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Lui & Lei

La spiaggia


di poeta57
29.08.2025    |    5.397    |    8 8.6
"Il padre la fece sedere sul divano, lui prese posto di fronte e il figlio su un'altra poltrona ancora..."
Passando davanti alle cabine, mentre si sistemava i capelli cercando di raccoglierli con una pinzetta e di conseguenza rallentando non potè fare a meno di intravedere nella doccia semi aperta il corpo di un ragazzo con la testa piegata in avanti ad insaponarsi il torace che aveva tra le gambe un cazzo spesso, lungo e completamente scappellato.
Imbarazzo.
Non era una ragazzina, certo. Felicemente sposata da anni e forse era proprio quello in problema che la condusse a rallentare ulteriormente, a far finta che le fosse caduta la pinzetta e a bearsi di quel corpo snello, pancia piatta, pettorali appena accennati, bicipiti da canoa e, appunto, quel bel coso tra le gambe.
Quando il ragazzo rialzò la testa, lei riprese il passo con velocità, facendo solo a tempo a riconoscere il figlio di un suo vicino di ombrellone.
Anche il padre, un poco più vecchio di lei, aveva un bel fisico curato e sciabattando verso il proprio lettino non potè non chiedersi se quella non fosse una qualità, diciamo così, di famiglia.
Suo marito era decisamente normo dotato, ma non per questo non le aveva offerto tutti i piaceri che una donna possa desiderare. Solo la caduta del desiderio domestico, poteva giustificare quell'indugio a spiare un ragazzo che non poteva essere suo figlio, quello no, ma certamente era più giovane di lei di così tanto che in teoria non potevano esserci argomenti di conversazione comune.
In teoria, pensò.
In ogni caso, sdraiata sul lettino, ridendo confessò alla sua amica quella avventura, la quale, sentito il fatto, si inarcò sulla schiena e abbassò per un attimo gli occhiali da sole per individuare il ragazzo che nel frattempo era sceso in spiaggia.
"Chissà il padre" suggerì lei
"Beh, certo, quello lì è da arresto per circonvenzione di minore. Il padre invece no. Anche lui è un bell’uomo. Ha quell’aria virile. E poi quelle lì sotto ti assicuro che sono doti genetiche”
"Ma dai! Comunque il ragazzo ha sicuramente più di diciott'anni. E quindi - prosegu^ lei ridendo - se anche fosse in galera non finisco" Poi vedendolo unirsi ad un gruppo di ragazze che stavano giocando a pallavolo proseguì: "chissà quante di quelle..."
"Con loro non possiamo competere: hai visto che culi! - osservò la sua amica - "e poi quelle sciacquette lo tengono tutto di fuori bello nudo"
"Sì, il nostro culetto non è più così, però dai il tuo non è male."
"Vuoi assaggiare?" rispose l'amica ridendo.
"Non sarai mica diventata di quelle?"
"Ma figurati! anche se non vedo che problema ci sarebbe... assaggiare un po' di qua e un po' di là, no?"
"Io no. Decisamente. E poi sono qui che mi sono emozionata come una ragazzina perché ho visto un cazzo che non è quello di mio marito!"
"Va beh, dai, prendiamoci il sole che è meglio. Girati che se no la passera ti prende fuoco" rise l'amica.
In effetti tra il sole e l'argomento lì sotto aveva sentito un certo languore. Cercando di non farsi vedere controllo che non ci fosse nessuna macchia di bagnato nelle mutandine.
La sera, dopo cena, stesa sulla sdraio del loro terrazzo confessò al marito quell'inconveniente. "Che imbarazzo! Solo perché mi era caduta la pinza per i capelli"
"Era completamente nudo?"
"Beh stava facendo la doccia."
"E come è?"
"Non male" gorgogliò lei.
