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Una madre di famiglia, ovvero la voce


di poeta57
27.12.2025    |    8.027    |    6 9.1
"Da brava madre di famiglia non avevo idea di cosa potesse essere avere due uomini che ti desiderano contemporaneamente..."
Sono sposata da circa vent’anni. Meno in realtà. Per la precisione diciott’anni e quattro mesi. Ci sposammo in settembre. Fu una festa stupenda.
Io avevo trent’anni e mio marito cinque di più. Felici, come si può essere felici quando si è giovani e non si hanno problemi di soldi.
Viaggi, spiagge, città di cultura. Tutto.
Poi nacque mio figlio e per un bel pezzo la vita, come dire, rallentò. Il problema è che anche l’intesa con mio marito si ruppe. Mi accusava di avere occhi solo per nostro figlio, solo perché l’ansia del primo figlio mi aveva tolto ogni altro pensiero.
Insomma, a suo dire lo trascuravo. Certo non ero più l’amante focosa dei primi anni, né l’indemoniata di quando volevo rimanere incinta.
Lui, Antonio, mio marito, si allontanò e da quel momento non tornò mai più del tutto.
Ogni tanto sospetto che proprio in quel periodo si fosse fatto un’amante. Bello era ed è bello, anche se adesso ha un filo di pancia che però mi dicono molte mie amiche in un uomo fatto non disturba, anzi. Non so se abbia un’amante, ma certo non mi ha perdonato il non avergliela data più per un bel pezzo e, adesso che sono più libera di testa, di non essere più così focosa. Quando certe sere ne avrei voglia e gli faccio qualche timida avance lui si scosta, oppure, se proprio insisto, me lo mette in mano e io faccio quel mi pare facessi anche allora, con, mi pare, lo stesso entusiasmo, ma lui dopo poco se lo riprende e giusto in un attimo, un attimo, mi fa girare di culo e mi prende. Cosa che ovviamente gradisco, ma, insomma, la passione è un’altra cosa. Il petting (così si chiama, no?), che è sempre così piacevole, ecco quello è assente, del tutto.
La verità è che io per anni mi sono dedicata a Giovanni e adesso che ormai è grande abbastanza da mandarmi a quel paese tutte le volte che secondo lui mi impiccio troppo, ecco io mi sento un tantinello sola.
Forse è per questo che quando ho conosciuto Marco, così gentile, così affabile, così carino ho ceduto al suo fascino. Ci ho messo un po’ per dire la verità. Per qualche settimana ho solo vagheggiato qualcosa, affascinata dalle sue belle maniere e soprattutto dalla sua voce. Profonda, non roca, calda, avvolgente. Quando mi parla mi sembra che mi avvolga una coperta calda e rassicurante. Però resistevo. Figurarsi se una donna come me poteva pensare di tradire suo marito. E, infatti, non ci ho pensato. È successo e basta e se, devo dire, non saprei neanche dire come e dove.
L’unica cosa che so con certezza è che quel che mi ha fatto cedere è stata la sua gentilezza e la sua voce, oltre al suo profumo, un misto di pepe e bergamotto, un profumo così sommessamente intenso che sulle prime non te ne accorgi neanche, ma poi, specie, quando ci si avvicina, non so se mi spiego, ecco ti avvolge e ti inebria completamente.
Il pomeriggio lo raggiungo nel sua casa/studio e passiamo ore indimenticabili, durante le quali la mia passione torna esattamente come quando ero ragazza e mi prodigo su di lui portandolo in estasi con le mie labbra, la mia lingua e tutta me stessa. La cosa che davvero mi manda in orbita è quando con la sua voce profonda mi ordina di fare qualcosa. In quei momenti, a quegli ordini, mi sento la sua schiava e sarei pronta ad esaudire tutti i suoi desideri.
La sua voce… Ogni tanto, dopo, sdraiati vicini, lo pregavo di parlarmi, di raccontarmi quel che voleva e intanto che la sua voce parlava a me tornava il desiderio. Quella voce mi faceva sognare, tutto scompariva e nella mia mente spuntavano personaggi fantastici, dei signori, grandi, profumati, con lunghe barbe e mani nodose, signori a cui io, ad occhi chiusi, mi inchinavo ed omaggiavo. Cosa che riaprendo gli occhi facevo a lui. Quanti baci gli ho dato!
Poi un giorno al telefono apparve un’altra voce. Anche quella era calda e avvolgente, solo forse leggermente più acuta, ma di poco e ascoltandola, mentre mi offriva non ricordo più qualche aggeggio domestico la curiosità di conoscere il possessore di quella voce si fece insistente, tanto che quando quello mi chiese quando poteva venire a trovarmi a casa, io accettai, con l’unica precauzione che l’orario coincidesse con quello scolastico di mio figlio.
