tradimenti
Il sup
29.09.2025 |
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"La sua lingua che poco prima era indaffarata in altre faccende, ora era dentro la mia bocca..."
Era una donnona importante. Se non un metro e ottanta, giù di lì.Sulla spiaggia spazzata dallo scirocco a fine stagione cercava di riporre il sup di famiglia nella sacca apposita.
L'aveva sgonfiato e adesso era là che cercava di piegarlo.
Una volta, due volte, tre volte.
La scena era questa: sgonfiato il sup e piegato su se stesso fino ad ottenere una massa della forma e dello spessore simile a quello della sacca. Poi, abbracciando questa massa di gomma, lei cercava di infilarla nella sacca, ma ogni volta risultava che, seppur non di molto, ma non l'aveva piegata a sufficienza.
Allora tornava a riaprirlo e sdraiarlo sulla sabbia e poi ci riprovava.
Una volta, due volte, tre volte.
Sulla sdraio di fianco il marito la guardava faticare senza muovere un muscolo. A vederlo da distante, mentre lei era, appunto, una donnona, lui era mingherlino e, avrei detto, non molto alto.
Mi domandavo se fosse davvero il marito, o non un amico, comunque stronzo, visto che la lasciava lavorare senza darle una mano.
Quando si piegava in avanti per piegare questo benedetto sup, il culone della signora, per quanto fasciato in un leggero telo, che nascondeva a fatica lo slip nero sgambato sottostante, il culone, dicevo, era di una maestà impressionante. Grosso, certo, ma anche ben disegnato, non grasso, ma solo coerente con la sua importante figura.
La guardavo e non sapevo decidermi se sorridere di quei suoi poveri tentativi o eccitarmi per quelle forme imponenti.
Per distrarmi e non essere insistente, mi girai tutto attorno.
Poco più in là altre signore si godevano a gambe mezze aperte quell'ultimo sole estivo. Il costume, ridotto ad una strisciolina, si infilava tra le cosce, quando erano sdraiate sulla schiena o spariva, inghiottito dalle chiappe quando erano sdraiate sulla pancia.
La linea delle gambe abbronzate conduceva, solo interrotta dal filo del costume sul fianco, su, su alle spalle o al seno. E il triangolo del reggiseno conteneva a stento quel che il pudore non permetteva d'essere mostrato oltre.
Ero circondato da queste bellezze mature e quello che osservando i maldestri tentativi della piegatrice del sup era a metà tra l'ilarità e l'eccitazione a quel punto era diventato eccitazione mentale.
Decisi che era il caso di muoversi.
Mi alzai e andai verso la signora che ancora cercava di piegare la sua tavola gonfiabile.
Quando le arrivai vicino, quello che non avevo capito se fosse il marito o un amico, comunque scansa fatiche, con una voce allegra mi disse: "ecco, bravo, la aiuti lei"
Io lo guardai e mi accorsi che gli mancava un braccio all'altezza del gomito destro.
Senza rispondere, solo abbassando il capo, gli feci capire che ci avrei pensato io.
La signora si girò anche lei e mi sorrise mormorando un grazie. Da lontano non avevo potuto notare lo scintillio dei suoi occhi e la pienezza delle sue labbra. "Quarantenne?" mi chiesi. "Più o meno" mi risposi. "Le migliori" mi dissi continuando questo dialogo interiore.
"Lasci fare a me" le suggerii e lei si spostò un passo a destra. Eretta mi superava di almeno cinque centimetri e osservandola rapidamente non potei capire perché nello scostarsi avesse drizzato così la schiena e esposto meglio il suo seno inspirando profondamente. Importante anche il seno e decisamente ancora tonico. Decisamente tonico.
"Rifatta?" mi domandai, mentre iniziavo a sgonfiare ancora una volta quel benedetto sup. "Può essere" mi risposi. "Anche le labbra?" tornai a chiedermi. "Quel che ha fatto, ha fatto, ma sicuramente l'ha fatto bene, decisamente bene" conclusi tra me e me.
Quando, una volta sgonfio e piegato, presi in mano la tavola e mi avvicinai alla sacca lei mi raggiunse e iniziammo a lavorare insieme a stretto contatto. Inevitabile non solo sfiorarsi, ma proprio toccarsi. Il caldo del suo corpo, così come quello del mio a lei, suppongo, mi provocava piccoli brividi.
Per riporre il tutto e chiudere la sacca ci mettemmo un bel dieci minuti.