Quella confessione aveva ringalluzzito il marito, che infatti appena a letto la andò a cercare e lei fu ben contenta di farsi trovare. Ovviamente non gli disse che quando glielo prese in mano per un attimo sognò di avere per le mani ben altro e più giovane attrezzo, né che quando lui entrò, al primo colpo, quando ancora ragionava, si chiese cosa avrebbe provato ad avere tutto per sé quel bel coso così grosso. Tutti quei pensieri non fecero che rendere la scopata ancora più soddisfacente, sia per lei che per lui, ma quei pensieri, che avevano reso la cosa così saporita, rimasero un segreto nella sua testa.
Il giorno successivo ad una certa ora stessa scena. Quella volta per la verità lo aveva curato. Il ragazzo aveva fatto un lungo bagno e poi aveva annunciato che andava a fare la doccia. Lei disse all'amica che aveva dimenticato qualcosa in cabina. L'altra rise perché aveva capito, ma lei sparì lo stesso.
Porta socchiusa e lui che si insaponava.
Il rumore dei suoi sandali preannunciarono la visita.
Lui prese ad insaponarsi il cazzo cosicché quando lei lo vide luccicava come un argento.
Una breve sosta e poi giù di nuovo in spiaggia.
"Come era oggi?"
"Lungo una cifra, anche perché lui se lo menava"
"Se lo menava?!"
"Sì si stava insaponando proprio lì e per farlo lo scappellava e lo ricopriva"
"Quante volte?"
"Ma che ne so io! L'ho visto solo un attimo. Mi è bastato."
"Non è che devi tornare su a fare una doccia fredda anche tu?"
"Ma figurati, scema!"
Fatto sta che dopo mezzora di tentativi di calmarsi, si alzò dicendo che si era dimenticata un'altra cosa in cabina e una volta su, si chiese dentro e cercò di darsi il piacere da sola. Le dita sapevano cosa fare. Il ricordo era vivido. Però lei voleva di più, o, meglio, non lei, ma la sua figa e la sua testa. Entrambe era d'accordo nel non trovare pace.
Uscendo dalla cabina quasi ci sbattè contro. Il ragazzo era infatti lì davanti, accompagnato dal padre, quasi la aspettassero. A vederla il padre gentilmente la salutò. In quell'attimo di imbarazzo che seguì il padre per scusarsi dell'incidente la invitò a bere qualcosa al bar, ma lei declinò. In quello stato di agitazione non poteva assolutamente.
"Domani pomeriggio?" le chiese il padre guardando prima lei e poi suo figlio.
"Volentieri" si trovò a dover accettare per non sembrare maleducata. Era un po' frastornata. Mentre il padre parlava le sembrava facesse cenni al figlio e a lei, come se li invitasse a non essere timidi.
Quella notte non dormì. Ovviamente non confessò altro al marito, ma l'agitazione era tale che non era servito un nuovo tentativo di masturbazione, né la camomilla che si era preparata dopo. Meno male il marito era caduto addormentato appena visto il letto.
Il mattino dopo andò dall'estetista. Era già apposto, lo sapeva, ma voleva essere più che sicura. Depilazione all'inguine, unghie dei piedi e delle mani, tutto.
Poi un pranzo leggero e nel pomeriggio spiaggia.
Quando la videro arrivare padre e figlio le fecero un cenno e si ritrovarono al bar dei bagni.
Il ragazzo era educato e simpatico e visto ancora più da vicino decisamente un bonazzo. Lei si perdeva ogni tanto a spiarlo di sottecchi. I pettorali non definiti, ma scattanti la facevano impazzire. Ma anche il padre col suo costume di marca che rendeva la sua abbronzatura ancora più evidente non sfigurava per niente.
Nella conversazione lei si lasciò sfuggire che il giorno successivo suo marito avrebbe dovuto tornare in città per un affare e che probabilmente sarebbe rimasto a dormire fuori. Al che il padre disse che non potevano assolutamente permettere che una bella donna come lei cenasse da sola e quindi se fosse successo l'avrebbero invitata a cena.
