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trio

L'amico vicino 4


di iltiralatte
19.06.2025    |    1.115    |    2 8.0
"Gino ascoltava, rispondeva con quel poco che poteva dire prima che la comunicazione cadesse nel silenzio..."

A quelle parole Orfeo sobbalzò sulla poltrona:
— Cosa sai dicendo Gino?

— Non sto dicendo nulla Orfeo, io sto chiedendo.
— Sto domandando al mio migliore amico di prendersi cura della mia famiglia durante la mia assenza.

— Ma sei impazzito?
— Mi vedi dare consigli ad Anna?
— Soprattutto: la vedi Anna darmi retta?
— Credo che la tua richiesta sia fisiologicamente impossibile per ambedue
Gino assenti pensoso e si rivolse alla moglie:
— Anna hai sentito Orfeo?
— Sei proprio convinta che abbia torto?
Anna inspiro profondamente:
— Io ed Orfeo non siamo mai andati d’accordo.
— Su questo ha ragione, tuttavia ritengo che tra noi possa intercorrere anche parecchia stima.
— Spesso litighiamo ma, se ci pensiamo, mai per motivi veramente seri.
— Se tu veramente lo desideri; se me lo domanderai, ti poso promettere che cercherò di contenere la mia animosità verso di lui.
— Se Orfeo farà lo stesso la convivenza potrebbe addirittura divenire possibile.
Adesso Gino guardava Orfeo dritto negli occhi:
— Hai sentito Anna?
— Cosa le rispondi?
On un sospiro Orfeo prese la parola:
— Gino tu ed Anna siete la mia famiglia.
— È vero che io e lei litighiamo spesso ma sono convinto che il nostro sia tutto un atteggiamento.
— Una parte che interpretiamo perché ci divertiamo a recitarla.
— Se ho ragione ed Anna si asterrà dal provocarmi continuamente posso prometterti che io farò lo stesso e la nostra convivenza diverrà certo possibile.
Gino concluse:
— Pace fatta finalmente?
— Allora Orfeo affido a te la mia famiglia.
— Prendi le decisioni necessarie, mi fido della tua discrezione.

Gino si sistemò meglio divano, lo sguardo serio.
— Parti tranquillo, Gino
Confermò Orfeo:
— Mi prenderò cura personalmente di tutte le necessità della tua famiglia.
Anna si voltò verso Orfeo che concludeva con un’espressione tesa.
— Non preoccuparti?
La sua risposta ebbe subito l’effetto opposto.
— Ti sbagli, io MI PREOCCUPO eccome!
Ribatté, la voce carica di apprensione.
Orfeo la guardò, sorpreso.
Si aspettava un atteggiamento più leggero, forse una battuta, ma non una reazione tanto sentita.
Anna incrociò le braccia.
— Facile per te dirlo!
Sbottò:
— Tu non devi crescere Enea da solo per sei mesi!
Orfeo sollevò le sopracciglia.
Aveva visto Anna discutere, provocare, ma questa era pura esasperazione.
— Ma non sarai sola.
Rispose con voce bassa:
— Ci sarò io. al tuo fianco
Anna lo fissò, indecisa se leggere quelle parole come un reale impegno o solo una frase di circostanza.
Si morse un labbro, abbassando lo sguardo per un istante.
Questa era la prima volta che qualcuno contrastava a parole quella stessa paura che lei cercava di soffocare dentro di sé.
Sei mesi da sola con Enea.
Sei mesi senza una spalla su cui contare, senza il conforto di Gino accanto.
La consapevolezza pesava più delle parole.
Eppure, doveva trovare un modo per affrontarla.
Gino rimase in silenzio, le braccia incrociate, lo sguardo attento.
Anna e Orfeo erano entrati nel solito duello verbale, scambiandosi battute affilate ma mai veramente cattive.
Egli conosceva fin troppo bene quella dinamica.
Sapeva che, alla fine, per quanto discutessero, Orfeo non avrebbe mai abbandonato la sua famiglia.
Gino sospirò appena, prima di intervenire con calma.
— Non voglio schierarmi.
Affermò:
— Una cosa è certa: non importa quanto discutiate, so che Orfeo farà la sua parte come tu Anna farai la tua.
Orfeo alzò gli occhi al cielo.
Anna strinse le labbra, ma non negò.
Per quanto fossero diversi, alla fine sapevano di potersi contare l’uno sull’altro.
Orfeo incrociò le braccia, il tono fermo.
— Piaccia o no, io ci sarò.
Lo disse senza esitazioni, mettendo fine alla discussione.
— Pensa solo a partire Gino senza rimpianti., ti sostituirò in tutto!
Anna sbuffò, incerta se fidarsi fino in fondo, ma in cuor suo, sapeva che nonostante il carattere scontroso, Orfeo avrebbe mantenuto la sua promessa.

