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trio

La badante ucraina


di poeta57
02.09.2026    |    1.951    |    3 9.6
"Quando arrivò, io mi ero già fatto una bella doccia, facendo attenzione a non usare profumi, ma solo sapone..."
Mia madre ha novant’anni. Fisicamente sta bene, ma con la testa non c’è più. Io lavoro, non ho moglie, né figli. Quella che avevo se ne è andata anni fa con il suo insegnante di pilates.
Quando è successo, come potrete ben capire, per me è stato non solo brutto, di più. Ci ho messo quasi un anno a riprendermi e meno male che avevo il lavoro, se no credo sarei impazzito.
Fatto sta che sono solo e non posso badare a mia madre, né posso chiederlo alla nuova compagna con la quale mi sono messo circa sei mesi fa e che anzi sbuffa se qualche sera o qualche week end le dico che devo stare con mia madre.
D’altronde i soldi per un ospizio non ce li ho e quindi ho cercato una badante che si fermi anche a dormire.
Ne ho girate un po’ prima di trovare quella giusta, ma adesso da un anno ho una ucraina carina, gentile che parla un italiano decente e a cui mia madre non dico si sia affezionata, ma almeno l’ha accettata e non rompe più.
Questa ucraina è vedova e ha due figli grandi. Se non ho capito male li ha avuti giovanissima, anche perché lei, l’ucraina, ha quarantaquattro anni. Sul perché sia vedova non ho indagato, ma con quel che è capitato e capita al suo paese non è difficile immaginarlo.
Le sere e i week end a cui accennavo prima dipendono dal fatto che ovviamente per contratto Alyna ha diritto alle sue ore e giornate di riposo e trovare una sostituta oltre che difficile sarebbe troppo oneroso.
Quindi ci sto io, sentendomi i mugugni della mia nuova compagna, che tra parentesi è una donna estremamente sensuale e piena di vita, che in questi sei mesi ha travolto la mia esistenza, riempiendola di amici, serate e risate, tante risate.
Potete quindi immaginare quanto pesi anche a me lasciarla sola quelle volte che devo sostituire Alyna, anche perché Giovanna, la mia nuova compagna, quando capita che io debba andare, si mette a fare la scema. Fa la gatta, si spoglia, allarga le cosce e gioca a ricattarmi: “se non ci sei tu, troverò qualcun altro”
Di solito finisce che io chiamo Alyna, la prego di pazientare ancora un po’ e poi mi precipito tra le cosce di Giovanna, che ride soddisfatta e si gode tutto il mio ardore.
È stato proprio una volta che quel che ho appena descritto non ha funzionato così, ma ho dovuto lasciare Giovanna tutta pronta per me, che è successo.
La casa di mia madre non è grande. Ha solo due camere, la sua, di mia madre, e quella che abbiamo dedicato ad Alyna. Quando dormo da mia madre ovviamente io dormo nel letto di Alyna. Prima di andare lei mi cambia le lenzuola e il gioco è fatto.
Fatto sta che ero arrivato da una mezz’ora circa o forse anche un’ora, avevo messo a letto mia madre e avevo chiamato Giovanna, rimasta insoddisfatta a casa mia.
Potrete facilmente immaginare che la conversazione non verteva su Trump, sulla Meloni o su Ely Schlein. Lei mi stava dicendo quanto si sentiva sola e cosa stava facendo per sentirsi meno tale e io, io a sentire cosa stava facendo, ecco, sì, insomma avevo tirato fuori il belino e me lo stavo menando lentamente per far durare il più a lungo possibile il piacere.
Non avevo chiuso la porta della camera. Non lo faccio mai. Mi serve per sentire se mia madre nel corso della notte ha problemi. E la camera di Alyna è proprio davanti alla porta di ingresso.
Potrete immaginare la sorpresa quando mi vidi Alyna che mi guardava masturbarmi. Non l’avevo sentita entrare (e da quella volta mi dissi che era meglio se mettevo delle ricetrasmittenti in camera di mia madre, tipo quelle che vendono per i neonati per aiutare le mamme ansiose) e lei adesso era là in piedi, imbarazzata a sua volta, con le guance arrossate che continuava ad andare su e giù con gli occhi tra il mio viso stravolto dal piacere e il mio cazzo rosso vivo.
Quando me ne accorsi, ovviamente smisi immediatamente e cercai di nascondermi il belino in qualche maniera, ma si sa che è decisamente difficoltoso nascondere un cazzo in erezione.
