tradimenti
La fotografa terza parte
14.04.2026 |
1.902 |
6
"Chiudi gli occhi e pensa alla spiaggia”
Ma io ero tesa come una corda di violino..."
Il mattino dopo Aldo come sempre sparì e io rimasi in casa indecisa sul da farsi. Scendere a fare un bagno sugli scogli? Mettermi in giardino a prendere il sole?Ero davvero indecisa e di conseguenza cercavo in casa in cucina e in sala qualcosa da fare.
Ad un certo punto, mentre ero in cucina mi sembrò addirittura di sentire una voce chiedere permesso. Come sempre la portafinestra della sala era aperta e quindi era possibile. Peccato che non era così. Forse qualche voce di una casa vicina che io avevo frainteso.
Dopo un bel pezzo decisi che non potevo continuare così e presa la mia macchina fotografica iniziai a cercare spunti da fotografare. Scommetto che non vi stupisce se alla fine arrivai a quella baia.
Lui però non c’era. Era troppo tardi. Lui amava andare a fare il bagno all’alba. Magari a quell’ora era già al lavoro. Durante la cena non avevamo capito se facesse il personal trainer da noi in città o lì in Sardegna. Oddio l’accento non era sardo, ma se voi poteste andare a lavorare dove volete e vi piace fare i bagni all’alba una ideuzza sul venire a lavorare in Sardegna non la prendereste in considerazione?
Mentre ero lì che facevo questi ragionamenti, con la macchina a penzoloni appesa al collo, un signore mi passò di fianco salutandomi gentile. Io che ero distratta e persa nei miei pensieri, ci misi un attimo a girarmi e ricambiare il saluto e quindi vidi lo sconosciuto solo di spalle. Al mio “buongiorno” lanciato quando quello era già a qualche passo, il tizio si girò e quasi mi cadde la mascella dalla sorpresa. Era spiaccicato al tizio della spiaggia. Solo qualche anno (un bel po’) di più, ma sia il fisico, per quanto leggermente appesantito, che la mascella e il sorriso erano quelli di quel Massimo uguali e sputati. Aveva anche ancora tutti i capelli e anche lui li teneva lunghi, per quanto raggruppati in un codino. Dovete sapere che gli uomini con il codino mi fanno impazzire. Forse per quello non riuscii a trattenere un “ma…”- Quello mi sentì e si fermò un attimo chiedendomi, nel girarsi, un educato “mi scusi?”
“Niente, è che lei somiglia incredibilmente ad una persona”
“Ha conosciuto mio figlio? Spesso ci scambiano per fratelli”
“Chissà come sarà contento lui”
“Beh, in effetti un po’ gli girano anche se mi ha detto più di una volta di essere orgoglioso di avere un padre in forma come me”
“D’altronde con il mestiere che fa ha un fisico da urlo” dissi io. Appena detto me ne pentii, ma ormai quel che era detto era detto.
E quello si fece una bella risata e poi si presentò come Aurelio.
“Abitate qui vicino?” chiesi
“Appena di là dalla collinetta. Dalla baia cinque minuti. Venga a trovarci una volta se vuole.” Poi notando la fede al dito “Anche con suo marito, se desidera”
Poi dopo un minuto di silenzio imbarazzato lui concluse “Adesso devo andare. Ci vediamo. Buona giornata”
Tornai a casa frastornata. Evidentemente Massimo non aveva detto niente a suo padre, ma che di quei bonazzi adesso in giro ce ne fossero due, di cui decisamente più adatto a me per età e fisico (Massimo era troppo, decisamente troppo: non ero all’altezza con le mie per quanto limitate rotondità) (si sa che le donne dopo aver partorito si arrotondano anche se stanno molto attente come me. Dicono che siano i fianchi che si aprono con il parto, boh), beh, insomma, era proprio una sorpresa e certamente non negativa. Non avevo nessuna intenzione, almeno così mi dicevo. Ero solo sorpresa di quella novità.
La sera raccontai tutto ad Aldo che dai miei commenti qualcosa intuì perché se ne uscì con qualcosa come “forse la fantasia sta diventando realtà”. Al solito, stavolta ridendo risposi “Cretino”
Eh sì perché c’erano state delle volte che tra le lenzuola più per tirare su il suo entusiasmo che per reale desiderio gli avevo ventilato la voglia di provare altri attrezzi. Erano fantasie innocenti che sfociavano poi solo in sane scopate dopo le quale tutto era dimenticato. Almeno così credevo. E invece quel porcello di Aldo. D’altronde come mi capisce lui.
Il mattino seguente stavo asciugandomi i capelli con il phon e quindi non sentii niente e quando con l’asciugamano tutto avvolto sui capelli entrai in sala e mi trovai Massimo davanti cacciai un urlo di spavento.
“Mio padre mi ha detto che vi siete conosciuti.”
“Sì, ieri. Cristina?”
“Oggi lavora, mentre io ho la mia giornata libera. Ti va un bagno alla baia?”
Tentennai. Mi ero appena lavata i capelli. Poi mi dissi che non c’era nulla di male e i capelli alla fine si rilavano, solo precisai: “ma non nudi” Lui accettò e partimmo.
Il bagno fu esaltante. L’acqua era fredda gelata e nuotare era magnifico.
Sdraiati sul bagnasciuga feci delle domande per indagare meglio chi fosse davvero il mio compagno di bagno e che rapporti avesse con Cristina. Lui mi rispose che con Cristina non c’era niente, solo qualche scopata e quando disse così, quando usò davvero quel termine così diretto, un qualcosa mi si rimescolò dentro e di fretta e furia gli dissi che dovevo tornare a casa. Sentivo che lì non avrei resistito a lungo e io sono una buona moglie.
Lo lasciai lì di stucco guardandomi allontanarmi.