Gino si fermò davanti alla porta, la valigia già pronta accanto a lui.
Anna lo guardava con occhi lucidi, mentre Enea dormiva tranquillo tra le sue braccia.
Orfeo, a qualche passo di distanza, teneva le mani affondate nelle tasche, lo sguardo serio ma vigile-
Gino sospirò,colla voce carica di emozione:
— Farò il pensabile per tornare il prima possibile.
Anna annuì piano.
Era inutile fingere che non fosse difficile, ma sapeva che era la scelta giusta per lui e per tutti loro.
Orfeo fece un cenno con il capo.
— Vai, pensa solo a ciò che devi fare.
— Qui bastiamo noi.
Gino abbracciò Anna con forza, poi si voltò verso Orfeo.
Un gesto senza parole, solo una stretta di mano solida, che valeva più di mille promesse.

I primi giorni senza Gino furono veramente difficili per Anna.
La casa sembrava più grande, più silenziosa, e ogni cosa ricordava la sua presenza assente.
Orfeo, però, non perse tempo.
Nonostante il suo carattere diretto e poco incline alle smancerie, si dimostrò un supporto concreto e costante.
Si occupò della spesa, delle piccole riparazioni in casa e persino di gestire le chiamate e le questioni burocratiche che Anna non aveva energie per affrontare.
Pur senza invadere il suo spazio, era sempre disponibile quando serviva, pronto a prendersi cura di Enea se Anna aveva bisogno di un momento per sé.
Con il suo solito modo schietto, riuscì a strapparle qualche sorriso nei momenti più difficili, spezzando la monotonia della solitudine.
Anna non lo avrebbe mai ammesso apertamente, ma la presenza di Orfeo era diventata un punto di riferimento fondamentale anche per lei.
Nei primi giorni, Anna e Orfeo mantenevano la loro solita distanza.
Lei, concentrata su Enea, evitava ogni confronto; lui, fedele alla sua natura diretta, non cercava di rendersi più accomodante del solito.
Con il tempo, qualcosa cambiò.
Orfeo era sempre presente nei momenti di bisogno, senza mai imporsi.
Anna lo notò, anche se non lo ammise subito.
Le discussioni si fecero meno frequenti, meno aggressive.
Orfeo capiva quando era il momento di intervenire, senza aspettarsi gratitudine.
Quelle schermaglie che un tempo sembravano vere liti ora finivano spesso con un sorriso.
Anna iniziò a capire che, anche se burbero e diretto, Orfeo era affidabile e sempre presente.
.La tensione tra loro stava lentamente trasformandosi in una sintonia inattesa.

Durante i sei mesi, le comunicazioni tra Anna e Gino furono rare e frammentarie.
Solo pochi minuti a settimana, attraverso collegamenti radio disturbati, spesso interrotti da interferenze e condizioni meteorologiche avverse.
Le loro conversazioni si ridussero all’essenziale.
Niente scambi lunghi, niente dettagli, solo brevi aggiornamenti su Enea, sulla casa, sulla spedizione.
A volte, le parole si perdevano, lasciando dietro di sé solo il suono gracchiante di una connessione precaria.
Anna cercava di trasmettere a Gino il necessario: la famiglia stava bene, Orfeo era affidabile, il bambino cresceva forte.
Sapeva che nessuna delle sue parole avrebbe mai colmato la distanza.
Gino ascoltava, rispondeva con quel poco che poteva dire prima che la comunicazione cadesse nel silenzio.

