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Prime Esperienze

Amiche


di poeta57
09.09.2025    |    2.283    |    1 9.2
"Si vedeva bene quello che guidava, che aveva accostato vicino al finestrino di Cinzia..."
Periferia. Case popolari. Palazzoni spenti. Dopo cena. Un bel pezzo. Un bel pezzo dopo cena.
"Che schifo!" pensò Anna mentre prendeva le chiavi e usciva.
Sulla porta urlò un ciao. Poco prima aveva fatto il suo dovere coniugale. La solita schifezza frettolosa.
Lui che beve e ne ha voglia, chiede, pretende, si sforza e quando alla fine ce la fa a mettersi dritto in due e due quattro ha già fatto. Essere donna voleva dire fare anche quello? si domandava a volte. Come una infermiera. Ma sua madre aveva fatto così? Ma si fa così? "Io sono giovane, si disse, e siamo già a questi livelli." "Che schifo" si ripeté.
In strada l'aspettava Cinzia, la sua amica del cuore. Scuola, lavoro, figli, tutto fatto più o meno allo stesso tempo. La sua amica. La sua amica del cuore. Quella che sapeva tutto di lei. Anche di più.
"Fatto?" domandò Cinzia.
E Anna: "Non me ne parlare! Fare un pompino mollo è la cosa più schifosa che esista."
"Va beh, dai" rispose come tra sé Cinzia "allora possiamo andare. il maritino è condito come si deve."
"Sì dai andiamo, ti prego" replicò Anna.
Cinzia guidò fino al solito bar. Le altre due erano già lì. Ridevano. Anna non era proprio dell'umore. Cinzia l'aiutò a sciogliersi un po'. Dopo una mezzora e un negroni rideva anche lei.
"Ragazze ho una fame!" se ne uscì Anna ad un certo punto.
"Di cosa?" le chiese Lucia.
"Di quello!" rispose ridendo Anna.
"Ma non hai appena fatto, scusa, sai, amore mio?" la provocò Cinzia.
"Appunto per quello." rispose Anna, ridendo.

E risero tutte. Ancora e ancora.

Si guardarono in giro. Il locale era quasi deserto. Come sempre il giovedì. Il giorno in cui uscivano. "Come le domestiche una volta." osservò Lucia.
"Cazzo è vero!" aveva esclamato Lorena per poi proseguire "Fa in culo le domestiche e fa in culo i nostri uomini di merda" Lorena aveva un eloquio sempre molto suggestivo.

"Ma qui non c'è nessuno." constatò sconsolata Anna.
"Che cazzo ci facciamo qui?" chiese Lorena per concludere: "Dai, andiamo a broccolare un po', ragazze"

"Non dirlo a me" rispose Anna "non aspetto altro"

Salirono tutte e quattro sulla macchina di Cinzia e girarono e girarono ancora per la città. Sembrava ci fosse stata una bomba, di quelle che ammazzano le persone, ma lasciano intatte le cose.
Manco uno straccio di maschio decente in giro. A parte che a loro ne servivano almeno tre. Cinzia parlava, parlava, ma quando si arrivava al dunque si tirava sempre indietro.

