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Marta e Anna


di poeta57
20.10.2025    |    3.903    |    0 9.7
"Quella fighetta così impertinente continuava a guardarla come se le dicesse: "non vedi che clito che ho? Perché non mi baci, scema?" Anna era così imbarazzata e ferma, mentre Marta..."
Per il riassunto delle puntate precedenti fate riferimento alla serie amore matrimoniale e quindi a la perversione di Marta, Orgia?, Finale? e un altro ancora che lascio scoprire a voi.

"Quindi ti scopi Marta! Da quanto tempo?" il mattino dopo a colazione Anna era incazzata e non poco. Quando Giuseppe la sera prima aveva inculato Marta lei aveva notato uno sguardo, una attenzione che solo una profonda conoscenza poteva giustificare.
"Ma cosa dici?" balbettò Giuseppe cercando di essere naturale nello zuccherare il caffè.
"Ho visto quando l'hai presa. L'hai guardata in una maniera... Non negare, stronzo" ribatté ancora decisa Anna.
"Ti giuro che ti sbagli. Era una situazione talmente nuova per me, per noi, che avrò avuto una faccia stranita, sorpresa, non so. Tu non eri sorpresa da quel che stavamo facendo? Quei due ci hanno fatto fare delle cose che forse non avremmo voluto, non credi?"
Anna non rispose e prendendo la tazza, prima di bere un sorso di caffè, disse: "In effetti. Comunque, non me la conti giusta. Ti conosco. Non mi sbaglio. Tu te l’eri già scopata prima di ieri sera" e dopo aver bevuto una lunga sorsata proseguì: "peraltro non vedo che problema ci sarebbe. Io ti ho confessato quella sbandata con Guido. Non vedo perché tu non debba dirmi di Marta..." concluse.
"Ma non c'è stato niente di niente" tornò a ribattere Giuseppe e con questo si alzò, baciò Anna velocemente e sparì in ufficio.
Più tardi in ufficio Anna ricevette una strana telefonata di Marta che quel giorno era rimasta a casa dall'ufficio e le proponeva di pranzare insieme quel giorno.
“Ho solo un’ora” si schernì Anna.
“Basterà, basterà. Ti va di venire su da me? Ti preparo una insalatina mista tanto per stare leggere, va bene? Così non spendi per un giorno, no?” le rispose Marta.
In effetti l’ufficio di Anna era in pieno centro e tutti i giorni per mangiare le andavano via tanti soldini. Solo per quello accettò, oltre che, per la verità, per la curiosità di quello strano invito così tempestivo rispetto alla mini-orgia della sera prima. E poi voleva vedere se riusciva a far sbottonare Marta e scoprire se Giuseppe le aveva detto la verità.
All’una si presentò a casa di Marta che le aprì la porta con una vestaglietta senza nulla sotto. Il suo corpo sottile, sottile, la quasi assoluta mancanza di seno e la pancia piatta la facevano somigliare più ad una ragazzina che alla signora che era.
Quella semi-nudità sorprese un poco Anna. "È vero che è praticamente estate. È vero che ieri notte abbiamo praticamente fatto l’amore insieme, ma, ma, insomma. Io sono qui tutta in ordine per l’ufficio e questa è mezza nuda?” ragionava Anna.
Marta la fece sedere un attimo in sala prima di servirle il pranzo in terrazza. Nel sedersi a sua volta, Marta non fece nulla, anzi, per nascondere il fatto che non aveva mutandine. Il suo clitoride sporgeva prepotente in mezzo alla sua fighetta depilata, quasi avesse passato il tempo in attesa di Anna a toccarsi e adesso quello era così grosso da sembrare un piccolo cazzo.
Anna non sapeva dove guardare. Quella visione la imbarazzava e la affascinava. Non era abituata al nudo esibito. Anche Giuseppe evitava quasi sempre di farsi vedere nudo e quando scopavano la luce era sempre a metà. Quella fighetta così impertinente continuava a guardarla come se le dicesse: "non vedi che clito che ho? Perché non mi baci, scema?"
