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Un difetto


di poeta57
19.09.2025    |    2.292    |    7 9.6
"Quando alla fine mi arresi e venni, sdraiati uno di fianco all'altro, lei mi confessò di non averne mai abbastanza..."
Quando la incontrammo la prima volta, una volta tornati a casa, io e mia moglie commentammo: "povera"
Era una amica di una amica, sposata, con una scoliosi molto evidente.
Aveva (ha) un bel viso, un seno importante e anche delle belle gambe, ma stava tutta storta da una parte e per quanto sorridesse e conversasse come se non sentisse dolore, più la stavi a sentire, più pensavi a quanto la sua schiena tutta piegata da un lato le dovesse fare male.
C'è da dire che era molto simpatica ed empatica e dopo poco tempo non fu solo una amica di una amica, ma diventò una presenza costante in casa nostra e noi nella sua.
Il marito era un pezzo d'uomo, alto, imponente, probabilmente sovrappeso, anche se sui sui quasi 2 metri di altezza tutta quella massa corporea non risultava obesa. Aveva mani enormi, una bocca dalle labbra sporgenti ed occhi che lasciavano intuire una qualche forma di tiroide in atto.
Anche lei era alta, anche se quella sua stortura rendeva impossibile rendersi conto di quanto lo fosse davvero.
Tutto iniziò come spesso capita per caso.
La incontrai da sola al supermercato e avendo scoperto che aveva come hobby il mio stesso, rimanemmo d'accordo che un pomeriggio sarei andato da solo a trovarla nel suo studio.
Cosa che accadde due settimane più tardi.
Era inizio estate e faceva già un gran caldo. Uno di quei maggi in cui sembra sia già agosto inoltrato. Il suo studio dava su un piccolo giardino da cui entrava un misto di frescura e umidità. Più umidità che frescura, per la verità, tanto che lei mi accolse mezza nuda con dei mini calzoncini e una canottiera senza maniche dalla quale non era difficile vedere il seno libero ondeggiare ad ogni suo passo.
Tutta storta mi invitò a sedere su un divano, intanto che lei, disse, andava ricomporsi un attimo.
Mentre era via, notai nella libreria posta dietro alla scrivania una serie di volumi dai titoli diciamo accattivanti. L'unico che conoscevo era la raccolta di racconti di Anais Nin. Leggerne il titolo mi face immediatamente ricordare le volte che da ragazzo mi ero masturbato leggendolo. Alcuni degli altri titoli erano del tutto inequivocabili. Addirittura uno recitava sotto ad un titolo che doveva essere evocativo nelle intenzioni dell'autrice "guida allo scambio di coppia".
Io non avevo mai tradito mia moglie. Non che non ci avessi pensato ed una volta anche provato. Ma quella volta non aveva funzionato. Probabilmente avevo frainteso e quindi mi ero convinto di non essere capace. Poi, con Anna, tutta storta com'era non ci pensavo proprio.
Anche se, ripensai, intanto che dalla stanza accanto giungevano rumori di apertura e chiusura di armadi, una donna spigliata con un evidente difetto fisico da una certo punto di vista è ancora più sexi. Subito ricordai quel capitolo dell'Ulisse di Joyce nel quale il protagonista osserva e sogna una sordomuta sulla spiaggia. E proprio in quel momento Anna rientrò.
Si era cambiata indossando una gonna molto corta, tacchi di almeno sette centimetri e una camicetta bianca di seta generosamente aperta sulla scollatura. Le belle gambe erano perfettamente già abbronzate, così come il costato, il viso e le mani sulle quali, per la prima volta, notai che mancava la fede e in compenso c'era un importante anello con un diamante.
Anna si mise seduta davanti a me, accavallò le gambe, si scusò di avermi ricevuto praticamente nuda, così disse, e iniziò a parlarmi della passione comune.
Seduta in poltrona, tutta piegata a destra, la gonna sulla sinistra le saliva abbondantemente verso il fianco, lasciandomi ammirare una coscia tesa, liscia, luccicante.
