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La fotografa: il finale
17.04.2026 |
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"Anche Aldo l’aveva tradita?
Le porte dell’ascensore si aprirono e subito dopo quelle dell’appartamento..."
La vacanza finì così. Aurelio e mio marito continuarono ad uscire in mare, ma senza più grande fortuna. Io evitai sempre la baia di quello stronzo di Massimo e di Cristina, feci molte altre foto e lavorai molto in postproduzione, tanto che rientrata al circolo in città ricevetti un sacco di complimenti anche da parte di sconosciute. Come vi ho già detto dei complimenti degli uomini mi fido solo fino ad un certo punto. Gli uomini sono tutti dei porci e quella vacanza e Massimo avevano confermato quella mia opinione.Ripresi il mio tran tran normale di moglie, amica e madre. Oddio i ragazzi non davano più preoccupazioni e neanche tanto, diciamo, lavoro. Erano fuori casa da un po’ e quindi da quel punto di vista c’era solo da cucinare per il classico pranzo della domenica.
Mio marito Aldo non mi chiese più di riprovare quella cosa e io mi guardai bene dal chiederlo. Con Massimo mi era piaciuto molto, mentre con lui non tanto, per non dire per niente. Tra noi era meglio continuare a fare quello che avevamo sempre fatto, con lui che ogni tanto mi chiedeva di allargare le gambe al massimo e poi precipitava dentro di me. Era convinto che anche a me piacesse da pazzi e io glielo lasciavo credere. In fin dei conti, in qualche maniera alla fine anche io venivo sempre e da quel che leggevo sui rotocalchi dal parrucchiere non era così scontato che una signora come me riuscisse sempre a raggiungere l’orgasmo.
Caso vuole, almeno io ho sempre pensato che sia stato un caso, caso vuole, dicevo, che una settimana durante la quale Aldo era nella capitale per lavoro mi arrivò una telefonata di Aurelio.
Era in città per qualche giorno e avrebbe avuto piacere a cenare una sera insieme. Aveva chiamato Aldo e aveva scoperto che lui non c’era, ma Aldo gli aveva detto che anche io sicuramente avrei avuto piacere a vederlo, cosa che era vera, e gli aveva dato il mio numero. Anche io l’avrei rivisto volentieri, ma certo non da sola e certo non a cena. Rimanemmo d’accordo per un caffè per il giorno successivo e, quando mi presentai, fresca di parrucchiere ed estetista, chiacchierando con lui mi risentii di nuovo in vacanza. Era un uomo affascinante, vedovo, che lavorava per una grossa ditta con sede in Sardegna, ma che in città aveva una sede commerciale.
L’ora del caffè volò via e rimanemmo d’accordo che la volta successiva sarebbe venuto da noi a cena. Aldo non era sempre in trasferta, anzi, quasi mai, e quindi si sarebbe sicuramente potuto combinare.
Ci salutammo, vi baciammo sulle guance e poi via, ognuno per gli affari propri. In macchina, ripensandoci, mi sembrava di aver sentito il profumo del mare. Durante il caffè gli avevo osservato le mani, nodose, dure, grosse, con delle belle unghie tonde e bianche in contrasto con la pelle scurita dal sole.
La cena capitò un paio di mesi dopo. Telefonata di Aldo che mi chiedeva la data migliore e poi via con l’organizzazione. Il problema di una cena a casa propria è che una quel pomeriggio non ha certo il tempo per essere apposto. Chiesi allora ad Aldo di chiedere ad Aurelio se andava bene andare in un ristorante invece che a casa. Aldo protestò un po’ perché voleva dire ovviamente pagargli la cena, ma io insistetti e alla fine così fu. In quel modo, di nuovo, quel pomeriggio ceretta e parrucchiere. In ordine. Una signora ha bisogno di sentirsi in ordine, per qualsiasi evenienza. Sapete, no, come siamo fatte noi signore: dobbiamo partire per un viaggetto di un week end? Ci portiamo dietro tutto quello che può servire dal trekking ad una cena di gala, non si sa mai nella vita.
Fatto sta che quella sera mi sentivo particolarmente splendente. Anche Aldo lo notò e ne fu stupito e compiaciuto. Agli uomini fa piacere avere una moglie bella e desiderabile e io quella sera mi sentivo proprio così, bella e desiderabile. Non mi capita spesso. Quella sera sì.
La cena fu magnifica. Dopo Aldo invitò per un ammazza caffè Aurelio a casa nostra e così in fine serata ci ritrovammo tutti e tre nel nostro bel salotto.
