tradimenti

Sharon 1


di iltiralatte
16.06.2024    |    2.255    |    2 8.3
"Mi ritrovai alla pari in un gruppo di bellissime simpatiche e intelligenti che non badavano per nulla alla mia altezza ed in queste condizioni era fatale che..."

Anche questa è una storia di fantasia ma ha un certo addentellato con la realtà.
Una mia cara amica mi ha confidato i suoi sogni segreti pregandomi di farne un racconto.
Stando ai dati che mi ha fornito questo è il risultato.

Sharon

Sono a mollo nella vasca da bagno e mentre pigramente mi accarezzo il corpo penso e ripenso alla mia vita,
Non fraintendetemi, non sono ancora giunta all’età dei rimpianti: ho solo 35 anni, sono ancora giovane, lo so, ma ultimamente molte cose mi hanno dato da pensare.

Ho avuto un’infanzia felice che non ha lasciato particolari segni su di me. Senza accorgermene mi sono trovata in terza media, nella mia prima adolescenza a chiacchierare colle amiche ed a fantasticare sul principe azzurro.
“Ma cosa pensi di poter pretendere?” mi schernivano, “Sei alta quanto un soldo di cacio, chi vuoi si interessi a te?”
Io, tutta mogia, rientravo a casa ed esaminavo il mio corpo nella ricerca di un qualche motivo che potesse spingere un qualsiasi ragazzo ad interessarsi di me
Mi carezzavo il seno di una terza abbondante, la pancia piatta e poi giungevo ad un bel culetto, forse la parte più proporzionata di me.
“Possibile che i ragazzi non apprezzino tutto questo ben di Dio?” pensavo “La semplice altezza cosa significa? La simpatia, la verve, l’affettuosità ed alla fine l’amore non si misurano certo a metri ed il proverbio recita °Nella botte piccola c’è il vino buono°. Quelle sciocche delle mie amiche sono in realtà invidiose di me, lunghe allampanate, piatte, non possono certo sperare di tenere il mio passo.”
Come logica conseguenza cominciai a fare la graziosa coi maschietti che studiavano nelle classi maschili.
Nuova delusione.
I miei coetanei erano impacciati e sembravano tanti cani che avevano adocchiato un osso,
Scambiavano i miei segnali di disponibilità per autorizzazioni a comportamenti indegni.
Dopo un bacino frettoloso si tramutavano in polipi: avvertivo le loro mani dappertutto contemporaneamente ed io faticavo a liberarmene dando alla fine loro un bel due di picche (2♠).
L’unico di cui non disdegnavo la compagnia era un certo Paolo, ragazzino impacciato che pensava solo a giocare al pallone ma che almeno mi considerava un’amica e non una possibile preda.
Mi trovavo bene con lui ma, e di questo ero proprio certa, quello non sarebbe stato mai il mio principe azzurro

