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La divorziata e la sua amica


di poeta57
31.07.2026    |    5.421    |    8 9.7
"Certe volte nel dubbio i due diciamo finalisti, me li sono tirati in bagno e gliel’ho tirato fuori..."
Sono divorziata da dieci anni ormai e ho perso la speranza di trovare un uomo che vada bene per me.
In questi dieci anni ho avuto almeno quattro relazioni importanti, di quelle che lui si è portato lo spazzolino, il rasoio e un po’ di vestiti. Tutto bene, tutto bene, ma poi per questo o quel motivo si iniziava a litigare ed è sempre finita che se ne sono andati dandomi della stronza. E io a loro.
Adesso è quasi due anni che sono sola.
In fin dei conti gli uomini non mi mancano tanto. Evidentemente c’è qualcosa in me che dopo un po’ li respinge, anche se a me sembra di non cambiare atteggiamento o richieste.
Certo dopo un po’ non è che una tutte le sere ha voglia, ma non credo sia quello. Comunque qualcosa si faceva sempre e devo dire che ho abbastanza fantasia che non si è mai lamentato nessuno. E poi sono una bella donna. Senza falsa modestia. Ce ne sono di più belle (e più giovani), ma ce ne sono anche tante più brutte, molto più brutte. Tante. Io sono tra quelle carine. Alta, bel fisico, belle gambe. Carina. Lo sono sempre stata e questo giustifica anche come mai in questi dieci anni il via vai di uomini sia stato costante.
E sì, perché i quattro che ho citato sono stati diciamo quelli seri. Ma tra l’uno e l’altro non sono certo stata a guardare la tv la sera.
D’altronde mi piace ballare e appena posso (compatibilmente con lavoro il mattino dopo) ci vado e lì sulla pista incontro, incontro facile e se ci sono i requisiti (educazione, fascino e una certa prestanza) perché non accettarne la corte? Oh, non fraintendete: non è che tutte le volte ci finisco a letto lì dopo la discoteca. È successo, certo, ma è anche successo, il più delle volte, che me ne sia tornata a casa bella tranquilla, sola, soletta, con la testa leggera per l’alcool bevuto e il bisogno urgente di una bella doccia prima di buttarmi sul letto.
Ora. Come dicevo, gli uomini non mi mancano tanto. Intendo uno con cui cenare tutte le sere e programmare i week end e le vacanze estive. Ho un sacco di amiche e quelle bastano.
Però negli ultimi due anni il sesso certe sere mi manca. Tanto.
Ora si ha un bel dire che i sex toys aiutano. Certo qualcosa fanno, ma quel che fanno di sicuro, almeno a me, è farmi venire ancora più voglia di uno in carne e ossa. Oddio, ossa. No ossa no. In carne, ecco, sì, proprio in carne. Bella abbondante. Buon peso, insomma.
Allora in quelle sere ho preso a prepararmi, truccarmi pesantemente, vestirmi da zoccola, prendere la macchina e andare in qualche discoteca in città. Ah sì, dimenticavo: abito alle porte di Milano. Fuori una trentina di chilometri, ma di notte ci si mette un attimo.
Lì, dopo neanche mezzora che ballo di solito ne ho almeno tre o quattro intorno. Se scegli la discoteca giusta non sono neanche dei tamarri. Di solito sono ragazzi di buona famiglia che a vedere una bella donna come me tutta truccata da troia, con le zeppe ai piedi e le cosce di fuori gli tira l’uccello immediatamente, che quando li osservi ballare, cercare di ballare, fanno persino tenerezza per quanto sono sgraziati e impediti dal tarello duro sul davanti.
Raccoltene almeno quattro vado a sedermi e quelli dopo poco vengono da me in fila indiana, come ragazzini di liceo alle interrogazioni. Si siedono e li faccio chiacchierare. Anche lì che ridere vedere i loro pacchi gonfi e la loro agitazione sulle gambe. Chiacchierando capiscono che non sono una troia. Qualcuno se ne va, ma la maggioranza rimane, anzi preferisce.
Poi dopo una mezzora mi prendo quello che mi piace di più e me lo porto via.
Spesso quello ha un amico che vorrebbe unirsi, ma io di solito dico al prescelto di togliermi dalle palle quello stronzo, anche se non posso negare che in certe sere particolari (la luna piena? Le maree? Il gin molto carico?) ho accettato di portarne via due.
Corsa in albergo. Camera e una scopata da urlo che il mattino dopo vado in ufficio tutta sghimbescia. La mia collega che mi conosce bene, quando mi vede arrivare in quel modo, con le gambe un po’ storte, ritta a fatica sui tacchi, ridacchia e nell’intervallo vuole che le racconti tutto minuziosamente.
