Annette
Quella sera che mi vennero a prelevare non rimasi poi molto stupito. A scoparsi la moglie dell’uomo più potente della città e del paese qualche rischio si corre e così quando quei due marcantoni da uno e novanta mi chiesero gentilmente di seguirli perché l’Avvocato voleva vedermi io non dissi né a né ba, mi misi il soprabito e li seguii.
Per un attimo in macchina, percorrendo vie che non frequentavo da tempo e che a mia memoria conducevano solo in aperta campagna mi chiesi se non volessero solo menarmi, ma poi ragionando mi chiesi perché perdere tempo a portarmi in campagna quando tre pugni ben dati avrebbero potuto menarli anche a casa mia.
Ammazzarmi? Per un adulterio? Non ci potevo credere. In fondo eravamo abbondantemente tutti adulti e vaccinati e quindi mi guardavo intorno cercando di riconoscere i luoghi e stavo in assoluto silenzio. Come d’altronde anche i due che mi avevano prelevato.
Io sono uno che ragiona molto e tendenzialmente rimane sempre calmo e tranquillo. Certo quella situazione un po’ di agitazione la metteva anche a me.
La villa sull’altura aveva un grande parco e la strada che vi conduceva era contornata da enormi platani.
All’ingresso un maggiordomo mi prese il soprabito e mi condusse in biblioteca dove il mio ospite mi attendeva.
Appena entrato lo riconobbi immediatamente. Dal vivo sembrava un poco più giovane delle foto che si vedevano sui giornali e in tv. Doveva avere poco più di sessant’anni, appesantito, alto, abbronzato, elegante e con ancora tutti i capelli.
Nel vedermi si alzò e mi si fece incontro tendendomi la mano sorridendomi cordiale. Mi invitò a sedermi di fronte a lui e mi chiese se desideravo qualcosa da bere. In effetti, quella situazione richiedeva qualcosa di forte e così chiesi un Armagnac che dopo pochi minuti mi fu servito a temperatura ottimale. L’Armagnac non va freddo, ma neanche troppo caldo. Diciamo tiepido, così come tiepida era quella strana atmosfera.
“Immagino mi conosca almeno di nome” chiese retoricamente il padrone di casa. In Italia tutti lo conoscevano, di nome e di fama. Feci un cenno con la testa confermando quella supposizione.
“Ebbene, non sono uomo che perde tempo. Ho voluto conoscerla perché è l’amante di mia moglie e quindi condividiamo una persona a me molto cara. Non so se lei faccia fatica a crederlo, ma mia moglie prima di lei non ha mai avuto altre storie. Con lei, invece, la cosa va avanti ormai da tanto. Da quando? Tre anni se non sbaglio. Da questo punto di vista davvero eccezionale. Sa mia moglie in realtà non ha mai amato concedersi. Farsi desiderare e ammirare e anche amare, quello sì, ma darsi non le è mai interessato. Con me fece una eccezione intuendo in me quella intelligenza che lei apprezza oltre ogni altra cosa.”
L’Avvocato fece una pausa per assaggiare ciò che gli avevano servito. Io feci lo stesso con l’Armagnac.
Poi riprese: “Dicevo che non ha mai avuto storie, ma corteggiatori, anche insistenti, tanti. Erano storie che non portavano a nulla, nulla di sostanzioso, se intende ciò che voglio dire. Amori platonici, forse. Annette ama sentirsi ammirata e desiderata, più che amata. D’altronde quando la conobbi faceva la prostituta e quell’amore per mostrarsi e farsi desiderare, senza mai farsi coinvolgere troppo, le è rimasto con gli anni. Con lei evidentemente è diverso e per questo ho voluto conoscerla. Mi dica di sé per favore?”
La scoperta che la mia amante, nonché moglie dell’uomo più potente del paese, in gioventù facesse la puttana mi scioccò. Ci misi un poco a riorganizzare le idee, rimanendo così a guardare il mio ospite imbambolato, tanto che ad un certo punto quello soggiunse: “La prego, mi dica di lei”
Io in quattro parole gli raccontai l’essenziale. Impiegato, buona cultura, una passione per l’arte, puntuale e assiduo frequentatore della palestra, dove, peraltro, avevo conosciuto Annette. Scapolo, ah sì, stavo quasi dimenticandolo. In generale fedele. Noioso, dicevano i miei amici, ma quello non glielo dissi. Aggiunsi, però, che nonostante non avessi mai preso moglie non avevo avuto molte relazioni prima. Amo, infatti, la solitudine e la riservatezza. Con sua moglie, Annette, era stato diverso. Travolgente. Sia per la sua bellezza, ancora sostanzialmente integra nonostante l’età, sia per la sua gentilezza e educazione. E soprattutto intelligenza.
