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Sottomessa al Piacere -Thailandia-Cap11-P1di3


di Membro VIP di Annunci69.it giorgal73
26.10.2026    |    4.811    |    2 9.0
"«Guardate», dico abbastanza forte perché arrivi giù, «ieri ci hanno aperte, oggi camminiamo così..."
Thailandia Capitolo 11 Parte 1

*** MICHELA ***

Il sole del mattino filtra dalle persiane mal chiuse e disegna strisce dorate sul letto, trovandomi già sveglia o quasi. L’aria porta il sale del mare e il dolce stucchevole dei frangipani oltre la veranda, accarezzandomi la pelle nuda prima che io apra del tutto gli occhi. Siamo ancora a letto. Le lenzuola fresche di cotone sanno di lavanda e cocco, ma sotto persiste il ricordo della notte: lattice essiccato, squirt, sudore salato e l’odore caldo e umido delle nostre fiche. È sesso, ed è nostro. Il plug blu vibra con un ronzio basso e intermittente, la gemma spenta perché l’abbiamo messo in carica e riattaccato a metà. Il fuoco no, quello non si spegne. Le onde si infrangono a venti metri, un ritmo lento che sento nel basso ventre come un richiamo.

Daniela è accanto a me, su un fianco. Lo strap-on è ancora infilato nella sua fica, un cilindro di lattice nero che pende tra le cosce e sfiora la mia pelle a ogni respiro. I miei capezzoli sono tesi, tirati dagli anelli d’acciaio a cui è agganciata la catenella. Se respiro troppo forte il metallo tira la carne. Gemo prima di parlare.

*** DANIELA ***

Il primo pensiero è per il lattice ancora incollato alla pelle, freddo e pesante tra le cosce. Poi sento il suo gemito che fa vibrare la catenella. Bene, non l’ho sganciata. La luce filtra debole e illumina a metà il mio viso tatuato sul suo seno destro. Ci passo un dito: la pelle è calda, il disegno nitido. «Resta così», dico, mettendole una mano sotto la schiena per farla inarcare. «Petto in fuori. Se bussano, non ti copri.» Afferro la catenella e do un leggero strattone, solo per sentire gli anelli tirare e ricordarle dove finisce lei e dove comincio io. «Oggi il terrazzo è un palco. Chi passa legge, fotografa, ti spia. Tu non chiudi le gambe. Dimmi cosa vuoi, ad alta voce, prima che entrino.»

*** MICHELA ***

La voce mi esce roca di sonno e di fica. «Voglio la catena. Voglio il sole sulla scritta. Voglio che Jennifer veda il mio culo aperto e chieda a me, non a te, di entrare. Voglio squirtare in terrazza se mi guardi. Voglio che i passanti leggano SLAVE e vedano il tuo viso sulla tetta, così non devono chiedere di chi sono.» Il plug pulsa, la catena pesa, mi bagno sul lenzuolo pulito e non mi sposto.

*** DANIELA ***

«Bene. Allora oggi comandi con la mano, non con la voce. La voce resta mia. Se Jennifer chiede il culo glielo apri tu, se Francy piange la consoli con la lingua e poi continui. Io decido quando basta.» Un bussare leggero rompe le onde.

«Entra.»

*** MICHELA ***

La porta cigola. Jennifer e Francy entrano con un vassoio: caffè amaro, burro caldo delle brioche, vaniglia e l’inchiostro del loro odore di ieri che non si è lavato via. Solo teli che scivolano. Il serpente di Jennifer parte dal culo, gira il fianco e finisce sul seno, la lingua biforcuta che sembra lambire il capezzolo. I loro occhi cadono sullo strap-on che pende tra le gambe di Daniela, poi sulla mia catena, poi sulla scritta.

*** JENNIFER ***

«Sei già pronta.» Sorrido vedendo il lattice pendere alla luce del mattino. Michela ha la catena e SLAVE in piena luce, il viso della padrona sulla tetta destra. «È stato bello ieri sera. I buchi fanno ancora male, Francy non si è seduta dritta nemmeno a colazione in camera nostra. Vorrei lo stesso trattamento, e vorrei che fosse lei a darlo se tu lo permetti, così capisco se la schiava sa anche comandare una mano o se sa solo aprire le gambe.»

*** FRANCY ***

«Fa male, e lo voglio ancora.» Lo dico piano perché dirlo forte mi vergogna e mi bagna insieme. Guardo Michela e vorrei la sua catena, vorrei non dover chiedere. «Se mi tocca lei non chiudo le gambe. Ieri notte ho imparato che il no dura poco e il sì resta nel culo fino al mattino.»

