Marta, Giuseppe e Laura e soprattutto George
Avevamo ovvio schermato i visi e i tatuaggi. Avevamo stretto la telecamera solo su di lei, su di me e sull’amico nero con il quale ogni tanto giocavamo, ma tant’è che Giuseppe ci aveva beccato.
Chi è Giuseppe?
Il nostro nuovo vicino di casa. Vicino, vicino. Stesso pianerottolo. Una porta più in là. Camera nostra confinava con la sua sala e il nostro bagno con la sua cucina.
Lui, Giuseppe, era il marito di Laura, una graziosa ragazzetta molto più giovane di lui.
Erano arrivati un paio di mesi prima e mia moglie, ad un certo punto, aveva avuto la genialata di invitarli ad un aperitivo a casa nostra insieme a tutti gli altri condomini che avessero voluto conoscerli meglio.
L’aperitivo era andato molto bene. Bella gente. Divertente, anche perché tra noi condomini di vecchio stampo (noi siamo in quella casa da dieci anni) più di una volta avevamo organizzato aperitivi o cene. Ci si conosceva bene e ormai la confidenza reciproca permetteva anche quella rilassatezza e quelle battute impossibili tra conoscenti, o, peggio, sconosciuti.
Giuseppe e Laura si erano integrati molto bene e tutti ne erano contenti. Bene, molto bene.
Peccato che un paio di giorni dopo mia moglie mi riferì che aveva beccato Giuseppe in ascensore che le aveva detto di salutare anche il nostro amico nero, quello con cui avevamo giocato.
“Davvero un pezzo di ragazzo!” disse con una occhiata a Marta, mia moglie, che era tutto un programma di doppio senso. In effetti il nostro amico nero, oltre ad avere un fisico perfetto ed ad essere pulito ed educato, era ed è anche molto ben dotato, che sono tutte le ragioni per cui l’abbiamo scelto per le nostre serate hot.
Marta rimase gelata come un cucù. Giuseppe se ne accorse e la rassicurò che non aveva detto (e non avrebbe detto) niente a nessuno, neanche a sua moglie.
Poi dopo qualche secondo di troppo, Marta riuscì a dire “Non so di cosa parli”, ma Giuseppe continuò dicendo che il tavolino vicino al divano dove avevamo giocato e le suppellettili sopra erano talmente particolari che era sicuro di ciò che aveva visto. “E quindi, torno a dirti: salutami anche il nero!”
“Davvero ti sbagli” ripetè Marta, talmente rossa in viso e affannata da non essere assolutamente credibile.
“Sarà” ammise Giuseppe, ma gli occhi gli brillavano di malizia e aprendole la porta dell’ascensore terminò quell’incontro con un “Peccato, perché mi sarebbe proprio piaciuto essere al servizio di una bella donna come te, anzi, scusa, mi confondo, come quella del filmato che ho visto.”
Marta mi riferì quella sera che non era neanche riuscita a pronunciare un ciao decente. Mi disse che le si era impastata la bocca dall’imbarazzo. Poi ovviamente mi chiese: “Che facciamo?”
Non ne avevo assolutamente idea. Una possibilità, ovvia, era quello di coinvolgerlo nei nostri giochi. L’altra era quello di continuare a negare. Questa seconda ipotesi prevedeva che io gli parlassi con una certa determinazione e decisione, intimandogli di smetterla di rompere le balle a mia moglie e a metterla in imbarazzo.
Esposi queste due opzioni a Marta che quella sera non le commentò.
Terminai la cena dicendole che secondo me non dovevamo pubblicare più nulla sul sito e di non aprirlo neanche più, almeno per un bel pezzo.
“Ma così è come ammettere, no?” osservò Marta.
“Forse hai ragione. Comunque andiamo di là che tutte queste chiacchiere mi hanno messo appetito” dissi alzandomi da tavola e prendendole la mano.
“Vai pure” io intanto sparecchio “Chiami tu George?”
“Anche stasera George?!?”
“Lo sai che senza faccio fatica. Ormai mi sono abituata. E’ talmente un pezzo di ragazzo”
Mio malgrado lo chiamai e quello arrivò giusto in tempo quando Marta aveva finito tutto quello che doveva fare e si era fatta una doccia.
