tradimenti
Una nuova palestra ed altre cose
13.11.2025 |
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"Spesso si era ritrovata in bagno con la mano tra le cosce a chiedersi cosa stesse facendo, ma era più forte di lei..."
Su sollecitazione di jack763878 proseguo Una delusione di Palestra raccontandovi ciò che accadde ad Elena e Marco.Dopo quella volta Elena insistette con Marco e alla fine lo convinse a cambiare palestra.
Vedersi davanti ogni volta Luca e Giulia col timore che dicessero qualcosa a Marco era insopportabile. Marco non capì bene, ma alla fine accettò.
Ne trovarono una ancora più vicina a casa, dove fortuna vuole che andasse anche il bel ragazzo del piano di sotto, quello che ogni volta che trombava faceva urlare la fortunata di turno.
Elena l'aveva già adocchiato quella mattina dopo la serata con Luca e Giulia e lui, le era parso, aveva ricambiato in una certa maniera il suo saluto. Ma forse è tutta la mia immaginazione, si diceva Elena.
Fatto sta che si incontravano spesso in palestra con o senza Marco, con o senza quella ragazza piatta che aveva visto uscire quella mattina dal suo appartamento. Si erano presentati e Elena aveva scoperto che si chiamava Giuseppe, detto Peppe, proprio come il suo primo fidanzato, quello con cui aveva perso la verginità.
Era sempre un bel vedere, si diceva Elena. Non altissimo, ma ben piantato. Gambe muscolose e braccia nodose, una schiena che gli si apriva ad arco a partire da un culo piccolo e nervoso. Una magnificenza.
Anche Marco una volta notò le occhiate di Elena e quella sera, dopo cena, sdraiati sul divano a guardare la TV lui la sfrucugliò un poco, ricordandole le occhiate che aveva notato in palestra.
"Beh, che devo dirti, amore mio, è un gran pezzo di ragazzo, no? mi lustravo un po' gli occhi. Cosa c'è di male?"
"Di lui non c'è bisogno di chiedersi quanto ce lo ha grosso, perché grosso o piccolo sappiamo che lo sa usare decisamente bene, no? rispose Marco
"Decisamente, sì" concluse Elena con un mezzo sospiro come di invidia.
"Cosa sospiri, porcella?! Tieni" le disse Marco prendendole la mano e portandosela sul pacco che si era già ingrossato.
"Stasera non mi va, dai" ritirò velocemente la mano Elena.
"E lo so, Marco non è Peppe. Peppe sì che ce l'ha grosso e duro come piace alla mia porcellina Elena" continuò Marco, iniziando a cercare di toccarla in mezzo alle cosce.
"Insomma, smettila. Non è serata e più fai così, meno mi piace. Peppe, Peppe e ancora Peppe. Solo perché gli ho dato una occhiatina!" si alzò stizzita Elena.
Anche Marco si alzò, la abbracciò e la baciò e lei si lasciò baciare. Finirono a letto, tenendosi abbracciati, fino a quando lui la spinse delicatamente sulle lenzuola e abbassata la tuta da casa che lei indossava prese a mangiarle la passera mormorando: "non sai quanto ti desidero"
Elena si rilassò e tutto avvenne con calma e passione, ma quando erano nel mezzo delle loro cose improvvisamente iniziò quel rumore e quelle urla che avevano sentito tante altre volte. Peppe, il loro vicino del piano di sotto, evidentemente stava anche lui facendo le stesse cose, solo che come sempre quel che lui faceva aveva un effetto straordinario sulla fortunata che divideva il letto con lui.
Elena e Marco si fermarono un attimo guardandosi stupiti di quella coincidenza. Di solito quando Peppe scopava, loro stavano già dormendo o stavano per addormentarsi. In questo secondo caso, prendere sonno era complicato, ma quella sera, il fatto che Peppe avesse iniziato proprio mentre Marco stava facendo l’amore con Elena, ed anzi proprio quando Marco era proprio dentro, in fondo, in fondo ad Elena e stesse andando su e giù con la massima vigoria possibile, ecco quella coincidenza, dopo averli fermati per un attimo, poi li risolse a continuare ancora di più.