L’Avvocato stette a sentire in silenzio e concentrato. Poi disse: “Evidentemente in lei Annette cerca il mio contrario. Deve sapere che io da sempre sono stato interessato esclusivamente a due cose: le donne e i soldi. Anzi, per la verità, i soldi mi servivano, oltre che per vivere, per il sesso, per pagarmi le migliori battone della città, tra cui Annette. Poi ho fatto soldi e carriera e si è sviluppata con gli anni una terza passione, quella per il potere.
Non credo le sia difficile immaginare che miscela esplosiva è il coniugarsi di soldi e potere con il sesso. Dopo le battone della gioventù, ho scopato, mi permette il termine?, le più belle femmine della città e del paese, tutte ammaliate dal mio saper stare al mondo, dalle mie conoscenze altolocate, ma soprattutto dal fiume di soldi che posso spendere e dal potere che emano. Venivano quasi a supplicarmi di scoparle. Mogli di industriali, di politici, di ministri, addirittura, amanti di altri, ragazze e figlie di amici e conoscenti (spesso erano le madri che me le segnalavano già sapendo quale fosse lo scotto che le ragazze avrebbero dovuto, diciamo così, pagare) conoscenti e sconosciute. Quelle mi fermavano, che so, all’aeroporto o all’ingresso ai convegni o mi si infilavano in camera d’albergo tutte già belle nude, per non parlare della lista infinita delle segretarie e impiegate che entravano nel mio ufficio con il chiaro proposito di farsi scopare. Io sono un signore e quando una signora chiede non mi sono mai rifiutato. Anche perché, come dicevo, scopare, permette anche questo termine?, scopare mi è sempre piaciuto.
La mia segreteria poi con le dovute maniere e i regali che facevo a tutte quelle che mi si concedevano, consigliavano la più assoluta riservatezza. Ovviamente ho sempre evitato alberghi o motel. Solo mie abitazioni, ben sorvegliate. Anche se è evidente che le voci giravano e girano ancora nonostante la mia non più verde età.
Ora però le donne mi hanno un po’ stufato. Troppo facile. E d’altronde per inseguire le poche puritane che non si offrono spontaneamente, che sono le uniche per le quali nutro ancora un certo appetito, non ho davvero tempo, anche se non posso negare che a volte ci fantastico un poco sopra. Ma non sono, né per fisico, né per cultura un Don Giovanni. Non mi interessa la conquista. Mi interessa il piacere fisico, non so se mi intende, e il potere che l’essere maschio mi concede.”
Il mio interesse per quelle confessioni, devo ammettere, era minimo. Non mi interessano gli affari altrui. La gente, gli altri mi fanno schifo e il sentire raccontare tutte quelle relazioni puramente fisiche e materiali mi infastidiva, oltre a non capire dove quell’uomo così pratico e occupato volesse andare a parare.
E intanto quello non smetteva di parlare: “Dicevo che le donne mi hanno un po’ stufato. Oddio ce ne sono alcune con un fisico così straordinario che ancora la passione mi si accende, quando mi lasciano intendere di essere pronte a farsi prendere, anche se in generale le donne e le ragazze da uno come me si lasciano prendere troppo facilmente, non è così cara?”
Annette fece il suo ingresso in quel momento. Nonostante qualche ruga era di una bellezza indiscutibile. Con grandi falcate sui suoi tacchi dodici raggiunse rapidamente una poltrona tra me e suo marito, accavallò le lunghe gambe, scoprendo buona parte della coscia e disse: “Sì, Alfredo ormai è stufo delle ragazze e delle donne e ha iniziato con i maschi.”
Feci un sobbalzo sulla mia poltrona. Temevo di iniziare a capire. La guardai e la vidi calma e bella come sempre. Oltre il suo splendore era proprio quel carattere così fermo, tranquillo e determinato che mi aveva accalappiato. Spesso mi ero domandato se fossi innamorato di lei. La risposta non me l’ero mai data. Ma il fatto che per un solitario come me quella storia durasse da tre anni doveva essere significativo. D’altronde il sesso in sé non ha mai avuto su di me grandi attrattive e anche con Annette i nostri incontri da quel punto di vista erano assolutamente normali. Io la prendevo e lei si lasciava prendere. Insieme si raggiungeva l’orgasmo. Lei sospirava felice ed io pure.
