tradimenti
INCONTRO INASPETTATO
09.09.2026 |
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"Ci perdemmo di vista ma, il ricordo di quella notte resterà per sempre indelebile nella mia mente..."
Eravamo andati una settimana in un agriturismo con mia moglie ed il nostro cane, lontano dallo smog e dallo stress cittadino
Uno di quei posti isolati in mezzo al nulla dove per arrivarci devi fare una stradina sterrata ma, dotato di tutti i comfort, ristorate piscina etc...
Il verde ci circondava, nessun rumore di auto od altro, la natura era la protagonista e per qualche giorno noi ne avremmo fatto parte.
Davanti a noi solo campagna, un albero pieno di fichi maturi ed altri alberi dai quali potevamo cogliere frutta freschissima, in lontananza un gallo ci dava la sveglia la mattina
Quel giorno decidemmo di andare ad esplorare le meraviglie di quella splendida terra per la sola mattinata, mentre per il pomeriggio decidemmo di passarlo nell’agriturismo, concedendoci una giornata di ozio assoluto a bordo piscina.
Il profumo di rosmarino e terra scaldata dal sole della campagna Senese, faceva da cornice perfetta a quel pomeriggio d'estate.
L'agriturismo era un'oasi di quiete, ma, a rompere la routine della vacanza, fu uno sguardo d'intesa scambiato a bordo piscina con la lei di una coppia appena arrivata.
Lei, elegante con un bikini minimal che lasciva poco spazio all'immaginazione, era lì con suo marito, ospiti anche loro dell'agriturismo ed accompagnati da uno splendido cane.
Loro di Roma, noi di Milano ma accomunati dalla stessa voglia di pace e relax.
Una conversazione casuale sugli sdraio rivelò una coincidenza professionale che accese subito la scintilla: lei avvocato giuslavorista, io consulente del lavoro.
Mia moglie Farmacista come suo marito.
Ci volle veramente poco a fare amicizia.
Io mi sentii subito attratto da quella donna sui 40 anni, fisico atletico, capelli corvini lunghi fino ai fianchi, sguardo magnetico; rimasi ammaliato dalla sua bellezza.
Anch'io parve non le fossi indifferente dagli sguardi che mi lanciava ma, la presenza dei rispettivi partner faceva si che potevamo solo giocare con gli sguardi, e la cosa ci intrigava molto.
Quel pomeriggio mi provocò costantemente
Sentendosi osservata posizionò il lettino verso di me, mettendosi nelle posizioni più provocanti possibili affinché la potessi osservare in tutta la sua bellezza ma, il gioco finì lì.
Cenammo assieme, e la simpatia tra le nostre due coppie nacque spontaneamente, fu naturale quindi frequentarci per quel breve periodo; condividendo i pasti e le passeggiate in quella splendida campagna accompagnati dai rispettivi cani.
Nei giorni successivi, tra un calice di Chianti e battute sottili sulle vertenze e le rigide norme del codice del lavoro, il confine tra colleganza e attrazione si fece sempre più sottile.
Gli sguardi tra noi due diventarono più lunghi del dovuto, carichi di una complicità, trattenuta a stento davanti ai rispettivi consorti finché, una passeggiata notturna tra gli olivi, con la scusa di accompagnare i cani, non trasformò quella simpatia in un'inevitabile accenno di passione.
Eravamo soli in mezzo alla campagna, i cani giocavano liberi tra olivi e vigneti e noi, potemmo parlare reciprocamente ed aprirci come amici di vecchia data.
Anche lei come me era imprigionata in un rapporto che ormai non aveva più nulla da dire, la monotonia anche in loro la faceva da padrone ma, forse la pigrizia, forse la “ragion di stato”, facevano si che anche lei come me non trovasse la forza od il coraggio di staccarsi, di divorziare insomma.
Talvolta lo status sociale che si occupa ti impone di far sembrare perfetto un matrimonio che invece, tra le mura domestiche, perfetto non lo è.