Marco era infoiato dalle urla della ragazza che Peppe stava scopando, mentre Elena se lo vedeva in palestra, con quelle magliette così attillate e i pantaloncini aderenti che gli sagomavano il cazzo ed ecco che sognare di essere lei ad essere scopata da Peppe proprio in quel momento fu un tutt’uno e anche Elena per la prima volta in vita sua, immedesimandosi, si mise ad urlare, cosa che eccitò ancora di più Marco, il cui cazzo si gonfiò all’estremo dentro di lei e la fece venire come una fontana mentre lei urlava un prolungato sì rabbioso e sofferente.
Sdraiati l’uno sull’altra continuarono a sentire quell’altro di sotto che a sua volta continuava a scopare e far urlare la ragazza e così dopo poco, proprio poco, Marco fu di nuovo pronto ed Elena lo tirò a sé e se lo fece infilare di corsa, con un colpo solo, secco, fino in fondo.
Vennero di nuovo dopo non molto, poco prima che anche nell’appartamento sottostante finalmente regnasse il silenzio.
Caso vuole che il pomeriggio seguente Elena e Peppe si trovarono in palestra e si guardarono in un modo che fu evidente ad entrambi che l’uno aveva sentito l’altra e viceversa.
Peppe le si avvicinò. Lei era sudata, dopo aver fatto il suo secondo ciclo di piegamenti sulle gambe. Lui non le disse nulla, ma solo le carezzò un braccio scendendo a sfiorarle la mano.
“Non oggi” mormorò sottovoce lei e lui che forse la sentì la guardò come chiedendole quando. Poi si allontanarono e quel giorno non si videro più. Peppe infatti aveva finito l’allenamento, mentre a lei toccava ancora una mezzora di ciclette.
Quella sera Marco se ne uscì con una proposta che tolse il respiro per un attimo ad Elena: “secondo me dobbiamo invitarlo a cena”
“Ma chi?”
“Quello del secondo piano”
“Ma chi Peppe?”
“Ah vedi che hai capito”
“Non se ne parla neanche” rispose Elena che sentiva crescere una agitazione dentro di sé.
“Ma perché? Nel condominio sono tutti vecchi e lui è l’unico della nostra età. Per la verità credo sia più giovane di noi, ma che importa? Avrà magari cinque anni meno. Ma anche fossero dieci: perché vorresti cenare con i signori Antonelli del quarto, simpatici, certo, simpaticissimi, ma che hanno ottant’anni per gamba?”
“Io non voglio cenare con nessuno!”
“Sei la solita orsa. Ci penso io. Domani glielo chiedo” E Marco sembrava così deciso che Elena non ebbe la forza di controbattere ulteriormente.
La sera successiva Marco trionfante annunciò che Peppe e una sua amica sarebbero venuti la settimana seguente, il martedì. Il martedì era il giorno in cui Marco lavorava da casa e quindi, disse, si sarebbe occupato lui di tutto ed Elena poteva arrivare a casa anche all’ultimo momento, cosa che non accadde perché lei tornò a casa ben prima e dopo aver messo tavola con cura si chiuse in bagno a farsi bella.
La cena andò benissimo e si scoprì che Peppe e la sua amica, quella piatta, erano proprio simpatici. Finita la cena e liquidati gli ospiti, Marco ed Elena erano ancora occupati a rimettere a posto la sala e la cucina quando le urla della ragazza di sotto iniziarono. Marco ed Elena si guardarono e un'ombra di invidia si dipinse sul viso di Marco, mentre Elena accelerò le operazioni per poi finire a letto dove testardamente cercò di addormentarsi, cosa che le riuscì solo quando anche di sotto le urla finirono.