Lei si schernì, ma l'idea di cenare sola in effetti non la allettava. Rimasero che si sarebbero sentiti il giorno dopo e a questo scopo si scambiarono i numeri di cellulare.
La sera a casa le arrivò una notifica. In bagno, chiusa la porta a chiave la lesse e poi la cancellò immediatamente. Era il ragazzo che le diceva che non riusciva a non pensare a lei. "In che casini sto ficcandomi!" si disse.
Il giorno dopo in effetti il marito partì per la città. In spiaggia lei raccontò tutto all'amica che immediatamente propose di unirsi al terzetto.
"che troia, che sei!" sbottò lei. "Appena trovo due decenti vuoi la tua parte anche tu!"
"io? e tu, birircchina che vai a prendere l'aperitivo con due uomini di cui uno per di più è il padre dell'altro"
Ad una certa ora arrivò lo squillo che aspettava. Lei disse che accettava, ma a patto che potesse partecipare anche una sua amica.
"La sua vicina di ombrellone?" le chiese il padre.
"Sì, perchè?"
"No, niente, la conosco di vista. Simpatica ed anche carina. Certamente non bella come lei, ma piuttosto che lei rifiuti il nostro invito va bene anche la sua amica."
Si misero d'accordo sull'orario e il posto. Lei disse che sarebbe arrivata con la sua macchina insieme all'amica. E così fu.
Solo che all'indirizzo concordato non c'era nessun ristorante. Da un terrazzo il padre si affacciò e disse loro di salire.
Tra mille titubanze salirono sventolando alla leggera brezza le corte gonne che avevano indossato.
La cena fu perfetta, nonostante lei fosse dura come un bastone per l'imbarazzo. La sua amica invece sembrava più a suo agio e da alcuni cenni le parse di capire che lei e il padre in realtà si conoscevano meglio di quanto lui le avesse detto. Lei, l'amica, quella stronza, non le aveva detto neanche niente. Ed anzi durante la cena aveva lanciato più volte proposte che alle sue orecchie di amica e femmina suonavano assolutamente fuori posto.
Dopo cena divano. Gin Tonic. Caldo.
Ma non successe niente. A mezzanotte lei disse che era stanca e doveva tornare a casa.
Il giorno dopo il marito annunciò che il problema di lavoro si era ingarbugliato.
Un sms del ragazzo le chiese se aveva voglia di tornare a casa loro anche quella sera. Lasciò passare un'ora, ma poi rispose di sì.
Alle otto si presentò di nuovo. Questa volta sola. Salì le scale e quando si aprì la porta si trovò davanti il ragazzo che di slancio invece di baciarle le guance le stampò un bacio sulle labbra, abbracciandola. Lei non lo allontanò né protestò. Quindi lui lo rifece stavolta aprendo le labbra e cercando con la lingua la sua che si fece presto trovare.
Erano abbracciati ancora così quando apparve il padre elegantissimo.
"Finalmente sola"
Il suo tono, basso e gutturale, ricordava quello del lupo che vede la preda e già pregusta il pranzo. Quella voce le fece girare la testa.
Il padre la fece sedere sul divano, lui prese posto di fronte e il figlio su un'altra poltrona ancora.
Con la stessa voce bassa e stentorea il padre riassunse la situazione.
"Tu sei qui perché per due volte hai visto mio foglio nudo. La prima volta forse per caso, anche se ti sei dilungata oltre il dovuto. La seconda sicuramente apposta. Quindi mio figlio ti intriga, ti affascina, lo vuoi. E' lecito. Lui è giovane, ma ha già da un pezzo l'età della ragione. E mi ha detto che tu gli piaci un sacco. D'altro canto tu sei una donna adulta e il fatto che tu sia sposata non vuol dire niente. Se lo sapesse tuo marito forse non ne sarebbe neanche turbato. dopo tanti anni di matrimonio fa piacere sapere che la propria moglie ha ancora appetiti sessuali. Forse. Ma forse no. Non lo sapremo mai. Ora ti illustro il programma della serata. E' un qualcosa che la tua amica conosce bene, ma vedo che non ti ha detto niente."
