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Lui & Lei

LA VEDOVA


di benves
16.09.2026    |    181    |    0 8.0
"Ho sentito un terzo orgasmo montare, più profondo, più viscerale, e sono venuta urlando, le mie gambe tremavano..."
Erano sei mesi che non sentivo il peso di un uomo addosso, sei lunghi mesi di astinenza e di lutto, di notti passate a rigirarmi tra lenzuola di seta che sapevano ancora di lui, del mio defunto marito. Ma stasera, mentre mi infilavo il tailleur blu notte, con la gonna che mi arrivava a metà coscia, sapevo che quella fase era finita.
Avevo deciso: mi sarei concessa a Marco.
Marco, l’eterno scapolone, l’amico di famiglia che giocava a golf con mio marito.
L’avevo sempre trovato affascinante, con quel fisico curato dalla palestra, le spalle larghe, i capelli appena brizzolati sulle tempie.
Ma non mi ero mai permessa di guardarlo con occhi diversi. Fino a oggi.
Mi sono guardata allo specchio un'ultima volta, le mani che tremavano mentre sistemavo il colletto della camicetta bianca.
Sei mesi, sei mesi da quando avevo chiuso gli occhi di mio marito, da quando avevo promesso davanti alla sua bara che avrei onorato la sua memoria.
Ed ora stavo per tradirlo. O forse no. Forse stavo solo per riprendermi la vita che mi era stata portata via.
Il tailleur blu notte aderiva al mio corpo come una seconda pelle, la gonna corta che lasciava intravedere l'inizio delle mie cosce toniche.
Sotto, niente.
Nessuna mutandina, nessun reggiseno.
Solo la mia pelle nuda, pronta a essere scoperta.
Ho sentito un brivido di colpa attraversarmi, ma anche un calore umido tra le gambe che non sentivo da mesi.
Quando sono entrata nello studio di Marco, l'aria era carica di elettricità.
A quell’ora era solo, tutti i dipendenti erano andati via, forse non era un caso
Lui era lì, in piedi dietro la scrivania, la cravatta allentata, i primi bottoni della camicia slacciati.
I suoi occhi mi hanno percorsa con una lentezza quasi crudele, fermandosi sul mio seno che spingeva contro la seta, poi sulle mie gambe, poi più su, dove sapeva che non c'era nulla a proteggermi.
«Elena...» ha detto, la voce roca. «Sei... sei incredibile.»
«Grazie, Marco. Anche tu non sei male.»
Mi sono seduta sulla sedia di fronte a lui, accavallando le gambe con studiata lentezza.
Ha notato subito l’assenza delle mutandine, a dire il vero ha notato anche i miei capezzoli sotto la camicetta ritti a causa del freddo fuori, volevo provocarlo e ci stavo riuscendo
Ho visto i suoi occhi cadere tra le mie cosce, dove il mio pelo scuro faceva capolino, umido di desiderio.
Ha deglutito, ho immaginato il suo cazzo irrigidirsi sotto i pantaloni.
«Allora, l'atto è pronto?» ho chiesto, fingendo di non notare il suo sguardo famelico.
«Sì... sì, è tutto pronto...» ha mormorato, ma non guardava i documenti. Guardava me.
«Elena, devo essere onesto. Non riesco a concentrarmi.
Da quando sei entrata, non penso ad altro che a...»
«A cosa, Marco?» ho sussurrato, allargando appena le gambe e guardandolo fisso negli occhi in segno di sfida.
Ho sentito l'aria fresca sulla mia fica bagnata, e ho visto i suoi occhi dilatarsi.
«Devo essere sincero, ho pensato a te. A come ti vorrei. Qui, su questa scrivania. A come ti scoperei finché non urli il mio nome.» ha detto prendendo il coraggio a quattro mani.
Le sue parole mi hanno colpita come un pugno allo stomaco.
La colpa è salita in gola, un nodo amaro, ma il desiderio era più forte.
Mi sono alzata, lentamente, e ho fatto il giro della scrivania.
Lui è rimasto immobile, paralizzato, gli occhi che mi seguivano come un predatore.
Temeva che me ne andassi o peggio ancora che gli tirassi uno schiaffo invece...
«E allora prendimi» ho detto, la voce roca spiazzandolo.