Alyna mormorò qualche scusa. Disse che aveva dimenticato di prendere qualcosa che le serviva per la notte e mi chiese di entrare.
Io mi alzai e le passai di fianco cercando di non urtarla con il pisello.
Lei abbassò lo sguardo, ma mi parve che seguisse i miei movimenti con attenzione, o, meglio, quelli del mio cazzo.
Quella sera non è successo più niente. Lei ha preso quello che doveva prendere e se ne è andata scusandosi ancora. A mia volta mi scusai, In fretta e furia avevo interrotto la telefonata con Giovanna che ovvio aveva capito tutto e che poi mi fece una scenata di gelosia minacciandomi di lasciarmi.
Appena potei tornare a casa (e nei giorni seguenti) feci tutto quello che un uomo può fare per farsi perdonare.
Nei giorni e nella settimana successiva, quando mi capitava di passare a trovare mia madre con Alyna presente, lei, Alyna, spesso per la prima volta si mise a parlare del marito morto e, in generale, di quanti uomini mancassero nel suo paese. “Siamo ormai un paese di sole donne e di donne sole”
“Immagino vi manchino gli uomini” chiesi io biricchino.
“Oh, sì, tanto” rispose lei di corsa arrossendo.
Ora vi ho detto di Giovanna, ma devo anche dirvi che dopo quell’anno di lutto, quando mi ripresi iniziai una vita sessuale molto intensa sia con volontarie che con professioniste. Il sesso aveva preso il posto di mia moglie in un certo senso e quando uno inizia ad avere quell’attitudine poi è difficile smetterla, anche se Giovanna, come vi ho già detto, fa di tutto per tenermi occupato.
Insomma, conscio di commettere un errore, ma trascinato dall’istinto non molto tempo dopo appena ho potuto ho dato una carezza esplicita al gran bel culo di Alyna, la quale si girò, mi sorrise, non scostò il sedere, ma anzi ebbi l’impressione lo sporgesse verso di me.
Mia madre, che forse aveva notato qualcosa, intervenne chiedendomi se non era ora che io tornassi a casa. Era più o meno vero, ma in realtà avevo ancora tempo. Giovanna quella sera usciva con le sue amiche e di solito tornava a tarda notta, peraltro mezza ciucca.
In ogni caso salutai mia madre e me ne andai.
Mi fermai per strada sotto l’appartamento e quando vidi la luce della finestra di mia madre spegnersi, risalii di corsa, aprii la porta il più piano possibile (scrupolo inutile per mia madre sorda, ma utile per Alyna) e mi trovai di fronte la badante già in camicia da notte e chiaramente senza reggiseno. La camicia da notte era talmente corta da lasciarle scoperte tutte le cosce.
Lei non disse una parola. Mi guardò, uscì dalla sua camera e andò a chiudere la porta della stanza di mia madre. Poi rientrò nella propria e si stese sul letto scoprendo la folta peluria che le copriva la passera.
Mi chinai su di lei e baciandola la carezzai in mezzo alle cosce.
Sulle prime fu come scopare una vergine, non fisicamente intendo (anche se il mancato uso aveva certo un pochino reso quell’ingresso più laborioso), ma di testa. Mormorava che non era giusto, che non potevamo, che lei era una donna sposata e con figli grandi, che non pensava che io fossi così porco, che non ci comporta così con una povera vedova e intanto che pronunciava questa specie di litania ansimava e, se possibile, si bagnava ancor di più rispetto a come l’avevo trovata alla mia prima carezza.
Dopo averla scopata, soffocando con un cuscino l’urlo che probabilmente aveva lanciato al momento dell’orgasmo, mi rialzai e le feci dondolare il cazzo davanti al viso. Lei subito si ritrasse di qualche centimetro iniziando una nuova menata che lei non faceva quelle cose, che non era giusto le chiedessi e poi le solite cose (donna morigerata, povera vedova e così via). Poi visto che il mio cazzo continuava a svettare davanti alla sua bocca gli si buttò sopra e potete credermi fu uno dei pompini migliori della mia vita. Non solo sapeva leccare, mangiare, carezzare, ma lo faceva con una passione e un entusiasmo come se davvero fosse il primo pompino della sua vita, cosa impossibile vista la tecnica esibita.
Resistetti e non venni neanche così.
Lei mi guardò rapita, come fossi un dio sceso in terra. Probabilmente era abituata a uomini (suo marito, altri) che la usavano per vuotarsi la prostata e via.