Lei era completamente in bambola. Non capiva bene dove volesse arrivare. Procurava le donne al figlio? Lui, il figlio, sembrava in grado di procurarsele da solo. Anzi. Il silenzio durò pochissimo poi lui riprese.
"Adesso io vi lascio soli, tu e mio figlio, qui in sala o se preferite di là in camera. E' ora di cena e alla mia età ho le mie abitudini. Voi, invece, mi pare abbiate altri appetiti. Dopo diciamo un'ora entro anche io in camera e vedremo se anche il vecchio leone può dare un contributo alla felicità femminile"
A lei girava la testa. Sapeva che avrebbe dovuto dire che erano tutti pazzi e andarsene di corsa, ma le gambe le sembravano di cemento. Non riuscì a proferire verbo.
Al che il ragazzo si alzò le porse la mano che lei prese e la condusse in camera.
L'ora con il ragazzo fu estasiante. Il vigore di un ragazzo era incredibile. Il suo cazzo sembrava una fontana che più si svuotava, più si riempiva. Era irruente, come se non avesse mai visto una femmina e le baciava la figa, anzi la mangiava, e contemporaneamente con le dita le carezzava il culo. E poi glielo dava con una potenza che non ricordava possibile e veniva sulla sua pancia e dopo poco era di nuovo pronto senza neanche bisogno di baciarlo. Era tale la foga che il suo desiderio di averlo in bocca quasi non fu soddisfatto.
Poi entrò il padre e cambiò la musica. Il padre con uno sguardo prese la direzione dei lavori e il ragazzo si calmò.
In tanti anni di vita sessuale non avrebbe mai detto che avere due amanti nel letto fosse così inebriante. I due si muovevano in sintonia. se uno la prendeva, l'altro le baciava il clitoride o un capezzolo. Se lei stava baciando uno l'altro le rendeva la cortesia. Entrambi erano dotati di un cazzo che quello di suo marito al confronto sembrava quello di un bambino, ma quello del padre era ancora più maestoso, se possibile.
Quando il padre la prendeva, nonostante la sua figa fosse già abbondantemente lubrificata dall'ora trascorsa col figlio, già all’inizio, quando la cappella le si posava tra le labbra, per lo spessore, le sembrava non potesse entrare tutto, ma poi quando era dentro tutto il respiro le mancava improvvisamente. Era piena, piena, come non mai e godeva, godeva, godeva come le sembrava di non aver mai goduto tanto.
Si oppose solo quando le proposero di prenderla insieme. Non era pronta, disse. Non voleva. E anche quando il padre cercò di penetrarle il culo anche lì si oppose. La penetrazione anale le era sempre sembrata una cosa sporca. E poi non era pronta.
A tarda notte, la riaccompagnarono con due auto a casa. Nella sua il ragazzo continuava a sussurrarle dolcezze all’orecchio. Nell’altra il padre avrebbe riaccompagnata a casa il figlio.
Il giorno dopo al mare fece una piazzata alla sua amica, non confessando niente, ma dicendole solo che al bar il ragazzo le aveva detto che lei e suo padre erano stati amanti.
“E’ stata una volta sola. Non me ne ricordavo neanche fino alla cena. Dopo ero in imbarazzo perché non te le avevo parlato.”
Mezzora di silenzio. Poi quando l’umore si calmò, curiosa di sapere, lei chiese all’amica di confessarle dei particolari.