È felicemente sposata, anche se qualche volta, dopo i miei primi racconti, ha insistito perché la portassi qualche volta con me ed io alla fina ho accettato. La regola non è cambiata. Sempre uno ne abbiamo scelto. Anche più sicuro. Dovreste vederla la santerellina sposata, quando sul lettone riceviamo i ragazzi, come se li ciuccia, se li lecca e poi via a gambe spalancate a farselo dare per bene. Quando la prendono lei allarga le braccia e cerca le mie mani. Io scendo e le bacio le guance e gli occhi e le sussurro: "è grosso come tuo marito?". Lei si gira e apre la bocca cercando di baciarmi. A volte un bacio gliel’ho dato anche se ho la netta sensazione che preferirebbe di gran lunga, la santerellina, avere qualcosa di più consistente e caldo in bocca mentre viene presa. Gliel'ho chiesto una sera tornando a casa se in quei momenti non sentissi il bisogno di un altro uomo e lei ridendo ha risposto che il letto è l'unico posto al mondo dove il troppo non stroppia. Io di norma non ho di quelle idee. Uno di solito mi basta e avanza, lei, invece, dovreste sentire come urla quando viene e grida "oh mio dio, il cazzo, il cazzo, il cazzo!", come apre la bocca e bacia e lecca il sex toy che di solito mi porto dietro e come mi stringe le mani, quasi fino a farmi male. Stringe anche le cosce e credo che cerchi di strappare il cazzo al ragazzo per tenerselo dentro. La santerellina. Poi di solito dopo un po' si gira e vuole essere presa da dietro. Ha un gran bel culo e dei bei fianchi da manza. La fessura le luccica. Io protesto. Prima me e poi se ne avanza e di solito con i ragazzi avanza, avanza eccome. E quindi lei se ne fa una scorpacciata. E anche io. Cazzo che scopate! Quando la figa ti fa sentire viva e pulsante.
Dice che con il marito tutto bene, ma che un po’ di cazzo fuori via non ha mai ucciso nessuna.
Come darle torto.
Vi domanderete come faccio a non prendere fregature nella scelta. Intanto, come ho detto li faccio parlare e da quello si capisce se sono pisquani senza esperienza oppure sanno come è fatta una donna e poi, oltre a osservare di nascosto la mercanzia tra le gambe, quando arrivo vicina alla scelta, una palpatina da sopra i calzoni gliela do. Se ci sono due a pari merito vi lascio immaginare chi vince. Certe volte nel dubbio i due diciamo finalisti, me li sono tirati in bagno e gliel’ho tirato fuori. Una carezza, uno scappellamento, una leccatina e via con quello meglio dotato. Quanti bei cazzi. Se ci penso mi gira la testa.
L’unico rischio rimane la violenza, ma lì sono attrezzata e attenta con spray e una catena in borsa che se fossi costretta ad usare credo lascerebbe qualche ricordo. Ma fin qui non è mai successo.
Con quanti sono andata? E chi se lo ricorda.
Il più bravo è stato uno studente in medicina di ottima famiglia. Non aveva solo un pisello da sogno, ma dita e lingua che sapeva usare tanto e bene da mendarmi in orbita ben prima che mi prendesse.
Con quello ho fatto una eccezione alla regola: non ho cambiato discoteca per qualche volta a fila (che vuol dire che sono andata a cercarlo qualche volta a fila) e una volta, un sabato, nebbioso e freddo, me lo sono portato al paese. L’ho fatto entrare tardi, erano le undici passate, a piedi, dopo che aveva lasciato la macchina a duecento metri da casa. Non sapere quanto sono pettegoli i miei vicini. Quasi io avessi marito!
C’è rimasto tutto il week end senza uscire mai di casa, anzi dal letto. Davanti, dietro, sopra, sotto, di fianco, tutto, tutto e anche di più.
Il lunedì la mia collega non ha neanche avuto bisogno che camminassi storta. Avevo un viso beato e quella, esperta, aveva commentato: “beato il cazzo che ti ha scopato” e si era messa a ridere.
Saputo del week end intero aveva subito detto che voleva provarlo anche lei, ma io ero un tantinello gelosa e poi, lui, lui era un ragazzo tanto per bene. Non sapevo se sarebbe stato pronto.
Lo scoprimmo il mese successivo. Era pronto. Decisamente pronto e ben felice di essere adorato da due signore come noi. Perché signore siamo signore, non ragazzine, non puttanelle, signore. Belle, ben vestite, ingioiellate, con biancheria fine, sempre pulite (oddio non in quei momenti, forse), profumate e parliamo sotto voce. Delle signore. Così ovviamente ci chiamano tutti (io in ufficio anche dottoressa). Ma in quei casi, in quelle sere e notti forse dovrei dire belle manze? Belle manze sì, non sempre, ma ogni tanto bisognose di affetto e di un buon toro con un signor cazzo. E adesso che è tardi, che mi sono confessata e ho finito il racconto, cazzo che voglia di cazzo che ho. buona notte
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