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tradimenti

La siesta


di poeta57
29.08.2025    |    909    |    2 8.7
"Poi ripreso il controllo finì il lavoro e si mise ad aspettare sulla soglia di casa quello della TV..."
Tutti i pomeriggi facevano la siesta dopo pranzo. Nei week end insieme. In settimana lei da sola perché lui lavorava.
Nei week end, quando c'era anche lui. era anche un momento di grande intimità. Dopo anni di matrimonio, col desiderio sceso ai livelli di sussistenza, non tutti i pomeriggi, ma spesso, quelli erano momenti che sia prima di addormentarsi che al risveglio si facevano le coccole e qualche volta ci scappava pure una rapida scopatina.
Lui era bravo ed ogni volta, come se suonasse uno strumento di cui era maestro, la portava all'orgasmo un poco prima di venire anche lui. Lei era appagata da quel tran tran sereno, che le aveva tolto anche quell'urgenza che nei primi tempi di matrimonio sembrava pervadesse lui. Ai quei tempi c'erano giornate che ce lo aveva duro in continuazione e si riprendeva dopo neanche cinque minuti dall'essere venuto. Lei, lei ci provava a stargli dietro e, per la verità, godeva come una matta, ma dopo un po', un'ora o due, non ce la faceva più. La figa e il culo le facevano male e, cercando di non offenderlo, gli chiedeva di smetterla. Lui di solito si faceva un'ultima sega davanti a lei, costringendola a ingoiare, ma quello era qualcosa che lei accettava volentieri dopo essere stata presa e ripresa così a lungo.
Adesso quel periodo era passato e pur essendo tutte e due ancora relativamente giovani si erano accordati silenziosamente per quelle coccole pomeridiane nei week end e per qualche scopata mensile.
Lei era ancora una bella donna, alta un metro e settanta, con folti capelli, un seno che si difendeva bene e un sedere che riempiva i vestiti con solennità.
Quando andava per strada le faceva piacere, come a tutte, sentire gli sguardi maschili su di sé e quando pensava che tutti gli uomini erano dei porci, ridacchiava tra sé al ricordo delle sue avventure prematrimoniali.
Era estate e faceva un gran caldo.
Andando a fare la siesta lei si cavava nuda completamente. Anche gli elastici delle mutandine le davano fastidio.
Lui nei week end faceva lo stesso e sfoggiava il suo bel cazzo sempre scappellato.
Lei a volte lo guardava con nostalgia. I ricordi della passione la prendevano e quelle volte lo attirava a sé con un sorriso malizioso e lo invitava a darsi da fare. Solo quando era ben calda lo baciava, non che la cosa non le piacesse, ma aveva bisogno di essere eccitata per farlo con piacere.
Quel giorno lui uscì per il lavoro un poco più tardi, quando lei si era già sdraiata nel letto.
Prima di uscire entrò nella stanza per salutarla e la vide sdraiata su un fianco di spalle con il sedere un poco sporto verso la porta.
Il cazzo diede segni di vita. Si avvicinò e provò il desiderio di carezzarle un fianco. Poi il rumore del suo respiro tranquillo già addormentato lo fece desistere e camminando in punta di piedi uscì senza chiudere la porta per non fare rumore.
Sulla soglia di casa incontrò Romualdo, l'idraulico del paese. L'avevano chiamato per il rubinetto del bagno. Erano amici. D'altronde in paese ci si conosce tutti. Gli disse che Maria stava riposando e di fare piano per non disturbarla e rimase d'accordo che sarebbe poi passato in bottega a pagare il dovuto.
"Ah, un'ultima cosa. Fra una mezzora dovrebbe venire anche uno per l'antenna tv. Non so chi è. Se Maria non è ancora sveglia, fallo entrare che inizi a lavorare. Poi sicuramente Maria si sveglierà e gli starà dietro lei."
Uscito il marito, Romualdo iniziò a lavorare cercando di fare il minor rumore possibile.
Aveva praticamente finito quando passò davanti alla porta della camera.
Maria era ancora ferma nella stessa posizione. Solo aveva alzato un poco le braccia, ma questo Romualdo non poteva saperlo.
