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La scambista (due)


di poeta57
27.11.2025    |    1.725    |    3 9.6
"E’ finito o, meglio, è iniziato perché dopo aver iniziato a scopare regolarmente con lui sia nella Spa, dove ci davamo appuntamento una sera alla settimana, che nei motel appena poteva, io..."
Io i miei segreti me li sono sempre custoditi bene. Che con Carlo, mio marito, andassimo in certe Spa a fare scambio di coppia non lo dissi neanche alle mie amiche più care, mentre a mio marito non dissi che ogni tanto vedevo qualche toro anche da sola. Forse avrebbe anche apprezzato, se gli avessi raccontato qualche particolare, ma io niente di niente.
E non gli dicevo neanche che lui mi portava in quelle Spa e io spesso facevo scena solo per lui. In fondo gli volevo bene. Mi aveva dato una bella casa, i vestiti che mi piacevano, la quantità e la qualità delle scarpe che continuavano a farmi ingolosire nei negozi, lingerie all’altezza sia del ruolo che dei mie desideri e quindi, come dire, glielo dovevo.
Voleva la moglie porca e io recitavo.
Il problema è che con l’andare degli anni porca lo ero diventata davvero. Se c’era lui, come dire, mi trattenevo. Se volete gliela facevo pagare per avermi portato sulla cattiva strada. Cattiva? Discutibile, no?
Avevo scoperto quanto mi piaceva avere altri uomini intorno, specie se erano più di uno e in questo, dato che eravamo sempre tutti adulti e consenzienti, non ci vedevo niente di male o cattivo. Però questo suo essere sempre insoddisfatto mi dava noia. Come se io non gli fosse mai bastata. E allora lo punivo recitando, ma tanto lui non si accorgeva di niente e mentre uno mi prendeva e io ciucciavo il pisello ad un altro lui in un angolo si faceva una sega in santa pace ammirando le mie capacità amatorie.
Però, però, come ho già detto, io preferivo quelle cose farle senza di lui. Senza di lui, senza il suo sguardo sulle mani che mi aprivano il sedere o sulla mia lingua che avvolgeva una cappella, mi sentivo più libera, più autonoma, più donna e quindi, come ho già detto avevo iniziato a dare il mio cellulare ai tori che mi attizzavano di più.
Quanti appuntamenti nei motel appena fuori provincia!
Di solito la prima volta c’era solo il toro prescelto. La seconda volta e la terza e le successive, se appena era possibile, gli chiedevo di portare uno o più amici. Mi faceva impazzire sdraiarmi sul letto in lingerie e lasciarmi baciare e accarezzare ovunque e ricambiare i baci, cercare le loro lingue, sentirle calde e affamate in bocca, per poi essere pronta, completamente pronta ad esaudire tutti i loro e i miei desideri. Averne due dentro era diventata una abitudine. Una volta anche tre, due davanti insieme e uno dietro, ma era stata una benedizione straordinaria grazie anche alle dimensioni contenute di due degli amici del toro. Così loro li avevo invitati, prima uno e poi l’altro ad entrarmi davanti e poi, quando il loro calore mi aveva mandato completamente il cervello in brodo di giuggiole, avevo implorato il toro di impalarmi anche dietro. Come si fa? Provateci, porcelle e porcelli. Un unico indizio: bisogna stare sul bordo del letto.
Ma lasciamo stare l’eccezione e parliamo della regola. La regola era due, due tutti per me.
Arrivavo a casa la sera sul tardi, ancora tutta sudata e a mio marito rispondevo sempre “amiche” e lui non chiedeva niente e mi vedeva in silenzio filare sotto la doccia.
Tutto questo è finito, cioè finito no, anzi da un certo punto di vista è iniziato, fino a quando nella solita Spa non ho incontrato uno che si faceva chiamare George. Ovviamente non era il suo vero nome e d’altronde neanche io in quei posti, e anche altrove, davo mai il mio vero nome.
