Una storia di ordinaria follia 2 "Amanti"
Marciotto
Mia moglie, ignara di tutto, continuava a scandire le mie giornate con la consueta regolarità, telefonandomi a metà mattinata o rincasando con la borsa del lavoro. All'appartamento di fianco invece, il marito di Elisa continuava la sua routine silenziosa: lo sentivo uscire all'alba con i suoi pesanti scarponi da lavoro e rientrare la sera con l'andatura stanca di chi passa la giornata a montare tubature o a riparare caldaie. Guardandolo in faccia sul pianerottolo, mentre mi chiedeva un'informazione banale sul condominio o mi salutava , provavo una sottile fitta di disagio misto a un'eccitazione proibita.
La svolta arrivò un martedì di fine autunno. Avevo appena finito di pranzare quando sentii il tintinnio metallico delle chiavi nella serratura accanto. Uscii sul pianerottolo con una scusa e la vidi: Elisa stava rientrando con due borse della spesa. Mi guardò, sollevò un sopracciglio con quell'aria maliziosa che avevo imparato a desiderare e mi fece cenno di seguirla dentro con un rapido movimento del capo.
Appena chiudemmo la porta blindata alle nostre spalle, l'aria cambiò di colpo. Non c'era più la goffaggine della prima volta; c'era la fame di chi ha aspettato settimane. Indossava un paio di jeans elasticizzati che ne esaltavano le forme e una camicia di seta bordeaux che le lasciava intravedere la scollatura. Mi prese per i passanti dei pantaloni e mi tirò a sé, schiacciandomi contro la porta. La baciai con una voracità tale che sentii il sapore del caffè e delle sue labbra calde. Le mie mani scivolarono subito sui suoi fianchi generosi, stringendola forte mentre lei mi cingeva il collo con le braccia, lasciandosi andare a un gemito basso che vibrava direttamente nella mia boca.
«Mio marito non torna prima di sera, ha un cantiere importante fuori città», mi sussurrò all'orecchio, mordicchiandomi il lobo e facendomi rabbrividire.
Ci spostammo barcollando lungo il corridoio, spogliandoci a vicenda con gesti rapidi e scomposti. Lei si sfilò la camicia lasciando liberi i seni sodi e turgidi, con i capezzoli già duri per l'eccitazione, mentre io mi liberai della polo e dei pantaloni rimasti impigliati alle scarpe. Ci buttammo sul letto matrimoniale della loro camera, un ambiente ordinato e profumato di lavanda che faceva da stridente contrasto con il peccato che stavamo consumando.Ben in vista la foto del loro matrimonio.
L'aria all'interno dell'appartamento era densa di un'attesa quasi elettrica, carica del profumo di lavanda che si mescolava all'odore inebriante del suo corpo eccitato. Sotto le mie mani, la sua pelle liscia sembrava bruciare, un velluto teso e bollente che reagiva a ogni minimo sfioramento con piccoli sussulti. Elisa mi guardava con occhi socchiusi, scuri di desiderio, mentre il respiro si faceva sempre più corto e irregolare, spezzato in piccoli sospiri che mi accendevano i sensi.
La spinsi dolcemente sul materasso, facendola sprofondare tra le lenzuola fresche, e ripresi a esplorarla con una lentezza esasperante, quasi crudele nella sua intensità. Feci scorrere la lingua lungo la linea sinuosa del collo, indugiando nell'incavo della gola e poi giù, fino ai seni turgidi. I suoi capezzoli duri , rispondevano avidamente al calore della mia bocca; li bagnai con la lingua prima di stringerli leggermente tra i denti, strappandole un grido strozzato che lei stessa soffocò mordendosi il labbro inferiore.
Le mie dita intanto scendevano lungo il ventre piatto, tracciando cerchi concentrici attorno all'ombelico per poi spingersi oltre, dove il calore era ormai incontrollabile. Quando le accarezzai l'intimità, bagnata e pronta, sussultò violentemente, inarcando la schiena e offrendosi a me con un abbandono totale, privo di qualsiasi inibizione. I suoi gemiti si fecero più fitti, disperati, mentre le mani mi graffiavano la schiena, lasciando scie di fuoco che amplificavano il mio stesso piacere.
La penetrai lentamente, esplorando ogni centimetro di quella fusione, riempendola completamente mentre lei mi accoglieva stringendo le gambe attorno ai miei fianchi. Il tempo sembrò fermarsi: i cigolii ritmici della rete del letto si mescolavano al rumore del traffico che saliva dalla strada, ma per noi il resto del mondo aveva smesso di esistere. Elisa mi stringeva i capelli tra le dita, implorandomi a voce bassa, chiamandomi per nome con un tono che non aveva nulla a che spartire con la donna riservata e timida che tutti vedevano nel palazzo.
Il ritmo riprese, prima cadenzato e profondo, poi sempre più febbrile, animalesco. Ogni spinta era un crescendo di attrito e sudore, un delirio di carne in cui i nostri respiri si fondevano in un unico rantolo. Ci muovevamo insieme, aggrappati l'uno all'altra, fino a raggiungere un nuovo, lungo e devastante orgasmo condiviso che ci lasciò senza fiato, scossi da spasmi prolungati,questa volta le venni dentro,sborrando e riempendo la figa del mio caldo seme.Poi completamente svuotati ci siamo distesi a guardare il soffitto bianco con una mano ancora intrecciata e in un abbraccio disperato che sapeva di colpa e di assoluto possesso.Ci potevamo considerare amanti
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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