Dalle sue parole sprizzava una intelligenza non comune, cosa che non mi distrasse dal guardarle le tette ogni volta che si sporgeva in avanti.
La sua passione per il nostro hobby era ancora maggiore della mia.
Ci perdemmo a parlare per più di un'ora, fino a quando lei, alzandosi e aggiustandosi la gonna che nel frattempo le era salita su fin quasi ai fianchi, mi invitò a seguirla.
Imboccato un corridoio dal quale una porta aperta faceva vedere un letto matrimoniale disfatto arrivammo in una altra stanza dove Anna teneva tutti i suoi lavori. Alcuni erano bellissimi.
Carezzandone uno, le nostre mani si sfiorarono e nessuno dei due la ritrasse. Ci trovammo così con le dita intrecciate e di lì baciarci fu un attimo.
Non smettendo di baciarmi lei incominciò ad indietreggiare ed io, per non perdere quelle labbra, la seguii fino in camera da letto dove lei si lasciò cadere sulle lenzuola sgualcite.
L'odore in camera era senza dubbio quello di una lunga permanenza recente, o, se vogliamo, di sesso consumato da non molto.
Nuda sul letto il suo corpo disegnava una curva, come una parentesi verso destra e i seni, belli, pieni, burrosi, si piegavano da quella parte con le aureole dei capezzoli grandi, scuri, come dipinti.
Anche la figa, quando iniziai a baciarla, sembrava dipinta, come se Anna vi avesse aggiunto del rossetto per rendere le labbra ancora più ammalianti.
Scopammo tutto il pomeriggio e lei venne un numero di volte imprecisato.
Quando alla fine mi arresi e venni, sdraiati uno di fianco all'altro, lei mi confessò di non averne mai abbastanza.
"Ricominceresti anche adesso?" chiesi titubante, conscio che non ce l'avrei mai fatta se la risposta fosse stata positiva.
Lei si girò su un fianco verso di me e guardandomi osservare il suo seno con un sorriso dolce, sereno, tranquillo soffiò un leggerissimo "sì, magari"
"Ma tuo marito come fa?" le chiesi cercando in lui un complice di inadeguatezza.
Lei, tornando a sdraiarsi sulla schiena e guardando il soffitto, rispose: "quando eravamo più giovani per un po' ha tentato di tenere il mio ritmo. Adesso da molti anni ci ha rinunciato, lasciandomi libera di trovare altrove quel che mi serve"
Mi sentii come un cazzo finto, usato per la bisogna.
Resasi conto, lei tornò da me, mettendomi un braccio sul torace e carezzandomi il viso: "ma con te forse è diverso. abbiamo la stessa passione in comune. Non credi che nella vita l'importante, l'essenziale sia conoscersi e seguire ciò che vogliamo fare?"
"Certo" risposi.
"E poi - riprese lei, sorridendomi in un misto di dolcezza e ironia - tu duri un sacco e questo è decisemente positivo per me. Sei sempre stato così?"
"Sì, sempre. Posso restare eretto più o meno quello che voglio, ma quando poi vengo, vengo e mi ci vuole un po' per riprendermi."
"Quanto? mi chiese lei allungando una mano verso il mio cazzo e massaggiandolo.
Non saprei dire se fu la domanda o la sua carezza o il fatto che dopo un attimo cominciò a scapellarmelo completamente per poi ricoprirlo e scappellarlo ancora, fatto sta che iniziò a tornarmi duro.
Al che Anna non smettendo di carezzarlo, fece una manovra sul letto per permetterle di scendere a mangiarlo.
Prima di ingoiarlo e dopo una leccata che mi parve durare una vita, sospirò: "quanto mi piacciono i cazzi duri"
Potete facilmente immaginare quale fu la mia reazione.
Tornai a casa che stava facendo buio e mia moglie ovviamente mi chiese dove ero finito.
"Sono andato a trovare Anna nel suo studio. Devi vedere che lavori fa. Bellissimi. Povera"






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