Gay & Bisex
I giorni prima degli esami pt 2
Marciotto
03.04.2026 |
3.823 |
4
"La reciproca decisione di non cercarsi più fu un patto silenzioso: per salvare l'immagine di noi stessi, dovevamo sacrificare l'amicizia..."
Palermo, giugno 1982. La città era una morsa di cemento che tratteneva il calore accumulato durante il giorno per rilasciarlo, umido e pesante, durante la notte. Per ventuno giorni consecutivi, il termometro della Favorita non scese sotto i **40 gradi**. In casa mia, il ronzio del ventilatore era l'unico suono che rompeva il silenzio irreale di quelle mattine. L'aria era così ferma che il sudore non evaporava; restava sulla pelle, rendendo ogni contatto con i libri di **Tecnica** o con il legno della scrivania un’esperienza fastidiosa, appiccicosa.
Eravamo due ragazzi sani, cresciuti nel mito della virilità siciliana degli anni '80, con le radioline accese per sentire le notizie dalla Spagna. Lo studio della **Storia** era un pretesto per stare al riparo, ma il corpo, spogliato fino all'essenziale — solo slip e pantaloncini di nylon — diventava il protagonista involontario di quelle ore.
### Il Venerdì: La Capitolazione dei Sensi
Quando quel venerdì tornai dal bagno e trovai Marco nudo, la prima cosa che mi colpì non fu il desiderio, ma l'odore: un misto di borotalco, sudore acido e l'odore metallico dell'eccitazione. La sua posa non era solo un invito, era una resa.
Nonostante la mia resistenza verbale, la vista del suo corpo a novanta sul lenzuolo bianco era un’immagine che bucava la retina. Quando si inginocchiò, i suoi occhi avevano una luce febbrile, quasi di sfida. Il contatto della sua bocca sul mio sesso fu una scossa elettrica. Sentivo i suoi denti che sfioravano la pelle e il calore umido della gola che mi risucchiava, un contrasto violento con l'aria torrida della stanza che mi colpiva la schiena.
La penetrazione fu brutale e priva di preamboli. Lo spinsi sul bordo del letto, le sue mani si aggrappavano al materasso finché le nocche non diventarono bianche. La pelle di Marco era scivolosa per il sudore, rendendo ogni mio affondo fluido ma al contempo animalesco. Il rumore dei nostri corpi che impattavano — uno schiocco umido e sordo — ritmava il respiro affannato.
Lo girai sulla schiena, sollevandogli le gambe verso il petto. In quella posizione, vidi la sua vulnerabilità totale. Il suo sesso sbatteva contro il ventre a ogni mia spinta, mentre il suo viso era una maschera di piacere e dolore contratto. Lo penetravo profondamente, sentendo le pareti del suo ano stringersi intorno a me, un calore interno che superava di gran lunga i 40 gradi esterni.
Quando lo rigirai ancora per prenderlo da dietro, afferrandogli i capelli e tirandogli il capo all'indietro, sentii il suo orgasmo esplodere. Fu un sussulto violento. Pochi istanti dopo, la mia sborrata fu un fiotto caldo che sembrò svuotarmi non solo i coglioni, ma anche la testa.
Passata la tempesta ormonale, ciò che restò fu un senso di estraneità. L'amicizia, che prima era fatta di scherzi e pacche sulle spalle, si trasformò in un campo minato di non detti.
Uscire con le nostre ragazze era diventato un supplizio. Ogni risata di Marco mi sembrava falsa; ogni suo gesto verso la sua fidanzata mi faceva ricordare come gemeva sotto di me solo pochi giorni prima. |
Nella Palermo dell'82, quello che avevamo fatto non aveva nome, o meglio, ne aveva troppi e tutti dispregiativi. La nostra mente da "etero convinti" non riusciva a processare l'accaduto se non come una deviazione sgradevole. Settembre arrivò con i primi temporali, lavando via l'afa ma non il ricordo. La reciproca decisione di non cercarsi più fu un patto silenzioso: per salvare l'immagine di noi stessi, dovevamo sacrificare l'amicizia.
E così, tra la vergogna e il peso di un segreto troppo grande per due ventenni, la nostra amicizia morì. Non per mancanza di affetto, ma per eccesso di una verità che non eravamo pronti a gestire. Di quel giugno resta solo il ricordo del ventilatore che girava, mentre il mondo celebrava l'Italia e noi, nel buio di una stanza, scoprivamo una parte di noi che avremmo preferito dimenticare.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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