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La suocera


di poeta57
02.11.2025    |    15.589    |    8 9.9
"Tornare a vederle quel culo quasi nudo fu un tutt'uno con una erezione improvvisa e devastante..."
Sposato da molti anni, amo ancora mia moglie. Trovo che sia una donna fantastica, l'unica che, in tutti questi anni, mi abbia dimostrato le qualità per essere amata.
E' bella, è intelligente, è colta, è preparata, è attenta e nonostante gli anni trascorsi insieme, complice anche una menopausa lontana da venire (lei ogni tanto ride dicendo che quando arriverà sarà la morte civile per la nostra intimità) continua a dimostrarsi una amante decisamente attiva.
Cinque anni fa è mancato suo padre e lei ne ha ovviamente molto sofferto.
Sono stati mesi e mesi di sofferenza per tutti, sia il prima (a casa malato), che durante (l'ospedale) che dopo.
C'è voluto un anno perché quell'ombra scomparisse, anche se non del tutto, dalla sua mente e dalla nostra vita.
A mia suocera il lutto e il dolore sono durati di più, ma adesso, dopo cinque anni anche Maria, mia suocera, è tornata ad avere una vita di relazione normale. Amiche, cinema, carte, viaggi, cose così.
Solo ogni tanto mia suocera si lamenta che le manca un uomo. Ridendo dice, quando si brucia una lampadina o c'è da riparare un lavandino (e chiama me), che un ometto in casa ci vuole sempre e certe volte la risata è accompagnata anche da un qualche lampo di malizia negli occhi.
Maria ha circa una sessantina d'anni, ma è ancora decisamente una bella donna. Un poco più alta di Michela, mia moglie, più formosa e nonostante la menopausa che immagino l'abbia già colpita ancora non sformata, anzi proprio in forma, anche grazie alla palestra dove va almeno due volte la settimana.
Quando rientra ancora tutta sudata e io sono in casa sua per qualche motivo, passandomi davanti, senza sporgere troppo in fuori il sedere, commenta: "guarda un po' che fior di culo ha ancora tua suocera!"
Sembra tutto proceda per il meglio, anche se, qualche sera mia moglie mi confida che a sua madre manca proprio una relazione stabile, un uomo e che ogni tanto si mette a piangere con lei ricordandole quanto si amassero con suo padre, come fossero sempre insieme e che complicità c'era da ogni punto di vista. "Pare che mio padre, nonostante l'età, fosse ancora uno stallone incredibile. Aveva dieci anni più di lei, ma non si notava!" mi confessò una volta. "Forse è per questo che gli è venuto un infarto" commentai io, ricordando che il malore in effetti gli era venuto tra le lenzuola.
Non era tardi quella sera, era ancora prima di mezzanotte, e mia suocera ci aveva chiamato sconvolta dicendo di correre da lei. Il padre era piegato in due dal dolore al petto sul letto, senza pigiama e solo con le mutande e anche lei, mia suocera, ai tempi cinquantacinquenne o giù lì, era diciamo non proprio vestita. Una vestaglietta le copriva mutandine e reggiseno neri di pizzo, il trucco tutto slavato e delle strane macchie sulle cosce. I medici che arrivarono non commentarono, ma cosa stessero facendo mio suocero e mia suocera prima dell'infarto almeno a me sembrava evidente.
Anche per quel senso di colpa, mia suocera aveva tenuto il lutto ben più dell'anno che era servito a mia moglie per assorbire quella perdita. Spesso avevo sentito Michela sussurrare a sua madre che non era colpa sua e quella a quelle parole ciondolava il capo sconsolata.
Fatto sta che adesso dopo cinque anni mia moglie mi confessa che a sua madre manca un uomo e lo dice a me che come lei sa meglio di chiunque altra scoperei se potessi tutto il giorno, tutti i giorni. "però è mia suocera, dai, non posso" mi dico, quando Michela torna a confessarmi quel dolore, chiamiamolo così, di sua madre.
Poi una notte, dopo averla presa e ripresa, Michela esausta sul letto, quando io mi avvicino e inizio nuovamente a leccarle la passera sospira: "no, basta, ti prego, ce l'ho in fiamme. Sono stanca. Domani il lavoro. La fai facile tu che domani lavori il pomeriggio! Se hai ancora tutte queste voglie fai contenta mia madre una volta. Tanto rimane tutto in famiglia!"
"Ma sei scema?!?"
"Ma sì, certo, sciocco, scherzavo, anche se a mia madre una scopatina ogni tanto credo farebbe proprio bene"
Poi prendendomi il cazzo in mano e dondolandolo ancora duro mi sussurrò: "dormiamo, dai, che domani mattina prima di uscire di faccio un pompino, ok?" Cosa vuoi rispondere ad una proposta così? Mi girai di là e cercai di addormentarmi, ma il corpo e il viso di mia suocera continuavano a martellarmi la testa.
