tradimenti
Una nuova vita
30.06.2026 |
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"Solo l’ultima frase mi tradì: “mio marito è di là e certamente mi cerca”
Quello che mi aveva portato fin lì si rifece vicino e sussurrò: “Ti aspettiamo domani pomeriggio per darti i..."
Tratto come idea da un racconto simile qui sul sito. Lo spunto di quel racconto era interessante, ma lo svolgimento a mio avviso troppo forzato. Il tema è quello di una moglie ancora giovane che inizia a ricevere attenzioni da parte di altri in presenza del marito. Come si comporta un marito dopo molti anni di matrimonio? Come si comporta un marito assolutamente, profondamente, intimamente convinto dell’assoluta parità uomo donna? Ecco la mia versione.Eravamo in campeggio ormai da quasi una settimana e la prospettiva era quella di rimanerci un’altra settimana.
Il posto era carino. La spiaggia comoda e il ristorante la sera di buon livello.
Le nostre giornate erano sempre uguali. Da anni. Da quando dieci anni prima avevamo comprato il camper e dopo averlo usato un paio di anni come secondo me andrebbe usato (in giro per l’Europa e il mondo) mio marito (che per la verità doveva sempre guidare lui essendo io senza patente) disse che era stufo di passare i suoi quindici giorni di ferie guidando e guidando (come peraltro faceva anche per lavoro, essendo un rappresentante di una nota casa farmaceutica). Così trovammo questo bel campeggio e da allora le nostre ferie sono qui di fronte al mare in una Liguria sempre più cara.
Nel campeggio conosciamo tutti. Le amicizie estive sono sempre così sul limite della superficialità, tanto che poi, nonostante, come dicevo, veniamo qui ormai da otto anni i cosiddetti amici che vediamo qui, in città non li incontriamo mai. Simpatici sì, ma fino ad un certo punto. E poi dei tali bauscia!
Insomma, la vita è sempre uguale. Colazione, spiaggia, bagno, spiaggia, pranzo leggero in camper, dormitina, spiaggia, bagno, spiaggia, doccia, cena e a nanna.
I primi anni, dato il relax, io mi aspettavo da mio marito come dire una maggiore attività, ma con la scusa che io in quei momenti lì sono, come dire, un pochino rumorosa, lui ormai da tempo si limita allo stretto necessario, il che, come immaginerete facilmente non mi fa rumoreggiare, ma in compenso a volte induce un po’ il sonno. Durante, intendo.
Un urlo me lo fa fare il giorno che rientriamo in città, ma figuratevi che poi il caldo, il lavoro che inizia di nuovo, insomma una serie di fattori che fanno sì che anche lì mio marito fa qualcosina di più, ma niente in confronto a ciò a cui mi aveva abituata quando eravamo fidanzati e scopavamo ovunque, in macchina e nei motel.
Tutto questo andrebbe forse bene (chi lo sa?) per una sessantenne in menopausa, ma per una quarantenne come me (sì, dai, su, insomma, non saranno quaranta, ma neanche cinquanta!), ecco diciamo che la mensa e in generale il tran tran è proprio al minimo salariale.
L’anno scorso c’è stata finalmente una novità. La piazzola di fianco alla nostra per una settimana è stata occupata da dei ragazzi estremamente chiassosi, ma divertenti. Quattro maschi, uno più bello dell’altro, casinisti come pochi, con un’aria da “cerco figa” che te li raccomando.
Alla seconda loro sera hanno fatto il giro delle piazzole intorno a loro annunciando per quella sera una grigliata di pesce, chiedendo scusa in anticipo per il casino che avrebbero fatto e invitando tutti i vicini, se volevano, a partecipare.
Mio marito era contrario. Io favorevole e alla fine fortunatamente andammo. Dei nostri cosiddetti amici di campeggio solo una coppia, la più divertente, accettò l’invito, così quella sera ci ritrovammo intorno al fuoco, noi, l’altra coppia, quei quattro bonazzi e due ragazze che evidentemente avevano abbordato in spiaggia.
Guardandoli meglio dovevano avere più o meno trent’anni, quindi proprio ragazzi no, ma per noi, io e mio marito, ma anche quegli altri due, erano comunque dei ragazzi. Così mi disse mio marito in camper osservando nervosamente l’orologio quando io ero ancora là che mi preparavo per la serata e l’ora convenuta era già arrivata: “Non vorremo mica fare aspettare quei ragazzi?!”
Tutta quella serata fu un continuo ammiccamento e complimenti nei miei confronti di tutti e quattro quei tizi. Sorrisi, complimenti per l’abbigliamento, per la pettinatura, per la forma fisica, attenzioni rivolte anche all’altra signora presente, che però dopo poco, con la scusa di un minimo di umidità, si strinse al marito facendo chiaramente intendere che non stava minimamente al gioco.