Nonostante il vento, il calore del sole e la fatica di quella manovra mi fece sudare non poco. Notai che anche lei era sudata. Piccole gocce le imperlavano il costato e così quando finalmente siamo riusciti a fare entrare il sup nella sua sacca ed io dissi: "vado a farmi un bagno" lei rispose semplicemente "buona idea" slacciandosi il telo dai fianchi.
Mi tuffai senza neanche aspettarla, ma ero appena entrato in acqua che sentii lo spruzzo del suo tuffo. Mi meraviglia. Di solito le signore entrano senza tuffarsi. Di solito non vogliono bagnarsi i capelli e in generale preferiscono acclimatarsi alla temperatura dell'acqua in maniera più dolce.
Con due bracciate mi raggiunse e mi disse: "non ci siamo neanche presentati: Laura e ancora grazie per prima"
"Io, Giorgio, ma non c'è di che"
Ancora due bracciate verso il largo insieme a poca distanza l'uno dall'altra.
Incoraggiato da quella strana sintonia osai domandare: "cosa è successo a suo marito?"
"Non è mio marito. Sono divorziata. Andrea è il mio compagno."
Il nuoto o anche solo il galleggiamento rendeva difficoltoso il dialogo, ma lei riprese: "Un incidente quando era un ragazzo. Un disgraziato con la macchina"
Rientrando lei proseguì: "nell'incidente ha perso l'avambraccio e una parte del polpaccio"
Non lo avevo notato.
"Però - concluse lei, uscendo dal mare e scuotendosi in capelli - a parte che non può fare quel genere di sforzi, per il resto è un amore"
Tornati alle loro sdraio, Andrea, tirandosi su verso di me, disse: "Laura, hai ringraziato il signore?"
"Certo" rispose lei sorridendo. Quando sorrideva era irresistibile.
"Non c'è problema. Di nulla" conclusi io "Adesso se mi scusate vado a fare la doccia"
"Vengo anche io" rispose Laura.
La doccia era all'aperto e con l'acqua gelata. Mentre a me quel getto ebbe l'effetto di ridurmi il battacchio in un uccellino tutto rappreso, a Laura indurì i capezzoli che sembrava volessero esplodere sotto il costume.
Mentre si girava lentamente sotto la doccia non potei non ammirare quel suo culone da cui era partita tutta questa storia.
Nell'asciugarci lei mi invitò a cena ed io non capendo bene il ruolo di Andrea in commedia, sulle prime mi rifiutai, ma poi, quando lei insistette, accettai.
La sera lei era uno schianto. Sono stato a letto con decine di donne, ma una con quella figura così importante non l'avevo mai avuta e devo confessare che mentre mi comportavo come dovevo comportarmi, salutando Andrea, porgendo lo champagne che avevo portato per la serata, dandole due piccoli baci sulle guance, ecco già in quei momenti iniziali ero decisamente turbato e avevo iniziato a non pensare ad altro che a portarmela a letto.
Cosa che durante la cena proseguì. Lei si chinava per porgermi il piatto di portata e così facendo scopriva l'inizio del suo seno? Io lo fissavo in tranche. Lei ci lasciava per tornare in cucina a prendere non so che cosa? Il suo culo imponente e fantastico mi riempiva gli occhi e non solo.
Già al dolce notai che Andrea spesso sbadigliava.
Terminata la cena ed alzandoci da tavola, lui disse che era stanco, che il mattino successivo, lunedì, aveva un impegno importante molto presto e che quindi si scusava, ma doveva lasciarci per andare a letto.
"Andare a letto?" pensai "Anche io ci andrei subito, ma con Laura, però"
Feci per dirigermi verso la porta di casa, ma Laura allungò una mano e mi afferrò per il polso pregandomi di farle compagnia ancora un poco. Non potevo certo rifiutarmi.
Andai a sedermi sul divano, mentre Andrea sparì dietro ad una porta e Laura continuò a rimettere a posto la tovola.
"Per chi mi ha preso? mi domandai "se devo stare qui a vederla fare le faccende domestiche me ne vado"
Dalla mia faccia Laura intuì i miei pensieri e con una voce che era una carezza mi disse: "Giorgio, un attimo e sono subito tutta per te"
"Per me???" mi domandai. Il cazzo iniziò a dare segni di vita.
Dopo pochissimo Laura mi raggiunse e venne a sedersi di fronte, iniziando un discorso di pura conversazione.
Nell'accavallare le gambe notai la tonicità dei suoi muscoli. Nonostante l'altezza, aveva polpacci sottili e caviglie immacolate.