«Prendimi come hai sempre voluto.»
“lo desidero anche io da molto tempo ma, sei un amico di mio marito e, fino a quando è stato vivo non potevo tradirlo ma ora…”
“sono mesi che non mi sento più donna, desiderata, amata, prendimi Marco ora, non aspettare un attimo prendimi ora prima che ci ripensi”
Non ha esitato.
Mi ha afferrata per i fianchi e mi ha tirata a sé, facendomi sedere sul bordo della scrivania.
Le sue mani sono salite lungo le mie cosce, sotto la gonna, e ho sentito le sue dita incontrare la mia pelle nuda.
Ho emesso un gemito soffocato.
«Niente mutandine...» ha sussurrato, con gli occhi che brillavano.
«Sei una donna pericolosa, Elena.»
«Sono una donna che ha bisogno di essere scopata» ho risposto, senza mezzi termini.
«Ed ho scelto te.»
Le sue dita hanno trovato la mia fica, già grondante di umori, ed hanno iniziato a giocare con il mio clitoride.
Ho gettato la testa all'indietro, un gemito che mi è sfuggito dalle labbra.
Era da così tanto tempo che non sentivo un tocco maschile…
Le sue dita erano esperte, precise, e in pochi minuti mi hanno portata sull'orlo del precipizio.
«Non ancora» ha detto, ritirando la mano.
«Voglio assaggiarti prima.»
Si è inginocchiato davanti a me, ha aperto oscenamente le mie gambe come se fossi dal ginecologo ed ha sepolto il viso tra le mie cosce.
La sua lingua è stata un'esplosione di calore, un'onda che mi ha travolta.
Ha leccato avidamente, succhiato, morso delicatamente il mio clitoride, e io mi sono aggrappata al bordo della scrivania, le unghie che graffiavano il legno.
«Oh, Marco... sì... così...» ho gemuto, spingendo il bacino contro il suo viso.
Mi ha portata all'orgasmo con la bocca, un'onda lunga e intensa che mi ha fatta tremare tutta.
Ma non era finita.
Volevo di più, volevo sentirlo dentro di me, volevo sentirmi femmina !!!
«Ora tocca a me» ho detto, scivolando giù dalla scrivania e inginocchiandomi davanti a lui.
Ho slacciato la sua cintura con mani tremanti, ho aperto i bottoni dei pantaloni e ho tirato fuori il suo cazzo.
Era duro, grosso, pulsante, le vene in rilievo, la punta già umida di pre-eiaculazione.
Ho leccato la punta, assaporando il suo sapore salato, e ho sentito la colpa mescolarsi al desiderio in un cocktail esplosivo.
«Cazzo, Elena...» ha sussurrato afferrandomi i capelli.
Ho aperto la bocca e l'ho preso, tutto, fino in fondo, senza esitazione.
Ho sentito la sua punta toccare il fondo della mia gola, e ho deglutito attorno a lui, stringendolo.
Ha emesso un gemito gutturale, le sue mani nei miei capelli che mi guidavano.
«Sì... così... prendilo tutto...» ha detto ansimando.
Ho iniziato a muovere la testa, su e giù, con un ritmo che conoscevo bene.
Ho usato le mani per massaggiare la base, la bocca per succhiare la punta, e ho sentito il suo respiro farsi sempre più affannoso.
Il mio senso di colpa era ancora lì, un sussurro nella mia mente, ma il piacere lo stava soffocando.
«Basta...» ha ansimato, tirandomi su per i capelli.
«Ti voglio sulla scrivania. Ti voglio scopare. Adesso»
Mi ha sollevata e mi ha fatta sedere sul bordo della scrivania, spingendo via i documenti che volavano per terra.
Mi ha baciato con foga, le nostre lingue si scambiavano i nostri sapori in una danza di desiderio
Ha aperto la mia camicetta, facendo cadere i bottoni, e ha liberato il mio seno.
Ha abbassato la testa e ha preso un capezzolo in bocca, succhiandolo con forza mentre le sue mani mi tenevano per i fianchi.
Succhiava come un bimbo succhia il latte dalla mamma, con avidità
«Sì...» ho sussurrato, affondando le dita nei suoi capelli. «Succhiami...»