Gino scese dall’aereo con lo zaino carico di polvere e documenti, il deserto del Gobi ancora incastrato tra le pieghe dei suoi pensieri.
Il corpo reclamava riposo, ma l’anima era tesa: finalmente avrebbe rivisto Anna, Enea ed Orfeo.
L’aeroporto era affollato, ma lui non aveva occhi che per loro.
Quando li vide, un misto di sollievo e emozione gli strinse il petto.
Anna avanzò con un sorriso pieno di parole non dette, ma il primo gesto fu silenzioso: un abbraccio lungo e forte, quello che sei mesi di attese radio non avevano potuto colmare.
Enea si era fatto più alto.
Solo sei mesi prima era ancora incerto sulle gambe, ora lo raggiunse con passo sicuro e lo strinse con tutta la forza che un bambino può avere.
Gino chiuse gli occhi per un istante, imprimendosi nella mente quel momento.
Con Gino fortemente abbracciato ad Anna e con lei che tentava di tenere la testa appoggiata alla sua spalla mentre camminavano, il gruppo raggiunse la sala da pranzo.
A cena, Orfeo si unì al gruppo.
— Sei tornato finalmente, vagabondo!
Sorridendo, i due amici si strinsero lungamente la mano.
La cena fu un turbine di parole e racconti spezzati, tra una forchettata e l’altra.
Anna ascoltava attenta, ma nei suoi occhi c’era una domanda sospesa.
— Sono ufficialmente Assistente logistico nelle spedizioni scientifiche.
Comunicò a tutti Gino con la calma di chi ha raggiunto una vetta.
Era un traguardo, un riconoscimento importante.
Tuttavia, subito dopo, abbassò lo sguardo.
— L’unico inconveniente è che devo ripartire tra una settimana.
Anna non disse nulla per un istante.
Sorrise, anche se c’era una nota malinconica nel gesto.
— Speravo di averti qui più a lungo.
Lo affermò senza rabbia, solo con la sincerità di chi sa che la vita continua a correre.
Gino posò la mano sulla sua.
— Lo so, amore...
— Ma questa volta addirittura ignoro quanto tempo resterò assente.
— Mi attende la Patagonia del Sud: è una missione di durata indefinita.
— L’unica cosa che mi mantiene tranquillo è sapere che la mia famiglia è in mani sicure.
Gino sapeva che quella era un’opportunità, un percorso che consolidava il suo futuro, ma mentre guardava sua moglie e suo figlio, si domandava quale fosse il vero equilibrio tra sogni e radici.
Anna lo osservava, silenziosa.
Poi, come in un gesto istintivo, posò la mano sul proprio ventre.
Gino notò il movimento.
Non era casuale.
Era un istante sospeso nel tempo.
— Anna...?
Lei lo guardò, esitante.
Poi sorrise, un sorriso tenue, velato da emozioni contrastanti.
— Sono incinta, Gino.
— Cinque mesi.
Il cucchiaio gli scivolò dalle dita.
Cinque mesi.
Sei mesi via.
L’equazione non tornava, o meglio: tornava troppo bene.
Alzò uno sguardo sorpreso su Orfeo:
— Ti avevo chiesto di badare alla mia famiglia!
— Come hai potuto permettere ad Anna di tradirmi e di imbrogliarti in questo modo?

— Gino io …

— Taci Anna, abbi almeno il buon gusto di non parlare.
— Io mi ero illuso quando sono atterrato ma ora è Orfeo che deve parlare.
Ora Orfeo non poteva più esimersi e prese la parola
— Mi avevi affidato la tua famiglia ricordi?
— Io ti avevo rassicurato che avrei provveduto a tutte le sue necessità e, onestamente ho fatto del mio meglio per essere di parola.
— Ero preoccupato, non per te ma per Anna, la mia nemica amatissima
— Ogni giorno la vedevo sempre più triste, nervosa a causa della tua assenza.
— Pur non intendendomene direttamente ero certo che tutto questo suo malumore sarebbe presto sfociato in un esaurimento nervoso.
— Neppure i miei sfottò riuscivano più a scuoterla.
Gino ascoltava intento:
— Mi hai fatto un quadro comprensibile ed umano, ma che c’entra questo col suo tradimento?
— L’hai forse infilata in un gruppo di libertini?
— Non credo non sarebbe da te e non sarebbe dall’Anna che ricordo bene.
Orfeo trattenne chiaramente una risata:
— Ma cosa stai pensando?
— Sia io che Anna siamo persone serie con l’unico difetto di voler troppo bene ad un vagabondo come te.
— La giornata era stata torrida ma la sera non aveva portato nessun sollievo
— Entrambi eravamo vestiti con abiti quasi inesistenti, la pelle cercava di respirare-
— Anna era seduta sul divano sul divano: pensava a te.
— Tentai uno dei miei soliti sfottò per scuoterla e lei mi rispose piangendo disperata.
— Conscio del mio scherzo forse eccessivo sono corso a consolarla e le ho offerto la mia spalla su cui piangere.
— Forse mi sono fidato troppo dei miei battibecchi con lei o delle sue continue dimostrazioni di antipatia nei miei confronti.
— Non so dirti …
— Quello che so è che si siamo ritrovati congiunti nel tuo nome.
— Un rapporto nato all’improvviso e che nessuno di noi aveva voluto.
— Ci siamo ritirati vergognosi nelle nostre stanze ma il giorno dopo avevo ritrovato l’Anna della tua partenza: vivace, combattiva, decisa a non farmene passare una liscia.
— Oramai il confine era stato infranto ed anche lei deve essersene resa conto.
— Gino sono io il padre del bambino che Anna porta in grembo.

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