Mentre ancora parlava, mi alzai come per andare alla toilette, ma passandole di fianco, mentre ancora parlava e mi seguiva con la testa nel mio movimento, mi chinai e poggiai le labbra sulle sue ancora dischiuse da una parola.
Morbide, dolci.
Lei aprì gli occhi stupita, con un lieve sorriso (mi è parso), ma non protestò né spostò la testa che era rivolta nella mia direzione. Io ho premuto le mie labbra con maggiore decisione e le sue si sono aperte, lasciandosi baciare.
Il bacio proseguì a lungo, tanto che mi chiesi se Andrea di là non potesse chiedersi la ragione di quell'improvviso lungo silenzio.
Rialzandomi le chiesi se poteva accendere la tv che volevo seguire il telegiornale. Questo lo dissi a voce alta, così che anche Andrea, se fosse appena al di là della parete di quell'appartamento anni sessanta (quelli con i muri sottili, sottili) potesse sentirmi. Poi, sussurrando, le chiarii la mia strana richiesta.
Lei, tirandomi a sè, mi disse che non serviva: "Ad Andrea tu piaci molto. E' lui che mi ha suggerito come ringraziarti per oggi"
Mi scostai un poco ferito nell'orgoglio. Credevo di averla conquistata ed invece mi stava solo ricambiando un favore.
Intanto che mi facevo quella menata, Laura si era rialzata in piedi e si era sfilata il vestito. In mutandine e reggiseno era uno schianto anche perché a dispetto della sua altezza naturale comunque indossava scarpe col tacco che le slanciavano ancora di più le gambe sottili e quel culone che avevo ammirato in spiaggia.
Ero senza parole.
Lei avvicinandosi si mise a ridere e disse: "oggi abbiamo sgonfiato. stasera vediamo di fare il contrario, no?" e con le dita affusolate iniziò a tirarmi giù la zip dei pantaloni.
Il mio cazzo, liberato, saltò fuori come una molla e lei, inginocchiandosi, lo scappellò e con la lingua a punta fece il giro torno a torno.
Tenendomi in mano e menandolo lentamente mi disse: "mio marito me lo diceva sempre: la prima cosa che devi fare è scappellarlo e leccarlo leggermente. Non far mai vedere che fame di cazzo che hai"
Non riuscivo ad immaginare quando e perché suo marito le avesse dato quel consiglio. Scambi di coppia? Giochi a tre? Non sapevo e in fondo non mi interessava. Sapevo solo che il risultato era che il mio cazzo era talmente duro da farmi male.
Lei, continuando a menarlo lentamente su e giù, proseguì: "mi diceva anche: lecca la cappella per bene e prosegui fino alle palle. Prendile in mano, carezzale e poi mordile leggermente. Poi torna su e solo allora, amore mio, diceva, puoi mangiargli il cazzo. Prima no, che se no capiscono che fame avevi"
E così dicendo, dopo aver seguito alla lettera quei consigli, aprì le labbra e lo mangiò.
Il calore della bocca mi provocò un sussulto che quasi venni. Riuscii a trattenermi e lei mi guardò con uno sguardo misto di rimprovero e di gratitudine.
Il quel momento sentii una porta aprirsi e di là dal divano era comparso Andrea. Era mezzo vestito e si teneva una mano sul cazzo.
Il mio cazzo immediatamente si smosciò. Laura si rialzò, sempre tenendomelo in mano, mi si sedette sulle ginocchia, si allungò verso di me e dopo avermi sussurrato "perdonalo, ma è il suo unico modo di godere" riprese a baciarmi. La sua lingua che poco prima era indaffarata in altre faccende, ora era dentro la mia bocca.
Il mio sapore si era mischiato alla sua saliva, ma non fu tanto quello, quanto il calore e la passione di quel bacio che fece tornare tutto normale e finì che la presi, lì, in sala, sul tappeto, intanto che Andrea mugolava e se lo menava con una foga quasi isterica.
Quando il mio cazzo le entrò Laura inarcò forte la schiena e disse: "finalmente. Non sai che fame che avevo"
Dopo averla presa a sufficienza e fatta venire le chiesi di rialzarsi e poggiare la pancia sul braciolo del divano così che quel sul magnifico culone fosse a mia disposizione.
La presi alla pecorina più e più volte fino a quando venne di nuovo.
Poi, appena i nostri respiri erano tornati normali, con lei ancora in quella posizione, le poggiai la cappella sul buchetto del sedere e lei urlò: "anche lì, Giorgio, ti prego anche lì, ti prego!"
Potevo io fare aspettare una signora?
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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