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Prime Esperienze

SCOMMESSA PERSA


di benves
16.09.2026    |    154    |    2 9.2
"“Dimmi se vuoi fermarti" disse ancora una volta con voce pacata, siamo ancora in tempo se vuoi "No", sussurrai, e la parola uscì con una sicurezza che mi sorprese..."
Il cuore mi martellava così forte che temevo potesse sentirlo anche lui, lì, nel silenzio ovattato dell'abitacolo.
L'odore di pelle nuova e il ronzio basso del motore della Ferrari erano un contrasto surreale con il caos di paura che mi stava divorando dall'interno.
Le mie mani, sudaticce, si aggrappavano alla tracolla della borsetta come a un salvagente.
Fuori, i lampioni di quella strada residenziale scorrevano via uno dopo l'altro, e con loro la mia sicurezza, la mia stupidità.
Era stata un'idea idiota, una scommessa da ragazzine ubriache di adrenalina e vino rosso.
"Quindici minuti", avevano detto "Solo finta".
Ma la finzione era finita nel momento esatto in cui quell'uomo, con il suo completo scuro e l'aria di chi non è abituato a sentirsi dire di no, aveva abbassato il finestrino. "Quanto per venire da me?", aveva chiesto, la voce pacata, gli occhi che mi avevano spogliata con un'intensità che mi aveva fatto gelare il sangue.
Avevo sparato una cifra assurda, "Mille euro", sperando che mi prendesse per pazza e se ne andasse. Invece aveva annuito, come se fosse il prezzo più naturale del mondo, e aveva aperto la portiera. "Sali."
E ora ero qui.
Il panico mi stringeva la gola.
"Dove mi sta portando?", pensavo. "Cosa mi farà?".
Non sapeva che ero vergine. Nessuno lo sapeva. Era il mio segreto più intimo, la cosa che custodivo con più cura.
E ora, per una stupida scommessa, stavo per consegnarmi ad uno sconosciuto.
L'auto si fermò davanti a un residence moderno, elegante.
Lui spense il motore e si voltò verso di me.
I suoi occhi, di un marrone scuro, erano difficili da leggere.
"Scendi", disse, semplice.
Non c'era minaccia nella sua voce, ma nemmeno calore. Solo una calma che mi spaventava ancora di più.
Lo seguii nell'ascensore, in silenzio.
Lui premette il pulsante per l'ultimo piano.
L'aria nell'ascensore era densa, carica di una tensione che mi faceva mancare il respiro.
Quando le porte si aprirono, mi trovai in un attico lussuoso, con vetrate enormi che davano su tutta la città.
La luce artificiale creava giochi di ombre sui mobili di design.
"Bevi qualcosa?", chiese, dirigendosi verso un mobile bar.
"Un cognac” dissi spavalda sperando che ubriacandomi non avrei ricordato nulla dopo
Dovevo dirglielo che era solo una scommessa? Cosa avrebbe pensato di me?
Cosa dovevo fare? Ero confusa
Fortunatamente quel bicchiere buttato giù tutto d’un colpo mi annebbiò
Lui si versò un whisky, ne bevve un sorso, poi si avvicinò a me.
Era più alto di quanto ricordassi, e la sua presenza mi sovrastava.
Mi prese il mento con due dita, sollevandomi il viso.
"Hai paura", constatò, non come una domanda.
Annuii, incapace di mentire.
"Non ti farò del male", disse, e la sua voce sembrò addolcirsi di una sfumatura.
"Ma ho pagato per averti. E ti avrò."
Le sue labbra trovarono le mie.
Non era un bacio dolce, ma nemmeno brutale. Era un bacio possessivo, che mi faceva capire chi comandava.
Sentii le sue mani sul mio seno
Le intrufolò nella scollatura trovandomi senza reggiseno
“che bella che sei, sembri una bambina”
Sembri pensai io, lo sono
I miei capezzoli a quei tocchi leggeri e dolci si indurirono, il piacere cresceva in me, una sensazione sconosciuta, nuova, diversa da quando da sola nella mia cameretta mi procuravo piacere
Sentii le sue mani scesero lungo i miei fianchi, scivolando sotto l'orlo della mia minigonna.
Un brivido mi percorse la schiena, un misto di terrore
Mi guidò verso il divano, facendomi sedere.
Si inginocchiò davanti a me, e le sue mani risalirono lentamente lungo le mie cosce nude.
Il suo sguardo era fisso sul mio viso, mentre le sue dita raggiungevano il bordo del mio slip di pizzo.
Lo tirò giù, con una lentezza che mi fece venire i brividi.
"Sei bagnata", mormorò, e c'era una nota di sorpresa nella sua voce.
Era vero. Nonostante la paura, il mio corpo stava tradendo ogni mia emozione.
Il suo pollice trovò il mio clitoride, e un gemito mi sfuggì dalle labbra prima che potessi fermarlo. Lui sorrise, un sorriso sottile, e cominciò a massaggiarmi con un ritmo lento, ipnotico.
Le sue dita erano esperte, sapevano esattamente dove toccare, come premere.
Il piacere cominciò a crescere, a diffondersi come un'onda calda, mescolandosi al panico in un cocktail inebriante.
Poi, senza preavviso, infilò un dito dentro di me.
Il mio corpo si irrigidì, un sussulto di dolore e sorpresa.
Lui si fermò, guardandomi con un'espressione che non riuscivo a decifrare.
"Sei vergine", disse con stupore, e non era una domanda.
Scossi la testa, ma era inutile.
Le lacrime mi pungevano gli occhi.
"Sì", sussurrai, la voce rotta dalla vergogna.