Poi l'ho sentito, la punta del suo cazzo che premeva contro la mia entrata.
“Si Marco fammi tua, prendimi ne ho bisogno, fammi sentire donna ti prego” ho detto per incitarlo ad entrare dentro di me
Ha spinto, lentamente, e io ho sentito ogni centimetro entrare in me.
Era così pieno, così caldo, così perfetto.
Ho gettato la testa all'indietro, un gemito lungo e profondo.
«Oh, Dio... Marco...si così ti prego»
Ha iniziato a muoversi, con un ritmo lento e profondo, poi sempre più veloce.
La scrivania scricchiolava sotto il nostro peso, i documenti volavano, e io mi aggrappavo a lui, le gambe avvolte attorno alla sua vita per non farlo scappare.
«Sei così stretta... così bagnata...» ha ansimato con il viso sepolto nel mio collo.
«Scopami, Marco... scopami forte...sono tua tutta tua» ho implorato.
Ha accelerato, le sue spinte sempre più potenti, ed io ho sentito un secondo orgasmo montare dentro di me, più intenso del primo.
Mi sono aggrappata a lui, le unghie che gli scavavano nella schiena, ed ho urlato il suo nome mentre venivo, le pareti della mia fica che si stringevano attorno al suo cazzo come un guanto avvolge la mano.
Ma non era finita, speravo venisse dentro di me invece...
Si è fermato, ansimante, ho visto il desiderio nei suoi occhi.
«Voglio il tuo culo» ha detto, con una voce che non ammetteva repliche.
La colpa è risalita, un'onda di vergogna.
Mio marito non mi aveva mai preso da dietro.
Era un territorio inesplorato, un tabù.
Ma il piacere che avevo appena provato aveva abbattuto ogni barriera.
“Marco ho paura, non l’ho mai fatto prima”
Lui mi ha accarezzato il volto dolcemente rassicurandomi “vedrai è solo un attimo, poi ti piacerà”
Tremavo dalla paura ma, non potevo negarmi
Ho annuito, il cuore che batteva all'impazzata.
«Sì... prendimi...» ho detto con la voce di un agnello sacrificale, abbandonandomi al mio destino.
Mi sono girata, appoggiando le mani sulla scrivania, offrendogli il mio didietro.
Deve essere stato un meraviglioso spettacolo per lui
Ho sentito le sue mani che mi aprivano le natiche, e poi la punta del suo cazzo che premeva contro il mio ano.
Ho trattenuto il respiro, il cuore in gola.
«Lentamente...fai piano ti prego» ho sussurrato mentre sentivo la sua cappella all’ingresso del mi sfintere.
Ha spinto lentamente, ho sentito un dolore acuto iniziale che si è trasformato in piacere puro.
Ha continuato a spingere, sempre più dentro, finché non è stato completamente in me.
Sentivo ogni centimetro del suo cazzo nel mio culo, e ho gemuto, il viso premuto contro il legno della scrivania.
«Oh, cazzo... Elena... sei così stretta...» ha ansimato.
“E’ la prima volta per me Marco, tu sei il primo a violarmi”
Mi sono abbandonata al piacere
«Sì... più forte...» ho implorato, la colpa ormai un ricordo lontano, sommersa dal piacere.
Ha accelerato, le sue mani sui miei fianchi, tirandomi contro di lui a ogni spinta.
Ho sentito un terzo orgasmo montare, più profondo, più viscerale, e sono venuta urlando, le mie gambe tremavano.
Lui è venuto subito dopo, con un gemito gutturale, riempiendomi di calore.
Siamo rimasti lì, ansimanti, sudati, avvinghiati l'uno all'altro sulla scrivania, tra i documenti sparsi.
«Elena...» ha sussurrato, baciandomi la nuca «Non so cosa dire...»
«Non dire niente» ho risposto, girandomi per guardarlo.
«Abbiamo tempo per parlare. Ora, però, portami a casa. E non farmi aspettare.»
E così è stato.
Da quella sera, Marco ed io siamo diventati una coppia fissa.
Ci sposiamo tra qualche mese, e ogni volta che entro nel suo studio, non posso fare a meno di sorridere, ricordando quella notte in cui ho firmato l'atto di eredità... e ho trovato molto di più.
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