“Molto, molto esperto. Sa portarti in cielo come pochi altri in vita mia. Io avrei continuato, ma lui non ha voluto. Da quel che ho capito gli piace essere una sorta di Don Giovanni. Gode a farsene il più possibile. Comunque se capitasse ne vale la pena. Il pene…” L'amica vedendola pensierosa, come sopra pensiero proseguì: “Ah scusa, tu sei felicemente sposata, non hai bisogno di altri cazzi. Peccato perché quello lì per dimensioni e per come lo sa usare ti porterebbe in paradiso”
“Sì, ba veh, la solita storia”
“Ma no, ti prego, ce l’ha così grosso ed è così bravo che quando ti incula ti senti trasportare in cielo. Nessun dolore e solo il piacere di sentire quel grosso palo nella tua pancia”
“Ti sei fatta inculare?” urlò quasi lei stupefatta
“Altro che! Mai provato? Non sai cosa ti sei persa. Ma figurati! Una vergine di culo alla tua età! Bigottona!”
“Sì, ma è sporco, Dentro chissà cosa trova”
“Una buona regola è partecipare a digiuno e dopo essere andata per bene in bagno. Se hai mal di pancia o hai mangiato pesante meglio soprassedere. Anche se poi è lui che deve lavarsi per bene.
“Che schifo!”
“Mica devi leccarglielo sporco di merda. Che scema che sei”
Fatto sta che la settimana successiva quando il marito tornò di nuovo in città, il padre la invitò nuovamente a cena.
"Sfortunatamente mio figlio è dovuto partire per l'Inghilterra. Ma se a te va bene lo stesso..."
Lei si mise a dieta, dopo la colazione non mangiò più niente e arrivò in quella casa veramente affamata. Non di cibo.
Ancora meglio della volta prima. Aveva ragione la sua amica. Alla fine il ragazzo era stato solo il contorno. Le parole dolci. I baci. La pietanza, la pietanza vera era il padre che chiese ed ottenne anche quello che nessuno prima aveva mai assaggiato.
Dopo avergli fatto un pompino con grande calma e piacere, con la sua mano che le carezzava i capelli e le sussurrava quanto era brava e che marito fortunato doveva avere (che ricordasse il marito sulle prima l'aveva irrigidita. non era di cattivo gusto?) e quanto lo faceva godere con quelle belle labbra e quella lingua così calda e curiosa, lui le disse di sdraiarsi sulla pancia.
Ecco il momento è arrivato, sospirò lei. Si sentiva davvero come una verginella. Aspettava, con la testa sul cuscino a chiuderle gli occhi, e tremava per la paura e l'eccitazione. Una verginella. A quarantanni permettere una cosa così. Chissà cosa si prova, si chiese, ma la risposta arrivò prima che lei potesse rendersi conto.
Lui l'aveva lubrificata a dovere e quello era stato sicuramente piacevole. L'olio o quel che diavolo era che le scivolava sul buchetto e le sue dita che lo carezzavano erano uno sballo. Poi quella cappella sontuosa si appoggiò. Doveva essere lubrificata anche lei, perché nonostante la dimensione le scivolò dentro. Una spinta forte e le mancò il respiro. Completamente. Era come se non avesse mai provato ad averlo dentro. Entrando di lì quel cazzo stupendo le era arrivato così in fondo che si sentì piena e femmina come non si era mai sentita prima.
Uscendo si chiese perché non l’avesse fatto prima.
Poi si chiese anche come fare per chiedere a suo marito dopo tutti quegli anni che la inculasse ogni tanto. Non era una richiesta che una signora potesse fare neanche al proprio marito. Quindi doveva rimanere solo una prerogativa di quel signore?
Peccato che come con la sua amica il giorno successivo un messaggio whatsapp le dicesse che doveva cancellare numeri e messaggi. Non ci sarebbero stati altri incontri.
E quindi come fare?
Pensò che un giorno l'altro il ragazzo sarebbe tornato dall'Inghilterra. Chissà se si sarebbe ricordato di lei.
Si promise di provarci. Dopo aver provato quelle dolcezza non poteva più rinunciare.
Dove passa la lancia, passa tutto l'esercito. Si ricordò il detto di Shakespeare. Lui, sì, quel porco che sapeva il suo mestiere.
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