Io invece mi stavo divertendo e li lasciavo fare, anche quando, dopo la mezzanotte, nella luce ballonzolante del fuoco, uno dei quattro accompagnò l’ennesimo complimento ad una velocissima, ma non per questo meno strana carezza alla mia coscia sinistra. Quel tizio ritrasse subito la mano, ma il brivido sulla pelle fu chiarissimo. Da anni ovviamente nessuno mi aveva mai neanche sfiorato una gamba e men che meno una coscia. Io mi girai e vidi che mio marito aveva notato la scena, senza muovere un muscolo del viso.
La serata andò avanti ancora un bel pezzo e durante quelle ultime ore un altro di quei quattro ad un certo punto, essendosi alzato e passandomi dietro, mi prese per un attimo le spalle nude, si avvicinò al mio orecchio e disse qualcosa che non afferrai bene. Visto che non rispondevo, lasciò le spalle e si allontanò. Abbassando la testa (l’avevo alzata e rivolta un poco all’indietro per cercare di capire cosa quello mi stesse dicendo) notai ancora una volta che mio marito aveva visto tutto.
Tornati nel nostro camper, intanto che ci si metteva a letto, quello stronzo di mio marito se ne uscì con “ho visto che ti stavi proprio divertendo con quei ragazzi”. Io risposi solo secca, secca con un sì, finalmente aria nuova.
Poi nel sonno sognai credo un’orgia, ma volti e fisici non si palesarono nel sonno. Il sogno doveva essere così intenso, che quel puritano di mio marito ad un certo punto mi svegliò e mi chiese cosa stavo sognando, visto che facevo tanto rumore da svegliarlo e da svegliare, forse, i vicini. “Niente” risposi. Ed era vero. Quel che ricordavo in realtà era solo un sentire, una sensazione, quella di essere desiderata e di desiderare.
Nei giorni seguenti di quella settimana la spiaggia divenne finalmente un luogo non solo di tintarella, ma anche di divertimento. Loro, i ragazzi, nel frattempo avevano accresciuto la compagnia, ma, ciò nonostante, gentilmente ogni volta che affittavano un gommone, oppure facevano una partita di pallavolo ci chiamavano sempre. Mio marito si negava. Io no.
La sera, quando rimanevamo soli, mio marito mi domandava cosa avessimo fatto e io raccontavo per filo e per segno. Non era (ancora) successo niente e quindi non avevo nulla da nascondere. “Sei contenta che ti chiamino sempre?” “Certo” “E’ perché cercano di scoparti, lo sai?” “Ma cosa dici? Sono solo ragazzi che vogliono divertirsi” “Ecco, appunto, anche con le belle signore.”
Lasciai cadere quella conversazione. La gelosia l’aveva reso un pochino più intraprendente nel letto, ma, vi giuro, niente di che.
Poi capitò, o, meglio, non capitò praticamente niente, ma insomma capitò qualcosa a cui io forse avrei dovuto reagire diversamente.
Eravamo al largo su un gommone. Quei quattro, io e tre ragazze e non so chi propose di fare il bagno nudi. Ovviamente io me ne uscii con un “ma neanche per idea!” Ci pensate una quarantenne che si mette nuda a confronto con tre ventenni o giù di lì. Poi però le ragazze aderirono a quell’invito e vederle nude, come mamma le aveva fatte, e notare qualche culone di troppo, una coscia cellulitica e, in generale tette non all’altezza (non so se mi sono spiegata), insomma mi sentii in competizione e aderii anche io a quel gioco. Quando rimasi nuda in piedi, ballonzolante, sul gommone, da parte dei quattro che erano già in acqua partirono fischi e applausi. Una botta di autostima mica da ridere. Tutta rossa mi buttai subito in acqua e la cosa finì lì, fino a quando quei quattro uno alla volta uscirono dall’acqua per risalire sul gommone. Io era già su e mi ero rimessa il costume. Il problema fu che tutti e quattro uscirono esattamente a dieci centimetri da me, issandosi a bordo con la forza delle braccia, fino a posare un ginocchio sul bordo e finalmente essere dentro.
Quattro cazzi in sequenza, tutti luccicanti dall’acqua, tutti già scappellati, uno anche già mezzo durello, insomma una signora non avrebbe dovuto assistere a quello spettacolo e la mia faccia e i miei occhi evidentemente tradirono una attenzione che una donna sposata non avrebbe dovuto tradire.
La sera solito interrogatorio. “Cosa avete fatto che siete rimasti fuori una vita?” “Il bagno al largo nudi.” “Nudi?!?! Anche tu?” “Ma no, figurati” mentii “loro, i ragazzi e le ragazze. Quanto è bella la gioventù!” Non fece altre domande. Credo che la mia allusione fosse già sufficiente. Quella notte cercò di dare il massimo e un orgasmino me lo strappò. Cosa vedevo quando chiudevo gli occhi, non so, ma un orgasmino me lo procurò.
