tradimenti
La pratica
20.01.2025 |
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"In ascensore osservò: "manco mi chiede perché calze e reggicalze per andare in ufficio! Brav'uomo, certo, ma noioso e poi non si accorge di un cazzo..."
Mattina presto. L'aveva svegliata dicendole che aveva fatto sogni strani e aveva il cazzo duro come una pietra.Lei gli aveva mugolato nel sonno che non c'era tempo. Doveva prepararsi per andare in ufficio. Lui lavorava da casa, ma lei no.
Ciò nonostante a vederlo là col cazzo ritto, guardò un attimo l'orologio e forse il tempo per una roba veloce c'era. Iniziò a scappellarlo e a leccarlo con energia. Lui le aveva fermato la testa. "Fallo per bene" le disse "non è un gioco. Devi farlo per bene, se vuoi, se hai tempo, se no meglio lasciare stare"
'Fallo' per bene, pensò lei, ridendo dentro di sé per l'involontario doppio senso, visto l'argomento trattato.
Poi lui riprese: "E' come quando ti lecco. Ci vuole calma, tempo, passione. Le cose vanno fatte per bene, se no è meglio non fare niente."
Come era noioso! Brav'uomo, certo, ma noioso. Anche bravo a fare quella cosa lì, in effetti, con calma e con metodo, senza tralasciare nulla, come la cosa va fatta, tanto che ogni volta prima la rilassava e poi la mandava in estasi, ma noioso, noioso, che a volte le sembrava di stare con la macchietta di Carlo Verdone, quello che chiama l'Aci per sapere se supererà il temporale su Parma.
Spazientita "Hai ragione. Non c'è tempo. Meglio lasciar stare." gli disse e nel dirlo pensò a quanti pompini affrettati aveva fatto in vita sua, a quanti ragazzi, a quanti fidanzati, soddisfatti in fretta e furia in macchina prima di lasciarsi o dentro ai portoni. Quanti? Tanti. D'altronde, le piaceva proprio. Le dava un senso di potere. E poi sentire quella vita pulsare tra le labbra. La passione, pensò, la passione spesso conduce a soddisfare le proprie voglie senza curarsi se il concupito ha il cuore libero o ha già moglie. Grande De Andrè. A lui un bel pompino bello lungo non glielo avrebbe tolto nessuno. Era la sua passione. Tutte le volte che lo sentiva cantare qualcosa le si muoveva dentro. Sotto. Alto, voce profonda, capello lungo.
Finì di vestirsi. Si truccò. Si aggiustò per l'ultima volta le calze, che tendevano a scenderle e nel lasciarlo ancora sdraiato sul letto gli disse: "ci vediamo stasera, caro" e lui "chiamami quando arrivi in studio" ed uscì.
In ascensore osservò: "manco mi chiede perché calze e reggicalze per andare in ufficio! Brav'uomo, certo, ma noioso e poi non si accorge di un cazzo. Dai!"
Lui, dopo un po', si alzò, si fece un caffè e si mise davanti al computer. Aprì youporn e iniziò una lunghissima sega.
Nel frattempo lei arrivata in ufficio salutò tutti, accese il computer, chiamò il marito e gli disse che era arrivata bene, senza problemi, prese un caffè e nel tornare alla scrivania passò dall'ufficio del suo amante, che nel vederla le sorrise e le fece cenno che l'avrebbe chiamata più tardi.
Più tardi, verso sera, nel pomeriggio, tardo, nel solito posto, facendo quello che stava facendo, si ricordò della prescrizione del marito e rallentò il ritmo. Il suo amante ne fu estremamente contento. Suonò il telefonino. Rispose. Era il marito. Domandava se avrebbe fatto tardi e lei, riprendendo in mano il pisello del suo amante, tosto, duro, tremante, rispose di no. Non ci avrebbe messo molto. Solo il tempo giusto. Quello che ci voleva per finire per bene quella pratica, poi sarebbe tornata.
"Va bene. A dopo." disse il marito mettendo giù, mentre dall'altra parte lei riprendeva la cosa esattamente da dove l'aveva lasciata. Ci volle un po' più del solito, ma il risultato fu abbondante e appagante. Prenderlo? Non c'era tempo. Magari domani. Che vita, sempre di corsa.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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