tradimenti
Le dolci voglie di mia cognata pt 2
Marciotto
05.05.2026 |
3.928 |
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"Le sollevai la gonna, bagnai le dita per lubrificarle la figa ma non ce n'era bisogno: era calda, bagnata e, senza tanti scrupoli, la penetrai..."
Ecco prima un breve riassunto e poi il seguito......Dopo trentacinque anni di matrimonio, i rapporti con mio cognato e sua moglie Roberta erano sempre stati i soliti: auguri di Natale, qualche pranzo di compleanno e nulla più. Una cortesia superficiale che non avrei mai immaginato potesse sgretolarsi in una sola sera.
Tutto è iniziato per un imprevisto: mio suocero si è sentito male a cena. Mentre il resto della famiglia correva al pronto soccorso per accertamenti, io e Roberta siamo rimasti soli in casa. Eravamo un po' brilli, l'aria era strana e, non avendo mai avuto molta stima del vecchio, abbiamo iniziato a scherzare con una complicità che non avevamo mai avuto. Poi, il gesto che ha cambiato tutto: lei mi ha rovesciato del vino sui pantaloni.
Mentre cercava di asciugarmi con uno strofinaccio, la sua mano ha iniziato a indugiare proprio lì, sulle mie parti basse. L'ho avvertita, le ho detto che mi stava eccitando, ma Roberta, resa audace dal vino, non si è fermata. Ci siamo confessati in un attimo la nostra frustrazione: lei non faceva l'amore con Rosario da dieci giorni, io ero in astinenza da tre. In quel silenzio carico di tensione, ho capito che non saremmo tornati indietro.
Le ho alzato la gonna, sentendo la sua biancheria già bagnata dal desiderio. L'ho stimolata con le dita, baciandole il collo, finché non l'ho sentita scossa da un primo orgasmo. A quel punto l'ho fatta sdraiare sul tavolo e l'ho penetrata d'un colpo. È stato un amplesso feroce, quasi animalesco. Lei urlava di voler essere posseduta "ora e per sempre". Per portarla al limite le ho infilato un dito nel sedere, scatenando in lei un piacere violentissimo.
Poco prima di venire, le ho chiesto se dovessi uscire, ma lei è stata categorica: voleva che finissi dentro di lei per via anale. L'ho accontentata, sfilandomi solo quando ormai eravamo entrambi esausti. Abbiamo ripulito tutto e ci siamo ricomposti in fretta. Cinque minuti dopo la famiglia è rientrata sorridendo, perché il suocero stava bene. Li abbiamo accolti come se nulla fosse successo, ma dentro di me, mentre sorridevo a mia moglie, sentivo il peso di quel segreto. Ho scambiato uno sguardo con mia cognata e ho capito che la storia non sarebbe finita lì.
Ho fatto il possibile per evitare che risuccedesse. La domenica successiva, nella villa in campagna, si organizzò una grigliata con parenti e amici. Logicamente c'era mia cognata. All'inizio sembrava che non volesse fare nulla e mi rilassai, ma alla prima occasione in cui fummo soli si avvicinò e sollevò la gonna, facendomi vedere che era senza slip; poi, incurante dei rischi, si sedette su un divano allargando le cosce. Questa spregiudicatezza mi preoccupava: anni senza quasi parlarci e ora questo fuoco. Io la guardai, sorrisi, feci un segno di approvazione, uscii dalla stanza e mi recai in giardino.
Dopo circa mezz'ora andai in un bagno esterno e me la ritrovai all'ingresso. Mi disse: "Che fai, scappi?". Io risposi: "No, ma non mi sembra il momento e il luogo per fare sesso". Lei, subito, incurante delle mie preoccupazioni, entrò nel bagno e mi trascinò dentro: "Tu oggi mi devi dare il cazzo, è una settimana che ci penso. La sera mi sono masturbata pensando a te mentre Roberto dormiva". Mentre diceva queste frasi, mi sbottonò i jeans e mi prese il cazzo. Purtroppo io sono debole e non riesco a dire no a qualunque approccio sessuale; le misi le mani in testa, la feci inginocchiare e le misi il cazzo in bocca. Le fermai la testa e spinsi in profondità, ma mia cognata evidentemente era una grande troia e sapeva cosa fare; a quel punto ero certo che Roberto fosse un gran cornuto. Prese il mio cazzo duro con la mano, lo sollevò e iniziò a leccarmi pure le palle e il tronco del cazzo in maniera sublime.
Sentivo le voci di tutti nel giardino, ma questo mi eccitava di più. La feci alzare e le feci appoggiare le braccia sul lavandino. Ci guardavamo allo specchio: eravamo rossi e accaldati, con gli occhi che sputavano passione. Le sollevai la gonna, bagnai le dita per lubrificarle la figa ma non ce n'era bisogno: era calda, bagnata e, senza tanti scrupoli, la penetrai. Il mio cazzo entrava e usciva come lo stantuffo di una locomotiva; la presi per i fianchi cercando di entrare sempre più in profondità. Lei iniziò ad ansimare in modo violento; sentivo che stava raggiungendo un orgasmo violento. Le tappai la bocca e le sborrai dentro con violenza; lei, malgrado la bocca tappata, fece un urlo strozzato.
I nostri visi allo specchio erano stravolti. Lei si accasciò sul lavandino e io rimasi con il cazzo dentro per non far uscire la sborra, ma improvvisamente sentimmo lo scricchiolio della maniglia: qualcuno cercava di entrare. I nostri cuori quasi si fermarono. Io dissi: "Occupato!". "Chi è?", e la voce di mio nipote disse: "Devo andare in bagno". Prontamente gli risposi: "Vai in quello di casa, io per ora non posso uscire, non mi sento bene". Lui si allontanò e subito dopo guardai fuori: visto che non c'era nessuno, feci uscire Roberta che nel frattempo si era ricomposta.
Per il resto della giornata quasi ci ignorammo per la paura di ciò che stava accadendo ma, a fine serata, durante i saluti, lei si avvicinò e mi disse: "La prossima settimana Roberto è fuori per lavoro, ti aspetto...".
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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