Anna era così imbarazzata e ferma, mentre Marta continuava a parlarle dell’estate, delle vacanze prossime, di quanto era carino il vestito che aveva messo per andare in ufficio, che quasi non si accorse che Marta, sempre parlandole, nel frattempo, si era alzata e le si era parata davanti a gambe aperte con la vestaglietta completamente aperta sui fianchi. La sua figa aperta era lì davanti al suo viso e lentamente, in un silenzio surreale, Marta, smise di parlare, allungò una mano, le avvolse la nuca e le ordinò: “baciami” sporgendo ancora più avanti il bacino.
Da vicino il profumo della sua figa eccitata era inebriante e Anna allungò una mano e le carezzò una coscia, liscia, calda, muscolosa, scattante. Poi facendosi portare dalla stretta di Marta sulla sua nuca, avvicinò le labbra a quel grosso clitoride e gli diede un bacio.
Marta la strinse a sé con ancora maggiore forza e Anna si ritrovò le labbra e il naso immersi nella femminilità dell’altra.
Dopo averla assaggiata con la lingua, approfittando di un attimo durante il quale Marta le aveva tolto la mano da dietro la testa, Anna scostandosi un poco le sussurrò: “io non sono lesbica”
Al che Marta le diede una spinta mandandola sdraiata sul divano, le alzò velocemente la gonna e, inginocchiatasi, scostò le mutandine e prese a leccarla. Dopo qualche minuto, Marta rialzò la testa e sibilò: “Non sei lesbica, ma come ti lecco io ti piace un casino, troietta!” e riprese a leccarla.
Anna sentiva il calore salirle alla testa. Marta era decisamente brava, più brava di Giuseppe e anche di Guido. Glielo avevano sempre detto le colleghe lesbiche che, come ti lecca una donna, non ti lecca nessun maschio. Lei non aveva voluto crederci, ma adesso sentiva che avevano maledettamente ragione. La lingua (e le dita leggere) di Marta le aveva allagato la passera, tanto che sentiva distintamente il bisogno di essere presa in profondità.
“Vuoi questo, amore mio?” le chiese Marta mostrandole un dildo lungo, grosso e nero. Anna non ne aveva mai usato uno e non avrebbe saputo cosa rispondere, ma Marta non attese la risposta e, dopo averlo bagnato con la propria saliva, lo accese e lo infilò di colpo dentro Anna che sentendosi presa lanciò un lungo sospiro, intanto, che Marta riprendeva a leccarla.
Le vibrazioni erano costanti e incredibili e Anna iniziò a respirare profondamente, sempre più profondamente, alternando sospiri a mugolii e Marta, non smettendo di tenerglielo ben ficcato dentro, le si avvicinò all’orecchio e le sussurrò: “ti piace il cazzo, troietta. Bello grosso. Guido o Giuseppe, poco importa. Basta che ti scopino per bene. Sei una troietta, come me, amore mio. Tieni!” e glielo ficcò ancora più giù, al che Anna venne in un continuo sussulto, che Marta curò abbracciandola e baciandola teneramente sulla fronte.
Dopo qualche minuto, Anna, cercando di ricomporsi, guardò l'orologio. Erano passati 45 minuti. Per mangiare non c'era più tempo. Ma d'altronde la fame le era passata. Alzando gli occhi Anna guardò Marta che con un sorriso le disse: "abbiamo ancora tempo" e chinatasi su di lei le infilò la lingua in bocca intanto che le sue dita scostavano le mutandine che Anna aveva appena messo a posto.
"No, ti prego" mugolò Anna.
"Zitta, troietta" le rispose Marta scendendo di nuovo a leccarla.
Il rientro in ufficio fu drammatico. In enorme ritardo, tutta rossa sulle guance, con la gonna spiegazzata, tanto che la collega con cui aveva maggiore confidenza le chiese solo: "Com'era?" e poi ridacchiando proseguì "Agitato mi pare. Direi che ne è valsa la pena. Hai fatto bene, mia cara. La passera non vorrai mica tenertela solo per tuo marito?!"
"E no, decisamente no" pensò Anna cercando di concentrarsi sul lavoro, ma dopo una mezzora il ricordo di ciò che era accaduto, della lingua di Marta quel giorno e degli orgasmi della sera prima, la costrinse a correre in bagno a bagnarsi le tempie con l'acqua fredda, e poi, dopo un'altra mezzora, a chiudersi in bagno di nuovo e toccarsi a cosce aperte, mettendosi anche due dita di dietro.
Quella notte Giuseppe bussò, ma lei, lei già dormiva serena.
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