La serata non fu memorabile, almeno per me. Mentre scopavamo continuavo a pensare a quello stronzo di Giuseppe di là dalla parete che sicuramente sentiva i sospiri di Marta. A sentirla, invece per Marta era stata una serata direi del tutto soddisfacente. Lei non voleva che io facessi niente fino a quando George non era nudo e pronto. Allora lei si occupava di George e io potevo occuparmi di lei. Poi quando decidevano (non avevo mai capito chi dei due decidesse, ma cosa importava?) iniziavano a scopare loro due e io rimanevo lì a guardare fino a quando Marta (di solito dopo il primo orgasmo) non mi faceva cenno di avvicinarmi e con le labbra, la lingua e la bocca mi faceva felice, mentre George continuava ad occuparsi di lei, tanto bene, tanto bene, che di norma lei spesso travolta da un nuovo orgasmo smetteva di occuparsi di me e io allora dovevo fare da solo. Toccandomi e menandomelo, quasi sempre i sospiri di Marta e i suoi occhi rivolti al cielo e la sua bocca aperta e boccheggiante, le sue tette che ballavano, il nero e il bianco dei corpi e le sue mani e le sue cosce che iniziavano a tremare sotto i colpi di George e quel sibilo del prolungato sì che Marta si metteva ad urlare, ecco tutto faceva venire anche me.
Due giorni dopo beccai io Giuseppe in ascensore. Non avevo ancora deciso come comportarmi, ma lui mi approcciò diretto e quel punto la mia indecisione fu inutile.
“Due sere fa ho visto arrivare il nero da voi di sera e poi… Non c’era verso di alzare il volume della tv. Bravi. Devo ringraziarvi perché anche Laura si è eccitata talmente che abbiamo fatto una scopata che non ricordavo da tempo.” E poi: “Mi scuserai se ho dovuto descriverle il nero. Sai come sono le donne. Anche tua moglie, no? Per i neri impazziscono. Di curiosità, si intende, che non è che poi tutti i neri vanno bene. Quello lì come lo avete beccato?”
“Non credo siano affari tuoi, Giuseppe!” risposi seccato.
E lui: “Sono affari miei se non riesco a vedere la tv e mia moglie inizia ad ululare dalle smanie. Sai ha vent’anni meno di me e quando parte parte. Non dico che faccio fatica, ma certo che se me la accendete tutte le sere…”
“Ma che cazzo dici?” mi ero davvero incazzato. Quella conversazione suonava quasi come un ricatto e infatti Giuseppe: “Potremmo farlo tutti insieme, anche con il nero se serve. Se no, vi prego di andare a farlo in albergo e non a casa. Se andate avanti così dovrò in qualche modo affrontare la cosa con l’amministratore di condominio. Non si può fare quel casino di notte”
Me ne uscii dall’ascensore sbattendo la porta.
Poi la sera a casa riferii tutto a Marta. Come al solito le donne hanno un approccio pratico. “Beh, Giuseppe è ancora un bell’uomo e Laura sua moglie è talmente giovane e carina che magari potrebbe tirarti su il morale”
“Ma che ne sai come è Giuseppe? Magari è un maniaco, un violento”
“Teoricamente dovresti esserci tu a proteggermi, no? Se no ci sarà George”
Insomma combinammo. Unica precauzione con il resto del condominio fu quella di organizzare la cosa durante un lungo ponte di vacanza, durante il quale la maggior parte delle altre famiglie partirono.
Giuseppe si rivelò un amante fantasioso e resistente. Laura all’inizio era la più rigida, ma quando Marta la prese per mano e la invitò a seguirla in bagno, ecco di lì uscì più rilassata e Giuseppe fu bravo nel condurla verso l’eccitazione definitiva.
A quel punto Marta prese in mano la situazione ordinandoci cosa fare. Si era messa tutto quello che serviva per essere una dea del sesso. Scarpe con tacco dodici sottilissimo. Autoreggenti nere. Reggicalze di pizzo nero. Reggiseno a balconcino da cui spuntavano i suoi magnifici capezzoli. Trucco leggero su labbra e occhi. E in mano un frustino col quale prese a dare leggere frustate sul sedere di tutti noi. E una voce roca che le usciva solo quando era davvero eccitata.
