tradimenti
Un figlio a tutti i costi
15.09.2026 |
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"Continuò a spingere, e io venni di nuovo, e ancora, il mio corpo che si contorceva sotto di lui, le mie unghie che graffiavano le sue spalle..."
La mia storia comincia in una sera d’inverno, quando la verità cadde come un macigno sul nostro matrimonio.
Marco, mio marito da cinque anni, mi prese le mani tra le sue, con gli occhi pieni di un dolore che non gli avevo mai visto.
“Sono sterile, Elena,” sussurrò.
“Ho fatto gli esami. Non potremo mai avere figli” sentenziò con la voce quasi rotta dal pianto
Il mondo si fermò.
Sentii il vuoto aprirsi dentro di me, un desiderio antico e viscerale che non avevo mai ammesso nemmeno a me stessa: volevo un figlio. Volevo sentire una vita crescere dentro di me, volevo il seno pesante, il ventre rotondo, il pianto di un neonato nella notte.
Marco lo sapeva. Mi conosceva troppo bene.
“Non voglio adottare,” dissi, con la voce rotta.
“Non voglio un estraneo. Voglio un figlio nostro, della mia carne.”
Lui annuì, come se avesse già preso una decisione.
“C’è un modo. Potremmo chiedere a qualcuno… a qualcuno di cui ci fidiamo.”
Il nome emerse quasi subito, sospeso nell’aria tra noi: Andrea.
Amico di famiglia, padre di tre bambini sani e belli, con quel sorriso solare e quella forza tranquilla che avevo sempre ammirato.
Marco lo propose con una calma che mi spaventò.
“Potrebbe farlo per noi. Per te.”
Io ero allibita da quella proposta, contraria all’inizio. Mi sembrava un tradimento, una profanazione del nostro amore.
Ma Marco premurosi insistette, con una dolcezza che mi spezzò il cuore.
“Lo farò io, Elena. Sarò lì. Non ti lascerò sola. È il mio sacrificio, perché ti amo”
“So bene che ci tieni, so quanto lo desideri, pensi che mi faccia piacere vederti tra le braccia di un altro uomo”? disse accarezzandomi dolcemente il viso
Mi addormentai piangendo, pensando alle speranze che avevo, ai sogni che avevo da bambina di avere una famiglia tutta mia ed al sacrificio che Marco avrebbe fatto.
La mattina seguente, prima che Marco andasse al lavoro dissi con voce flebile “ accetto, ma ad una condizione: che tu sia sempre vicino a me, che assista a tutto, che veda tutto, e che condividerai con me quel momento, perché non sia un tradimento ma un atto d’amore, e dopo non vorrò più vedere Andrea, non ne avrei il coraggio”
Marco accettò
Ne parlò con Andrea il quale rimase molto stupito della proposta ma, dopo le insistenze di Marco, per fare un piacere all’amico, accettò
Sapevo che ad Andrea ero sempre piaciuta, fisico snello, carnagione chiara, capelli lunghi ma, anche lui era sposato e tra noi c’erano sempre stato solo un gioco di sguardi, ammiccamenti
Ora che Marco mi metteva tra le sue braccia, era ben felice di accettare.
La sera stabilita, Andrea venne a cena da noi
La serata trascorse in modo cordiale ma io, dentro di me tremavo, sapevo cosa mi aspettava ed ero al tempo stesso impaurita ed eccitata
Andrea era un bell’uomo, fisico atletico e ben curato
Finita la cena Marco prese l’iniziativa
Mi prese per mano facendo segno ad Andrea di seguirci, portandomi in camera da letto
Le mie gambe tremavano mentre il mio corpo mi trasmetteva brividi di piacere
La nostra camera da letto era illuminata da candele.
Marco era seduto su una poltrona accanto al letto, il viso teso ma i suoi occhi su di me, pieni di un amore che mi dava coraggio.
Andrea entrò, alto e sicuro, con un sorriso imbarazzato ma deciso.
Io ero già sdraiata sul letto, in una camicia di seta che lasciava intravedere le mie curve. Tremavo.
“Elena,” disse Andrea, avvicinandosi. “Se non vuoi, possiamo fermarci.”
Scossi la testa, con le guance in fiamme. “No. Voglio farlo. Per il bambino.”
Lasciai che Andrea mi osservasse un attimo poi mi spogliai lentamente, sentendo i loro sguardi su di me.
Il mio corpo era ancora giovane, i seni pieni, la pelle liscia.
Andrea si chinò su di me e cominciò a baciarmi il collo, le spalle, i seni.
Le sue mani erano grandi e calde, e nonostante la mia timidezza, sentii un calore diffondersi tra le mie cosce.