“No questa cosa non fa per me. Se questo è il sesso ci rinuncio, posso vivere benissimo senza esso. Per fortuna al giorno d’oggi non è più obbligatorio per una donna sposarsi”.
Questo era il mio pensiero al momento in cui ottenni la licenza ma, dopo le medie vengono le superiori.
Mi trovai con altre compagne, completamente diverse da quelle con cui avevo condiviso la vita finora.
Diverse e smaliziate! Quelle bamboccie delle mie amiche non potevano minimamente reggere il confronto con loro.
Mi ritrovai alla pari in un gruppo di bellissime simpatiche e intelligenti che non badavano per nulla alla mia altezza ed in queste condizioni era fatale che i maschi giungessero a frotte, ci assediassero e ci blandissero nella speranza di ottenere i nostri favori.
A me toccò Diego, il capitano della squadra di basket dell’istituto.
Venti anni, alto, moro, simpatico!
Passava ore ad accarezzare i miei lunghi capelli neri e, al suo contatto, io mi sentivo sciogliere.
Avvertivo il mio sesso ribollire, mi appoggiavo alla sua spalla e mi affidavo completamente a lui.
Mi avesse chiesto di gettarmi nel fuoco avrei accettato senza esitare.
Lui non mi chiese di gettarmi nel fuoco, ma di accompagnarlo in discoteca.
Accettai con entusiasmo anche se poi, per poter mantenere l’impegno, dovetti combattere una lunga battaglia coi miei genitori per ottenere il loro consenso.
“Sharon, stai diventando donna “ mi disse alla fine papà “Quindi è giusto che io metta da parte la mia gelosia di padre per poterti consentire di fare le tue esperienze. Stai per entrare in un mondo di adulti, ma gli adulti sono lupi e devi anche imparare a difenderti da loro. Diego è adattissimo per questo scopo. Non mi piace ma sei tu colei che deve giudicarlo. Vai ma, ti prego, non farti divorare.”
AVEVO OTTENUTO IL PERMESSO!
Era bellissimo ballare con Diego, specialmente quando giungeva il momento dei lenti.
Nella sala le luci su attenuavano ed io avvertivo su di me la sue forti braccia che mi circondavano completamente,
Normale, a quel punto, che appoggiassi la mia testa alla sua spalla e che lui. Sollevandomi il viso, mi baciasse,
IL MIO PRIMO BACIO1
Ricorderò sempre quel momento come rammento che, in quel preciso istante mi scoprii innamorata persa di lui.
La logica conseguenza fu che, all’uscita, invece di riaccompagnarmi a casa condusse la macchina in un viottolo appartato e su quei sedili pretese ed ottenne la mia verginità.
Non si trattò né di violenza né di un sacrificio ma di un atto normalissimo e piacevole. Capivo in quel momento di essere nata per essere la sua donna e mi preparai a vivere all’infinito quella stupenda emozione.
Quando lo rividi il giorno successivo mi tremavano le gambe.
Lui non mi aveva notata ed io pensai di fargli una sorpresa raggiungendolo alle spalle di soppiatto.
Lo avevo quasi raggiunto quando vidi due braccia sollevarsi oltre il suo collo mente lui chinava lievemente la testa rispondendo all’abbraccio.
L’idea di sorprenderlo alle spalle mi passò immediatamente.
Lo raggiunsi da un lato e lo notai baciare una cheerleader che non faceva parte della nostra cerchia.
A quel punto pure lui mi notò e vidi comparire sul suo volto un sorrisino imbarazzato.
In quell’istante mi resi conto che tutto l’amore che provavo per lui si era istantaneamente tramutato in odio, un sentimento che coinvolgeva non solo lui ma tutto il genere maschile.
Senza proferire una sola parola mi girai e mi allontanai senza prestar attenzione ai suoi richiami: “Sharon aspetta, posso spiegarti.”
Lo odiavo profondamente come odiavo tutto gli uomini, già, tutti tranne uno: Paolo.
Lui, per me, era un amico.
Era asessuato: non una donna ma quasi come una donna e cominciò in quei giorni la mia abitudine di confidargli tutto.
“Tranquilla Sharon”, mi diceva “Sono certo che presto troverai l’uomo giusto per te: un uomo che sappia onorati quanto meriti e che si dedichi unicamente a te. Spero solo che, quel momento, tu non ti scordi di chi, da vero amico, ha saputo rimanerti accanto nei tuoi momenti di crisi.”
Io lo guardavo negli occhi ed annuivo. Non mi rendevo conto che lui stava parlandomi di se, ma, con quelle frasi, mi fece rivalutare il sesso maschile.
Ora non odiavo più gli uomini, ed infatti ebbi un paio di altre storielle, ma avevo imparato a tener chiuse le gambe e sopra tutti si ergeva LUI, il mio confidente, il mio protettore, il mio amico!
Solo dopo che gli ebbi confidato il mio ultimo fallimento però lui stesso si decise ad aprirmi gli occhi.
“Sharon devi essere più assennata nelle tue scelte maschili. Si sa che gli uomini mirano ad una sola cosa, per la precisione ad un buchino e, pur di poterlo riempire con il loro personale tappo, farebbero carte false.”
“Non è vero Paolo. “ ribattevo “Non tutti sono così. Tu. Per esempio, sei un uomo ma mai mi hai mancato di rispetto e mai hai tentato di infornarmi.”
“Non idealizzarmi troppo mia cara, io sono uguale identico agli altri. Anche a me piacerebbe fare all’amore con te ma poi, una volta passato il divertimento del momento, correrei il rischio di perdere la tua amicizia, cosa che per me è preziosa. Quindi mi trattengo e cerco di non mostrarti le mie brame. Tu mi piaci davvero, come amica e come donna.”
All’improvviso il mondo mi si aprì davanti e compresi chi era e chi sarebbe stato il vero uomo della mia vita.
Senza parlare gli sfiorai le labbra con un casto bacio: lui rispose con ardore!
La coppia era formata, non si sarebbe divisa mai più.
Un breve fidanzamento e le nozze.
A 25 anni mi ritrovavo finalmente una donna appagata.
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