La prima volta a domanda sul perché avesse scelto George rispose che era un nome da re e così si sentiva e una volta nudo e, come dire, esercitante compresi che il nome da re dovevano averglielo dato le altre che si era scopato prima. Era semplicemente divino e non tanto perché il suo attrezzo fosse esattamente della dimensione giusta e della resistenza giusta (sembrava poterlo comandare a bacchetta, proprio come un re con il suo scettro), ma perché aveva una personalità tale che anche mio marito, quando lo incontrammo, ne fu tanto turbato da non riuscire neanche a masturbarsi intanto che George mi scopava.
E’ finito o, meglio, è iniziato perché dopo aver iniziato a scopare regolarmente con lui sia nella Spa, dove ci davamo appuntamento una sera alla settimana, che nei motel appena poteva, io ho sentito con chiarezza che lui, solo lui, solo George poteva essere il mio uomo.
Ero sua e basta. Non che rinunciassi a fare quello che vi ho appena raccontato mi piaceva fare, essere la dea di due o più uomini, ma lo volevo fare solo con lui, in sua presenza e sotto la sua direzione. Lui era il mio padrone. Cazzo!
La cosa andò avanti per un po’, poi mio marito se ne rese conto e mi chiese di piantarla, di cambiare Spa o di smetterla addirittura, ma io, io come potevo rinunciare? Non potevo e glielo dissi e dopo giornate e settimane di delirio matrimoniale alla fine decidemmo di allontanarci per un po’
Ai ragazzi raccontammo poco e niente. Lui se ne andò e io continuai la vita di prima. A George che mi chiese quando non vide più Carlo, mio marito, ai nostri incontri, risposi che si era innamorato di un’altra. Ovviamente non accennai al mio costante turbamento nei suoi confronti, ma ogni volta che mi proponeva qualcosa, io c’ero, a qualsiasi orario, in qualsiasi giorno.
I ragazzi erano abbastanza grandi da essere contenti se li lasciavo soli con il frigo pieno ed io ero felice se George mi accoglieva tra le braccia, mi prendeva come solo lui era capace e mi ordinava di fare questo o quello.
La sua personalità era così forte, la sua intelligenza, la sua fantasia così preponderanti che spesso riusciva a farmi venire anche solo parlandomi, sussurrandomi cosa mi avrebbe fatto o cosa avrei dovuto fare e con chi e come.
Iniziammo a partecipare a cene importanti, al termine delle quali le signore venivano pregate di lasciare soli gli uomini a fumare e bere un bicchiere, per poi essere raggiunte in salotti vellutati dove ogni signore aveva titolo a bearsi della o delle signore che più l’avevano stuzzicato. Io guardavo George e ubbidivo, sognando il momento, lì dopo la cena, o dopo a casa sua, mi avrebbe preso e soddisfatto finalmente in maniera completa.
Il massimo fu quando alla cena partecipò anche un importante uomo di affari. Un miliardario noto per il suo rigore e riserbo.
George mi ordinò sotto voce subito dopo la cena di provocarlo, cosa che feci e riuscii, tanto da essere sua, dopo avergli fatto un pompino sontuoso. Quell’uomo mi prese e riprese e mentre ero ancora sfatta sul divano vidi quel tizio avvicinarsi a George e dargli qualcosa.
Ero diventato la sua puttana? Forse sì, ma che importava quando dopo, a mezzanotte, mi portò a casa sua e mi chiese: “ti è piaciuto farti pagare?”
In altre situazioni e con un altro credo avrei risposto diversamente, ma a George riuscii solo a soffocare in un debolissimo ed eccitato sì, che precedette la spinta vigorosa del suo cazzo nel mio sedere che mi fece inarcare la schiena e sbottare in un “sono tua”. I suoi colpi successivi così potenti e precisi confermarono portandomi ad un nuovo orgasmo.
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