Sentivo le sue mani stringermi i capezzoli, le sue labbra leccarmeli
Provò a baciarmi in bocca ma rifiutai
La sua mano andò a cercare il mio sesso ormai umido di desiderio
Marco guardava, immobile, ma i suoi occhi erano pieni di lacrime e di desiderio insieme.
Andrea mi aprì le gambe con delicatezza, e scendendo con la testa verso di esso sentii il suo respiro caldo sulla mia intimità.
Quando la sua lingua toccò il mio clitoride, sussultai.
Era un piacere che non provavo da tempo, o forse mai con questa intensità.
Mi lasciai andare, i fianchi che si muovevano da soli, mentre un gemito mi sfuggì dalle labbra.
Mi leccava concentrandosi sul clitoride che si induriva pian piano
Quanto lo prese tra le labbra emisi un gridolino di piacere
Mi vergognai di quel gridolino, sicuramente aveva fatto del male a Marco
“Senti quanto è bagnata,” mormorò Andrea, guardando Marco.
“È pronta.” sentenziò beffardo
Mi sollevò le gambe sulle sue spalle e sentii la punta del suo membro premere contro di me.
Era più grande di Marco, molto più grande.
Entrò lentamente, e io trattenni il respiro, sentendomi piena, invasa, quasi lacerata.
Ma il dolore si trasformò presto in un piacere profondo, che mi fece inarcare la schiena.
“Oh, Dio,” gemetti, mentre lui cominciava a muoversi dentro di me con un ritmo costante, profondo.
Ogni spinta mi faceva perdere la testa.
Guardai Marco, che si era sbottonato i pantaloni e si stava masturbando, i suoi occhi fissi su di me, su di noi.
Quel pensiero mi eccitò ancora di più.
Andrea cambiò angolo, e sentii un’ondata di piacere travolgermi.
“Sì, così, non fermarti,” gridai, mentre il mio primo orgasmo mi travolse, facendomi tremare tutta. Ma lui non si fermò.
Continuò a spingere, e io venni di nuovo, e ancora, il mio corpo che si contorceva sotto di lui, le mie unghie che graffiavano le sue spalle.
“Sto per venire,” ansimò Andrea.
“Dove vuoi che…?”
“Dentro,” supplicai. “Dentro di me. Voglio il tuo seme.”
Sentii il suo membro pulsare e poi un getto caldo riempirmi, mentre io raggiungevo un altro orgasmo, il più intenso di tutti.
Per un momento, il mondo scomparve. Ero piena, ero completa.
Ma non era finita.
Andrea non si ritirò.
Mi guardò con un’espressione che non avevo mai visto, un misto di desiderio e di qualcosa di più oscuro.
“C’è un prezzo, Elena,” disse con voce roca “Per questo dono.”
Non capii, finché non sentii le sue mani girare il mio corpo, mettendomi a carponi.
Sentii il suo pollice premere contro il mio ano, e un brivido di paura mi attraversò.
“No, Andrea, ti prego, non lì,” supplicai, guardando Marco. Ma Marco non intervenne. Sembrava ipnotizzato.
“Non l’ho mai fatto, riservavo quel dono per il mio Marco” ti prego
“È il prezzo da pagare per il mio seme” ripeté Andrea, e sentii la sua punta premere contro il mio stretto passaggio.
Gridai quando entrò, un dolore acuto e bruciante che mi fece venire le lacrime.
Ero vergine lì, e lui lo sapeva.
Mi riempì completamente, e io piansi, singhiozzando, mentre lui cominciava a muoversi con un ritmo brutale.
“Ti prego, basta,” piangevo, ma il mio corpo, traditore, cominciava a rispondere.
Il dolore si mescolava a un piacere proibito, intenso, che non avevo mai conosciuto.
Sentii un altro orgasmo salire, inarrestabile, mentre lui continuava a martellarmi.
Era un orgasmo diverso, più intenso
Quando stava per venire usci dal mio culetto per tornare nel mio ventre e venne dentro di me, per la seconda volta
Sentivo il suo cazzo pulsare mentre mi riempiva della sua essenza
Crollai sul letto, in lacrime, il corpo scosso dai singhiozzi.
Ma dentro di me, in quel luogo profondo, sentivo il suo seme mescolarsi al mio.
Ero stata presa, posseduta, ma ero anche piena di vita.
Marco mi abbracciò, asciugandomi le lacrime.
“È fatto, amore mio. Ora avremo il nostro bambino” disse con voce flebile carezzandomi il viso ed asciugando le mie lacrime
Nove mesi dopo, tra le mie braccia c’era un bambino con gli occhi azzurri di Andrea.
Lo chiamammo Andrea, in suo onore.
E ogni volta che lo guardavo, ricordavo quella notte, il dolore e il piacere, il sacrificio di Marco e il dono di Andrea.
Ero felice. Ero finalmente madre.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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