tradimenti
Amore senza limiti 2
29.06.2025 |
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"Camminava, parlava, beveva caffè ma come se tutto accadesse al suo fianco mai di fronte..."
Capitolo 2Luca non pianificò niente.
Un giorno, semplicemente, le parlò.
Erano in cucina con la luce del pomeriggio disegnata sulle piastrelle.
Anna stava imburrando una fetta di pane.
Egli la guardò quindi le disse:
— Io non so più chi siamo.
Ella alzò appena lo sguardo, come se la domanda fosse un rumore lontano ma non rispose.
— Voglio solo capire
Continuò Luca.
— Il nostro rapporto è stato mai importante per te.
— Lo è stato
Domandò quieta Anna
— Allora cos’è ora?
Ci fu un attimo in cui sembrò che la donna volesse prendere tempo, invece era sinceramente in difficoltà come se la risposta fosse liquida e lei non riuscisse a darle contorno.
— Non lo so
Ammise.
— Io non mento ma non so dare certezze.
— A me basta anche una bugia.
— Purché sia tua.
Anna posò il coltello.
Luca capì che quella frase aveva rotto qualcosa.
Non in lei: in lui!
Per la prima volta, desiderò smettere di desiderare ma non ci riuscì.
Non ci fu tensione: non ci fu neppure un urlo.
Solo una frase limpida, come acqua fredda sul viso.
— Io non posso cambiare e nemmeno lo voglio.
Affermò Anna, guardandolo senza esitazione.
Egli la fissò.
Non con rabbia ma con quella forma di incredulità che assomiglia al rispetto.
Ella continuò:
— Sono questa: non gioco, e non mento ma nemmeno mi snaturo per essere amata.
Luca non trovò nulla da obiettare, perché non c’era alcuna maschera da smascherare.
Solo una verità che non coincideva con la sua speranza.
Avrebbe voluto abbracciarla.
Avrebbe voluto dirle: “va bene lo stesso.” Ma capì che non era più lo stesso. Né lui, né ciò che provava.
Si salutarono con un bacio sulle labbra.
Sincero.
Inadeguato.
Poi nessuno parlò più.
Non sapevano nemmeno da dove fosse partita.
Una frase di troppo, un silenzio male interpretato, o forse tutta la stanchezza che avevano tenuto compressa fino ad adesso.
— Tu parli di libertà, ma non vedi quanto mi fai male?
Disse Luca senza più limitarsi.
— Io non ti ho mai promesso niente!
Ribatté Anna, con quel tono che non era rabbia ma esasperazione.
— No.
— Hai fatto di peggio!
— Hai permesso che lo immaginassi da solo e non hai mai detto: “smettila”.
La cucina, la stessa dove pochi giorni prima avevano condiviso il silenzio, ora sembrava troppo piccola per contenerli entrambi.
Anna prese la tazza con gesto secco, come per trovare appiglio.
Luca la fissava, ma non cercava più risposte: cercava resistenze.
— Stai travisando tutto.
— No.
— Sto solo cominciando a vedere.
La discussione fu breve, feroce.
Nessuno urlò ma ogni frase era una crepa in più.
Quando egli uscì, non sbatté la porta ma qualcosa, tra loro, rimase rotto per sempre.
Non ci fu un’altra scenata.
Non ci fu un ultimo bacio, né un’ultima notte.
Anna glielo comunicò una mattina, mentre chiudeva la cerniera di una borsa.
— Io vado avanti, Luca.
— Non perché non ti provi più sentimenti per te ma perché qui, con te, non posso più crescere.
Egli non rispose subito: sapeva che non era una minaccia
Era una scelta.
Una linea tracciata con la mano ferma di chi ha già deciso per sé stessa, non contro qualcun altro.
— Tu non mi vuoi?
Domandò infine.
Ella si voltò:
— Non come vuoi tu ed io non sono più disposta a tentare di riuscirci.
Non ci fu rancore.
Solo una calma piena di cose dette mille volte ed ora finalmente ascoltate.
Luca la guardò uscire senza drammi ma avvertendo che quella porta chiusa non era un addio: era una direzione.
Anna uscì senza voltarsi.
Le sue scarpe suonarono secche sul pavé del cortile.
Il portone si chiuse piano, quasi con delicatezza.
Luca restò in piedi, accanto alla finestra.
Non aveva voglia di sedersi.
Non voleva rincorrerla.
Non sapeva nemmeno cosa avrebbe voluto fare.
Tristezza?
Sollievo?
Sgomento?