Ero appena arrivata a casa e di nuovo in bagno, quando sentii la portafinestra sbattere come se fosse chiusa di forza. Uscita in sala mi trovai davanti Massimo che aveva tirato prudentemente anche le tende e mi si avvicinava con forza. Che deve fare una donna? Gridare? Scappare in bagno e chiudersi a chiave? Dissi solo "fermo lì", ma lui se ne fregò e fece alcora qualche passo verdo di me. "No" ripetei, ma non dovevo essere credibile visto che continuavo a fissare quella specie di Bronzo di Riace a torso nudo e costume da bagno che avanzava.
Mi afferrò e mi baciò. A lungo. Labbra morbide e salate. Poi disse sorprendendomi: ”abbiamo tempo. È solo metà mattina. Tuo marito non tornerà presto. Ho chiesto a mio padre di portarlo al banco di fronte all’isola. Ci vogliono quasi due ore di navigazione ad andare e altre due a tornare. Voglio che tu mi faccia delle foto. Mi servono per lavoro. Nudo” E si cavò ogni cosa.
Ovviamente era già in erezione. Richiamata alla mia professionalità, mi calmai un poco, anche se dentro di me mi dicevo: ma capitano tutti a me i matti!
Gli feci foto in ogni posizione e man mano che schiacciavo mi domandavo se non fosse omosessuale, anche se quel che avevo visto con Cristina contraddiceva decisamente quella ipotesi. “Sono troppo vecchia” mi dissi. "È per quello che vuole le foto invece della fotografa" mi dicevo. Nel frattempo, la sua erezione, anche dopo tutto quel tempo, non cessava di essere una meraviglia.
Dopo avergli fotografato ogni particolare, culo, braccia, torace, viso, mani, polpacci, cosce, pisello, pisello in mano, pisello di profilo, pisello con un righello (vi lascio intuire le misure. Io da brava signora non guardai con attenzione. Certo arrivava quasi in fondo a quella riga da venti centimetri), insomma dopo aver circumnavigato su e giù più volte quel corpo, lui disse semplicemente con voce decisa: “adesso siamo a posto. Vai di là e preparati”
“Vai di là e preparati!!!” ma con chi credi di parlare: con tua sorella? Non mi mossi e lui avvicinandosi fino a carezzarmi il polso ripetè: “vai di là e preparati”
A parte il fatto che ero in costume da bagno e non avrei saputo come prepararmi, ma poi ripeto “per chi mi ha preso?!?”
Ancora una volta, ancora più vicino, il suo fiato caldo, il calore del suo corpo nudo: “vai di là, sdraiati sul letto e togliti tutto”
Adesso era chiaro e io da brava bambina eseguii.
L’attesa sul letto nuda fu lunghissima. Ero sempre piu nervosa. Non vedevo l'ora che in qualche modo finisse. Lo sentii aprire il frigorifero e bere qualcosa. Poi finalmente arrivò in camera reggendo un panetto di burro. “No, ultimo tango a Parigi, no!”
Ma quando mi girò sulla pancia e iniziò a leccarmi e a carezzarmi anche lì, sentii una debolezza invadermi e quando avvertii la frescura del burro che piano piano si scioglieva provai un piacere sconosciuto.
“Aspetta” dissi, voltandomi.
Era dalla spiaggia che volevo fargli un pompino e la sua dimensione ed elasticità furono decisamente soddisfacenti per le mie labbra e la mia lingua. Da quanto tempo non assaggiavo un cazzo bello tonico. Signore, amiche mie, provare per credere.
Poi quando lui allontanò il mio viso, io senza che dicesse una parola mi girai di nuovo sulla pancia e attesi. Di nuovo le sue dita unte e poi, poi, il miracolo del suo cazzo che forza pian piano ciò che non era mai stato forzato e continua sussurrandomi “rilassati. Chiudi gli occhi e pensa alla spiaggia”
Ma io ero tesa come una corda di violino. Lui uscì, si mise su un fianco e mi baciò. Intanto le sue dita continuavano ad esplorare la mia parte vergine. "Che bella l'acqua stamattina!" Disse baciandomi ancora. Sospirai chiudendo gli occhi. Lui in silenzio si rimise in ginocchio e dopo aver rimesso altro burro, credo, tornò a forzarmi scivolando dentro di me senza fastidio o dolore. Come lo sentivo grosso, li. Ad un suo colpo, pensai alla sua perversione. Così mi era sempre sembrata quella cosa. E io? Anche io ero perversa. Lo sapevo da sempre. Una parte di me. Una piccola parte di me. Sussurrai "prendimi forte" e lui ubbidì.
Mai mi ero sentita così piena, presa, interamente, piena e quando iniziò ad andare su e giù, l’eccitazione fu tale che misi una mano tra le mie cosce e venni immediatamente rivedendolo nudo sulla spiaggia.
Andammo avanti un’ora e più in ogni posizione possibile. Feci e mi feci fare cose che non avrei mai immaginato. Poi lui scomparve come era apparso.
La sera mio marito mi disse che mi vedeva stanca. Avrei voluto aggiungere “stanca ma soddisfatta”.
A cena, alzandosi di scatto, Aldo cercò in frigo il burro. Avevamo salmone quella sera e il burro l'avevo comprato apposta. "Mi sono accorta che era già scaduto. L'ho buttato. Domani gliene dico quattro al supermercato" risposi pronta, anche se mi sentivo avvampare.
Fatto sta che dopo, quando nel letto lui mi carezzò un seno, mi dissi che non era giusto e quindi gli dissi solo: “sdraiati e rilassati” come mi aveva detto lui e gli feci il pompino che poverino si meritava. Vi lascio immaginare in quei momenti che casino avevo in testa.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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