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Lui & Lei

Leda ed il cigno 2


di iltiralatte
24.07.2025    |    246    |    0 9.2
"La considerava tossica come una sostanza versata nella sua mente: che aveva alterato le cellule dei suoi pensieri..."
Capitolo 1

Non ci fu una lite.
Non un addio teatrale.
Non ci fu una lettera, né un messaggio.
Nulla.
Solo silenzio: uno spazio vuoto tra le cose, segno che l’accaduto non meritava nemmeno la fatica di una spiegazione.
Nero si accorse tardi di quell’assenza, non perché fosse distratto ma perché tutto intorno a lui continuava a sembrare vivo.
Le tazze erano al loro posto.
Il pigiama di Brio sul divano.
Un libro capovolto, come se dovesse ancora essere letto.
Tutti indizi che lei aveva recitato fino all’ultimo secondo.
Falsa!
Non era in bagno né in camera.
Non passeggiava col bambino.
Non esisteva più nel perimetro delle possibilità.
Nero aveva cancellato la sua presenza come si cancella una chiamata persa.
Vile!
La porta era chiusa senza chiave.
Una sola valigia mancante.
Nessuna logica che potesse giustificare quel vuoto.
Solo un’assenza improvvisa.
Una linea tracciata con la lama senza nemmeno il coraggio del confronto.
Codarda!
Brio dormiva ancora.
Nero lo guardò, come si guarda l’unico punto ancora integro nel disastro: l’ultimo avanzo di un mondo dissolto.
Non pianse.
Non cercò attenuanti.
Non comprese e neppure tentò di capire ma giurò che mai avrebbe perdonato quell'abbandono.
Mai!
Da quel giorno visse con una domanda ma non la formulò.
Era troppo lucido per fingersi confuso.
Sua moglie sapeva esattamente chi aveva tradito e non ci sarebbe stata redenzione.

I giorni non passavano: si accumulavano come polvere sui ripiani.
Nero non viveva.
Respirava appena.
Il silenzio era ovunque: non l’assenza dei suoni: quella è quiete.
Era il tipo di silenzio che ti parla, che ti guarda, che ti fa da interlocutore anche quando non hai niente da dire.
Lei, sparendo, gli aveva lasciato solo quello.
Un silenzio carico d'accusa.
Il bambino era presente ma non bastava.
Non copriva le ore vuote, non dava risposte, non proteggeva dal peso della famiglia.
Ella sapeva che non sarebbe bastato dato il ruolo vitale che ricopriva ed aveva tradito egualmente inseguendo i suoi piaceri uterini,
Egoista e spietata!
Nero non provava rabbia.
Non ancora.
Solo una strana nausea; qualcosa che non si muove, non si risolve ma resta lì, in fondo al petto, ad occupare spazio.
Come se lei gli avesse lasciato invece di un addio una malattia.
Viscida!
Non accendeva la televisione.
Non rispondeva ai messaggi.
Non parlava più a nessuno.
Anche la sua voce sembrava in sciopero.
Colpa sua: la ha tagliata a metà senza nemmeno voltarsi.
Ogni pensiero lo portava a lei ed ogni pensiero si chiudeva come un pugno nello stomaco.
Non ci sarebbero stati chiarimenti né redenzioni.
Solo giorni uguali, rumori attenuati, e l’odio che lentamente prendeva forma.
Le donne non lo ferivano ma lo infastidivano coi loro gesti fuori posto e quei sorrisi che solo Dio sapeva cosa nascondessero
Ogni affetto sembrava meccanico.
Ogni attenzione sospetta.
Nero non reagiva ma vedeva e ciò che vedeva non somigliava a niente di buono.
Una vicina che gli porgeva una torta?
Cortesia, certo ma in quel gesto percepiva la compassione mascherata da zucchero.
Falsa!
Una collega che gli domandava se aveva bisogno d’aiuto?
Tono gentile, sorriso calibrato, troppo: interesse contaminato dalla strategia.
Ipocrita!
Una cassiera gli dava il resto con troppa gentilezza?
Forse educazione, forse abitudine ma in lui si accendeva un senso di allarme come se ogni gesto facesse parte di un copione.
Manipolatrice!
Non c’erano prove ma non ne servivano.
In Nero la fiducia si era estinta come una specie abbandonata dalla natura.
Ogni volta che incrociava una donna, il suo pensiero si chiudeva su sé stesso.
Non le ascoltava più.
Le catalogava tutte come potenziali traditrici.

Nero non era un padre assente.
Era presente in ogni gesto, in ogni orario ed in ogni risposta ma senza carezze.
Brio aveva tutto: vestiti puliti, pasti pronti, quaderni ordinati.
Nero riusciva a seguirlo nei compiti, negli orari, nelle regole ma mai negli abbracci.
La tenerezza gli sembrava un pericolo da evitare.
Ogni slancio affettivo celava un potenziale errore.
Ogni parola dolce, una possibile frattura nel muro che aveva alzato.
Amare espone!
Nero non voleva più essere visibile.
Aveva amato una volta, era stato tradito.
Non avrebbe replicato.
Brio non sembrava infelice ma cresceva come si cresce sotto vetro: curato, protetto, escluso dall'umano calore.
Quando parlava al figlio, Nero usava sempre il tono neutro.
Non alzava mai la voce ma non lasciava spazio nemmeno al sorriso, perché sorridendo si rischia ed egli non voleva rischiare più.
Non c’era più esplosione.
Non c’era più scossa.
Solo stato fisico: il rancore in circolo, come sangue ossidato.
Nero non odiava sua moglie.
La considerava tossica come una sostanza versata nella sua mente: che aveva alterato le cellule dei suoi pensieri.
Ogni giudizio che emetteva portava un’impronta acida.
Non parlava più di carattere, ma di rischio.
Non valutava più le azioni ma le considerava inclinazioni sospette.
Nero non osservava più la realtà, la filtrava attraverso un paradigma emotivo distorto, ormai permanente.

Un tono troppo morbido?
Strategia
Una frase vagamente empatica?
Attacco indiretto.
Un gesto gentile?
Una maschera.
Il suo pensiero era diventato un sistema immunitario impazzito.
Vedeva minacce anche dove non c’erano e quando non ne trovava, ne costruiva.
Relazionarsi non era più possibile.
Ogni contatto diventava una negoziazione di diffidenza.
Ogni scambio, una verifica di integrità fallita in partenza.
Nero non si arrabbiava più.
Si era trasformato in un essere che vive nell’ostilità come in un clima stabile.
Nero non odiava le donne: le temeva.
Aveva smesso di cercare mostri nelle urla: ora li rintracciava nei sorrisi.
Ogni dolcezza sembrava una copertura.
Un prologo silenzioso a una ferita già programmata.
Egli non aspettava più il tradimento; lo prevedeva.
Ogni gesto gentile era un messaggio cifrato.
Ogni sguardo limpido, una schermatura.
Ogni frase premurosa, una mina sepolta nella grammatica.
La paura non lo paralizzava: lo organizzava.
Aveva costruito un pensiero fatto di segnali, letture, prevenzioni.
Non frequentava più le donne.
Non si lasciava più aiutare.
Non accettava più affetto, perché ogni atto di cura lo metteva in allarme.
Ogni forma di grazia lo preparava alla caduta.


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