tradimenti
Il Profumo del Desiderio - La Farmacia di Qua
14.09.2026 |
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Lei sorrise, e cominciò a muoversi contro di me, il suo perizoma che sfregava contro il mio membro..."
Ogni volta che varcavo la porta di quella farmacia, il mio sguardo cercava subito lei.
Non mia moglie, che lavorava nel reparto farmaci dietro il bancone, ma la sua collega del reparto cosmesi.
Si chiamava Silvia.
Cinquant'anni, ma sembrava che il tempo si fosse fermato per lei.
I capelli castani raccolti in uno chignon elegante, gli occhi verdi che brillavano di una luce maliziosa, il corpo tonico che le gonne corte mettevano in mostra senza pudore.
E quel seno di terza misura che sembrava sfidare le leggi di gravità.
Ogni volta che entravamo in farmacia, lei mi sorrideva. Un sorriso che non era solo cortesia professionale, ma qualcosa di più.
Uno sguardo che si posava su di me, che mi valutava, che mi diceva: "Ti ho notato."
Io non ero un Adone. Sovrappeso, con la pancia che faceva fatica a stare dentro le camicie, i capelli che cominciavano a diradarsi.
Ma avevo qualcosa che piaceva alle donne: il fascino dell'uomo maturo, la barba incolta appena appena imbiancata, la sicurezza di chi ha vissuto, un sorriso che sapeva essere magnetico.
Mia moglie, Laura, non si accorgeva di nulla.
Era troppo presa dal suo lavoro, troppo abituata a me per notare quegli sguardi che si scambiavano con la sua collega.
Ma io li notavo. Ed anche Silvia notava che io li notavo.
"Arrivederci, dottore," diceva lei quando uscivo, con quel sorriso che mi faceva battere il cuore.
"Arrivederci, Silvia," rispondevo io, cercando di mantenere la calma.
E poi c'era quel gioco di sguardi, quegli ammiccamenti che duravano un secondo, ma che dicevano tutto.
Lei che si chinava per sistemare un prodotto, la gonna che si sollevava appena, rivelando un accenno di coscia. Io che la guardavo, e lei che se ne accorgeva, e sorrideva.
Una sera, mentre aspettavo Laura in macchina, vidi Silvia uscire dalla farmacia.
Si avvicinò al mio finestrino, chinandosi per guardarmi.
La scollatura del suo vestito rivelava più di quanto avrei dovuto vedere.
"Dottore, avrei bisogno di un consiglio professionale," disse, con un tono che non lasciava spazio a interpretazioni.
"Non lo dica a nessuno ma sono in procinto di cambiare lavoro, e mi hanno detto che lei è il miglior consulente del lavoro in zona. Potrei fissare un appuntamento?"
"Certo," risposi, cercando di non guardare la sua scollatura. "Quando vuole."
“Il prima possibile dottore, devo dare una risposta urgente”
"Domani pomeriggio le andrebbe bene? Verso le cinque?"
"Perfetto risposi io col cuore in gola"
Mi diede un altro di quei sorrisi, poi si allontanò, le anche che ondeggiavano in modo ipnotico. Rimasi lì, immobile, il cuore che martellava.
Il giorno dopo, alle cinque in punto, Silvia entrò nel mio ufficio. Indossava un tailleur nero, ma non era un tailleur da lavoro. La gonna era corta, molto corta, e la giacca era aperta, rivelando una camicia bianca che lasciava intravedere il reggiseno di pizzo nero.
"Buonasera, dottore," disse, chiudendo la porta alle sue spalle.
"Buonasera, Silvia. Prego, si accomodi."
Si sedette di fronte a me, accavallando le gambe. La gonna risalì, rivelando cosce perfette, abbronzate, che sembravano non conoscere il passare del tempo.
"Allora, mi dica," dissi, cercando di concentrarmi sul lavoro.
"Mi ha detto che vuole cambiare lavoro?"
"Sì," rispose lei, inclinando la testa.
Inaspettatamente mi spiazzò con una domanda "Ma prima vorrei sapere... lei è soddisfatto del suo lavoro dottore?"
"Molto," risposi. "È un lavoro che mi piace"
"E della sua vita?" incalzò lei, con un sorriso ambiguo. "È soddisfatto anche di quella?"
La domanda mi colse di sorpresa. "Beh... sì, credo di sì."
"Davvero?" Si alzò, avvicinandosi alla mia scrivania.
"Perché io ho l'impressione che lei meriti di più. Molto di più."
“So che sua moglie la trascura, sa tra colleghe parliamo molto” insistette
Mi guardava con quegli occhi verdi, e io sentivo il desiderio che cresceva dentro di me.
Era un gioco, lo sapevo. Ma era un gioco che mi piaceva.
"Silvia, io sono un uomo sposato..."
"Lo so," disse lei, appoggiandosi al bordo della scrivania.
"E io sono una donna divorziata. Ma questo non significa che non possiamo... conoscerci meglio."
Si chinò verso di me, e il suo profumo mi avvolse. Un profumo di fiori e di muschio, che mi fece girare la testa.
"Ho pensato a te," sussurrò.
"Ogni volta che venivi in farmacia, non facevo che pensare a come sarebbe stato averti. Sentire le tue mani su di me."
"Silvia..."
"Non dire nulla," disse, mettendomi un dito sulle labbra.
"Non serve parlare. Non ora."
Si avvicinò ancora, e le sue labbra trovarono le mie. Un bacio lento, profondo, che sapeva di desiderio represso. La sua lingua entrò nella mia bocca, e io la accolsi.
Silvia si staccò solo per respirare, poi mi prese per mano e mi fece alzare.
Mi guidò verso il divano della sala d'attesa che avevo in ufficio, quello che usavo per i colloqui con i clienti per metterli a proprio agio.