Ogni emozione gli sembrava sbagliata, o fuori fuoco.
Come se il cuore, per stanchezza, avesse smesso di tradurre ciò che sentiva.
Guardò il tavolo, le chiavi, la sua tazza ancora mezza piena.
Tutto parlava di lei.
Eppure,lo stesso silenzio era cambiato.
Non riusciva a piangere.
Non riusciva a pensare.
Riusciva solo ad avvertire un vuoto preciso nel punto esatto dove Anna era stata.
________________________________________
Nei primi giorni, Luca si sentì scollato dalla realtà.
Camminava, parlava, beveva caffè ma come se tutto accadesse al suo fianco mai di fronte.
Da un lato provava sollievo.
Nessun messaggio da decifrare, nessuna carezza a metà, nessuna notte col pensiero altrove.
Finalmente il silenzio non era un sospetto.
Dall’altro lo attraversava una rabbia sottile, persistente.
Non tanto contro Anna.
Contro sé stesso, per aver accettato tanto a lungo una verità dimezzata.
Ogni oggetto in casa sembrava neutrale ma parlava.
Persino il telecomando gli ricordava quando lei gli rubava la scena a ogni film e rideva forte solo per infastidirlo un po’.
Ripensava a tutto.
Ad ogni:
— Va bene così
Che aveva pronunciato senza crederci.
Ad ogni volta in cui aveva preferito non chiedere.
Era come riscrivere la storia da capo, ma senza la possibilità di cambiarla.
Intanto … respirava.
Meglio.?
Male.?
Non lo sapeva ancora.
Luca ci provò.
Pensava che fosse stato meglio così.
Che Anna non fosse la donna giusta per lui.
Che certe cose, se andavano storte, era perché non dovevano andare bene sin da principio.
Fece un elenco: donna sfuggente, egoista a volte, incapace di offrire quella stabilità che egli cercava.
Se lo ripeté più volte ma ogni volta, la vocina interna che lo affermava sembrava meno convinta, perché poi ricordava i suoi sorrisi stanchi la sera, le loro dita che si intrecciavano senza bisogno di parole, le piccole tenerezze che non si raccontano a nessuno.
Provò a convincersi ma ciò che il cuore ha riconosciuto una volta, la mente fatica a rinnegare.
Luca cominciò a uscire più spesso.
Accettò inviti che prima avrebbe ignorato, sorrisi che non lo toccavano davvero.
Conobbe altre donne.
Parlò, bevve, cercò contatti ma ogni gesto sembrava un ruolo, una replica mal scritta di qualcosa che conosceva troppo bene.
Rideva più forte del solito.
Guardava il telefono come se aspettasse qualcosa da non altri che lei.
Ogni volto nuovo era una speranza impossibile: che bastasse una scintilla, un dettaglio, per rimettere insieme ciò che non aveva più.
A fine serata, tornava a casa con una sensazione familiare: non era solo;era vuoto.
Cosa molto diversa.
Col passare dei giorni, Luca si accorse che ogni nuova relazione aveva un sapore simile: educata, simpatica, anche promettente ma mai necessaria.
Le parole erano giuste.
I gesti misurati.
A volte perfino il sesso funzionava ma non c’era vertigine.
Non c’era quella fragilità che fa tremare i polsi
Non c’era Anna!
Con lei, aveva conosciuto qualcosa che non dipendeva né dalla logica né dalla compatibilità.
Era uno squilibrio, sì ma vivo.
Una cosa che si avverte sotto pelle, non sulla carta.
Più cercava quell’intensità, più gli mancava la disarmonia imperfetta di quell’amore sbilenco che però gli apparteneva.
Ogni luogo sembrava avere una traccia di Anna
La libreria all’angolo, dove sceglieva i romanzi in base alla copertina.
Il bar con il caffè che “non era buono, ma piaceva lo stesso.”
Il parco, il giovedì pomeriggio, quando fingevano di passeggiare ma in realtà si cercavano le mani.
Anche i momenti più piccoli gliela riportavano alla mente
Una canzone alla radio.
Una frase detta da un’amica,
Un profumo all’improvviso.
Luca non doveva nemmeno pensare: bastava vivere e lei compariva.
Non come un fantasma ma come una possibilità che il tempo non aveva del tutto cancellato.
Allora sorrideva, si fermava o semplicemente lasciava che il ricordo lo attraversasse senza combatterlo, perché a volte ricordare non è un ostacolo al dimenticare è il solo modo in cui il cuore trova spazio.
CONTINUA ? ? ? ? 👍
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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