Sembravamo come davanti ad uno specchio, le stesse catene, le stesse manette, gli stessi timori.
Complice il solo chiarore della luna, improvvisamente, ci trovammo a baciarci ma, nulla di più.
Quei baci furtivi quasi adolescenziali furono l’epilogo di quella sintonia impossibile da coltivare al di fuori di quei magici luoghi.
Finita la vacanza ci salutammo tornando alla nostra routine quotidiana.
Nei giorni successivi le telefonai spesso ma, la nostra pareva una relazione impossibile, ed il tempo cancellò ogni speranza ma non inaridì quello che provavamo l'uno per l'altra.
Dieci mesi dopo, il destino beffardo volle ripresentare il conto.
Partecipai aI “Festival del Lavoro” che quell'anno si svolgeva a Roma
Una occasione importante per noi del settore, per approfondire tematiche e norme, conoscere nuovi colleghi con i quali fare “rete”
Era un caotico susseguirsi di convegni e strette di mano, ma la sua inaspettata ed improvvisa presenza tra la folla dell'Auditorium rese tutto il resto uno sfondo sfocato.
Quando i nostri sguardi si incrociarono di nuovo, i nostri visi si illuminarono; fu chiaro che quei mesi non avevano spento nulla.
Quel giorno parlammo a lungo, la sintonia tra noi era evidente, tant'è che i colleghi ci isolarono, permettendoci di stare tra noi.
La giornata volgeva al termine ed io ero triste
Presi coraggio e la invitai a cena, certo che non avrebbe accettato a causa del marito.
Inaspettatamente invece, il destino volle metterci lo zampino e, complice il fatto che il marito era fuori per un meeting di farmacisti, lei quella sera sarebbe stata sola...accettò !!!
Ci lasciammo per qualche ora per permetterci di tornare lei a casa ed io in hotel e farci una doccia ristoratrice di quella giornata impegnativa.
Contavo i minuti che mi dividevano dal rivederla, ero come un adolescente al primo appuntamento.
Fissò lei il posto della cena, in una tranquilla trattoria vicino al Pantheon.
Mi presentai con delle rose bianche prese ad uno dei pochi fiorai ancora presenti nella Capitale.
Fu una lenta riconquista.
La corteggiai pacatamente, ammiccamenti, scambi di sguardi, lievi carezze sulle mani.
Tra un sorso di vino e risate sommesse per le formalità della giornata, la distanza cadde rapidamente.
Il ricordo di quella vacanza Toscana e di quei nostri baci furtivi aleggiava su ogni parola.
Quando ci alzammo dopo che ebbi saldato il conto, le posai una mano sulla schiena per aiutarla ad alzarsi;
il suo brivido leggero fu la risposta che aspettavo.
Saliti in taxi per riaccompagnarla a casa in un silenzio carico di attesa, le sussurrai l'invito a salire da me in hotel per il bicchiere della staffa.
Le dissi che avevo acquistato del vino nell’agriturismo e, sperando di incontrare qualche collega con cui condividerlo, ne avevo portato un paio di bottiglie.
Il cuore mi batteva a mille, temevo il classico 2 di picche ma, anche stavolta mi prese in contropiede accettando.
Varcata la soglia della stanza al quarto piano, la porta si chiuse alle nostre spalle, isolandoci dal rumore della Capitale. Finalmente soli !!!
Lei si voltò verso di me, poggiando la borsa sul tavolino con una lentezza studiata.
I suoi occhi cercarono i miei mentre si liberava della giacca del tailleur, era bellissima, affascinante ammaliante, splendente, il suo profumo inebriava tutto l'ambiente.
Senza parlare, mi avvicinai lentamente, annullando ogni spazio residuo, e le mie mani le sfiorarono i fianchi mentre le sue dita si intrecciavano tra i miei capelli, lasciando che il respiro corto precedesse il primo, lungo bacio della serata.