"Vieni qui," mormorò, spingendomi dolcemente a sedere.
Si inginocchiò davanti a me, le sue mani che mi slacciavano la cintura.
I suoi occhi non lasciavano i miei, mentre abbassava la zip e liberava il mio membro, già duro e pulsante.
"Sei bellissimo," sussurrò, prendendolo in mano.
"Ho sognato questo momento così tante volte."
Si chinò, e la sua bocca calda mi avvolse. Era un'esperienza diversa da qualsiasi altra.
Silvia sapeva cosa fare, la sua lingua che danzava intorno al glande, le sue mani che massaggiavano la base, la sua testa che si muoveva con un ritmo perfetto.
"Così," gemetti, le mani che le accarezzavano i capelli. "Proprio così."
Lei alzò lo sguardo, i suoi occhi verdi che mi fissavano mentre mi prendeva in bocca.
Era uno spettacolo che mi eccitava ancora di più.
La vidi sorridere, poi accelerò il ritmo, la sua bocca che mi succhiava con voracità.
"Silvia, se continui così..." ansimai.
Lei si fermò, sollevando la testa.
"Non voglio che venga ancora. Voglio goderti più a lungo."
Si alzò, e cominciò a spogliarsi. Con movimenti lenti, studiati, si sbottonò la camicia, rivelando il reggiseno di pizzo nero che avevo intravisto prima.
Se lo sfilò, e i suoi seni si liberarono, pieni e perfetti, i capezzoli già induriti le aureole gonfie di desiderio.
"Ti piacciono?" chiese, facendoli ondeggiare leggermente.
"Sei stupenda," risposi, la voce roca.
Si avvicinò, offrendomeli.
Li presi in bocca, uno alla volta, succhiandoli, leccandoli, mentre lei gemeva dolcemente.
"Così," sussurrò. "Proprio così."
Poi si allontanò, e cominciò a sfilarsi la gonna.
La lasciò cadere a terra, rivelando le gambe perfette, e un perizoma di pizzo nero che lasciava poco all'immaginazione.
"Vieni qui," dissi, tendendole la mano.
Lei si avvicinò, e la feci sedere sulle mie ginocchia.
La baciai, mentre le mie mani le accarezzavano la schiena, scendendo fino alle natiche sode.
"Sei così morbida," mormorai. "Così perfetta."
Lei sorrise, e cominciò a muoversi contro di me, il suo perizoma che sfregava contro il mio membro.
Sentivo il suo calore, la sua umidità, e il desiderio che cresceva.
Lentamente infilai un dito sotto il perizoma e lo sentii bagnato, la sua pelle liscia come quella di un bambino
Seguii la strada che mi portava alla sua intimità
Era bagnata di umori, colava di desiderio
Infilai una falange dentro di lei, gemette
Iniziai cosi a masturbarla, il suo bacino assecondava i miei movimenti
"Prendimi," sussurrò. "Ti prego, prendimi."
Le sfilai il perizoma sfilai, gettandolo da parte, e poi la sollevai, guidandola sopra di me.
"Sei sicura?" chiesi, anche se sapevo che era inutile.
"Non sono mai stata più sicura di così," rispose.
Allargò le gambe, il mio cazzo premeva fremente di entrare in lei
Puntò il mio glande e pian piano si riempi di me
La penetrai lentamente, sentendo la sua stretta calda e umida.
Lei gemette, gettando la testa all'indietro, le mani che si aggrappavano alle mie spalle.
"Così," ansimò. "Proprio così."
Cominciò a muoversi, un ritmo lento e profondo, le sue anche che ondeggiavano sopra di me.
Io la tenevo per i fianchi, guidandola, sentendo ogni suo movimento.
"Sei così grande," mormorò. "Mi riempi completamente."
"E tu sei così bagnata," risposi. "Così calda."
Accelerò il ritmo, e io la seguii, le mie mani che le accarezzavano il seno, i capezzoli che si indurivano sotto le mie dita.
"Vieni con me," sussurrò.
"Vieni con me, adesso."
“No per favore aspetta ancora un po, voglio godere di te” supplicai
Sentii l'orgasmo avvicinarsi, e la strinsi più forte.
Lei gridò, il corpo che tremava, e io la seguii, un'ondata di piacere che mi travolse.
Crollammo l'uno sull'altra, sudati e senza fiato.
Silvia appoggiò la testa sulla mia spalla, e io le accarezzai i capelli.
"Non è stato solo sesso," mormorò. "Per me è stato qualcosa di più."
"Anche per me," risposi, anche se sapevo che era una bugia. O forse no. Forse era vero.
Da quel giorno, Silvia e io diventammo amanti. Ci incontravamo nel mio ufficio, quando potevamo, rubando momenti di piacere in mezzo alle nostre vite complicate. Ogni volta era diverso, ogni volta era più intenso.
Lei mi insegnò cose che non avevo mai provato, mi fece scoprire un lato di me che non conoscevo. E io, a mia volta, le diedi qualcosa che cercava da tempo: attenzione, desiderio, passione.
La nostra relazione durò anni, fatta di incontri segreti, di sguardi complici, di messaggi proibiti.
E ogni volta che andavo in farmacia a prendere Laura, Silvia mi sorrideva, e io sapevo che quella sera, o il giorno dopo, ci saremmo rivisti.
Mia moglie non se ne accorse mai.
O forse sì, ma preferì non vedere.
E io, egoista, continuai a vivere quella doppia vita, godendo di entrambe.
Ma Silvia era diversa. Con lei, non era solo sesso. Era qualcosa di più profondo, più vero. E anche se sapevo che era sbagliato, non riuscivo a fermarmi.
Perché il profumo del desiderio, una volta assaggiato, non si dimentica più.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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