Loro si servirono da bere e io chiesi scusa che andavo a mettermi un pochino più comoda. Non avevo, lo giuro, nessuna intenzione, se non quella di togliermi le scarpe col tacco alto che non mettevo mai, togliermi quel tubino che è vero seguiva le mie forme, ma nel sedermi tirava un po’ e mettermi un abito da casa carino corto e con il collo a barchetta che avevo comprato qualche giorno prima al mercato. Oddio la scollatura era forse un po’ troppo generosa, ma il reggiseno che avevo sotto mi difendeva adeguatamente. Messe delle scarpe da casa che comunque avevano un minimo di tacco, fermatomi un attimo in bagno a rimettere a posto rimmel e soprattutto rossetto, tornai tra gli uomini, che al vedermi fecero un breve applauso e brindarono alla padrona di casa.
Scoppiai in una breve risata e presi posto di fronte a loro rilassata e felice.
Le chiacchiere scorrevano senza problemi e anche io, ovviamente partecipavo alla conversazione portando un punto di vista femminile sulle varie questioni economiche, politiche o sociali che i due discutevano amabilmente. Sembrava fossero amici fin da ragazzi. Evidentemente quelle lunghe uscite in barca da soli avevano cementato quella amicizia. Ne ero contenta.
Tutto bene, fino a quando quello sciocco di mio marito non chiese ad Aurelio di suo figlio. “Massimo sta bene. In inverno sta qui in città in una palestra poco distante da qua. Bene, dai”
“Cristina?” domandai io
“Boh” rispose Aurelio “non ne sento più parlare da un pezzo. Forse è rimasta in Sardegna. Comunque certo Massimo non ha problemi con le donne.” A quelle parole mi sentii un po’ ferita, ma ovviamente feci finta di niente. D’altronde cosa potevo sperare? Che un uomo più giovane di me di almeno dieci anni si fosse così innamorato da fare pazzie? Ero stata una delle tante e, a dir la verità, me lo ero goduto, almeno quanto lui aveva goduto di me. Certo da allora non ero più quella santerellina che per una vita pensavo di essere, ma su, storia chiusa, a capo ha.
L’argomento sembrava definitivamente chiuso quando quel cretino di mio marito se ne uscì con la storia che ero una appassionata di fotografia e che fotografando la baia vicino a casa una mattina avevo fotografato anche Massimo che stava facendo il bagno.
“Spero non completamente nudo.” Disse Aurelio “Quello scemo ha il vizio di cavarsi nudo appena non lo vede nessuno”
Mi sentivo rossa come il fuoco e il nervosismo mi fece accavallare e riaccavallare le gambe un paio di volte mentre riuscivo a dire, fulminando Aldo con lo sguardo: “No, o meglio, non so: era in mare che faceva il bagno e quindi non so se fosse nudo o meno”
“Beh, Massimo è proprio un bel ragazzo e quindi fargli qualche foto innocente non è un peccato” concluse Aldo. Non capivo dove volesse andare a parare, ma fortunatamente si era fatta una certa ora e il nostro ospite si alzò, si scusò che doveva lasciarci e se ne andò.
Rimasti soli feci una piazzata ad Aldo chiedendogli se voleva far sapere al padre che avevo fotografato il figlio nudo mezzo in erezione. Che caspita aveva per la testa, quel cretino!
Aldo si scusò dicendo che aveva bevuto troppo e in effetti quando aveva detto ad Aurelio delle fotografie aveva in testa proprio quella col cazzo di Massimo in bella vista. Poi disse: “Ti ricordi, quello stronzo, come si era fatta Cristina nel nostro bagno?!”
“Vado a letto” riuscii solo a dire stizzita, mandandolo in cuor mio a quel paese.
Il giorno dopo la sorpresa di un messaggio whatsapp di Massimo. Mi diceva che suo padre gli aveva detto che stavo bene e che secondo lui avevo voglia di rivederlo. Mi girò la testa. I due si erano parlati e parlati anche a lungo e bene. O caspita! Che fare? Niente. Mi dissi che la cosa migliore era non rispondere e così feci. Ne parlai anche alla mia amica Lucia che fu d’accordo con me. Poi però mi domandò: “Ma sono in città tutte e due, padre e figlio?”
Non potevo negare e lei: “Beh, allora una cosa diversa è se ci usciamo in quattro, no? Per te meno pericoloso. Loro non mi conoscono e non oseranno niente e noi capiamo le loro intenzioni.”