Ci baciammo a lungo, le nostre lingue danzavano, preludio di una notte di fuoco
Mettemmo la stanza in penombra, lei splendeva come la luna piena.
Lentamente, come davanti allo specchio ci spogliammo, beandoci l’uno della bellezza del corpo dell’altro.
Restammo solo con gli indumenti intimi.
Una risata interruppe quell'idillio quando lei si accorse della mia erezione già evidente
Ci sdraiammo sul letto l’uno davanti all’altra e ricominciammo a baciarci e toccarci
Le nostre mani esploravano i rispettivi corpi
Dato che la mia evidente erezione non era passata inosservata, prese lei l’iniziativa
Si staccò da me e si liberò di quegli ultimi indumenti, mostrandomi il suo splendido corpo nudo,
un cespuglietto ben curato attirava la mia attenzione.
I suoi capezzoli irti come chiodi, contornati da splendide aureole amaranto, facevano sì che si intuisse anche la sua eccitazione.
Mi liberai anche io degli slip ponendo fine alla tortura di tenere imbrigliato il mio desiderio che stava premendo sulla stoffa e procurandomi dolore.
Chinandosi inizio a baciare la mia cappella
Chiusi gli occhi, erano anni che nessuno si dedicava a me così.
Sapeva usare la lingua in modo magistrale, percorreva l’asta in tutta la sua lunghezza arrivando ai testicoli
La mia cappella spariva tra le sue labbra ancora adornate da quello splendido rossetto
Quella immagine era per me idilliaca
Dovevo fare la mia parte
Controvoglia la staccai da me, la feci sdraiare e, invitandola ad allargare le gambe, mi buttai sul suo fiore
Leccavo come la più avida delle leccornie, le mordicchiavo il clitoride che si stava indurendo tra le mie labbra
I suoi gemiti man mano crescenti facevano da colonna sonora a quello splendido momento
Il tempo sembrava essersi fermato
Fui risvegliato da quel torpore quando vidi il suo monte di venere contrarsi ed il suo miele invadere la mia bocca
Lo leccai avidamente non lasciandone neppure una goccia
Mi fece sdraiare a pancia in su
Il mio desiderio svettava imperioso come un totem
Le piaceva comandare e prendere l’iniziativa, era evidente
Si mise a cavalcioni su di me, afferrò la mia asta e pian piano si impalò fecendola sparire nella parte più intima di lei
Mi cavalcava come una amazzone
I suoi seni davanti ai miei occhi erano invitanti
Mi concentrai su quei capezzoli che reclamavano attenzione
Li strizzai avidamente e piegandomi col massimo dello sforzo li leccai e li mordicchiai
Ne fui ricambiato da gridolini di approvazione
Il suo bacino si muoveva ritmicamente alternando movimenti ondulatori a movimenti sussultori
In quel momento ogni pensiero ed ogni frustrazione erano rimasti fuori dalla porta di quella camera d’albergo, eravamo solo due corpi desiderosi di piacere
Volevo di più
Mi staccai quasi controvoglia da quella posizione e la misi a pecorina
Le leccai il culetto tondo e sodo infilandoci una falange ma a quel punto mi bloccò così mi accontentai di penetrarla nel suo fiore
Il nostro desiderio trovò finalmente sfogo e finalmente...venimmo assieme
Ci baciammo avidamente esplorando ancora una volta con le mani i nostri corpi sudati per poi ci addormentammo l’uno abbracciato all’altra.
Il mattino seguente, la luce filtrava debolmente dalle tende pesanti della stanza d'albergo, disegnando profili d'ombra sulle lenzuola ancora sgualcite.
Un profumo leggero di caffè e pelle riscaldata riempiva l'aria mentre la città fuori cominciava lentamente a svegliarsi.
Ci perdemmo di vista ma, il ricordo di quella notte resterà per sempre indelebile nella mia mente
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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