Alle due passate avevano perso le speranze.
"Andiamo a puttane, ragazze" propose Lorena.
"Ma sei scema?" rispose subito Cinzia.
"Ma perché le lesbiche non vanno a troie?" rispose Lorena tuffandosi quasi davanti dal sedile dietro della macchina.
"E che siamo lesbiche noi?" chiese ridendo Anna.
"No!!" "Assolutamente!" Un coro sommerse quella proposta.
"Ci fosse un casino con degli uomini veri, magari. ma donne, scusa, sai, ma che schifo" si chiese Cinzia.
"Certo quasi come ciucciarlo molle" osservò Anna.
"Ragazze, ma stasera tutte Oxford qui" commentò Cinzia.
E Lorena: "Comunque ha ragione Anna: prenderlo in bocca quando non è ancora duro fa proprio schifo."
"Sì, ma quando poi diventa duro, però..." rispose Anna con gli occhi sognanti.
"Ragazze, e basta!"." Cinzia, la seria. Tutte si ricomposero un po', come quando a scuola la prof le beccava a chiacchierare.
"Comunque, che cazzo facciamo, allora?" chiese Lorena.
"Andiamo a nanna, perchè domani si lavora, care." concluse Cinzia. "Ma quanto rompi, cara!" risposero tutte in coro.
"Mi pare non ci sia scelta. Nessun distrazione. Niente. E' tardi. Andiamo dai." Cinzia di girò verso il sedile posteriore dove erano sedute le altre, salvo Anna che stava davanti. "Scendere su" e Cinzia con gli occhi invitò ad aprire la portiera.
Proprio in quel momento un'auto si avvicinò. una grossa macchina rossa con su quattro arabi giovani. Il colore scuro della pelle li rendeva poco visibili. Solo il bianco del cotone delle loro magliette e l'oro dei loro anelli. Si vedeva bene quello che guidava, che aveva accostato vicino al finestrino di Cinzia. Bel ragazzo, sbarbato, pulito. In ordine. Un po' più giovane di loro.
"Chissà come scopano gli arabi?" sussurrò Lorena, sporgendosi verso l'orecchio di Anna. Anna sorrise girandosi verso l'amica e facendole cenno di stare zitta. zitta! ti prego.
"Voi donne?"
Lorena: "E che non lo vedono? O ci hanno preso per dei trans, questi scemi"
"Soldi. Money. Voi soldi? Volere?"
"Ah, questo volevano. Ci hanno preso per delle troie." commentò subito Cinzia.
"D'altronde in giro a quest'ora!" "Da sole, poi" "Dai Cinzia, diglielo, tu che parli inglese." Cinzia si girò e sorrise. Un lampo di malizia. "Ok" In effetti era l'unica che parlava inglese.
"We do. One thousand euro each" disse Cinzia sporgendosi dal finestrino in maniera che le altre non sentissero niente. "Where can we go?" le chiese l'arabo.
"In your hotel. Where is it?"
"Nearby"
"Ok"
"Follow us"
"Ok"
"Ma cosa gli hai detto?" chiesero tutte in coro, quando Cinzia tirò su il finestrino. "Che per mille euro gliela davamo" "Minchia, ma sei scema" "E loro?" "Hanno accettato" "E adesso dove stiamo andando?" "Nel loro albergo" "Ma sei scema? quelli ci squartano come delle pecore!"
Poco dopo la macchina degli arabi si fermò davanti ad un cinque stelle. Tutte guardarono l'ingresso come avessero visto la Madonna. "Cazzo!" fu l'ultima cosa che riuscì a dire Lorena. "Ma ci fanno entrare qui?" Silvia, la timida. "Vestite così?"
Quattro stanze, quattro arabi, quattro ragazze. Ad Anna toccò il più giovane, che era anche il più muscoloso. Doveva fare palestra con regolarità. Aveva un fisico perfetto, altro che quella mollezza di suo marito.
Cinzia finì col più anziano che comunque aveva almeno dieci anni meno di lei.
Lorena e Silvia con gli altri due.
Nel silenzio Anna vide il suo ragazzo spogliarsi lentamente quasi fosse uno spogliarello. Non riusciva a togliere gli occhi di dosso da quegli addominali perfetti e da quelle spalle tornite. Poi il ragazzo la invitò a fare lo stesso ed Anna si vergognò un po' delle sue mutandine da poco, ma accennò un passo di danza, mentre si toglieva il reggiseno e lasciava le tette dondolare. I capezzoli le si indurirono subito. Ma quando lui la sfiorò, lei si rese conto della voglia di cazzo che aveva. Lui la strinse, cercò di baciarla, ma lei si rifiutò. Poi le carezzò il seno e scese tra le sue cosce. Era un lago. Sentendola così bagnata si meravigliò un po'. Evidentemente frequentava delle professioniste spesso e quelle se non si mettono delle creme sono asciutte come dei sanpietrini d'agosto. Lei no, lei quasi colava e quando lui la prese, lei mugolò felice e sentendola lui venne quasi subito, ma dopo cinque minuti era già pronto di nuovo e nonostante un pompino perfetto si tenne rigido e duro pronto a riprenderla. Finalmente pensò lei, un cazzo vero.
Cinzia, quando il suo le chiese di farlo, si girò e gli fece capire che lo voleva nel culo. La figa era di suo marito. Per gli altri solo la bocca o il culo e, visto che in quel caso pagavano non certo solo per un pompino, ecco la porta di dietro. Suo marito non la usava mai, quella porta, ed anzi quando qualche volta ci provava lei si rifiutava e gli diceva che le faceva schifo. Non quella notte e non quel cazzo così grosso. Si era detta di fare alla svelta, ma quando lui pompava e non veniva, lei in cuor suo lo ringraziò e lo incitò a continuare. Vennero insieme. Lui a sentirla così stretta e lei a sentire quel calore immenso dentro di lei.
Le danze, chiamiamole così, continuarono a lungo.
Tutte e quattro vennero più volte e gli arabi furono ben contenti di pagare ed anzi quello di Anna le lasciò anche qualcosa in più.
Tornarono a casa un paio di ore più tardi. "Beh, dai, gli arabi non sono poi male" gorgogliò felice Anna.
"Ma l'avranno capito che non siamo delle professioniste vere?"
"Professioniste, no, ma troie sì" commentò Lorena e risero tutte.
Lasciandola sotto casa Cinzia le chiese: "Ti sei tolta la fame?" "Un pochino" rispose Anna maliziosa. "Notte" "Notte e quando svegli tuo marito salutamelo tanto" concluse Cinzia facendo con la mano il segno delle corna.

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