“Ancora?” mormorò.
“Ancora. Girati.”
Non avete idea della maestosità di quel culo. Grosso, ma non grasso, tanto grosso che quasi difficile aprirle il solco e infilarsi.
Non so cosa e come la scopassero in Ucraina, ma certo la pecorina la apprezzava molto. Fortunatamente fu così accorta da affondare il viso nel cuscino soffocando così i sospiri. Aveva una figa lunga una cifra, tanto che il mio coso (che tutte mi hanno sempre detto essere ben messo) non riusciva ad arrivare in fondo. Ma non importava. Era così bagnata che entravo e uscivo come navigando. Tutti quegli umori ovviamente avevano contagiato, per dir così, anche il buco del culo e quando le poggiai il cazzo lì, ecco in quel caso nessuna litania o finta protesta. Pensai scivolando in lei che doveva averne presi di cazzi nel culo, anche perché i suoi gemiti si fecero più forti e iniziò, solo allora, a dire ripetutamente sì, sì, sì.
Quella notte quando rientrai Giovanna non era ancora rincasata.
Quando arrivò, io mi ero già fatto una bella doccia, facendo attenzione a non usare profumi, ma solo sapone. Si sa che le donne hanno un odorato molto più sensibile del nostro.
Al suo rientro era, come spesso capitava, bella bevuta e quando io le domandai dove e cosa avessero fatto, lei con gli occhi luccicanti di malizia rispose: “Cose che i mariti non devono sapere”
Quella notte pensavo di non avere più le forze necessarie per rispondere a quella provocazione in una certa maniera, ma, ciò nonostante, continuai a sfrucugliarla finché lei ammise che erano state in uno di quei locali di striptease maschile.
“Come era?” chiesi io.
“Belli” sospirò lei reclinando la testa e cercando stare dritta appoggiandosi al divano “decisamente belli”
“E perché hai bevuto tanto?” la incalzai.
“Bè, sai, non è che certe cose vengano naturali”
“Mi stai dicendo che tu…”
Una grossa risata le scoppiò di cuore facendola cadere sul divano: “sei geloso?!” e poi continuò: “in ogni caso noi non siamo mica sposati e quindi… pensa a quei poveri cornutoni”
Mi tornarono le forze. Le sollevai la gonna, le sfilai le mutandine e la presi con forza. Lei cacciò un urletto più di sorpresa che di piacere.
“Finalmente un cazzo vero” sospirò lei abbandonandosi completamente. Andai avanti fino a quando lei mi abbracciò, mi baciò e mi sussurrò "bello come il tuo c'è solo il tuo". Poi sprofondò nel sonno.
Io rimasi là col cazzo dritto e ci volle un bel po’ di acqua fredda per farmi cambiare idea.
Nei giorni successivi, quando andavo a trovare mia madre, Alyna mi mandava dei piccoli segnali che io per un po’ feci finta di non cogliere.
Non c’è nulla che ecciti maggiormente le donne di un uomo che non le caga.
Poi la volta successiva che Giovanna uscì con le sue amiche, io rifeci il copione già recitato la volta prima. Attesi per strada, salii, trovai Alyna già mezza nuda e mi cavai nudo anche io.
“Tu hai fatto soffrire Alyna” disse ritraendosi e coprendosi “Se tu vuoi, paga”
Io pagai.
Devo dire che evidentemente Alyna aveva fatto correre la voce perché di lì in avanti ricevetti molte telefonate di vedove ucraine. Alcune notevoli, non tutte, ma alcune sì.
Alyna la volta successiva non volle più soldi. Solo che non perdessi tempo con il davanti. Voleva solo che la prendessi dietro direttamente. Intendo dove non batte il sole. Io accettai a patto che prima lei mi rifacesse quel pompino stupendo. “Pompino pagare” E io pagai. Anche quella volta fu superlativo e feci una gran fatica a non venire, cosa che invece feci con grande piacere sprofondando nel culo di una Alyna mugolante e che dopo poco venne anche lei. Dopo nel letto fu molto dolce. Mi carezzò il cazzo e quando tornò mezzo duro scese ad omaggiarlo senza più chiedere soldi. Al secondo giro le venni davanti, mezzo in faccia e mezzo sulle labbra. Lei mi sorrise dolcissima e mi abbracciò mormorando: "E' bello avere un uomo"
Solo allora capii in che casini mi ero messo. Ma era tardi, ormai, no?
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