Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > Lui & Lei > Leda ed il cigno 5
Lui & Lei

Leda ed il cigno 5


di iltiralatte
27.07.2025    |    200    |    0 7.0
"Camminava sull’erba umida con passo composto, il collo era alto, elegante ma non arrogante..."
Capitolo 4

Leda cresceva dove il verde non era solo scenario ma ritmo quotidiano.
Tra orti ben ordinati, galline curiose e il lento risveglio del laghetto, la sua infanzia aveva avuto il suono dell’acqua e l’odore della terra.
La madre gestiva ogni cosa con precisione tranquilla: raccoglieva, piantava, rideva con i clienti dell’azienda agricola mentre Leda imparava a riconoscere i gesti delle stagioni e quelli degli esseri umani.
Il laghetto non era una meta per sognatori.
Faceva parte dell’azienda agricola, come le cassette di zucchine o le recinzioni per le galline.
Chi ci veniva per pescare, pagava il tempo, l’acqua, ed il pescato.
Chi cercava quiete senza fattura, andava altrove.
Le coppie in cerca di angoli isolati capirono presto che quella natura non era gratuita.
Leda lo sapeva da sempre: quel laghetto era per le papere, per le mani che lavorano, per chi sa che anche il verde ha un costo.
Lo osservava come si osserva una scena che si conosce a memoria con occhi aperti ma senza illusioni.
Gli animali da cortile erano compagni muti.
Ognuno di loro aveva un nome, un’abitudine, una storia.
Leda li conosceva tutti ed anche loro, in qualche modo, conoscevano lei.
Tra una cassa di pomodori e una chiacchiera con gli avventori, aumentava la sua capacità di leggere le persone attraverso ciò che non dicevano.
Gentile, attenta, riservata ma mai distante.
Era un giorno come tanti.
La spesa, le cassette da sistemare, le galline in fermento per il pastone.
Niente preannunciava una deviazione nel ritmo.
Fu allora che Leda lo vide!
Sulla riva del laghetto dedicato alle papere si notava un tremito minuscolo, quasi fosse polvere mossa dal vento.
Era un anatroccolo bagnato, immobile, dimenticato.
Gli avventori passavano, alcuni con le borse piene, altri col telefono tra le mani.
Nessuno lo notò ma Leda sì.
Si chinò con lentezza:le dita non erano pronte per salvare ma per riconoscere.
Quel corpo minuto era ancora caldo ma già presentava segni di assideramento.
Leda raccolse il pulcino e lo avvolse in uno strofinaccio non credeva di poterlo riportare alla vita ma non voleva lasciarlo solo nella morte.
Il pulcino era troppo piccolo per sopravvivere ma Leda non lo sapeva.
Senza chiedere il permesso alle possibilità lo prese in casa come si prende un segreto: con mani lente e cuore puntuale.
Avendo notato le anatre che mangiavano tenere foglie di erbe acquatiche se fece una piccola scorta e con essa alimento il pulcino il quale subito si riprese a la fisso intensamente a lungo.
Da allora divenne la sua mamma e con gran piacere lo accompagnava al laghetto dove il piccolo trovava da solo di che nutrirsi anche servendosi dove lei, grattando il fondale con un bastone toglieva vermiciattoli ed altri insetti dal loro sicuro rifugio.
Queste erano con gocce di vita e quando tornava a casa lo teneva avvolto in panni tiepidi e gli parlava senza voce.
Gli diede il tempo che non aveva più.
Ogni mattina, il tremito diminuiva.
La pelle fragile diventava piuma, gli occhi opachi cominciavano a cercare luce.
Non c’era bisogno di nomi, né di dichiarazioni: solo il gesto, ripetuto, salvava.
La madre la osservava, senza interrompere.
Quello non era gioco, era resistenza lieve.
Il pulcino rimase con Leda che divenne la sua naturale protettrice: nessun animale selvatico, anche se affamato, avrebbe mai osato avvicinarsi ad un essere umano ed in quella nicchia sicura crebbe e si trasformò.
Quello non era un semplice animale ed era divenuto un testimone silenzioso del fatto che Leda, in quel mondo agricolo fatto di utilità e scambio, sapeva scegliere e curare anche ciò che non serviva

Non era più un pulcino tremante.
Ora era un cigno con assoluta grazia e luminosità immacolata.
Le piume, bianche come latte freddo sotto il sole, erano affusolate ma morbide, lucenti lungo il dorso, quasi vellutate sul petto.
Ogni loro curva sembrava una virgola di luce messa lì per decorare il vento.
Camminava sull’erba umida con passo composto, il collo era alto, elegante ma non arrogante.
Quando scivolava sul lago, non sembrava galleggiare: lo vedevi spostarsi in modo tale che l’acqua sembrava esistere solo per farlo passare.
In quell’acqua, la sua sagoma era un riflesso ben educato non una semplice immagine.
I raggi del mattino non lo scaldavano: lo celebravano.
Eppure, in tutta quella maestà, non c’era vanità.
Unicamente e solamente fedeltà, perché lui non era cigno per sé stesso: era cigno per Leda.
Il suo candore non era genetico: era la conferma visibile della cura ricevuta.
Il cigno era cresciuto, e nel suo portamento c’era ormai tutta la fierezza del bianco come se l’acqua non avesse mai osato toccarlo.
I suoi movimenti erano lenti, calibrati ma niente di quell’eleganza era fragile.
Riconosceva Leda come madre, come centro e come confine.
Non era un riconoscimento simbolico, era impressing diventato identità.
Quando qualcuno si avvicinava troppo,
il cigno non guardava, non valutava:interveniva.
Ali aperte, collo teso, becco puntato.
Scatti precisi, furore lucido non per ferire ma per avvertire:
— Quella è mia madre.
— Il resto deve essere distanza.
Chiunque, fosse cliente o curioso, imparava presto a non oltrepassare quell’ invisibile raggio di protezione.
Solo Leda riusciva a calmarlo, con un gesto, una parola, oppure con il silenzio che solo chi è stato salvato sa usare.
Il cigno non era addomesticato.
Era selvatico, ma fedele.
Non apparteneva a Leda ma la riconosceva come l’unica oasi di vera pace in un mondo di minacce.
Il suo nome era Leda ma nessuno osava chiamarla ad alta voce.
Ella era ben visibile: passava tra i filari, raccoglieva le uova, scambiava sguardi nei giorni di mercato.
Eppure non c’era confidenza.
Era come se, vedendo lei, apparisse un segnale: vedere ma non toccare.
Il paese la conosceva di fama, nei racconti, nei gesti ma non colle parole.
Chi provava ad avvicinarlesi, trovava il cigno.
Esso non mordeva, non attaccava subito.
Guardava, fissava, aspettava e questo era sufficiente.
Quel silenzio piumato teneva tutti alla giusta distanza.
Leda non era scontrosa, era inafferrabile.
Col tempo, divenne la ragazza invisibile del paese: la figura che c’era sempre ma cui nessuno era mai riuscito a domandare nulla.
Qualcuno affermava che parlava solo con le bestie.
Altri giuravano che nel suo sguardo ci fossero cose che non si possono portare al bar.
Il cigno, intanto, cresceva e rafforzava quel recinto invisibile di solitudine.

CONTINUA ? ? ? ? 👍
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
7.0
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per Leda ed il cigno 5:

Altri Racconti Erotici in Lui & Lei:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni