I secreti di Istanbul 2 " ritorno a casa"
Marciotto
Passarono sei giorni. Sei giorni in cui Marco provò a razionalizzare, a dirsi che era stata solo la magia di una notte a Istanbul, un'evasione irripetibile resa possibile da un volo cancellato. Ma al settimo giorno la resistenza crollò.
Non si erano scambiati i numeri, ma l'era digitale lascia impronte ovunque. Ricordando solo pochi dettagli emersi durante le loro lunghe chiacchierate — la professione di Francesco, il quartiere di Milano in cui lavorava e la sua passione per il nuoto — Marco passò una serata intera davanti allo schermo del computer. Quando finalmente trovò il profilo professionale di Francesco su una rete lavorativa, il cuore gli batté sul collo con una violenza spaventosa.
Con le mani tremanti, gli inviò un messaggio breve, quasi disperato:
> "Non riesco a tornare alla mia vita come se niente fosse. Ho bisogno di vederti. Anche solo per mezz'ora."
La risposta non arrivò subito, aumentando l'ansia di Marco fino a livelli insopportabili. Poi, a tarda notte, sullo schermo apparve una notifica:
> "Domani sera alle otto. Al ristorante della Triennale. Poi vediamo."
Il giorno seguente volò via in una nebbia di attesa. Alle venti precise, Marco era seduto al tavolo del ristorante. Quando vide Francesco varcare la soglia — bello, tirato, con lo sguardo teso di chi si sente in colpa ma non ha potuto fare a meno di venire — capì che la crepa aperta a Istanbul era ormai diventata una voragine per entrambi.
La cena fu un concentrato di tensione palpabile. Il cibo nei piatti rimase quasi intonso. I due si guardavano negli occhi con una fame che non aveva nulla a che fare con la gastronomia. Parlavano a bassa voce, inclinati l'uno verso l'altro, con i gomiti sul tavolo e le dita che a tratti si cercavano, sfiorandosi appena per ritirarsi un istante dopo, spaventate dalla scarica elettrica di quel contatto.
«Ho provato a dimenticare,» ammise Francesco, la voce incrinata, mentre giocherellava con lo stelo del calice di vino. «Ho abbracciato mia moglie, ho giocato con i miei figli... ma con la testa ero ancora nella stanza di quell'hotel. È spaventoso, Marco.»
«Io non dormo da una settimana,» rispose Marco senza mezzi termini. «Non sono venuto qui per chiederti di stravolgere la tua vita, Francesco. Ma stasera ho bisogno di te. E so che ne hai bisogno anche tu.»
Francesco chiuse gli occhi per un secondo, inghiottendo il resto del vino. Quando li riaprì, la decisione era presa. Rispose semplicemente chiedendo il conto.
Lasciato il ristorante, la corsa in taxi verso un boutique hotel poco distante fu immersa in un silenzio carco di anticipazione. Saliti in ascensore, la porta della camera non fece in tempo a scattare che i due si trovarono l'uno nelle braccia dell'altro.
Non fu la passione diplomatica della prima volta; questa volta c'era la disperazione di chi ha cercato di resistere e ha fallito, la certezza che tra loro stesse nascendo qualcosa di inarrestabile.
I loro corpi si cercarono nell'oscurità della stanza con un'urgenza feroce. Il contrasto tra il peso della loro vita ordinaria all'esterno e la libertà assoluta dentro quella stanza rese ogni gesto incredibilmente intenso. Le parole lasciarono spazio ai respiri affannati, alle carezze decise e a un'intimità fisica profonda, vissuta con una consapevolezza ancora maggiore rispetto a Istanbul. Si riscoprirono centimetro dopo centimetro, unendosi in una danza carnale ed emotiva che travolse ogni difesa, ogni remora e ogni senso di colpa, lasciandoli infine esausti e intrecciati tra le lenzuola.
Nelle prime ore del mattino, mentre la città fuori iniziava lentamente a risvegliarsi, Marco guardò Francesco dormire al suo fianco. Sapeva che le complicazioni sarebbero state enormi e che il futuro era un punto di domanda spaventoso. Ma in quel momento, sentendo il calore del corpo di Francesco contro il suo, capì che per la prima volta dopo quarant'anni non stava semplicemente eseguendo un copione: stava vivendo davvero.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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