Tre uomini sulla piccola Laura fu l’inizio. Potrete immaginare quanto tempo ci mise ad iniziare a venire come una fontanella.
Poi Marta ordinò a Giuseppe e a George di occuparsi di lei, che si concesse sdraiandosi su quel nostro divano che avevamo filmato più volte. E mentre quei due iniziavano a baciarla ovunque, lei a me disse: “Filma tutto, amore mio, che stavolta su Annunci battiamo ogni record”
Io iniziai. Laura era così senza forze con le cosce socchiuse che mostravano un clitoride enorme che la mia attenzione si concentrò su di lei, con una ripresa insistita e alcuni zoom precisi.
Sollevando lo sguardo, Marta: “Lascia stare quella troietta. Inquadra tua moglie come gode. Ecco, adesso zoomma sulle mie labbra” disse mentre preso il cazzo di George se lo portava alla bocca e iniziava a leccarlo.
“Vedi come sono brava” continuò per un attimo. Poi fu costretta ad interrompersi perché Giuseppe era entrato in lei con potenza costringendola ad un profondo sospiro.
Ripresasi, riafferrò il bel cazzo di George riprendendo il pompino seguendo il ritmo imposto da Giuseppe dentro di lei.
Mi ero distratto un attimo perché Laura a quello spettacolo aveva iniziato a toccarsi. Le sue dita affusolate e giovani con le unghie smaltate su quel clitoride già esasperato erano una spettacolo che immortalai, fin quando Marta mi riportò all’ordine: “Non ti distrarre, amore mio, guarda come gode tua moglie scopata come si deve mentre succhia quel bel cazzo nero che l’ha fatta venire tante volte.”
E ancora: “Quanto ti diventa duro, quando io mi faccio chiavare da George?”
Iniziai a menarmelo furiosamente. Laura mi guardava il cazzo come ipnotizzata. La mia cappella era rosso fuoco e Marta: “Quanto è duro il tuo cazzo quando mi incula?”
Il mio ritmo aumentò ancora.
“Sapessi come mi riempie tutta di cazzo.”
Io ormai ansimavo.
“Quanto mi piacciono i cazzi, amore mio. Tutti, tutti, tutti me li farei”
E ancora: "Giuseppe inculami adesso." Un attimo di pausa poi il ritmo riprese ancora più sostenuto. Giuseppe dietro e George tra le labbra. Non contenta Marta si toccava davanti. Anche lei aveva le unghie smaltate e un strano riflesso di luce le facevano brillare tra le sue cosce.
Dopo che Marta urlò, Giuseppe smise di spingere. Poi afferratala con forza per i fianchi le diede un ultimo profondo colpo e venne anche lui. George vendendo la scena le innondò le labbra.
Silenzio rotto solo dall'affanno del respiro che pian piano tornava normale. Io ero rimasto là a menarmelo debolmente.
E Marta: “Amore vieni qui”
Mi avvicinai. Lei me lo prese in bocca e iniziò a mangiarmelo. Le carezzai i capelli sudati. "Lo sai che ti amo" mi disse con un sorriso che non avrei saputo dire se di dolcezza o di scherno. Mi leccò la cappella che immediatamente si fece di marmo. Poi ripetendomi "Lo sai che ti amo, ma non posso farci niente se mi piacciono i cazzi come questo" mi prese la mano e mi fece afferrare il cazzo di George ancora abbastanza duro e completamente bagnato: “Senti quanto è grosso?”
Iniziai a menarglielo. Era nero e grosso, tanto che la mia mano faceva fatica a tenerlo. Lo sapevo. L'avevo visto più volte da molle e da duro, quando Marta lo lavorava. Era proprio un pezzo di ragazzo.
"Così, bravo, che poi mi faccio scopare di nuovo. Lo senti come diventa grosso e duro?" sospirò mia moglie smettendo un attimo di leccarmelo.
Non resistetti oltre.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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