*** DANIELA ***

«Oggi sarete voi a chiedermelo, soprattutto per i culi, ma sarà Michela a farlo. Io guardo e decido quando basta.» Michela mi lancia uno sguardo complice ed eccitato. Per una volta la mano è sua. «Caffè, poi bagno, poi nude fuori. Niente teli sul terrazzo: se un telo cade resta a terra.»

*** MICHELA ***

Il cuore salta. Per una volta sarò io a dominare e l’idea mi bagna più del permesso di venire. Il caffè brucia la lingua, le brioche si sbriciolano dolci sul sapore di fica che ho ancora in bocca. Daniela si alza, toglie lo strap-on con un pop umido e la fica le resta spalancata, lucida di sole. Vorrei leccarla prima del bagno ma non me lo dice, allora aspetto. In bagno il sapone al cocco e l’acqua tiepida lavano il sudore senza spegnere il fuoco. Rimetto il plug blu da 8,5 centimetri, il ronzio riprende. Jennifer e Francy lasciano i teli sul pavimento e restano nude, il serpente che sembra muoversi quando Jennifer respira. Si mettono sul terrazzo con crema solare e sale. Io e Daniela le raggiungiamo nude: anelli che tintinnano, SLAVE in mostra, il viso di Daniela sul seno destro, catenella che tira i capezzoli. Gemo piano.

Un saw duang esce da un altoparlante vicino, violino tailandese dal lamento sensuale. I passanti sul sentiero si fermano, fotografano, sussurrano. Gli occhi si posano sulle fiche depilate e aperte, sui plug, sulla catena. Umiliazione e fuoco insieme. Non chiudo le gambe: Daniela non me lo permette e io non lo voglio.

*** PASSANTE ***

«Sono nude, tutte e quattro. Quella mora ha una scritta sul pube e un viso sulla tetta.» Non mi avvicino al cancello, fotografo da lontano. Mia moglie mi tira il braccio ma io scatto lo stesso: la catena, il plug che lampeggia, il culo della francese ancora rosso. «Sembra vero, non un costume. Vorrei salire ma non oso.» Mia moglie non risponde e guarda anche lei.

*** DANIELA ***

Sento lo scatto e non lo fermo. «Non coprirti. Se ti chiedono di posare, posi a gambe aperte e dì che sei mia. Il mio nome no, ce l’hanno già sulla pelle. Jennifer, Francy, stesso patto: se vi gira vi girate. I culi di ieri sera sono parte dello spettacolo. Chi non vuole essere visto torna in camera.» Nessuna torna.

*** JENNIFER ***

Mi giro e il serpente prende il sole. Il buco è ancora rosso, si vede, e mi piace che si veda. Un uomo sul sentiero si ferma di colpo. «Guardate», dico abbastanza forte perché arrivi giù, «ieri ci hanno aperte, oggi camminiamo così. Se volete una foto chiedetela a lei.» Indico Daniela. Francy arrossisce e non si copre. La voglio così, come la mora tra un anno: scritta, anelli, bocca pronta.

*** FRANCY ***

Il sole mi brucia il culo aperto e la vergogna mi bagna le cosce. Vorrei chiedere a Michela di mettermi due dita qui davanti ai passanti, ma non lo chiedo ancora. Lo penso così forte che Jennifer se ne accorge e mi tira un capezzolo. «Dopo, se la padrona vuole. Adesso fatti guardare.»

*** MICHELA ***

La mattina scorre tra sole sulla pelle, sale, sudore e gelsomino delle piante. Ogni tanto ci tuffiamo nude nelle acque cristalline, senza costume e senza scusa. L’acqua fredda mi fa rabbrividire, gli anelli tintinnano sott’acqua, il plug vibra e spinge a ogni bracciata. I bagnanti restano allibiti, occhi sul tatuaggio, su SLAVE, sulla catenella che tira anche bagnata. Una donna dice «slave» a bassa voce come per provarla. Io non abbasso lo sguardo: orgoglio e vergogna nello stesso brivido. Il saw duang si mescola alle onde.

Torno sul lettino a gambe aperte. Il sole mi asciuga la fica e la lascia lucida. Jennifer mi guarda il culo aperto e sorride, Francy non riesce a stare seduta e sta su un fianco con il buco in vista, respirando corto. Daniela mi accarezza la catena senza tirare, solo tenendo. «Hai voglia di comandare, si vede. Tienila. A pranzo arriva qualcuno. Fino ad allora resti così: aperta, letta, mia.» Annuisco. Il plug ronza, il mare bagna ancora gli anelli. Sono pronta, e la fame non è solo di pesce.