A vedere quel culo sontuoso, Romualdo si fermò sulla soglia. Sarebbe entrato volentieri, ma temeva di svegliare Maria. Quello spettacolo gli aveva fatto rizzare di colpo il cazzo che adesso gli faceva male stretto nelle mutande.
Attento a nascondersi dietro lo stipite, si tirò fuori in cazzo e iniziò a masturbarsi.
Quando lei si girò sulla schiena allargando un poco le cosce, lui venne improvvisamente cercando di tamponare la cosa con un fazzoletto. Poi ripreso il controllo finì il lavoro e si mise ad aspettare sulla soglia di casa quello della TV.
Sempre così, quelli di fuori. Sempre in ritardo.
Dopo cinque minuti si presentò una ragazzo di colore con la classica borsa a tracolla.
Lui gli spiegò la situazione, gli disse che la signora stava ancora dormendo per qualche minuto e di iniziare quindi a lavorare anche lui facendo il minore rumore possibile.
Il ragazzo posò la borsa in salotto e poi si mise a cercare il bagno per lavarsi le mani prima di iniziare a lavorare.
Passò anche lui davanti alla porta aperta.
Maria era di nuovo sul fianco.
Quel culo era irresistibile.
Anche al ragazzo tirò immediatamente il cazzo, solo che lui non ebbe i timori di Romualdo ed entrò silenziosamente nella stanza. Maria dormiva in quella maniera sul bordo del letto, dando il sedere alla parete.
Il ragazzo si tirò fuori il cazzo e si avvicinò.
Dopo una incertezza allungò la mano sinistra e le avvolse un seno, mentre con la destra indirizzava il cazzo verso la figa di Maria.
Era giovane, ma non del tutto inesperto e quindi, sentendola completamente asciutta, iniziò a strusciarle la cappella sulle grandi labbra che iniziarono a schiudersi.
"Caro, come mai a casa a quest'ora?" chiese lei con la voce ancora impastata dal sonno.
Ovviamente il ragazzo non rispose, ma spinse il cazzo un poco dentro di lei che con un movimento delle anche si aprì un po' di più.
Ancora due strusciamenti e lei era pronta. Il suo cazzo si infilò prepotente.
"Amore mio, che foga oggi" ansimò lei piegando la testa in avanti e schiacciando il viso sul cuscino.
Quello aumentò ancora il ritmo e lei venne improvvisamente in un sussulto.
"Non ti ho mai sentito così caldo, amore!" gli disse, credendo fosse il marito.
Lui le posò una mano sulla schiena schiacciandola contro il materasso e con le ginocchia le aprì il più possibile le gambe.
Poi la riprese. Lei emise un sospiro profondo, denso, colloso. "Sì, ancora, amore"
Lui la stantuffava con un ritmo costante. Non troppo veloce. Costante. E sentendola così bagnata il suo cazzo si ingrossò ancora di più.
"Ma... ma, amore..." cercava di dire lei tra un sospiro e l'altro "amore non sei mai stato così eccitato." E ancora dopo poco "il tuo coso è più grosso" poi perdendo completamente ogni freno "Quanto è grosso il tuo cazzo, oggi. Oddio, quanto è grosso. Come lo sento! Sì, scopami, amore mio, scopami, fino in fondo, fino in fondo!"
Quando dopo una bella mezzora lui si scaricò completamente dentro di lei, lei a sentire il fiotto caldo ebbe l'ennesimo orgasmo e si afflosciò completamente distrutta sul letto.
Quello si rialzò, uscì dalla stanza, raccolse la borsa e scappò.
Dopo un quarto d'ora, quando si era ripresa Maria si alzò indolenzita. Fece il giro della casa e fu molto stupita di non trovare nessuno.
Sotto la doccia si convinse che doveva essere stato un sogno, anche se decisamente realistico.
La sera al rientro il marito trovando ancora la tv che non andava imprecò, chiamò la ditta e si sentì rispondere che il ragazzo era venuto, ma aveva poi avuto una emergenza ed era dovuto correre via. Se voleva potevano tornare l'indomani.
"Sì, va bene. Ma o prima delle 14 o dopo le 1630. In mezzo mia moglie fa la siesta"
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