Ma l’Avvocato non la fece proseguire e riprese a parlare: “Non creda che io sia diventato omosessuale. Continuano a piacermi le donne, ma sa il potere è, come le dicevo, l’altra mia passione e quindi ogni tanto, quando qualche bellimbusto mio sottoposto fa troppo il galletto mi alzo dalla mia scrivania, vado alla porta e la chiudo, intanto che quel cretino mi osserva con tanto d’occhi, torno alla scrivania, mi siedo e gli faccio questo discorso: nella mia azienda osserviamo ed osservo con grande scrupolo le pari opportunità e il pari trattamento tra uomini e donne. Come lei saprà circolano molte voci sulle mie esuberanze con le colleghe cui seguono spesso avanzamenti di carriera o premi in denaro. Queste voci sono assolutamente vere. Glielo confermo. Se una mi si concede, poi io so essere molto generoso. Ed essendo io, come le dicevo, un fermo osservante della parità di opportunità tra maschi e femmine, offro anche a lei questa possibilità. Si tratta di assecondare le mie voglie e ricevere in cambio la mia gratitudine. Che ne dice? Così terminavo e quello di solito rimaneva di sasso. Poi di norma mi diceva che doveva pensarsi un attimo. Io magnanimo concedevo tutto il tempo necessario e sempre di norma il giorno dopo il bellimbusto tornava, chiudeva lui stavolta la porta e si dava pronto. Il potere, vede?! Io mi tiravo giù i calzoni e mi facevo fare un bel pompino. Di solito non erano granché. Erano tutti uomini senza esperienza (ah per inciso ovviamente quel discorso non l’ho mai fatto a chi era in odore di omosessualità), bastava, diciamo, a farmi essere pronto. Poi ordinavo loro di spogliarsi e appoggiarsi alla scrivania dandomi le spalle. Con o senza emollienti e creme, l’uso di quegli accorgimenti dipendevano solo da quanto mi stava antipatico il bellimbusto del caso, appoggiavo loro la cappella sull’ano e li fottevo Stretti come vergini. Le loro lacrime erano il premio più ambito. Finito, ordinavo loro di andarsene e di attendere fiduciosi il ragioniere. Quando qualcuno si è riproposto nei giorni successivi l’ho cacciato minacciando il licenziamento. D’altronde con la mia solida fama con le donne di cui ho sempre goduto e gode chi mai avrebbe potuto credere a queste storie?”
Tremavo. Ero decisamente agitato e non è da me. Non riuscivo a credere che volesse possedermi, solo perché andavo a letto con sua moglie. Davvero tremavo. Poi riprendendo un attimo il controllo di me stesso osai chiedere temendo la risposta. “Perché mi racconta tutto questo?”
L’Avvocato mi guardò in silenzio. Fu Annette a parlare: “Non temere. Mio marito, come ti ha detto, non è omosessuale e pratica questo genere di cose solo nei confronti di chi gli sta antipatico e tu, mi ha confessato, gli stai simpatico, proprio perché ti prendi cura di me.”
“E allora?” chiesi sempre più agitato. La sua risposta apparentemente tranquillizzante in realtà lasciava intendere che si fosse altro.
A questo punto fu l’Avvocato a tornare a parlare: “Vede caro, il problema è che Annette, qui, avrebbe un desiderio, ma non sa e non sapeva come dirglielo. Mi dice che lei la ama tanto, ma che è un uomo tutto di un pezzo, un poco all'antica e non crede sia pronto a soddisfare tutti i suoi desideri.”
Immediatamente la scoperta del suo passato da professionista mi fecero balenare in testa scene di orge, scambi, rapporti a tre. O forse lei voleva che suo marito partecipasse o assistesse. Magari voleva solo fargli vedere come io riuscivo a renderla soddisfatta.
“Quali desideri?” domandai fingendo una sicurezza che non avevo assolutamente. Già quella strana richiesta e, soprattutto, quello strano modo di porgermela, usando il marito, metteva in crisi quel rapporto così sereno fin lì che credevo di aver costruito con Annette.
“Faglielo vedere, cara” la invitò l’Avvocato e Annette tirò fuori dalla borsetta un grosso dildo con dei lacci per stringerlo in vita. “Questo” concluse l’Avvocato, indicando il dildo.