Il tizio che si presentò era decisamente un bel ragazzo, molto educato e signorile e anche dal vero la sua voce mantenne le promesse sonore intuite al telefono.
Non c’è bisogno di dirvi che quel giorno alla fine comprai una cosa di cui fino a quel momento non sapevo neanche l’esistenza. Costava anche un pochino. Niente che potesse mettere in allarme i controlli finanziari di mio marito, ma una piega in meno mi costò.
La sorpresa vera capitò il primo pomeriggio dopo la visita di quel venditore a domicilio, quando a casa del mio amante me lo ritrovai davanti. Rimasi allibita, ma da donna adulta non mi precipitai fuori dallo studio come forse avrei dovuto, ma con un sorriso risposi ai saluti che i due alzandosi in piedi mi rivolsero e poi, invitata, presi posto su quel divano su cui avevamo trascorso molte ore di quei pomeriggi prima di trasferirci in camera da letto.
I due si posero uno alla mia destra e uno alla mia sinistra. Le loro voci mi arrivavano come in uno stereo e, devo confessare, dopo la prima mezzora di chiacchiere sul più e sul meno, un calore aveva acceso le mie guance e in generale mi sembrava che qualcuno avesse aumentato improvvisamente il riscaldamento. Mi alzai per togliermi la giacca che fin lì non mi ero tolta. Il mio amante si alzò e da dietro mi aiutò nell’operazione, terminando il gesto con un delicato bacio sul collo e un ordine sussurrato all’orecchio che mi piegò le ginocchia.
Non avevo mai disubbidito ad un suo ordine e non lo feci neanche quella volta.
Da brava madre di famiglia non avevo idea di cosa potesse essere avere due uomini che ti desiderano contemporaneamente. Capisco che non è bene che io lo consigli a tutte le donne. Non posso. Sono ancora, dentro, una donna morigerata, ma, come esperienza personale devo dire che se anche in vita mia con mio marito prima, da ragazza, e con il mio amante poi avevo raggiunto vette del piacere che credevo insuperabili, ecco, che dirvi, mi sbagliavo.
Ripeto, è solo un mio parere di donna debole e insicura, ignorante, forse, anche, ma confesso che essere presa e avvolta dai baci contemporaneamente, contemporaneamente, ecco mi fece e continua a farmi uscire di senno.
E poi che dirvi: mi era sempre piaciuto regalare il piacere con le mie labbra e la mia lingua, fino a far giungere mio marito al sommo dell’estasi e a regalarmi il suo succo. Ebbene potrete ben capire come, una volta uscita di senno, lì ne avevo due su cui sfogare quella mia passione e godere del piacere che regalavo loro e del succo che loro alla fine mi regalavano. Lo prendevo e me lo stendevo sul seno e sulle guance prima di tornare, appena erano pronti, ad essere l'amante focosa che da ragazza ero sempre stata.
E poi non farete difficoltà ad immaginare quanto per una come me che amava così tanto perdersi nell'assaggiare e vezzeggiare con la lingua ciò che andava omaggiato, ecco proprio in quel momento essere presa con forza con mani strette sui fianchi. Una delizia.
Ma, in ogni caso, ciò che davvero mi sconvolgeva mentre ci amavamo erano le loro voci che alternandosi mi ordinavano questo o quello e a quegli ordini non riuscivo mai a non obbedire, regalando loro cose che a nessuno, neanche a mio marito, avevo mai concesso neppure da ragazza e cose che credo non avrei concesso a nessuna altra coppia di amanti. Non mi interessava averli tutte e due per me insieme in profondità, non so se mi spiego, ma a loro piaceva e me lo ordinavano e io tornavo a casa decisamente dolorante e sconvolta. Meno male che non potevo rimanere incinta e mio marito, beh, quello ve l'ho già detto, se non ero a fare il primo passo potevo passare notti tranquille.
Uscendo da quegli incontri mi vergognavo un po’ per quelle concessioni, ma la loro voce mi tornava alla mente quando mi dicevano “una bella donna come te meritava tutto” e io a quel ricordo davo loro ragione e per un breve tratto di strada mi sentivo una donna diversa dalla brava madre di famiglia. Prenderlo anche lì e anche in quel modo mi aveva aperto un mondo. Un mondo per donne forse non di famiglia, che poi, chissà quante altre, ma comunque donne, profondamente e intimamente donne. Un bel mondo. Sì, bello, però.
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