La settimana finì e quei quattro sparirono, salvo rifarsi vivi in settembre, vicino al giorno del mio compleanno, per invitarci ad una cena a casa di uno di loro. Ci dissero che era una specie di festa, che saremmo stati in tanti e ci saremmo sicuramente divertiti.
Mio marito accettò solo perché al suo no gli misi giù un muso che lasciava intendere niente figa per mesi e mesi.
E lì a casa di quel tizio successe quel che non doveva succedere. O, meglio, che doveva succedere.
La cena era quasi finita e un gruppo di uomini si ritirò in terrazza a fumarsi un cubano gentilmente offerto dalla casa. Mio marito accettò di buon grado. Adora i sigari, solo che in casa non li può fumare.
Io rimasi seduta un attimo ancora a tavola, quando uno dei quattro si avvicinò e mi invitò a seguirlo che voleva farmi vedere una cosa. Giuro che lì per lì non ci avevo pensato, ma quando fummo in una stanza dall’altra parte della casa e al di là della porta c’erano i tre della vacanza tutti e tre sorridenti che al vedermi intonarono un “tanti auguri a te”, carini, belli, profumati, solo che erano completamente nudi ed in erezione.
Mi girai di scatto per uscire dalla stanza, ma quello che mi aveva accompagnato lì mi trattenne e dopo un attimo li avevo tutti intorno che mi baciavano le spalle e la nuca, mentre quello davanti a me mi abbracciò e cercò di baciarmi.
Che situazione!
Sentivo, come potrete facilmente immaginare, i loro membri premermi sulle cosce e sul sedere, mentre quello davanti mi si stringeva addosso e quindi anche il suo era lì tra le mie cosce davanti.
Un sussurro: “abbiamo notato come ci hai guardato in barca. Abbiamo pensato di farti questo regalo per il tuo compleanno”
“Voi siete pazzi. Lasciatemi andare”
Si allontanarono. Evidentemente ero stata convincente. Solo l’ultima frase mi tradì: “mio marito è di là e certamente mi cerca”
Quello che mi aveva portato fin lì si rifece vicino e sussurrò: “Ti aspettiamo domani pomeriggio per darti i tuoi regali di compleanno”
Io gli diedi una spinta e me ne uscii.
Che notte quella notte!
Il mattino successivo chiamai e chiarii che non mi aspettassero. Chi rispose mi avvolse con le parole e alla fine di una buona mezzora abbondante di telefonata, avevo accettato di vedere lui, ma non gli altri.
Immagino che immaginiate come è finita.
L’appartamento sconosciuto, ma luminoso e profumato, le sue carezze, i suoi baci, le sue mani, il suo corpo, il suo cazzo. Mi misi ad adorarlo e poi dopo un tempo infinito lui prese ad adorare me. Urlai come non urlavo da anni. Mi girava la testa. Gli occhi chiusi. Quello che entrava, così facilmente come non mi capitava da anni. Le mie mani aggrappate alle lenzuola, la mia bocca spalancata in mugolio e urla, fino a quando qualcosa mi sfiorò le labbra, riaprii gli occhi e avevo tutti i miei regali lì davanti. Se ti regalano qualcosa non è gentile rifiutare, no? E io ero decisamente e completamente nell'umore di non rifiutare niente, anzi. Fu come se la fame di anni si scatenasse tutta in una volta. Cazzo! E francamente credo sia l'imprecazione più propria.
Quella sera e anche quella dopo e quella dopo ancora (quella esperienza era stata così sconvolgente che evidentemente la mia piccola cosa non era pronta), ero talmente malmessa, lì sotto, che a mio marito che timidamente la notte chiedeva, dissi che dovevo andare dalla ginecologa perché non sapevo cosa mi stesse capitando. Un dolore sconosciuto, gli dissi. Per me non era sconosciuto per niente. Sapevo benissimo perché era così indolenzita e di lì in avanti, senza una regola precisa, quando potevano, quando potevo, capitò e ricapitò.
Mio marito non capì, mai nulla. Almeno credo. Io mi negai a lui sempre più spesso, ma lui, lui non fece una piega.
Solo una sera se ne uscì: “Da quella cena in terrazza quei quattro li hai più sentiti?” “Ma, figurati. Sono ragazzi, non cercano certo una tardona come me”
Appena gli risposi così, mi dissi che con quelle bugie l’avevo tradito sul serio. Fui sul punto di dire la verità, ma secondo me non era pronto e non era il tipo. Guadagnava bene. Era serio. Anche affettuoso, a volte. Lo stimavo. Perché lasciarlo, specie adesso che avevo trovato una soluzione al problema delle mie urla?
Troia, io? Ma che dite! Sono solo una moglie.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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