*** DANIELA ***

Prima di pranzo la faccio alzare e camminare fino al bordo del terrazzo. «Mani sulla ringhiera, culo verso il sentiero, non parlare.» Michela obbedisce. La catena pende, SLAVE si legge anche da sotto sé qualcuno alza gli occhi. Un ragazzo del villaggio si ferma, non sale, fotografa. Io non lo mando via. «Dimmi cosa senti.»

*** MICHELA ***

«Sento il legno sotto i piedi, sento il plug, sento gli occhi. Il culo è aperto e l’aria ci entra. Vorrei che Jennifer me lo riempisse adesso davanti a lui, e vorrei che tu dicessi di no così resto sul bordo. Le due cose mi bagnano uguale.» La voce trema, non chiudo le gambe. Il ragazzo abbassa il telefono quando Daniela alza una mano. Io resto china finché lei non dice basta.

*** JENNIFER ***

La guardo chinata e mi si stringe il ventre. «Posso tirarle la catena una volta, solo per vedere se geme verso il sentiero?» Daniela annuisce. Tiro, Michela geme, il suono arriva giù insieme al tintinnio. Francy si morde il labbro. Io sorrido. «A pranzo la voglio ancora così: affamata, non venuta.»

*** FRANCY ***

Vorrei essere al suo posto sulla ringhiera, vorrei il mio nome scritto da qualche parte e visibile. Non lo dico. Mi sdraio a pancia in giù e lascio che il sole bruci il buco aperto. Se Michela mi guarda non mi copro: è già un sì.

*** MICHELA***

Daniela mi fa rialzare solo quando il ragazzo se n’è andato. Le ginocchia tremano, la fica cola lungo una coscia e il sole la asciuga a metà. «Non ti pulire», dice. Non mi pulisco. Torniamo sui lettini, il saw duang ricomincia. Io resto a gambe aperte, catena sul ventre, plug che ronza, viso di Daniela sul seno che prende luce. Francy mi guarda il culo e deglutisce, Jennifer le tiene una mano sulla nuca come un preavviso. Io aspetto il pranzo e aspetto l’ordine. Sono sua anche quando la mano, per un’ora, potrà essere mia. Il pesce non è ancora arrivato, ma la fame del terrazzo sì. Daniela prende il telefono: Samai è la cameriera della sera prima, quella che ha tirato la catenella e ha chiesto di essere usata.

*** DANIELA ***

Prima di chiamare, il mio sguardo scorre sul terrazzo: quattro corpi nudi al sole. La catena d’argento che scende dal piatto di Michela tira appena, e le lettere SLAVE nere sul suo pube sono nitide come un manifesto. Il mio volto tatuato sul suo seno sembra guardare anche me. Jennifer e Francy stanno distese a pancia in giù, i culi ancora rossi e aperti all’aria, senza vergogna, senza fretta di coprirsi. Bene. L’odore di sale e crema solare si mescola al gelsomino.
Adesso il pranzo.
Samai deve trovare esattamente questo: fighe aperte e bagnate, tette gonfie e martoriate e culi sfondati, perché lei sarà la prossima mia vittima. Prendo il telefono.

*** MICHELA ***

Sento che sta per chiamare e la fica mi pulsa di nuovo. Il terrazzo è già un palco, i passanti hanno già visto, la ringhiera ha già avuto il mio culo. Adesso arriva Samai e trova tutto questo. Io resto aperta, catena sul ventre, plug che ronza, viso di Daniela sul seno al sole. Aspetto. Sono pronta per la nuova avventura.

*** NOTE ***

---ANNO 2000---

Dopo la meravigliosa avventura del Natale 1999, vi presento una nuova storia, tutta ambientata in Thailandia che vi terrà compagnia per i prossimi mesi. Anche questo è un romanzo basato su personaggi veri e storie autentiche. Come, vi ho abituato, ogni settimana pubblicherò un capitolo suddiviso in tre parti. Quanti capitoli saranno? Non ve lo dico, lo scoprirete voi!

---La Musa e lo Scrittore---

Questa storia non è autobiografica, ma nasce dalle confidenze reali e bollenti della mia amica "Damabiancaesib" (potete ammirarla qui su a69, cercatela). Altri hanno provato a raccontarla, ma lei ha scelto mia penna, anzi la mia tastiera, per svelare le sue fantasie più oscure. Nessun plagio, solo la magia di trasformare i suoi segreti in letteratura. Io sono "solo" l'autore e vivo senza catene, ma lascio sempre la porta socchiusa a chi sa stupirmi con proposte intriganti.

---A Voi la Mossa---

Incoronatemi Maestro dell'Erotismo con un bel voto, o lasciate un commento spudorato. E se vi sentite audaci, scivolate nei miei messaggi privati: chissà che una proposta indecente non trasformi la fantasia in realtà in qualche Club Privé di Bologna...
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