“Perché vuoi un grafico che ti spieghi le intenzioni di Massimo? Di suo padre non so, ma Massimo lo so”
“E non sei lusingata, che un figo della Madonna, più giovane di noi di almeno dieci anni con cui hai fatto l’amore solo una volta torni a cercare di nuovo la tua passerina? Credi di averla solo tu?” Balbettai qualcosa, ma in effetti la cosa mi lusingava. Però non volevo. Durante l’estate quello che era successo quasi mi aveva fatto uscire di senno e anche con Aldo avevamo fatto cose che non avevamo mai fatto. Il baratro davanti a me.
Il mio silenzio fu capito da Lucia: “Basta farsi dei problemi. L’unico problema è avere una serata libera dai nostri mariti, ma visto che siamo d’accordo io e te, diremo semplicemente che andiamo io e te a mangiare una pizza e poi al cinema. Scegli il film più lungo che c’è in sala. Uno che finisca ben oltre la mezzanotte, così non abbiamo problemi”
“Lucia, devi essere impazzita. Ma Gesù?” chiesi sapendo quanto era religiosa.
“Lascia stare il Signore. Te l’ho già detto una volta. I comandamenti dicono non desiderare la donna d’altri. Non parlano di noi. E poi, seriamente, mi sono rotta di questa vita senza emozioni, tu, no?” Un po’ condividevo. Misi giù senza un sì e senza un no. Ci penso risposi.
Poi due ore dopo, ricordando l’estate, mi ritrovai a messaggiare Massimo e proporgli quel che aveva immaginato Lucia. Cosa fatta, capo ha.
Se per una cena innocente avevo passato il pomeriggio dall’estetista e dalla parrucchiera, per quell’incontro ci aggiunsi una leggerissima botta di abbronzatura sotto le lampade, qualcosa che quel distratto di Aldo potesse non vedere e che a me togliesse l’impressione di avere borse scure sotto gli occhi e altrove.
Ci presentammo all’appuntamento emozionate come due adolescenti al loro primo ragazzo. Di mangiare non se ne parlò neanche. Finimmo in un bar a prendere un aperitivo e poi a casa di Massimo. In ascensore le gambe mi cedevano. Mi chiedevo come pensavano di condurre la cosa quei due signori. Io ero l’amante di Massimo? Beh, sì, c’ero andata a letto due volte. E quindi Aurelio ci avrebbe provato con Lucia? Era quello che volevo anche io? Avevo la testa completamente confusa.
Il pensiero di Aldo che mi credeva a cena con Lucia e poi al cinema, così come quel povero marito di Lucia, anche se avevo scoperto da Lucia che lei era certa che lui l’avesse tradita più volte. “Pan per focaccia” le aveva detto durante quella prima telefonata dalla Sardegna il giorno dopo del fattaccio con Massimo. Anche Aldo l’aveva tradita?
Le porte dell’ascensore si aprirono e subito dopo quelle dell’appartamento. Massimo fece gli onori di casa offrendo da bere a chi voleva. Io chiesi solo dell’acqua fredda e gasata. Lucia si lanciò in un Porto invecchiato, mentre padre e figlio si limitarono ad una coca cola gelata.
Tutti seduti nessuno parlava, finché Aurelio disse che Massimo gli aveva fatto vedere le foto che gli avevo fatto per lavoro. Quelle scattate a casa nostra in Sardegna quel pomeriggio prima di fare l’amore. “Ma Aldo lo sa?” Nessuna risposta. “Fammele vedere” disse Lucia andando a sedersi in mezzo tra Massimo e Aurelio. E quando sul telefonino di Aurelio cominciarono a girare le foto di Massimo nudo in erezione, preso di culo, di spalle, da sopra, da sotto, di fianco, fino all’apoteosi di lui che si tiene il cazzo con di fianco un righello che ne certifica le dimensioni super, Lucia continuava ad emettere strani suoni fino ad arrivare, vedendo la foto del cazzo e del righello, ad un “Davvero complimenti al soggetto e alla fotografa”.
Io di fronte seguii la scena cercando di intuire dall’intensità degli strani suoni di Lucia che foto stessero guardando. Con quella del righello non ci furono dubbi.
Lucia fece per alzarsi, ma mise per sbaglio una mano proprio sul pisello di Massimo che nel frattempo aveva gonfiato i jeans. Lui la trattenne e lei smise di tentare di alzarsi, girandosi verso Massimo e concedendosi ad un bacio. Nel frattempo Aurelio le aveva messo una mano su un ginocchio e le stava sollevando la gonna.
Vedendo la scena mi chiesi quanto sarebbe piaciuto anche a me avere due uomini, belli e prestanti, che mi accarezzassero le gambe e il viso.