La prima volta che lo incrociò nuovamente in palestra c’era anche Marco e i due iniziarono a scherzare, tagliandola fuori. Lei li guardò invidiosa di quella amicizia immediata che solo i maschi sanno creare. Mentre scherzavano e ridevano, però, ogni tanto notò che Peppe la guardava e la cosa se da un lato le fece piacere, dall’altro la infastidì. “Così proprio davanti a Marco! Dai non si può, non si deve.” Pensò, ma poi continuò anche lei a lanciargli delle occhiate appena Marco era girato da un’altra parte.
Aveva letto da qualche parte la storia dei maschi alfa. Sulle prima le era sembrata una stronzata, ma non c’era dubbio che tra i due Peppe fosse l’alfa e Marco un’altra lettera. E i maschi alfa, aveva letto, si prendono tutte le donne. Ma lei non era così cretina e amava Marco e allora perché adesso lo stava ancora guardando e lui, Peppe, quello stronzo, ricambiava lo sguardo.
La settimana dopo Marco in palestra non c’era, mentre Peppe sì. Quando le si avvicinò, lei sentì con chiarezza che se lui le avesse proposto di lasciare tutto e seguirlo, lei lo avrebbe fatto, subito, senza pensarci due volte.
Aveva passato notti a sognarlo, anche se grazie a Dio dal punto dei rumori e delle urla quella era stata una settimana stranamente silenziosa. Anzi proprio per questo. Era come se lei avvertisse attraverso il pavimento salire dall’appartamento di Peppe sotto di loro una energia sensuale che la tormentava. Spesso si era ritrovata in bagno con la mano tra le cosce a chiedersi cosa stesse facendo, ma era più forte di lei. Non poteva resistere e quel pomeriggio in palestra non resistette.
Lui le si avvicinò e come aveva già fatto una volta le carezzò il braccio scendendo al dorso della mano, ma mentre la volta prima Elena aveva ritirato la mano, quella volta rimase ferma e lui, lui gliela prese e la strinse. Calda, forte, potente.
La fece alzare e senza dirle una parola la condusse verso la zona Spa della palestra. A quell’ora del pomeriggio era deserta.
Lì, sempre senza parlare, la fece girare ed appoggiare le mani alla parete, le abbassò i pantaloni fino alle caviglie e la prese da dietro alitandole sul collo e sussurrandole qualcosa che sulle prime Elena non capì, anche perché appena sentì il calore del suo cazzo sfiorarle il sedere sentì che era pronta come non mai. Erano giorni che lo aspettava e non importava che fosse in piedi e di corsa. Doveva essere e finalmente era.
Poi il suo sussurro le arrivò all’orecchio: “questo è solo l’inizio” e fu proprio così perché lei era così eccitata che bastarono pochi colpi che venne piegando le gambe e sorreggendosi contro la parete non solo con le mani, ma con tutto l’avambraccio.
Quando lui uscì da lei e lei si girò a guardarlo, Peppe la abbracciò e le disse: “oggi non ho tempo. Preparati. Domani pomeriggio ti passo a prendere alle tre e stiamo insieme fino a sera” Era così giovane, ma così splendidamente deciso e affamato. Fece solo a tempo ad osservarne il torace e la pancia scolpita e tra le cosce un battente che scodinzolava.
Lei era talmente confusa che non riuscì a replicare niente e lo lasciò andare via così, senza neanche un’altra parola. Poi realizzò che l’indomani pomeriggio avrebbe dovuto avere una riunione importante in ufficio. “Cazzo” pensò.
Poi, uscita dalla palestra, dopo una lunga doccia calda, chiamò il suo capo e gli disse che aveva avuto un casino in casa e che l’indomani pomeriggio non avrebbe potuto essere in ufficio.
Poi prima di rincasare fece un salto da Luisa, la sua amica estetista, che anche senza un appuntamento la prese e la preparò con cura.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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