Silenzio. Io guardavo quel coso e ancora non riuscivo a capire. Voleva che lo usassimo per giocare tra di noi? Certo la mia serietà l’aveva convinta a non parlarmene. Mai usati, né visti prima. Nonostante la forma fosse del tutto realistica, la dimensione per quanto era nelle mie conoscenze era decisamente fantasiosa. In eccesso. Decisamente in eccesso. Io non le bastavo più? Confusione completa.
L’Avvocato mi guardò ed intuì la mia confusione, tanto che disse: “Nulla di quello a cui sta pensando. Annette non vuole usare quell’oggetto per il proprio piacere, diciamo, diretto, ma vorrebbe fosse uno strumento di conoscenza reciproca.”
Spalancai gli occhi e l’unica cosa che mi venne da dire fu: “Scusi, ma non capisco” Al che il padrone di casa, sbuffando leggermente, mi chiarì: “Sì, insomma lei vorrebbe che vi alternaste nel prendere possesso l’uno dell’altra”
“Vorrebbe penetrarmi con quel coso?” risposi allontanando la testa all’indietro e alzando il tono di voce tra l'impaurito e l'arrabbiato. Annette si sporse dalla poltrona e mi carezzò una mano. Io la ritrassi e con tono deciso dissi: "Ma non ci penso nemmeno!”
L’Avvocato sorrise e lasciò passare un momento. Poi disse: “Il mio buon amico Gentiloni, suo datore di lavoro mi dice che lei è un ottimo impiegato e che sarebbe anche pronto a ricevere un sostanzioso aumento di stipendio, ma che sulla sua testa pende non ricordo quale mancanza grave, commessa tempo fa e sulla quale loro chiusero un occhio. Sono certo che se io dicessi una buona parola nei suoi confronti Gentiloni dimenticherebbe quella cosa e tutto andrebbe per il meglio. Certo lei dovrebbe fare uno sforzo per rendere ancora più felice mia moglie, per la quale ha già fatto tanto. Ci pensi”
Rimasi perplesso. Riguardai quel coso. Era grosso e lungo ben più di quanto io avessi mai pensato un uomo potesse essere. La mia virilità contro soldi. Oddio, virilità. Non mi si chiedeva di smettere di essere uomo, ma solo ogni tanto concedere ad Annette il possesso del mio corpo. L’idea di accettare passò un attimo. Forse con delle creme. D’altronde sapevo che molte donne accettano, anzi desiderano quella pratica, senza riportarne conseguenze fisiche.
Come ad intuire i miei pensieri, Annette carezzò il dildo nella sua lunghezza e sorrise e poi mi sussurrò: “Vedrai che ti piacerà, amore mio”
Non mi aveva mai chiamato “amore mio”. Peraltro, di fronte al marito.
“Tutto?” domandai, sperando in uno sconto della pena.
“Vedrai che non è nulla, ti assicuro” rispose Annette “Sarai solo mio come io sono tua”
Rimasi in silenzio. L’Avvocato mi guardò. Annette pure.
“Posso pensarci una sera?”
“Ma certo, amico mio. Tutto il tempo che vuole. Io esco di scena. Volevo e voglio la felicità di mia moglie e ho fatto tutto quel che posso per garantirla. A seconda di quel che mi dirà Annette, mi regolerò di conseguenza. Buona serata” concluse alzandosi.
Come in un film i due marcantoni che mi avevano prelevato da casa ricomparirono sulla porta.
Mi alzai. Annette si alzò a sua volta. Le gambe lunghe e dritte e sottili. Avvicinandosi per baciarmi sulle guance non potei fare a meno di guardare la sua scollatura. La sua vicinanza emetteva un calore che riconoscevo. La abbracciai e le diedi un bacio anche io sulle guance.
“Ci vediamo domani?” le domandai.
“Certo” rispose
“Alla solita ora?”
“Va bene”
Ero praticamente sulla soglia, quando Annette mi chiese: “Porto il mio amico?” mostrandomi il dildo.
“Portalo. Poi vedremo”
Uscito, in mezzo a quei due tizi grandi e grossi, mi domandai se fossi all’inizio di qualche scoperta su di me. Non avevo mai desiderato quello che mi avevano proposto, ma, come dice il film, mai dire mai. Poi mi dissi: “Ma figuriamoci! Non ci pensare neanche!”
Come scrisse il poeta nel Gorilla, la storia dimostra che avevo torto.
Annette se ne andò dopo qualche anno. Ed io sono più completo di prima. Grazie, Annette.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per Annette:

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