Sciogliendosi dal bacio, Lucia disse: “Ragazzi fate posto alla mia amica” Aurelio si scostò da Lucia facendomi posto tra lui e la mia amica. A quel punto Lucia mi invitò a raggiungerla e anche Aurelio mi fece cenno.
Non mi muovevo. Poi Massimo disse semplicemente: “Vieni qui.” E io obbedii andando a sedermi dove avevano previsto. Appena seduta, Aurelio si allungò verso il mio orecchio e soffiò sotto voce: “se non vuoi, basta un cenno”. Io scossi la testa facendo segno che non c’erano problemi. E lui cominciò a baciarmi sul collo, mentre di fianco a me vedevo le mani di Massimo frugare il corpo di Lucia.
Ero tesissima, mentre Lucia sembrava decisamente a suo agio. Allora mi sporsi verso Aurelio e gli dissi solo che preferivo per un poco guardare e basta. Al che mi alzai e tornai nella poltrona da cui ero partita. Aurelio si riavvicinò a Lucia che sorpresa si girò un attimo sorridendo riconoscente dei baci che avevano iniziato a pioverle sul collo e pian piano sul seno. Dovete sapere che Lucia ha delle tette abbondanti, materne, ancora abbastanza sode, ma decisamente esuberanti. Massimo e Aurelio vi si buttarono uno a destra e uno a sinistra e lei, Lucia, reclinò il capo indietro ridendo. Poi allargando le braccia e stendendole sullo schienale del divano sospirò: “Qualcuno per favore mi baci là sotto”
Aurelio, da vero signore, si sentì di dover ubbidire a quel desiderio e lasciato il capezzolo destro rosso di Lucia scese togliendole prima le mutandine e poi allegandole le cosce immergendo tutto il viso tra quelle montagne bianche e sode. Il seno destro di Lucia mi guardava malizioso. Non avevo mai baciato un seno, ovviamente, ma più volte ne avevo provato desiderio. Come tornare bambini. Quindi mi alzai e andai a sedermi là alla sua destra prendendo il suo capezzolo prima tra i denti e poi succhiandolo con desiderio.
Con la coda dell’occhio vidi Massimo sollevarsi dalle tette di Lucia, mettersi in piedi e denudatosi dare il proprio cazzo eretto da mangiare alla mia amica che prima di iniziare mugolò: “Che meraviglia!” Io più lei leccava il cazzo di Massimo, più io mi perdevo tra le sue tette, chiedendo gli occhi e mangiando, leccando, sospirando e sognando di avere anche io in bocca il cazzo di Massimo.
Persa in quella confusione non mi accorsi che Aurelio aveva smesso di leccare Lucia, si era fatto strada tra le mie cosce e aveva iniziato con me. Grazia di Dio, che estasi! Vedere la tua amica più cara, quella che ami come una sorella, come te stessa, che fa un pompino suntuoso ad un cazzo suntuoso, mentre io sprofondo come una bimba tra le sue tette materne e un uomo esperto prende possesso della mia passerina e la fa fiorire come una azalea a primavera. Gridai e venni, smettendo di baciare e leccare le tette di Lucia.
Non so quanto tempo mi lasciarono riposare. Avevo gli occhi chiusi nel godimento. Quando li riaprii Lucia era sdraiata sulla pancia su uno dei braccioli del divano e uno dei due la stava prendendo da dietro, mentre l’altro le era davanti a disposizione per il suo desiderio se mai avesse voluto provare ad essere presa e a prendere nello stesso momento.
Io mi alzai e piano sussurrai che volevo andare a casa. Troppo per me. Ma proprio in quel momento Lucia cacciò un urlo belluino e venne apparentemente come una fontana.
Massimo e Aurelio nudi, come due bronzi di Riace, mi guardarono.
Massimo, come aveva già fatto in Sardegna, disse semplicemente: “Vai di là e preparati”
Questa volta quell’invito o comando era estremamente chiaro e come già in Sardegna obbedii ed esattamente come in Sardegna mi misi nuda sul letto ad aspettare.
Arrivarono dopo qualche minuto e iniziarono una danza nella quale dopo cinque minuti avevo completamente perso la testa, inondata dal loro desiderio e dalla loro fame che d’un tratto era diventata la mia. Due insieme è magnifico, signore. E’ il massimo che sessualmente una donna possa desiderare. Nulla di più, nulla di meno.
Tornai a casa a tarda notte bofonchiando che il film era una menata. Prudentemente avevo imparato la trama, ma Aldo non mi chiese niente, così come non mi chiese come mi ero procurata quegli strani segni sul sedere e tra le cosce. Questi uomini così famelici!
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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