparata uno yogurt per cena con un po' di insalatina novella.
Non sono sovrappeso, anzi, ma è comunque bene non esagerare e tenersi che poi capitano le cene con gli amici e lì si esagera sempre.
Lui insiste e io mi dico: "che male c'è uscire una sera per andare a ballare"
D'altronde mio marito odia ballare e quindi da quando siamo sposati non c'è più stata occasione.
Accetto. Ci mettiamo d'accordo sull'orario e su dove vederci. Ovviamente gli indico un luogo sufficientemente lontano dal mio quartiere e cinque minuti dopo l'orario concordato mi presento.
Mi immagino già l'invidia delle colleghe quando lo confesserò loro. Non è colpa mia se sono decisamente la più carina dell'ufficio, nonostante qualche anno più di alcune altre. E poi, sarà che sono sposata, ma credo di dare l'aria di una che sa come trattare gli uomini. E poi con una come me, sposata, non c'è pericolo di innamoramenti violenti e possessivi.
Anche lui si è messo giù da corsa. Profumato, sbarbato il giusto, con una camicia bianca che gli tira sui pettorali e dei pantaloni così attillati che gli si vede il pacco anche a riposo. Mi fermo un attimo alla giusta distanza e facendo finta di cercare la chiave dell'auto me lo gusto tutto con gli occhi.
Da parte mia anche io ho curato abbastanza l'abbigliamento. Niente calze che siamo d'estate, gonna fasciante e camicetta trasparente con reggiseno bianco anche lui mezzo trasparente.
Gli sorrido e partiamo.
La discoteca che ha scelto prudentemente è fuori provincia.
Per quanto mi riguarda, data la propensione al ballo di mio marito e dei suoi amici, potevamo andare anche in quella vicino a casa, ma in cuor mio mi dico che il ragazzo sa il fatto suo.
Balliamo, balliamo e ancora balliamo.
Finiamo dopo ore sudati e strapazzati.
Rimontando in macchina dico che avrei bisogno di una bella doccia e quando dopo essere tornati in città lui si ferma in una via sconosciuta e io lo guardo interrogativa lui risponde: "la doccia. Non volevi fare una doccia? Qui abito io"
Senza una parola scendo dall'auto e mi faccio guidare.
L'appartamento è piccolo e anche abbastanza mal arredato. Il bagno è decentemente pulito, sì, insomma, da uno scapolo non si può pretendere.
Fatta la doccia esco in accappatoio, ma lui non mi dà neanche il tempo di sedermi che mi bacia con grande passione.
"E' da quando sono stato assunto che sognavo questo momento"
Sono lusingata, certo, ma in testa ho altro.
Mi slaccia l'accappatoio e mi fa sdraiare sul letto. Il cotone bianco del telo sulle lenzuola di raso (il ragazzo di tratta bene, penso) color del cielo mi incorniciano le cosce, i fianchi, il seno e il mio viso che sorride.
Lui si inginocchia sul letto e torna a cercare la mia bocca. Un bacio lunghissimo e sensuale. Mi sento già mezza pronta. Forse ha sentito il profumo perché mi lascia e scende a leccarmi il clitoride e le labbra. Gemo. Mi sembra di essere una ragazzina la sua prima volta. E' così tanto tempo che mio marito mi bacia solo da dietro che la lingua sul clitoride mi scuote e in un attimo sono decisamente pronta. Gli prendo i capelli e gli sollevo la testa. Lui è inginocchiato sul letto. Lo ammiro. E' davvero perfetto a petto nudo.
Si alza e si spoglia, si toglie camicia, pantaloni e mutande. Il suo odore invade la stanza. Non ha fatto la doccia e tutto sa di maschio sudato.
Il suo cazzo è pronto, decisamente pronto, giusto, perfetto.
Lo butto sul letto e inizio a fare quel che sognavo di fare.
Mi metto comoda e vado avanti a sentire il sapore di maschio fino a quando, dopo un tempo infinito, lui in un sussurro mi chiede di smetterla.
Dio mio che voglia avevo di fare un pompino. Da ragazza era la cosa che mi piaceva di più. Avere i ragazzi in mio potere, con la cosa per loro più preziosa tra le mie labbra e i miei denti. Ovviamente ho imparato presto che servono solo la lingua e la labbra, ma allora mi dava un senso di potere. La loro eccitazione dipendeva dalla mia bravura e loro me lo dicevano ed io ero orgogliosa. "Come sei brava a fare i pompini, tu!" Mentre adesso quando mio marito mi dà della troia mi dà fastidio quelle frasi allora mi inorgoglivano e basta.
Anche adesso lui, mentre gli lascio il cazzo lucente della mia saliva, mi sussurra qualcosa che non capisco bene, ma il cui senso è chiaro: "quanto sei brava!" Pensare che è anni che non ne faccio più se non giusto il tempo di farglielo drizzare a quel porco di mio marito per poi farmi prendere.
Con una leggera spinta mi fa mettere sul letto alla missionaria e, dopo aver sfregato la cappella tra le mie labbra, entra pian piano come in punta di piedi. Poi quando è dentro completamente e inizia a fare un su e giù lento, improvvisamente entra di corsa tutto di un colpo togliendomi il respiro. Sento il suo cazzo in fondo, in fondo, caldo, bollente, immenso, mio. Godo invasa dal piacere.
Andiamo avanti così per un'ora abbondante. Io sopra vengo di nuovo. Poi da dietro, ma sdraiata sul letto con le sue mani che mi aprono il sedere e un suo dito dentro al buchetto. Vengo, vengo e ancora vengo.
Alla fine lui è ancora bello tonico e io gli chiedo se posso. Lui dice di sì e torno ad occuparmi del suo cazzo con le labbra e la lingua. Siamo sdraiati e intanto che lo mangio e lo assaporo la mia mano scende tra le cosce e mi carezzo. Quando lui mi viene sulle labbra, vengo anche io, tremando.
Il giorno dopo in ufficio tra noi tutto come prima e le colleghe non saprebbero niente, se non fossi io, la troietta, a raccontare loro tutto, esattamente tutto, quello che è successo.
La zitella più zitella dell'ufficio, una che a trentanni credo sia ancora vergine, al racconto è tutta rossa in viso. Mi immagino i ditalini che si farà.
Due giorni dopo torna mio marito e la sera mi ordina: "girati"
Quando mi carezza la figa sente che sono già pronta e mi prende. Non sa cosa sto ricordando.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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