Per un lungo momento, lui rimase immobile.
Poi, con una delicatezza che non mi aspettavo, ritirò il dito.
"Perché non me l'hai detto?", chiese, la voce più morbida
“Perché ti ho trovato li sulla strada”
“Perché hai accettato di salire sulla macchina con me”
"Non... non ho avuto il coraggio", balbettai.
"Era una scommessa. Una stupida scommessa con le mie amiche. Dovevo fingere di essere una prostituta per quindici minuti. Ho sparato mille euro sperando che ti rifiutassi."
Lui rimase in silenzio, poi un sorriso, diverso dai precedenti, gli incurvò le labbra.
"Una scommessa", ripeté, come assaporando la parola.
"Vuoi che ti riporti a casa?”
Disse con voce sensuale
“No” risposi io, sei un bell’uomo, atletico aitante, fai di me quello che vuoi ma per favore sii dolce con me, fai che questo sia un ricordo indelebile che mi porterò sempre con me”
L’eccitazione aveva preso il sopravvento sulla ragione, quello che mi stava facendo provare aveva mosso sensazioni mai provate prima ed il mio corpo voleva andare fino in fondo
Del resto avrei potuto concedermi a qualche ragazzo della mia età ma, sono certa che non sarebbe stato così gentile; molti racconti di mie amiche dicevano che la prima volta era stata un trauma, che i ragazzi erano goffi ed impacciati, lui no, ne ero certa, mi avrebbe preso con dolcezza
Si alzò, e mi prese per mano, portandomi in camera da letto.
Il letto era enorme, con lenzuola di seta scura.
Mi baciò sulla bocca
Le nostre lingue danzarono nella sua bocca ed il mio respiro tornò affannoso come prima, mi stavo eccitando e lui lo capì.
Mi fece sdraiare, e questa volta i suoi baci furono più lenti, più profondi.
Mi spogliò con una cura che mi fece sentire preziosa, non un oggetto.
Le sue labbra tracciarono un percorso di fuoco lungo il mio collo, i miei seni, il mio ventre.
Quando la sua testa scese tra le mie gambe, e la sua lingua trovò il mio clitoride, ogni residuo di paura si dissolse in un'onda di puro piacere.
Le mie gambe cinsero la sua schiena, non volevo che si staccasse da me
Gemei, mi contorsi, le mie dita affondate nei suoi capelli scuri.
Lui mi portò al limite, e poi oltre, in un orgasmo che mi scosse fin nel profondo, facendomi gridare il suo nome che non conoscevo nemmeno.
Poi, si sollevò su di me.
I suoi occhi erano scuri di desiderio.
“Dimmi se vuoi fermarti" disse ancora una volta con voce pacata, siamo ancora in tempo se vuoi
"No", sussurrai, e la parola uscì con una sicurezza che mi sorprese. "Non fermarti."
Si mise davanti a me e si spogliò
Il suo cazzo svettava enorme (era il primo che vedevo dal vero) come un totem
“assaggialo” disse mettendolo vicino alla mia bocca
Io molto lentamente estrassi la lingua ed iniziai a leccarlo
Più lo leccavo e più prendevo confidenza con quell’arnese, arrivando perfino a farmelo piacere
Quando lui ritenne che fossi pronta si staccò da me
Si posizionò tra le mie gambe
Ero spaventatissima “sentirò male” pensai
Molte amiche dicevano che la prima volta non si prova piacere ma soltanto dolore
Sentii la punta del suo membro premere contro il mio ingresso.
Era duro, caldo, e la sua dimensione mi fece trattenere il respiro.
"Rilassati", mormorò, baciandomi la fronte. "Fidati di me."
Poi, con una spinta lenta e costante, entrò in me.
Sentii una resistenza, un dolore acuto e improvviso che mi fece stringere gli occhi.
Gridai !!!
Lui si fermò, immobile, lasciandomi il tempo di abituarmi.
Il dolore pulsava, ma sotto, già si faceva strada una sensazione di pienezza, di connessione.
"Va tutto bene", sussurrò, accarezzandomi i capelli. "Il peggio è passato."
E aveva ragione.
Quando cominciò a muoversi, il dolore si trasformò in qualcosa di diverso.
Ogni spinta, lenta e profonda, sembrava toccare un punto dentro di me che non sapevo di avere.
Il piacere ricominciò a crescere, più intenso di prima, amplificato dalla sensazione di essere finalmente piena, completa.
I suoi movimenti divennero più rapidi, più profondi.
Io lo avvolsi con le gambe, le unghie che gli graffiavano la schiena.
I nostri corpi si muovevano all'unisono, in un ritmo ancestrale.
Sentii un secondo orgasmo avvicinarsi, più potente del primo, e lo raggiunsi insieme a lui, in un'esplosione di sensazioni che mi fece vedere le stelle.
Rimanemmo abbracciati, sudati, ansimanti.
Il silenzio era rotto solo dai nostri respiri. Poi, lui si sollevò su un gomito e mi guardò. "Come ti chiami?", chiese.
"Chiara", risposi, sentendomi stranamente leggera.
"Chiara", ripeté. "Io sono Marco. E questa, Chiara, è stata la scommessa più fortunata della mia vita."
Sorrisi, un sorriso timido e confuso.
La paura era sparita, sostituita da un'intimità che non mi aspettavi.
"Anche per me", sussurrai, e lo baciai, questa volta con un desiderio vero, non dettato dal panico.
E mentre le sue mani ricominciavano a esplorare il mio corpo, capii che quella notte non sarebbe stata solo il ricordo di una scommessa persa, ma l'inizio di qualcosa di completamente inaspettato.
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