Il mattino dopo ci svegliammo troppo tardi perché Michela potesse mantenere la sua promessa ed io rimasi lì con quella voglia ancora inespressa. Il caso volle che il mattino dopo, non quello, ma il giorno successivo, quando ancora una volta io dovevo lavorare il pomeriggio, mia suocera mi chiamò e mi disse che le si era rotto in casa qualcosa. Non capii neanche bene cosa, ma le promisi di andare e così dopo una doccia fredda andai.
Mia suocera era radiosa quella mattina. Anche lei doveva appena aver fatto una doccia perché tutto in lei profumava. Mi spiegò cosa non funzionava più, mi chiese se avevo bisogno di qualcosa e poi mi lasciò solo a lavorare.
Quando finii la trovai piegata in avanti a caricare il bucato in lavatrice. Il suo culo spuntava dalla gonna corta che di norma teneva in casa. Le gambe tornite erano ancora più belle e scattanti di quelle di sua figlia e di lato, da dove ero io appena entrato nella stanza, si vedeva il seno pesante sforzare la maglietta bianca che indossava. Uno spettacolo.
Maria, sentendomi, si rialzò un attimo, mi chiese se avevo finito, mi disse che lei ne aveva ancora un attimo e tornò a chinarsi in avanti a finire ciò che stava facendo.
Tornare a vederle quel culo quasi nudo fu un tutt'uno con una erezione improvvisa e devastante. Mi ritirai in cucina e mi misi seduto ad aspettarla. Da seduto il cazzo ancora duro si vedeva ancora di più, nonostante cercassi di nasconderlo accavallando continuamente le gambe.
Quando entrò in cucina lei fece finta di niente anche se mi parve che con una occhiata avesse notato tutto ciò che c'era da notare. Poi, dopo avermi offerto un caffè, e ancora in piedi davanti a me, si mise a parlare di una sua amica, anche li vedova, che dopo molti anni aveva trovato un nuovo compagno più giovane di lei che la accontentava in ogni suo desiderio. Disse proprio così: la accontentava in ogni suo desiderio e quando lo disse gli occhi le brillavano di evidente malizia.
Mi alzai di scatto per andarmene. Il bozzo che avevo tra le gambe era evidente. Mia suocera si avvicinò e mi prese per un braccio e mi disse che era ancora presto. "Non puoi rimanere ancora un po'? Ho tante cose ancora da farti vedere..." disse girandosi e dandomi la schiena.
Non ci vidi più e fatto un passo nella sua direzione le passai le braccia sotto le sue cingendola all'altezza del seno e premendomi contro la sua schiena le sussurrai all'orecchio: "ti accontento io, oggi"
Lei scattò in avanti, si girò ed emise un urletto soffocato: "Ma non possiamo, dai. Che direbbe Michela?"
Io la raggiunsi ancora una volta e prima di baciarla con passione riuscii a dirle: "zitta, stai zitta" poi le afferrai con le mani il sedere e lo strinsi contro il mio cazzo.
Lei scostò la testa liberandosi dal bacio. Aveva le guance rosse fuoco e mormorò qualcosa come un "pietà, ti prego pietà", ma ormai per me, e anche per lei, era troppo tardi. Una mano sotto la sua gonna me lo confermò e i suoi sospiri e il suo affanno, gli occhi strabuzzati verso il soffitto e un soffio che penso dicesse "oh, no, come è grosso, come è duro. Oh no, ti prego, pietà, sono tua suocera"
Io la liberai dal mio abbraccio, mi tirai giù la cerniera e lo tirai fuori duro, pronto, scappellato, rosso fuoco e poi la spinsi delicatamente a inginocchiarsi, cosa che lei fece tenendomi il cazzo saldamente in mano.
Fu un'ora di delizia, durante la quale lei ogni tanto ancora provava a dire che avrebbe voluto smettere e che era tutta colpa mia e cosa avremmo detto a sua figlia e che cazzo quanto è grosso, non posso ed io ogni volta riprendendola le dicevo: "zitta e scopa" oppure "zitta e succhia" e lei obbediva come una bambina.
La cosa andò avanti per un bel pezzo e mia suocera, come disse mia moglie, pur all'oscuro di tutto, rifiorì.
Quel che so di sicuro è che dopo quella volta spessissimo la mattina chiavavamo e lei, mia suocera, era tornata a comprarsi, di nascosto dalla figlia, completini sexi che mi faceva trovare la mattina quando suonavo alla sua porta.
"Certo che sei una bella troietta, Maria. Ma la menopausa? Il cazzo ti piace ancora così tanto?"
"La menopausa un cazzo. Dipende dalla testa che hai. Quanto mi scopava mio marito buon anima! E sì, sì, il cazzo mi piace tanto, tanto, tanto e ancora tanto, amore mio"
"Io non sono il tuo amore"
"Non parlavo di te, scemo, parlavo del tuo cazzo."
Poi guardandomi con gli occhi lucidi "Sapevo che Michela era fortunata, ma non sapevo quanto. Riddamelo, ti prego" diceva girandosi e mostrandomi il suo bel culo scoperto.


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